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2021-11-24
Camere divise davanti ai temi etici. Si media sull’obiezione di coscienza
Paola Binetti e Rosa Maria Di Giorgi (Ansa)
La legge sul suicidio assistito arriverà in Aula alla Camera, dopo diversi rinvii e salvo ulteriori imprevisti, il prossimo 29 novembre, e la giornata di ieri è trascorsa nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra le diverse posizioni in campo. Il centrodestra è sempre stato contrario al testo base. Ieri, a tenere banco è stata la mediazione tentata in sede di commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio dai relatori del testo, Alfredo Bazoli del Pd e Nicola Provenza del M5s, che hanno presentato alcuni emendamenti riformulati con l'obiettivo di convincere il centrodestra a non andare avanti con l'ostruzionismo. Il pilastro del tentativo di mediazione è il riconoscimento della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici, esclusa dal testo base in discussione in commissione. Testo che prevede, ricordiamolo, la possibilità di chiedere di mettere fine volontariamente alla propria vita, anche a casa, senza nessuna responsabilità per il medico che presta assistenza, purché il paziente sia affetto da una patologia a prognosi infausta e irreversibile oppure portatore di una condizione clinica irreversibile o sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, o sia assistito dalla rete di cure palliative o abbia espressamente rifiutato tale percorso assistenziale. La richiesta di morte volontaria medicalmente assistita deve essere informata, consapevole, libera ed esplicita.
La richiesta può essere revocata in qualsiasi momento senza requisiti di forma e con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà. La sentenza della Corte costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito, sia pure circoscrivendo la materia con paletti molto rigorosi. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l'esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.
Gli emendamenti presentati ieri da Bazoli e Provenza ammettono l'obiezione di coscienza, così come richiesto dal centrodestra. «Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie», si legge nella riformulazione del testo così come emendato, «non è tenuto a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione». Gli esponenti del centrodestra intervenuti, come Roberto Turri della Lega e Antonio Palmieri di Forza Italia, hanno ringraziato i relatori per l'apertura alle loro richieste, e hanno chiesto di non passare immediatamente al voto, lasciando un po' di tempo per analizzare il nuovo testo. La richiesta è stata accolta, e le votazioni sono così state posticipate a ieri sera, al termine dei lavori dell'Aula.
Come naturale, considerata la delicatezza dell'argomento, trovare un punto di incontro tra le varie sensibilità è impresa ardua. «Il testo che si sta discutendo in Parlamento», dice alla Verità la deputata del Pd Rosa Maria Di Giorgi, da sempre vicina alle istanze del mondo cattolico, «ripercorre esattamente la sentenza della Corte. Stiamo approfondendo il tema della verifica delle condizioni per attivare il processo che sicuramente ha risvolti etici di non poco rilievo. Confido», aggiunge la Di Giorgi, «che la discussione possa produrre un testo equilibrato».
«Secondo il Comitato etico della Asl», commenta la senatrice dell'Udc Paola Binetti, «Mario rientrerebbe nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l'accesso al suicidio assistito. Ma in realtà la famosa sentenza chiedeva al Parlamento di legiferare e di fatto la legge non c'è ancora. E la legge non c'è ancora non perché i parlamentari vogliano sottrarsi a una indicazione della Corte costituzionale», aggiunge la Binetti, «ma perché si tratta di una materia delicatissima, come quella di ogni vita fragile, che esige anche una responsabilità sociale di alto profilo».
«La vita umana», argomenta il senatore della Lega Simone Pillon, «è sacra e inviolabile, sempre. Un impegno autenticamente umano non può mai essere quello di togliere la vita, ma semmai di tentare ogni strada per renderla vivibile. Prendiamoci cura delle persone sofferenti e malate, ma fermiamo il suicidio di Stato».
