True
2021-11-24
Camere divise davanti ai temi etici. Si media sull’obiezione di coscienza
Paola Binetti e Rosa Maria Di Giorgi (Ansa)
La legge sul suicidio assistito arriverà in Aula alla Camera, dopo diversi rinvii e salvo ulteriori imprevisti, il prossimo 29 novembre, e la giornata di ieri è trascorsa nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra le diverse posizioni in campo. Il centrodestra è sempre stato contrario al testo base. Ieri, a tenere banco è stata la mediazione tentata in sede di commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio dai relatori del testo, Alfredo Bazoli del Pd e Nicola Provenza del M5s, che hanno presentato alcuni emendamenti riformulati con l'obiettivo di convincere il centrodestra a non andare avanti con l'ostruzionismo. Il pilastro del tentativo di mediazione è il riconoscimento della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici, esclusa dal testo base in discussione in commissione. Testo che prevede, ricordiamolo, la possibilità di chiedere di mettere fine volontariamente alla propria vita, anche a casa, senza nessuna responsabilità per il medico che presta assistenza, purché il paziente sia affetto da una patologia a prognosi infausta e irreversibile oppure portatore di una condizione clinica irreversibile o sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, o sia assistito dalla rete di cure palliative o abbia espressamente rifiutato tale percorso assistenziale. La richiesta di morte volontaria medicalmente assistita deve essere informata, consapevole, libera ed esplicita.
La richiesta può essere revocata in qualsiasi momento senza requisiti di forma e con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà. La sentenza della Corte costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito, sia pure circoscrivendo la materia con paletti molto rigorosi. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l'esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.
Gli emendamenti presentati ieri da Bazoli e Provenza ammettono l'obiezione di coscienza, così come richiesto dal centrodestra. «Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie», si legge nella riformulazione del testo così come emendato, «non è tenuto a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione». Gli esponenti del centrodestra intervenuti, come Roberto Turri della Lega e Antonio Palmieri di Forza Italia, hanno ringraziato i relatori per l'apertura alle loro richieste, e hanno chiesto di non passare immediatamente al voto, lasciando un po' di tempo per analizzare il nuovo testo. La richiesta è stata accolta, e le votazioni sono così state posticipate a ieri sera, al termine dei lavori dell'Aula.
Come naturale, considerata la delicatezza dell'argomento, trovare un punto di incontro tra le varie sensibilità è impresa ardua. «Il testo che si sta discutendo in Parlamento», dice alla Verità la deputata del Pd Rosa Maria Di Giorgi, da sempre vicina alle istanze del mondo cattolico, «ripercorre esattamente la sentenza della Corte. Stiamo approfondendo il tema della verifica delle condizioni per attivare il processo che sicuramente ha risvolti etici di non poco rilievo. Confido», aggiunge la Di Giorgi, «che la discussione possa produrre un testo equilibrato».
«Secondo il Comitato etico della Asl», commenta la senatrice dell'Udc Paola Binetti, «Mario rientrerebbe nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l'accesso al suicidio assistito. Ma in realtà la famosa sentenza chiedeva al Parlamento di legiferare e di fatto la legge non c'è ancora. E la legge non c'è ancora non perché i parlamentari vogliano sottrarsi a una indicazione della Corte costituzionale», aggiunge la Binetti, «ma perché si tratta di una materia delicatissima, come quella di ogni vita fragile, che esige anche una responsabilità sociale di alto profilo».
«La vita umana», argomenta il senatore della Lega Simone Pillon, «è sacra e inviolabile, sempre. Un impegno autenticamente umano non può mai essere quello di togliere la vita, ma semmai di tentare ogni strada per renderla vivibile. Prendiamoci cura delle persone sofferenti e malate, ma fermiamo il suicidio di Stato».
