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2018-09-20
Attivista Lgbt inguaia il cardinale: «Ha benedetto la mia unione gay»
Ansa
«Siccome l'ha fatto, probabilmente sarà d'accordo che io possa parlarne». Lo ha detto Gery Keszler, 55 anni, noto attivista gay austriaco, in una conversazione pubblica con il vescovo Benno Elbs di Feldkirch, a proposito della benedizione che il cardinale di Vienna Christoph Schönborn avrebbe riservato a lui e al suo compagno lo scorso 15 agosto. In rete si può trovare il video di questa rivelazione.
Keszler, amico personale di Schönborn, ha raccontato che nel giorno della Festa dell'Assunta il cardinale lo ha raggiunto nella sua casa di Güssing, a circa 160 chilometri da Vienna, nel Burgenland. In quell'occasione, presente il compagno di Keszler, il porporato, dopo una preghiera di ringraziamento, «all'improvviso ci ha benedetto». «Per me è stato fantastico», ha aggiunto l'attivista Lgbt. Dopo la «benedizione», a suggellare il momento, tutti insieme hanno stappato una bella bottiglia di champagne. E lo champagne lo ha portato «un “intimo" di Schönborn», come ha scritto il vaticanista Marco Tosatti riportando la notizia nel suo blog Stilum Curiae.
Quella che avrebbe improvvisato il cardinale
Schönborn, insomma, sembrerebbe essere proprio una benedizione informale di una coppia gay. Una notizia destinata ad agitare ulteriormente le acque in una Chiesa già scossa dalle rivelazioni dell'ex nunzio Carlo Maria Viganò. La richiesta di procedere a tali benedizioni è già stata formalmente perorata anche dai vescovi tedeschi per voce del vicepresidente della Conferenza episcopale, monsignor Franz-Josef Bode, vescovo di Osnabrück. Se è vero che le relazioni omosessuali sono generalmente considerate «un peccato grave nella Chiesa, dobbiamo tuttavia pensare a fare delle distinzioni», ha detto Bode in un'intervista del gennaio scorso con il quotidiano Osnabrücker Zeitung. Perciò, si chiedeva il presule, «non dovremmo essere più equi, dato che vi è molto di positivo, giusto e buono in tutto questo? Non dovremmo, ad esempio, prendere in considerazione una benedizione, qualcosa da non confondere con una cerimonia matrimoniale?».
Secondo il racconto di
Keszler il cardinale di Vienna, già allievo prediletto del cardinale Joseph Ratzinger, è passato per le vie brevi e ha realizzato una sua personale benedizione alla coppia gay. Peraltro lo stesso Schönborn è stato uno dei più pronti ad abbracciare e sostenere teologicamente il cambio di paradigma impresso da papa Francesco con l'esortazione Amoris laetitia. Quell'approccio inclusivo che dal punto di vista pastorale apre l'accesso all'eucaristia alle coppie di divorziati risposati conviventi more uxorio, ma più in generale si incammina sul bene possibile riscontrabile nel vissuto di ognuno, probabilmente anche delle coppie gay. Proprio sulla via del «bene possibile» il cardinale Schönborn durante il doppio sinodo sulla famiglia (2014 e 2015) aveva dichiarato al Corriere della Sera che anche nelle coppie omosessuali si possono riconoscere «i valori umani e a volte veramente cristiani che si vivono». Ricordava di aver conosciuto a Vienna «due uomini di tendenza omosessuale che convivono da tempo, hanno fatto un patto civile. E ho visto come si sono aiutati quando uno di loro è caduto gravemente malato. È stato meraviglioso, umanamente e cristianamente, come uno si è occupato dell'altro, restandogli accanto. Sono cose da riconoscere. […] Tante volte, anche se non approviamo questa forma di sessualità, possiamo inchinarci davanti a comportamenti umani esemplari».
Keszler, che è l'organizzatore del Vienna Life Ball, probabilmente il più grande spettacolo di propaganda omosessuale austriaco, è un amico personale di Schönborn. Insieme nel 2017 hanno organizzato un evento che aveva al centro l'omosessualità nella cattedrale di Vienna. Salvo smentite, non c'è quindi da meravigliarsi se il cardinale ha benedetto Keszler e il compagno in una situazione conviviale durante la Festa dell'Assunta. È chiaro che il Catechismo della Chiesa ancora ritiene «intrinsecamente disordinati» gli atti omosessuali e che «non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».