«Fratelli d'Italia difende la vita», sottolinea Carolina Varchi, capogruppo in commissione Giustizia del partito di Giorgia Meloni, «dal concepimento fino alla sua fine naturale. Nel nostro ordinamento va rafforzato il favor vitae. Siamo da sempre contrari all'introduzione dell'eutanasia e crediamo che la proposta referendaria sia ancora più preoccupante, perché legalizzare l'omicidio del consenziente anche non malato è aberrante e contrario a un ordinamento che difende la vita. Permane la nostra contrarietà al provvedimento», sottolinea la Varchi, «ma prendiamo atto delle aperture manifestate oggi dal relatore».
Ma il referendum creerà il Far west
Tutto è cominciato con una decisione della Corte costituzionale che, tre anni fa, nel famoso caso di Dj Fabo, stabilì la non punibilità, a determinate condizioni, di chi agevola il suicidio assistito. Contemporaneamente la Consulta sollecitò il Parlamento a legiferare. Nei tre anni una legge non è stata ancora messa a punto. Ma presto la Cassazione prima e la Consulta poi dovranno pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum abrogativo promosso dall'Associazione Luca Coscioni sull'eutanasia legale, operazione che introdurrebbe, di fatto, la depenalizzazione dell'omicidio del consenziente.
Le firme sono già a quota un milione. E il referendum viene propagandato come una battaglia per i diritti umani. Ma rischia di spazzare via dal codice penale il reato che punisce l'omicidio del consenziente. Rimarrebbe in piedi, stando al referendum, solo la parte che tutela minorenni, infermi di mente e persone alle quali il consenso sia stato estorto. Gli altri, in nome dei diritti umani, saranno liberi di farsi assassinare. Anche chi non ha gravi problemi fisici e patologie legate a stati irreversibili o a dolori insopportabili. Basterebbe quindi anche solo un momento di sconforto per chiedere a qualcuno di togliere la vita senza che ciò configuri un reato. Se Cassazione e Consulta, quindi, offriranno il via libera al referendum si voterà probabilmente l'anno prossimo in primavera. Per ora la verifica delle condizioni in cui è possibile agevolare il suicidio assistito sono demandate, come stabilito dai giudici della Corte costituzionale e in attesa dell'intervento del legislatore, a una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.
Mario, infatti, primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia, il cui caso è stato propagandato ieri da Marco Cappato, che dell'Associazione Coscioni è il presidente, attende proprio la decisione del Comitato etico. Così come è in lista d'attesa per la morte Antonio, residente nelle Marche, in attesa delle valutazioni dell'Asl. Il focus della questione, però, è un altro: con l'eventuale abrogazione dell'omicidio del consenziente quale reato, senza una legge cornice che stabilisca con esattezza limiti e paletti, si rischia un liberi tutti particolarmente pericoloso. Inoltre, i procedimenti giudiziari già in corso in cui viene contestato quel reato, finirebbero nel cestino. Ma finché la prima parte dell'articolo 579 non verrà abrogata, «chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui», è ancora scritto nel codice penale, «è punito con la reclusione da 6 a 15 anni». Pene che ben rappresentano il peso che aveva dato a quel reato il legislatore dell'epoca. La cancellazione della prima parte dell'articolo 579 del Codice penale potrebbe quindi aprire un vuoto normativo.
Nessuna obiezione di coscienza, né limiti di condizioni fisiche: l'abrogazione consentirebbe di scegliere la morte anche a una persona sana che in quel determinato momento ne fa richiesta. Perfino in Olanda, Belgio e Spagna, le leggi sull'eutanasia, pur essendo particolarmente permissive, dettano un elenco di condizioni che permettono o meno la scelta. La Camera dei deputati stava lavorando proprio su un disegno di legge per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale, per evitare derive eutanasiche, definendo una «circoscritta area di non conformità costituzionale». Che ora sembra essere a rischio.
