2025-04-06
Attacco delle toghe al dl Sicurezza, adesso è scontro pure con i poliziotti
L’Anm spara sul provvedimento del governo: «Messaggio inquietante». Ma il Coisp plaude e replica: «Non c’è nessuna deriva autoritaria». Calderone (Fi): «Ancora un’interferenza istituzionale».Con il Decreto sicurezza appena sfornato l’Associazione nazionale magistrati ha sentito il bisogno di intervenire. Non con osservazioni tecniche o con richieste di chiarimento, ma con un duro attacco politico che supera i confini istituzionali. Il segretario generale Rocco Maruotti, durante il Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe se ne è uscito con un «è inquietante il messaggio del Dl sicurezza». Ed ecco la sua esegesi delle norme: «Sembra avere solo un duplice obiettivo, da un lato, creare nella collettività un problema che non esiste, dall’altro, tentare di porre le basi per la repressione del dissenso». Anche il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, si è subito esposto: «Si tratta di un provvedimento molto complesso, destinato ad avere un consenso anche molto forte da parte di alcuni cittadini e un forte dissenso da parte di altri. Non ha mezze misure. Interviene su alcuni settori dell’ordine pubblico, accontentando il desiderio di una parte della cittadinanza. Ma per certi aspetti contiene misure molto restrittive, quasi punitive, che susciteranno inevitabilmente sentimenti opposti. Credo che porterà non pochi problemi interpretativi, anche applicativi».La reazione del mondo politico non si è fatta attendere. «Dall’Anm l’ennesimo sciagurato attacco alla politica. Rispetti l’autonomia di governo e Parlamento», è la secca risposta del vicesegretario della Lega Andrea Crippa. L’intervento del sindacato dei magistrati è stato preso come «una invasione di campo» dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari: «Non spetta all’Anm alcun potere di veto sulle scelte dell’esecutivo, che in questo caso erano peraltro già state ampiamente vagliate dal Parlamento. Chi critica potrebbe proporre soluzioni, invece di sottovalutare istanze sociali diffuse in tutto il Paese. Gli italiani hanno chiesto più sicurezza e più tutele, per loro stessi e per le forze dell’ordine. Nessuno si sorprenda se governo e Parlamento sono al lavoro per dare risposte». Sulla stessa linea il capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera Tommaso Calderone: «Ancora una inammissibile interferenza istituzionale. Il segretario dell’Anm si scaglia contro il decreto Sicurezza con affermazioni molto gravi. Si stenta a credere. Qualcuno gli spieghi che le leggi le scrive il Parlamento. Vadano nelle aule a smaltire l’arretrato e ad applicare le leggi che scrive il Parlamento, invece di andare sui territori. I cittadini sarebbero più contenti, soprattutto quelli che attendono giustizia da anni». Il decreto, infatti, trova l’appoggio di chi ogni giorno lavora in prima linea. «Non è una stretta autoritaria e men che meno un provvedimento punitivo», afferma il segretario del Coisp Domenico Pianese, aggiungendo: «Le nuove norme (flagranza differita, aggravanti per le aggressioni agli agenti, Daspo urbano, lotta alle occupazioni abusive) non tolgono diritti, ma li ristabiliscono». Poi risponde agli attacchi delle toghe: «Il segretario dell’Anm ha parlato di un decreto «inquietante». Ma a essere inquietante è che in un Paese democratico si consenta di aggredire agenti in servizio e che a questi aggressori venga garantita, nei fatti, una sostanziale impunità. È inquietante che un cittadino si veda occupare abusivamente la propria abitazione senza che la polizia abbia gli strumenti per intervenire tempestivamente. È inquietante che una persona subisca un furto, vada a sporgere denuncia e il ladro, pur arrestato, esca dal commissariato prima di lui». E infine: «Un passaggio che per noi ha un valore concreto», sottolinea Pianese, «è quello sull’aumento dei fondi per la tutela legale degli agenti, un sostegno economico reale per chi finisce sotto processo dopo un intervento in servizio». «Plaudiamo con convinzione alle misure del Decreto Sicurezza in favore della polizia penitenziaria», afferma il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci. Anche l’Associazione dei funzionari di polizia ha accolto «con favore» l’approvazione del decreto, che, secondo il segretario Enzo Letizia «introduce misure significative a tutela delle forze dell’ordine». E per Valter Mazzetti, segretario generale Fsp, «con il Decreto sicurezza il governo Meloni dimostra, con determinazione, di saper fare scelte coraggiose». Dalle opposizioni le reazioni sono particolarmente accese. «Il ddl Sicurezza era una porcata e il decreto resta una porcata, anzi la aggrava», afferma Peppe De Cristofaro, capogruppo dell’Alleanza dei Verdi e Sinistra. Mentre Francesco Boccia, capogruppo al Senato del Pd, denuncia «un populismo penale che cavalca le paure dei cittadini affrontandole con il fumo della propaganda securitaria». La posizione è condivisa dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti, che in una nota attacca: «Negando il dissenso e reprimendo forme di manifestazione pacifica si spinge chiunque si trovi in una situazione di svantaggio a non sentirsi più legato da alcun patto sociale, con il rischio di conseguenze gravi per la convivenza democratica». Al di là delle posizioni di bandiera, però, c’è la realtà. E a ricordarlo c’è l’ennesima aggressione in un istituto di pena. Ieri a Prato due agenti della penitenziaria sono stati aggrediti da un detenuto durante un video colloquio. L’uomo, sorpreso mentre tentava di manomettere il dispositivo di comunicazione, ha reagito con violenza, colpendo gli agenti (che sono finiti in ospedale) con spintoni e con una sedia. Il Sappe, che ha denunciato l’episodio, ricorda «l’escalation di violenza» che sti sta registrando e sottolinea che il «personale è stremato». Il segretario toscano Francesco Oliviero e quello nazionale Donato Capece chiedono un intervento urgente del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La prova che nel Paese in cui si aggrediscono gli agenti ciò che è inquietante non è il decreto, ma la realtà.