L'attivista gay austriaco si è detto «molto molto felice» e ha ammesso che raccontare l'episodio è stato «un po' forzare l'outing» di
Schönborn. Non sappiamo se sia questa l'interpretazione del cardinale sul «bene possibile», anche se papa Francesco a una domanda su come vada letto il discusso capitolo 8 di Amoris laetitia ha detto: «La guida migliore è la presentazione che ne ha fatto Schönborn, un grande teologo, membro della congregazione per la dottrina della fede, molto esperto della dottrina della Chiesa».
In arrivo l’accordo capestro tra Cina e Vaticano?
L'accordo tra Cina e Vaticano di cui si discute da mesi sarebbe a un passo, questo almeno stando a quanto annuncia il
Global Times, organo di stampa solitamente utilizzato da Pechino per far sapere le sue mosse a livello internazionale. Il giornale cinese cita imprecisate fonti «che hanno dimestichezza con l'argomento», secondo le quali una delegazione vaticana si dovrebbe recare a Pechino alla fine di settembre per firmare l'atteso accordo che ha il suo scoglio maggiore nella nomina dei vescovi.
Da chi e come verranno nominati i vescovi? Il Papa avrà davvero l'ultima parola? È su queste domande che si gioca la partita, anche se la Santa sede pare orientata a un accordo a tutti i costi con lo scopo di dare un po' di ossigeno ai cattolici cinesi, costretti a vivere in un contesto non proprio favorevole. Ma i critici, come il cardinale
Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, intravedono un gioco al ribasso che svenderebbe di fatto la Chiesa cinese al partito comunista, soprattutto la cosiddetta Chiesa clandestina, quella che fino ad oggi ha lottato contro persecuzioni durissime e non ha mai accettato di entrare nella Chiesa «patriottica» riconosciuta da Pechino. In fondo la differenza più importante tra le due chiese si è misurata proprio sulle nomine dei vescovi.
Di fronte a un balletto che sta assumendo le forme della commedia (l'accordo è stato dato per imminente più volte dal novembre 2016), il
Global Times scrive che questa volta, «se l'incontro andrà bene, l'accordo potrebbe essere sottoscritto». Come riportava anche il Wall Street Journal venerdì scorso, la sostanza sarebbe una sorta di scambio. Da una parte la Cina riconoscerebbe il Papa «capo della Chiesa cattolica in Cina», dall'altra il Vaticano «riconoscerebbe 7 vescovi scomunicati», eletti e ordinati senza il mandato papale. Alcune fonti vaticane confermano alla Verità che le voci di una delegazione pronta a partire per la Cina sono verosimili. E per quanto si insista che l'accordo cercato non è politico, ma di natura religiosa, è proprio su questo piano che sono maggiori le difficoltà. Anche se si trovasse una soluzione che garantisse il Vaticano sulle nomine episcopali (una sorta di ultima parola lasciata al Papa dopo una «elezione» approvata dal Partito), resta il fatto che la politica cinese continua a stringere lo spazio della libertà religiosa.
Il Partito comunista ha messo in atto una vera e propria strategia di sinicinizzazione della Chiesa cattolica. I vescovi hanno dovuto stilare un piano nazionale (2018-2022) «per portare avanti l'adesione della Chiesa cattolica in Cina verso la sinicizzazione». Il tutto deve avvenire sotto lo stretto controllo dell'Associazione patriottica nazionale (Ap), lunga mano del partito sulla Chiesa, e del Consiglio dei vescovi istituito nel suo seno. Nelle 15 pagine diffuse dall'Associazione patriottica, che mettono i paletti su come deve realizzarsi questa sinicinizzazione, viene messa in evidenza, tra l'altro, la necessaria «applicazione dei valori al cuore del socialismo» per «andare avanti con l'evangelizzazione e il lavoro pastorale» (n. 2), una trasposizione piuttosto bizzarra del concetto di inculturazione del Vangelo. E se per qualche cattolico cinese i «valori al cuore del socialismo» non fossero al cuore della sua fede? Viene spontaneo chiedersi anche come avverranno lo sviluppo di pensieri teologici «con caratteristiche cinesi», la rilettura della storia della Chiesa in Cina dal punto di vista della sinicizzazione (n. 5), o ancora la sinicizzazione delle opere architettoniche, pitture e musica sacra (n. 8).
