• Per difendere Emmanuel Macron dall’assedio sbarca sulla Stampa l’intellettuale preferito dall’establishment. Il guru che ha sostenuto la guerra in Libia e criticato la Brexit ha un nuovo nemico da colpire: l’alleanza gialloblù.
  • I servizi d’Oltralpe temono che il ministro metta a sistema una struttura strategica che difenda gli interessi dell’Italia .


Lo speciale contiene due articoli.

È arrivato a Torino. «Cristiano Ronaldo?», vi domanderete. Ma no, altro che Cr7: è arrivato Bhl. Francese nato in Algeria, figlio di un multimiliardario, intellettuale, polemista, Bernard Henri Lévy dev’essere stato a lungo incerto se fare il filosofo, la rockstar o il santone laico: nel dubbio, ha deciso di fare tutte e tre le cose. La notizia è che da ieri ha iniziato la sua collaborazione con il quotidiano La Stampa.

Per comprendere Bhl, è indispensabile la massima di Oscar Wilde: «Solo i superficiali non giudicano dalle apparenze». Guardatelo in foto: solenne, cotonatissimo, capigliatura che avrebbe suscitato l’invidia di Maria Antonietta, camicia aperta svolazzante accuratamente spiegazzata (né troppo né troppo poco: ore di preparazione, capite bene…), espressione ispirata e sofferente, il tono costante di chi ti descrive l’abisso morale del nostro tempo dal quale soltanto lui potrà salvarti.

Filosoficamente parlando, il nostro, più che un guru, è da sempre un paraguru: è stato negli anni Settanta uno dei nouveaux philosophes, pensatori dal retroterra fritto misto (un po’ di marxismo, un po’ di maoismo, un po’ di esistenzialismo), che poi hanno ripudiato il comunismo (bene) salvo però subito dopo passare gran parte del tempo a criticare capitalismo e conservatorismo (male).

Come dicevamo, siccome i tromboni italiani non erano abbastanza, da ventiquattr’ore il quotidiano di Torino si è assicurato le prestazioni del supertrombone francese. E che prestazioni! L’esordio è stata una difesa a corpo morto di Emmanuel Macron, sotto assedio perché il suo bodyguard prediletto, tale Benalla (super stipendio, super appartamento, super intimità con la coppia presidenziale), il primo maggio scorso ha malmenato alcuni manifestanti travestito da poliziotto. Ovviamente, un po’ tutti in Francia hanno spiegazioni da chiedere a un Macron alle corde (come La Verità vi ha raccontato nel dettaglio nei giorni scorsi).

Meglio di un bodyguard, meglio di Benalla, arriva ora Bhl, che (a rischio di spettinarsi) insorge a difesa dell’Eliseo. Bhl non si dà pace, è sconvolto: «Macron è nella vasca dei piranha», siamo davanti a una «sequenza singolare e agghiacciante…». Sì, c’è stata una «sbavatura» (scrive testualmente il paraguru), perfino un «grave errore» (ammette, bontà sua), però da quel momento la vera vittima è stato il povero Macron: «la preda imperiale che i piranha vogliono spolpare fino all’osso», «ipotesi grottesche sulla vita privata della coppia presidenziale», «orde pettegole» scatenate sui «cosiddetti social network», il «fruscio dei tweet», i «sanculotti senz’anima», il «mondo impazzito», il «fascismo in ascesa».

Bhl è partito e capite bene che non lo si può fermare: è un flusso di coscienza. Ma attenzione: è arrivato al punto. I cattivoni se la prendono con Macron perché è l’unico «argine» contro «l’internazionale delle nuove tirannie» e gli immancabili «populisti». E qui occorre fermarsi un attimo a riflettere, perché viene fuori la seconda dimensione di Bhl. Finora abbiamo scherzato sugli aspetti scenografici e coreografici: trucco e parrucco, vanità sfacciata, pose da indossatore. Ma l’uomo non va affatto sottovalutato: perché va (o viene inviato, o si autoinvia: fate voi) ogni volta che c’è da salvare qualcuno o da destabilizzare qualcun altro. Sarà una coincidenza: ma quando c’è una missione delicata, arriva lui, in posa plastica.

Il primo esempio (ramo salvataggi) è quello che abbiamo finito di raccontare: questa disperata difesa dell’indifendibile Macron che, non scordiamocelo mai, fino a qualche mese fa era l’eroe assoluto degli euroentusiasti e degli eurolirici (ve lo ricordate il selfie di Enrico Letta durante i festeggiamenti postelettorali francesi e l’indimenticabile tweet di Paolo Gentiloni «una speranza s’aggira per l’Europa»?). Adesso, il loro campione è nei guai, e occorre rimetterlo in piedi per le elezioni europee.

Secondo esempio (ramo destabilizzazioni): Brexit, che invece a Bhl non piace. Figurarsi, il dogma europeista messo in discussione, e perfino per decisione degli elettori: una cosa intollerabile per Lévy, che ha scritto una caterva di articoli e ha messo in piedi perfino una strampalata performance teatrale per spiegare agli inglesi che «Brexit è un regresso di civiltà».

Terzo esempio (ramo destabilizzazioni, qualche anno fa): la Libia. In quel caso, Bhl, allora agiografo instancabile di Nicolas Sarkozy, non solo sostenne l’intervento, ma poi, in un docufilm da lui scritto, diretto e interpretato (l’uomo è multimediale oltre che multiautocelebrativo), rivendicò di aver avuto un ruolo negli incontri tra Sarkozy e i ribelli anti Gheddafi. Il quale era quello che era, sia ben chiaro: ma l’esito dell’operazione libica è sotto gli occhi di tutti.

C’è chi teme che la nuova attenzione per l’Italia di Bhl possa celare il desiderio di un «quarto esempio». È noto che a Parigi tanti auspicavano un esito elettorale diverso prima del 4 marzo, e, anche dopo – come male minore – un’intesa M5s-Pd: uno schema centrato sul Pd e ritenuto Oltralpe più funzionale alla difesa degli interessi politici e commerciali francesi. Ora in alcuni ambienti (lo ha raccontato ieri La Verità) è scattato una specie di piano B: occorre lavorare sulle faglie (vere o presunte, reali o supposte) tra il Mef e gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo, tra il ministro Giovanni Tria e la coppia SalviniDi Maio, tra il Quirinale e l’asse politico oggi prevalente.

Vero? Verosimile? Nessuno può dirlo con certezza: ma un Bhl in prima pagina può sempre tornare utile per le necessità estive (e soprattutto autunnali) di un certo establishment, italiano e non.

Daniele Capezzone


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