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In attesa che la legge sul suicidio assistito arrivi a Montecitorio il 29 novembre, il centrosinistra accoglie alcuni emendamenti del centrodestra in commissione. Oltre al ruolo dei medici però le distanze restanoSe Cassazione e Consulta daranno l'ok al quesito radicale si rischia di azzoppare il codice penale sull'omicidio del consenziente. E di superare persino l'OlandaLo speciale contiene due articoliLa legge sul suicidio assistito arriverà in Aula alla Camera, dopo diversi rinvii e salvo ulteriori imprevisti, il prossimo 29 novembre, e la giornata di ieri è trascorsa nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra le diverse posizioni in campo. Il centrodestra è sempre stato contrario al testo base. Ieri, a tenere banco è stata la mediazione tentata in sede di commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio dai relatori del testo, Alfredo Bazoli del Pd e Nicola Provenza del M5s, che hanno presentato alcuni emendamenti riformulati con l'obiettivo di convincere il centrodestra a non andare avanti con l'ostruzionismo. Il pilastro del tentativo di mediazione è il riconoscimento della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici, esclusa dal testo base in discussione in commissione. Testo che prevede, ricordiamolo, la possibilità di chiedere di mettere fine volontariamente alla propria vita, anche a casa, senza nessuna responsabilità per il medico che presta assistenza, purché il paziente sia affetto da una patologia a prognosi infausta e irreversibile oppure portatore di una condizione clinica irreversibile o sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, o sia assistito dalla rete di cure palliative o abbia espressamente rifiutato tale percorso assistenziale. La richiesta di morte volontaria medicalmente assistita deve essere informata, consapevole, libera ed esplicita. La richiesta può essere revocata in qualsiasi momento senza requisiti di forma e con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà. La sentenza della Corte costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito, sia pure circoscrivendo la materia con paletti molto rigorosi. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l'esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Gli emendamenti presentati ieri da Bazoli e Provenza ammettono l'obiezione di coscienza, così come richiesto dal centrodestra. «Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie», si legge nella riformulazione del testo così come emendato, «non è tenuto a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione». Gli esponenti del centrodestra intervenuti, come Roberto Turri della Lega e Antonio Palmieri di Forza Italia, hanno ringraziato i relatori per l'apertura alle loro richieste, e hanno chiesto di non passare immediatamente al voto, lasciando un po' di tempo per analizzare il nuovo testo. La richiesta è stata accolta, e le votazioni sono così state posticipate a ieri sera, al termine dei lavori dell'Aula.Come naturale, considerata la delicatezza dell'argomento, trovare un punto di incontro tra le varie sensibilità è impresa ardua. «Il testo che si sta discutendo in Parlamento», dice alla Verità la deputata del Pd Rosa Maria Di Giorgi, da sempre vicina alle istanze del mondo cattolico, «ripercorre esattamente la sentenza della Corte. Stiamo approfondendo il tema della verifica delle condizioni per attivare il processo che sicuramente ha risvolti etici di non poco rilievo. Confido», aggiunge la Di Giorgi, «che la discussione possa produrre un testo equilibrato».«Secondo il Comitato etico della Asl», commenta la senatrice dell'Udc Paola Binetti, «Mario rientrerebbe nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l'accesso al suicidio assistito. Ma in realtà la famosa sentenza chiedeva al Parlamento di legiferare e di fatto la legge non c'è ancora. E la legge non c'è ancora non perché i parlamentari vogliano sottrarsi a una indicazione della Corte costituzionale», aggiunge la Binetti, «ma perché si tratta di una materia delicatissima, come quella di ogni vita fragile, che esige anche una responsabilità sociale di alto profilo».«La vita umana», argomenta il senatore della Lega Simone Pillon, «è sacra e inviolabile, sempre. Un impegno autenticamente umano non può mai essere quello di togliere la vita, ma semmai di tentare ogni strada per renderla vivibile. Prendiamoci cura delle persone sofferenti e malate, ma fermiamo il suicidio di Stato».