Qualcuno intravede all'orizzonte un controllo non solo fisico, ma persino del pensiero dei fedeli. In questo quadro non si comprende come la firma di un accordo possa davvero giovare alla libertà religiosa dei cattolici in Cina. Perché, come scriveva papa
Benedetto XVI nella sua lettera ai fedeli cinesi del 2010, da una parte è ovviamente auspicabile un superamento dei conflitti con le autorità, «nello stesso tempo, però, non è accettabile un'arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa».
La situazione è talmente paradossale che alcuni osservano come forse l'accordo sia voluto più dal Vaticano, e da papa
Francesco in prima persona, che dalla Cina. Al ministero degli Esteri cinese l'accordo potrebbe essere gradito, magari per ingraziarsi l'opinione pubblica mondiale nel contesto di un difficile braccio di ferro sui dazi in corso con gli Stati Uniti. Una guerra, questa, che è sì commerciale, ma ha orizzonti più ampi di natura militare per il controllo dell'Oceano Pacifico tra le due superpotenze. Però ci sono altri organi del regime, quelli che sono più a diretto contatto con la vita quotidiana dei cinesi, tra cui appunto l'Associazione patriottica, il ministero degli Affari religiosi e il Fronte unito, che del controllo degli spazi spirituali hanno fatto un affare piuttosto ingente e che difficilmente saranno disposti a mollare.
A ciò si aggiungano le difficoltà di
Xi Jinping all'interno del partito: anche volendo considerare una volontà da parte sua di firmare l'accordo con la delegazione vaticana, il presidente cinese dovrà pensarci bene per evitare di ferire la sensibilità di molti compagni pronti a toglierselo di torno. Ecco perché l'ennesimo annuncio di un imminente accordo potrebbe concludersi con un nulla di fatto, nonostante il Vaticano.
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Il paladino austriaco delle cause omo svela lo strappo al catechismo dell'amico Christoph Schönborn: «Ha pure portato lo champagne». L'arcivescovo di Vienna, già pupillo di Ratzinger, è ora teologo di riferimento di Francesco. In arrivo l'accordo capestro tra Cina e Vaticano? Ennesimo annuncio del giornale «voce» del regime comunista. Critici i cattolici del dissenso: così Roma si svende a Pechino. Lo speciale contiene due articoli. «Siccome l'ha fatto, probabilmente sarà d'accordo che io possa parlarne». Lo ha detto Gery Keszler, 55 anni, noto attivista gay austriaco, in una conversazione pubblica con il vescovo Benno Elbs di Feldkirch, a proposito della benedizione che il cardinale di Vienna Christoph Schönborn avrebbe riservato a lui e al suo compagno lo scorso 15 agosto. In rete si può trovare il video di questa rivelazione. Keszler, amico personale di Schönborn, ha raccontato che nel giorno della Festa dell'Assunta il cardinale lo ha raggiunto nella sua casa di Güssing, a circa 160 chilometri da Vienna, nel Burgenland. In quell'occasione, presente il compagno di Keszler, il porporato, dopo una preghiera di ringraziamento, «all'improvviso ci ha benedetto». «Per me è stato fantastico», ha aggiunto l'attivista Lgbt. Dopo la «benedizione», a suggellare il momento, tutti insieme hanno stappato una bella bottiglia di champagne. E lo champagne lo ha portato «un “intimo" di Schönborn», come ha scritto il vaticanista Marco Tosatti riportando la notizia nel suo blog Stilum Curiae. Quella che avrebbe improvvisato il cardinale Schönborn, insomma, sembrerebbe essere proprio una benedizione informale di una coppia gay. Una notizia destinata ad agitare ulteriormente le acque in una Chiesa già scossa dalle rivelazioni dell'ex nunzio Carlo Maria Viganò. La richiesta di procedere a tali benedizioni è già stata formalmente perorata anche dai vescovi tedeschi per voce del vicepresidente della Conferenza episcopale, monsignor Franz-Josef Bode, vescovo di Osnabrück. Se è vero che le relazioni omosessuali sono generalmente considerate «un peccato grave nella Chiesa, dobbiamo tuttavia pensare a fare delle distinzioni», ha detto Bode in un'intervista del gennaio scorso con il quotidiano Osnabrücker Zeitung. Perciò, si chiedeva il presule, «non dovremmo essere più equi, dato che vi è molto di positivo, giusto e buono in tutto questo? Non dovremmo, ad esempio, prendere in considerazione una benedizione, qualcosa