«Fratelli d'Italia difende la vita», sottolinea Carolina Varchi, capogruppo in commissione Giustizia del partito di Giorgia Meloni, «dal concepimento fino alla sua fine naturale. Nel nostro ordinamento va rafforzato il favor vitae. Siamo da sempre contrari all'introduzione dell'eutanasia e crediamo che la proposta referendaria sia ancora più preoccupante, perché legalizzare l'omicidio del consenziente anche non malato è aberrante e contrario a un ordinamento che difende la vita. Permane la nostra contrarietà al provvedimento», sottolinea la Varchi, «ma prendiamo atto delle aperture manifestate oggi dal relatore».
Ma il referendum creerà il Far west
Tutto è cominciato con una decisione della Corte costituzionale che, tre anni fa, nel famoso caso di Dj Fabo, stabilì la non punibilità, a determinate condizioni, di chi agevola il suicidio assistito. Contemporaneamente la Consulta sollecitò il Parlamento a legiferare. Nei tre anni una legge non è stata ancora messa a punto. Ma presto la Cassazione prima e la Consulta poi dovranno pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum abrogativo promosso dall'Associazione Luca Coscioni sull'eutanasia legale, operazione che introdurrebbe, di fatto, la depenalizzazione dell'omicidio del consenziente.
Le firme sono già a quota un milione. E il referendum viene propagandato come una battaglia per i diritti umani. Ma rischia di spazzare via dal codice penale il reato che punisce l'omicidio del consenziente. Rimarrebbe in piedi, stando al referendum, solo la parte che tutela minorenni, infermi di mente e persone alle quali il consenso sia stato estorto. Gli altri, in nome dei diritti umani, saranno liberi di farsi assassinare. Anche chi non ha gravi problemi fisici e patologie legate a stati irreversibili o a dolori insopportabili. Basterebbe quindi anche solo un momento di sconforto per chiedere a qualcuno di togliere la vita senza che ciò configuri un reato. Se Cassazione e Consulta, quindi, offriranno il via libera al referendum si voterà probabilmente l'anno prossimo in primavera. Per ora la verifica delle condizioni in cui è possibile agevolare il suicidio assistito sono demandate, come stabilito dai giudici della Corte costituzionale e in attesa dell'intervento del legislatore, a una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.
Mario, infatti, primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia, il cui caso è stato propagandato ieri da Marco Cappato, che dell'Associazione Coscioni è il presidente, attende proprio la decisione del Comitato etico. Così come è in lista d'attesa per la morte Antonio, residente nelle Marche, in attesa delle valutazioni dell'Asl. Il focus della questione, però, è un altro: con l'eventuale abrogazione dell'omicidio del consenziente quale reato, senza una legge cornice che stabilisca con esattezza limiti e paletti, si rischia un liberi tutti particolarmente pericoloso. Inoltre, i procedimenti giudiziari già in corso in cui viene contestato quel reato, finirebbero nel cestino. Ma finché la prima parte dell'articolo 579 non verrà abrogata, «chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui», è ancora scritto nel codice penale, «è punito con la reclusione da 6 a 15 anni». Pene che ben rappresentano il peso che aveva dato a quel reato il legislatore dell'epoca. La cancellazione della prima parte dell'articolo 579 del Codice penale potrebbe quindi aprire un vuoto normativo.
Nessuna obiezione di coscienza, né limiti di condizioni fisiche: l'abrogazione consentirebbe di scegliere la morte anche a una persona sana che in quel determinato momento ne fa richiesta. Perfino in Olanda, Belgio e Spagna, le leggi sull'eutanasia, pur essendo particolarmente permissive, dettano un elenco di condizioni che permettono o meno la scelta. La Camera dei deputati stava lavorando proprio su un disegno di legge per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale, per evitare derive eutanasiche, definendo una «circoscritta area di non conformità costituzionale». Che ora sembra essere a rischio.
