Le carte della ragioniera in mano ai pm belgi
  • Qatargate, il giudice Michel Claise a Milano. Ha ritirato il materiale sequestrato in Italia, in particolare i documenti prelevati nello studio di Monica Rossana Bellini. Pezzo forte il cd con i file su Antonio Panzeri. Moglie e figlia dell’ex sindacalista attendono la libertà. Poi parleranno a Bruxelles.
  • All’insediamento del Csm Sergio Mattarella dice ovvietà ignorando i disastri cui non pose rimedio.

Lo speciale contiene due articoli.

Trasferta milanese per i magistrati belgi che lavorano all’inchiesta su cosiddetto Qatargate. Il giudice istruttore Michel Claise, titolare dell’indagine, e il procuratore federale Raphael Malagnini, sono sbarcari ieri nel capoluogo lombardo, accompagnati nel viaggio in Italia anche da tre poliziotti dell’anticorruzione e da un tecnico informatico. Da ieri mattina, la delegazione di sei persone sta compulsando il materiale acquisito dalla Procura di Milano durante le perquisizioni, tra cui quello prelevato l’11 dicembre scorso nello studio della commercialista Monica Rossana Bellini. Nell’elenco del materiale sequestrato nello studio della commercialista, finita agli arresti la settimana scorsa, i finanzieri hanno acquisito un intero cd di documenti rinvenuti sul pc della donna attraverso la parola chiave «Panzeri», che potrebbero dare una svolta all’inchiesta. Pier Antonio Panzeri, l’ex eurodeputato arrestato il 9 dicembre scorso, che sta collaborando con gli investigatori belgi, è l’uomo chiave del Qatargate. Sarebbe stato lui infatti la principale interfaccia degli emissari di Doha per ammorbidire a suon di banconote, la posizione degli europarlamentari sulla questione dei diritti umani. Mentre la commercialista, nella richiesta di arresto ed estradizione inviata da Claise in Italia, viene descritta così: «La signora Bellini Monica Rossana sembra aver svolto un ruolo importante nel rimpatrio del contante dal Qatar creando, insieme a Silvia Panzeri, figlia di Pier Antonio, una struttura di società che desse al flusso di denaro una veste legale». Nello studio della donna è stata sequestrata anche tutta la documentazione contabile dello studio legale della figlia di Panzeri, Silvia. Ieri la delegazione belga si è recata in Procura a Milano dove ha incontrato il procuratore capo, Marcello Viola, l’aggiunto, Fabio De Pasquale, e gli ufficiali della Guardia di finanza che guidano le attività investigative sul versante italiano. L’incontro con inquirenti e militari milanesi è stato organizzato non solo per effettuare una serie di attività tecniche, ma anche per fare il punto della situazione e perfezionare un coordinamento.

I belgi, molto abbottonati sulle dichiarazioni di Panzeri, che hanno portato alla rinuncia della consegna della figlia e della moglie da parte delle autorità di Bruxelles, hanno promesso di condividere con i colleghi il materiale che verrà considerato di competenza italiana. La magistratura tricolore finora si è limitata a dare esecuzione a ordini di investigazione europei che riguardano tra l’altro lo stesso Panzeri, ex eurodeputato in cella a Bruxelles, sua figlia e sua moglie, e appunto la Bellini. Claise e il suo gruppo stanno operando da ieri mattina negli uffici della Guardia di finanza di Milano, insieme a tecnici informatici e interpreti per lavorare a copie di supporti digitali, analisi e ricerche mirate sui dispositivi, cellulari e computer sequestrati ai membri della famiglia Panzeri. Le attività congiunte, da quanto si apprende, continueranno, nella migliore delle ipotesi, almeno per tutta la giornata di oggi, al fine di circoscrivere il più possibile la mole immensa di materiale, operazione a cui deve seguire una verbalizzazione per poi avviare la trasmissione in Belgio di quello selezionato. Intanto è attesa a breve la revoca della misura cautelare e la messa in libertà della moglie di Panzeri, Maria Dolores Colleoni e della loro figlia Silvia. Dal Belgio è infatti arrivato alla difesa, come detto, un documento con cui la Procura federale ha comunicato di aver rinunciato alla consegna e alla carcerazione delle due donne, ai domiciliari da dicembre, in seguito a un mandato d’arresto europeo. La nota con cui la magistratura belga spiega di non avere più interesse alla consegna è stata inviata ieri pomeriggio da Claise alla presidenza della Corte d’appello di Brescia e girata dal presidente della Corte, Claudio Castelli, ai due collegi che nelle scorse settimane avevano dato il via libera al trasferimento delle due arrestate in un carcere del Belgio.

I giudici oggi si riuniranno per la decisione che, salvo colpi di scena, è scontata: revocheranno la misura cautelare con un non luogo a provvedere e quindi le due donne torneranno libere. Come è stato spiegato, in questo caso «particolare» non è necessaria la formalizzazione dell’atto di rinuncia da parte del ministero della Giustizia. Le due indagate avrebbero intenzione di farsi interrogare proprio da Claise, ma in Belgio. Come ha spiegato l’avvocato Angelo De Riso, che con il collega Nicola Colli difende le due signore, non appena saranno rimesse in libertà saranno accompagnate in Belgio per rendere interrogatorio. Sulla loro posizione era in corso una complessa battaglia legale che puntava a evitare la loro estradizione a Bruxelles, facendo leva anche sulle condizioni di detenzione nelle prigioni belghe. Finora però i tentativi dei difensori non avevano avuto alcun successo. Nei giorni scorsi, Michalis Dimitrakopoulos uno dei difensori dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, aveva fatto pesanti insinuazioni sui possibili benefici derivanti dalla collaborazione di Panzeri per le due donne. Secondo il legale, Panzeri agirebbe non tanto per garantire sé stesso, quanto per proteggere la moglie e la figlia: «Ora è completamente inaffidabile, e tutto ciò che gli interessa è salvare sua moglie e sua figlia, e qualsiasi cosa gli diano, lui firmerà».

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