da non confondere con una cerimonia matrimoniale?». Secondo il racconto di Keszler il cardinale di Vienna, già allievo prediletto del cardinale Joseph Ratzinger, è passato per le vie brevi e ha realizzato una sua personale benedizione alla coppia gay. Peraltro lo stesso Schönborn è stato uno dei più pronti ad abbracciare e sostenere teologicamente il cambio di paradigma impresso da papa Francesco con l'esortazione Amoris laetitia. Quell'approccio inclusivo che dal punto di vista pastorale apre l'accesso all'eucaristia alle coppie di divorziati risposati conviventi more uxorio, ma più in generale si incammina sul bene possibile riscontrabile nel vissuto di ognuno, probabilmente anche delle coppie gay. Proprio sulla via del «bene possibile» il cardinale Schönborn durante il doppio sinodo sulla famiglia (2014 e 2015) aveva dichiarato al Corriere della Sera che anche nelle coppie omosessuali si possono riconoscere «i valori umani e a volte veramente cristiani che si vivono». Ricordava di aver conosciuto a Vienna «due uomini di tendenza omosessuale che convivono da tempo, hanno fatto un patto civile. E ho visto come si sono aiutati quando uno di loro è caduto gravemente malato. È stato meraviglioso, umanamente e cristianamente, come uno si è occupato dell'altro, restandogli accanto. Sono cose da riconoscere. […] Tante volte, anche se non approviamo questa forma di sessualità, possiamo inchinarci davanti a comportamenti umani esemplari». Keszler, che è l'organizzatore del Vienna Life Ball, probabilmente il più grande spettacolo di propaganda omosessuale austriaco, è un amico personale di Schönborn. Insieme nel 2017 hanno organizzato un evento che aveva al centro l'omosessualità nella cattedrale di Vienna. Salvo smentite, non c'è quindi da meravigliarsi se il cardinale ha benedetto Keszler e il compagno in una situazione conviviale durante la Festa dell'Assunta. È chiaro che il Catechismo della Chiesa ancora ritiene «intrinsecamente disordinati» gli atti omosessuali e che «non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati». L'attivista gay austriaco si è detto «molto molto felice» e ha ammesso che raccontare l'episodio è stato «un po' forzare l'outing» di Schönborn. Non sappiamo se sia questa l'interpretazione del cardinale sul «bene possibile», anche se papa Francesco a una domanda su come vada letto il discusso capitolo 8 di Amoris laetitia ha detto: «La guida migliore è la presentazione che ne ha fatto Schönborn, un grande teologo, membro della congregazione per la dottrina della fede, molto esperto della dottrina della Chiesa». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/attivista-lgbt-inguaia-il-cardinale-ha-benedetto-la-mia-unione-gay-2606295519.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-arrivo-laccordo-capestro-tra-cina-e-vaticano" data-post-id="2606295519" data-published-at="1781436863" data-use-pagination="False"> In arrivo l’accordo capestro tra Cina e Vaticano? L'accordo tra Cina e Vaticano di cui si discute da mesi sarebbe a un passo, questo almeno stando a quanto annuncia il Global Times, organo di stampa solitamente utilizzato da Pechino per far sapere le sue mosse a livello internazionale. Il giornale cinese cita imprecisate fonti «che hanno dimestichezza con l'argomento», secondo le quali una delegazione vaticana si dovrebbe recare a Pechino alla fine di settembre per firmare l'atteso accordo che ha il suo scoglio maggiore nella nomina dei vescovi. Da chi e come verranno nominati i vescovi? Il Papa avrà davvero l'ultima parola? È su queste domande che si gioca la partita, anche se la Santa sede pare orientata a un accordo a tutti i costi con lo scopo di dare un po' di ossigeno ai cattolici cinesi, costretti a vivere in un contesto non proprio favorevole. Ma i critici, come il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, intravedono un gioco al ribasso che svenderebbe di fatto la Chiesa cinese al partito comunista, soprattutto la cosiddetta Chiesa clandestina, quella che fino ad oggi ha lottato contro persecuzioni durissime e non ha mai accettato di entrare nella Chiesa «patriottica» riconosciuta da Pechino. In fondo la differenza più importante tra le due chiese si è misurata proprio sulle nomine dei vescovi. Di fronte a un balletto che sta