Continua a leggereRiduci
In attesa che la legge sul suicidio assistito arrivi a Montecitorio il 29 novembre, il centrosinistra accoglie alcuni emendamenti del centrodestra in commissione. Oltre al ruolo dei medici però le distanze restanoSe Cassazione e Consulta daranno l'ok al quesito radicale si rischia di azzoppare il codice penale sull'omicidio del consenziente. E di superare persino l'OlandaLo speciale contiene due articoliLa legge sul suicidio assistito arriverà in Aula alla Camera, dopo diversi rinvii e salvo ulteriori imprevisti, il prossimo 29 novembre, e la giornata di ieri è trascorsa nel tentativo di trovare un punto di equilibrio tra le diverse posizioni in campo. Il centrodestra è sempre stato contrario al testo base. Ieri, a tenere banco è stata la mediazione tentata in sede di commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio dai relatori del testo, Alfredo Bazoli del Pd e Nicola Provenza del M5s, che hanno presentato alcuni emendamenti riformulati con l'obiettivo di convincere il centrodestra a non andare avanti con l'ostruzionismo. Il pilastro del tentativo di mediazione è il riconoscimento della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici, esclusa dal testo base in discussione in commissione. Testo che prevede, ricordiamolo, la possibilità di chiedere di mettere fine volontariamente alla propria vita, anche a casa, senza nessuna responsabilità per il medico che presta assistenza, purché il paziente sia affetto da una patologia a prognosi infausta e irreversibile oppure portatore di una condizione clinica irreversibile o sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, o sia assistito dalla rete di cure palliative o abbia espressamente rifiutato tale percorso assistenziale. La richiesta di morte volontaria medicalmente assistita deve essere informata, consapevole, libera ed esplicita. La richiesta può essere revocata in qualsiasi momento senza requisiti di forma e con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà. La sentenza della Corte costituzionale numero 242 del 22 novembre 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito, sia pure circoscrivendo la materia con paletti molto rigorosi. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l'esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Gli emendamenti presentati ieri da Bazoli e Provenza ammettono l'obiezione di coscienza, così come richiesto dal centrodestra. «Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie», si legge nella riformulazione del testo così come emendato, «non è tenuto a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione». Gli esponenti del centrodestra intervenuti, come Roberto Turri della Lega e Antonio Palmieri di Forza Italia, hanno ringraziato i relatori per l'apertura alle loro richieste, e hanno chiesto di non passare immediatamente al voto, lasciando un po' di tempo per analizzare il nuovo testo. La richiesta è stata accolta, e le votazioni sono così state posticipate a ieri sera, al termine dei lavori dell'Aula.Come naturale, considerata la delicatezza dell'argomento, trovare un punto di incontro tra le varie sensibilità è impresa ardua. «Il testo che si sta discutendo in Parlamento», dice alla Verità la deputata del Pd Rosa Maria Di Giorgi, da sempre vicina alle istanze del mondo cattolico, «ripercorre esattamente la sentenza della Corte. Stiamo approfondendo il tema della verifica delle condizioni per attivare il processo che sicuramente ha risvolti etici di non poco rilievo. Confido», aggiunge la Di Giorgi, «che la discussione possa produrre un testo equilibrato».«Secondo il Comitato etico della Asl», commenta la senatrice dell'Udc Paola Binetti, «Mario rientrerebbe nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l'accesso al suicidio assistito. Ma in realtà la famosa sentenza chiedeva al Parlamento di legiferare e di fatto la legge non c'è ancora. E la legge non c'è ancora non perché i parlamentari vogliano sottrarsi a una indicazione della Corte costituzionale», aggiunge la Binetti, «ma perché si tratta di una materia delicatissima, come quella di ogni vita fragile, che esige anche una responsabilità sociale di alto profilo».«La vita umana», argomenta il senatore della Lega Simone Pillon, «è sacra e inviolabile, sempre. Un impegno autenticamente umano non può mai essere quello di togliere la vita, ma semmai di tentare ogni strada per renderla vivibile. Prendiamoci cura delle persone sofferenti e malate, ma fermiamo il suicidio di Stato».