«Fratelli d'Italia difende la vita», sottolinea Carolina Varchi, capogruppo in commissione Giustizia del partito di Giorgia Meloni, «dal concepimento fino alla sua fine naturale. Nel nostro ordinamento va rafforzato il favor vitae. Siamo da sempre contrari all'introduzione dell'eutanasia e crediamo che la proposta referendaria sia ancora più preoccupante, perché legalizzare l'omicidio del consenziente anche non malato è aberrante e contrario a un ordinamento che difende la vita. Permane la nostra contrarietà al provvedimento», sottolinea la Varchi, «ma prendiamo atto delle aperture manifestate oggi dal relatore».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/camere-divise-davanti-ai-temi-etici-si-media-sullobiezione-di-coscienza-2655784949.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ma-il-referendum-creera-il-far-west" data-post-id="2655784949" data-published-at="1637704460" data-use-pagination="False"> Ma il referendum creerà il Far west Tutto è cominciato con una decisione della Corte costituzionale che, tre anni fa, nel famoso caso di Dj Fabo, stabilì la non punibilità, a determinate condizioni, di chi agevola il suicidio assistito. Contemporaneamente la Consulta sollecitò il Parlamento a legiferare. Nei tre anni una legge non è stata ancora messa a punto. Ma presto la Cassazione prima e la Consulta poi dovranno pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum abrogativo promosso dall'Associazione Luca Coscioni sull'eutanasia legale, operazione che introdurrebbe, di fatto, la depenalizzazione dell'omicidio del consenziente. Le firme sono già a quota un milione. E il referendum viene propagandato come una battaglia per i diritti umani. Ma rischia di spazzare via dal codice penale il reato che punisce l'omicidio del consenziente. Rimarrebbe in piedi, stando al referendum, solo la parte che tutela minorenni, infermi di mente e persone alle quali il consenso sia stato estorto. Gli altri, in nome dei diritti umani, saranno liberi di farsi assassinare. Anche chi non ha gravi problemi fisici e patologie legate a stati irreversibili o a dolori insopportabili. Basterebbe quindi anche solo un momento di sconforto per chiedere a qualcuno di togliere la vita senza che ciò configuri un reato. Se Cassazione e Consulta, quindi, offriranno il via libera al referendum si voterà probabilmente l'anno prossimo in primavera. Per ora la verifica delle condizioni in cui è possibile agevolare il suicidio assistito sono demandate, come stabilito dai giudici della Corte costituzionale e in attesa dell'intervento del legislatore, a una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente. Mario, infatti, primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia, il cui caso è stato propagandato ieri da Marco Cappato, che dell'Associazione Coscioni è il presidente, attende proprio la decisione del Comitato etico. Così come è in lista d'attesa per la morte Antonio, residente nelle Marche, in attesa delle valutazioni dell'Asl. Il focus della questione, però, è un altro: con l'eventuale abrogazione dell'omicidio del consenziente quale reato, senza una legge cornice che stabilisca con esattezza limiti e paletti, si rischia un liberi tutti particolarmente pericoloso. Inoltre, i procedimenti giudiziari già in corso in cui viene contestato quel reato, finirebbero nel cestino. Ma finché la prima parte dell'articolo 579 non verrà abrogata, «chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui», è ancora scritto nel codice penale, «è punito con la reclusione da 6 a 15 anni». Pene che ben rappresentano il peso che aveva dato a quel reato il legislatore dell'epoca. La cancellazione della prima parte dell'articolo 579 del Codice penale potrebbe quindi aprire un vuoto normativo. Nessuna obiezione di coscienza, né limiti di condizioni fisiche: l'abrogazione consentirebbe di scegliere la morte anche a una persona sana che in quel determinato momento ne fa richiesta. Perfino in Olanda, Belgio e Spagna, le leggi sull'eutanasia, pur essendo particolarmente permissive, dettano un elenco di condizioni che permettono o meno la scelta. La Camera dei deputati stava lavorando proprio su un disegno di legge per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale, per evitare derive eutanasiche, definendo una «circoscritta area di non conformità costituzionale». Che ora sembra essere a rischio.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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