assumendo le forme della commedia (l'accordo è stato dato per imminente più volte dal novembre 2016), il Global Times scrive che questa volta, «se l'incontro andrà bene, l'accordo potrebbe essere sottoscritto». Come riportava anche il Wall Street Journal venerdì scorso, la sostanza sarebbe una sorta di scambio. Da una parte la Cina riconoscerebbe il Papa «capo della Chiesa cattolica in Cina», dall'altra il Vaticano «riconoscerebbe 7 vescovi scomunicati», eletti e ordinati senza il mandato papale. Alcune fonti vaticane confermano alla Verità che le voci di una delegazione pronta a partire per la Cina sono verosimili. E per quanto si insista che l'accordo cercato non è politico, ma di natura religiosa, è proprio su questo piano che sono maggiori le difficoltà. Anche se si trovasse una soluzione che garantisse il Vaticano sulle nomine episcopali (una sorta di ultima parola lasciata al Papa dopo una «elezione» approvata dal Partito), resta il fatto che la politica cinese continua a stringere lo spazio della libertà religiosa. Il Partito comunista ha messo in atto una vera e propria strategia di sinicinizzazione della Chiesa cattolica. I vescovi hanno dovuto stilare un piano nazionale (2018-2022) «per portare avanti l'adesione della Chiesa cattolica in Cina verso la sinicizzazione». Il tutto deve avvenire sotto lo stretto controllo dell'Associazione patriottica nazionale (Ap), lunga mano del partito sulla Chiesa, e del Consiglio dei vescovi istituito nel suo seno. Nelle 15 pagine diffuse dall'Associazione patriottica, che mettono i paletti su come deve realizzarsi questa sinicinizzazione, viene messa in evidenza, tra l'altro, la necessaria «applicazione dei valori al cuore del socialismo» per «andare avanti con l'evangelizzazione e il lavoro pastorale» (n. 2), una trasposizione piuttosto bizzarra del concetto di inculturazione del Vangelo. E se per qualche cattolico cinese i «valori al cuore del socialismo» non fossero al cuore della sua fede? Viene spontaneo chiedersi anche come avverranno lo sviluppo di pensieri teologici «con caratteristiche cinesi», la rilettura della storia della Chiesa in Cina dal punto di vista della sinicizzazione (n. 5), o ancora la sinicizzazione delle opere architettoniche, pitture e musica sacra (n. 8). Qualcuno intravede all'orizzonte un controllo non solo fisico, ma persino del pensiero dei fedeli. In questo quadro non si comprende come la firma di un accordo possa davvero giovare alla libertà religiosa dei cattolici in Cina. Perché, come scriveva papa Benedetto XVI nella sua lettera ai fedeli cinesi del 2010, da una parte è ovviamente auspicabile un superamento dei conflitti con le autorità, «nello stesso tempo, però, non è accettabile un'arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa». La situazione è talmente paradossale che alcuni osservano come forse l'accordo sia voluto più dal Vaticano, e da papa Francesco in prima persona, che dalla Cina. Al ministero degli Esteri cinese l'accordo potrebbe essere gradito, magari per ingraziarsi l'opinione pubblica mondiale nel contesto di un difficile braccio di ferro sui dazi in corso con gli Stati Uniti. Una guerra, questa, che è sì commerciale, ma ha orizzonti più ampi di natura militare per il controllo dell'Oceano Pacifico tra le due superpotenze. Però ci sono altri organi del regime, quelli che sono più a diretto contatto con la vita quotidiana dei cinesi, tra cui appunto l'Associazione patriottica, il ministero degli Affari religiosi e il Fronte unito, che del controllo degli spazi spirituali hanno fatto un affare piuttosto ingente e che difficilmente saranno disposti a mollare. A ciò si aggiungano le difficoltà di Xi Jinping all'interno del partito: anche volendo considerare una volontà da parte sua di firmare l'accordo con la delegazione vaticana, il presidente cinese dovrà pensarci bene per evitare di ferire la sensibilità di molti compagni pronti a toglierselo di torno. Ecco perché l'ennesimo annuncio di un imminente accordo potrebbe concludersi con un nulla di fatto, nonostante il Vaticano.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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(iStock)
Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
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