«Fratelli d'Italia difende la vita», sottolinea Carolina Varchi, capogruppo in commissione Giustizia del partito di Giorgia Meloni, «dal concepimento fino alla sua fine naturale. Nel nostro ordinamento va rafforzato il favor vitae. Siamo da sempre contrari all'introduzione dell'eutanasia e crediamo che la proposta referendaria sia ancora più preoccupante, perché legalizzare l'omicidio del consenziente anche non malato è aberrante e contrario a un ordinamento che difende la vita. Permane la nostra contrarietà al provvedimento», sottolinea la Varchi, «ma prendiamo atto delle aperture manifestate oggi dal relatore».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/camere-divise-davanti-ai-temi-etici-si-media-sullobiezione-di-coscienza-2655784949.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ma-il-referendum-creera-il-far-west" data-post-id="2655784949" data-published-at="1637704460" data-use-pagination="False"> Ma il referendum creerà il Far west Tutto è cominciato con una decisione della Corte costituzionale che, tre anni fa, nel famoso caso di Dj Fabo, stabilì la non punibilità, a determinate condizioni, di chi agevola il suicidio assistito. Contemporaneamente la Consulta sollecitò il Parlamento a legiferare. Nei tre anni una legge non è stata ancora messa a punto. Ma presto la Cassazione prima e la Consulta poi dovranno pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum abrogativo promosso dall'Associazione Luca Coscioni sull'eutanasia legale, operazione che introdurrebbe, di fatto, la depenalizzazione dell'omicidio del consenziente. Le firme sono già a quota un milione. E il referendum viene propagandato come una battaglia per i diritti umani. Ma rischia di spazzare via dal codice penale il reato che punisce l'omicidio del consenziente. Rimarrebbe in piedi, stando al referendum, solo la parte che tutela minorenni, infermi di mente e persone alle quali il consenso sia stato estorto. Gli altri, in nome dei diritti umani, saranno liberi di farsi assassinare. Anche chi non ha gravi problemi fisici e patologie legate a stati irreversibili o a dolori insopportabili. Basterebbe quindi anche solo un momento di sconforto per chiedere a qualcuno di togliere la vita senza che ciò configuri un reato. Se Cassazione e Consulta, quindi, offriranno il via libera al referendum si voterà probabilmente l'anno prossimo in primavera. Per ora la verifica delle condizioni in cui è possibile agevolare il suicidio assistito sono demandate, come stabilito dai giudici della Corte costituzionale e in attesa dell'intervento del legislatore, a una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente. Mario, infatti, primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia, il cui caso è stato propagandato ieri da Marco Cappato, che dell'Associazione Coscioni è il presidente, attende proprio la decisione del Comitato etico. Così come è in lista d'attesa per la morte Antonio, residente nelle Marche, in attesa delle valutazioni dell'Asl. Il focus della questione, però, è un altro: con l'eventuale abrogazione dell'omicidio del consenziente quale reato, senza una legge cornice che stabilisca con esattezza limiti e paletti, si rischia un liberi tutti particolarmente pericoloso. Inoltre, i procedimenti giudiziari già in corso in cui viene contestato quel reato, finirebbero nel cestino. Ma finché la prima parte dell'articolo 579 non verrà abrogata, «chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui», è ancora scritto nel codice penale, «è punito con la reclusione da 6 a 15 anni». Pene che ben rappresentano il peso che aveva dato a quel reato il legislatore dell'epoca. La cancellazione della prima parte dell'articolo 579 del Codice penale potrebbe quindi aprire un vuoto normativo. Nessuna obiezione di coscienza, né limiti di condizioni fisiche: l'abrogazione consentirebbe di scegliere la morte anche a una persona sana che in quel determinato momento ne fa richiesta. Perfino in Olanda, Belgio e Spagna, le leggi sull'eutanasia, pur essendo particolarmente permissive, dettano un elenco di condizioni che permettono o meno la scelta. La Camera dei deputati stava lavorando proprio su un disegno di legge per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale, per evitare derive eutanasiche, definendo una «circoscritta area di non conformità costituzionale». Che ora sembra essere a rischio.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
Continua a leggereRiduci
Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
Continua a leggereRiduci