True
2025-05-30
«And just like that», al via su Sky il terzo capitolo del sequel di «Sex and the City»
True
«And just like that» (Sky)
Quando, nel 2021, And just like that ha fatto il proprio esordio televisivo, il rischio di rovinare per sempre quel che era stato, di compromettere l'unicità di Sex and the City, non era alto, di più. Così concreto e tangibile da aver spinto una fra le sue protagoniste a desistere. Kim Cattrall non avrebbe preso parte al revival. «Ci vuole saggezza per sapere quando è abbastanza», aveva dichiarato a Variety l'intramontabile Samantha Jones, aggiungendo - non senza una certa punta di giudizio - che «Tutto deve evolvere, altrimenti muore. Non volevo compromettere ciò che la serie è stata per me».
Perciò, And just like that, sequel ex post di uno show che ha fatto la storia, è stato creato senza di lei. L'hanno ricollocata a Londra, senza mai mostrarne il volto, alludendo - negli episodi del revival - a una lite con l'amica di sempre, con Carrie Bradshaw. Poi, più nulla. Un'altra trama è stata fatta, nuove amiche sono state introdotte, nuovi amori. E, sorprendentemente, il miscuglio di vecchio e nuovo, l'amarcord ridipinto su una New York in costante evoluzione, ha funzionato.
And just like that, sulla piattaforma statunitense che l'ha prodotto e trasmesso, è diventato, al suo debutto, lo show più visto di sempre. Un dato, questo, che ha spinto la Hbo Max a rinnovarlo prima ancora che la stagione d'esordio avesse modo di finire. Il revival di Sex and the City, con le sue protagoniste ormai cinquantenni, ha avuto un secondo capitolo. Il terzo, invece, debutterà su Sky nella prima serata di venerdì 30 maggio: un episodio a settimana, per arrivare - dopo tre mesi - al gran finale, previsto il 15 agosto prossimo. «Sembra davvero una stagione immensa, solida ed eccitante. Abbiamo cercato di mettervi all'interno tante storie interessanti, di dare ai nuovi personaggi la possibilità di trovare un posto che finalmente sia loro. C'è crescita da parte dei volti nuovi, e anche Carrie ha una sua trama meravigliosa. La storia è ricca di colpi di scena, piccoli e grandi, e stiamo provando ad inserire alcune idee straordinarie, che possano essere specchio di questi momenti di cambiamento. Alcuni dei personaggi maschili, poi, sono tornati, altri sono nuovi», ha cercato di sintetizzare Sarah Jessica Parker, impeccabile nei panni di Carrie Bradshaw come lo è stata allora, come fossero ancora i primi anni Duemila.
La Parker, che dello show è anche produttrice esecutiva, ha ripreso il proprio ruolo di ape regina. Ancora una volta, è l'anima della serie, la donna capace di tenere insieme il suo nucleo di amiche, di dar loro uno scopo, un orizzonte. Mr. Big, però, non è più al suo fianco. Al suo posto, c'è Aidan, l'Aidan di Sex and the City, il volto un po' invecchiato di John Corbett. Carrie ha deciso di dargli una seconda chance, ignorando il cinismo di chi sostenga le minestre riscaldate non siano un granché. C'è voglia di leggerezza, in Carrie, lo stesso brio che si respirava in Sex and the City, quando New York era diversa, le amiche in cerca di un'identità. Lo spirito è immutato, a cambiare in And just like that è solo la cornice, la vita di chi è rimasto, quella di Carrie, quella di Miranda (Cynthia Nixon), di Charlotte (Kristin Davis). Charlotte, una volta coronato il sogno della maternità, ha deciso di darsi una seconda occasione e tornare a lavorare. Miranda ha lasciato Che, la donna comparsa al suo fianco nella prima stagione del revival. Perché lo abbia fatto è questione ancora dibattuta. L'interprete di Che, Sara Ramìrez, ha lamentato di essere stata licenziata dalla produzione dopo essersi esposta pubblicamente in favore della Palestina e di Gaza. La produzione ha smentito. L'idea di epurare Che sarebbe nata dal fatto che il personaggio non avesse fatto breccia. Cosa, questa, sfruttata per imprimere a Miranda una svolta queer, meno retorica di quanto il proclama potrebbe suonare. And just like that, in fin dei conti, ha saputo riprendere dove Sex and the City aveva lasciato, tenendo fede allo spirito del tempo, alle innovazioni, al pionierismo di una serie che si è riusciti a rispettare. Per fortuna.
Continua a leggereRiduci
Il revival di Sex and the City, con le sue protagoniste ormai cinquantenni, ha avuto un secondo capitolo. Il terzo, invece, debutterà su Sky nella prima serata di venerdì 30 maggio: un episodio a settimana, per arrivare - dopo tre mesi - al gran finale, previsto il 15 agosto prossimo.Quando, nel 2021, And just like that ha fatto il proprio esordio televisivo, il rischio di rovinare per sempre quel che era stato, di compromettere l'unicità di Sex and the City, non era alto, di più. Così concreto e tangibile da aver spinto una fra le sue protagoniste a desistere. Kim Cattrall non avrebbe preso parte al revival. «Ci vuole saggezza per sapere quando è abbastanza», aveva dichiarato a Variety l'intramontabile Samantha Jones, aggiungendo - non senza una certa punta di giudizio - che «Tutto deve evolvere, altrimenti muore. Non volevo compromettere ciò che la serie è stata per me».Perciò, And just like that, sequel ex post di uno show che ha fatto la storia, è stato creato senza di lei. L'hanno ricollocata a Londra, senza mai mostrarne il volto, alludendo - negli episodi del revival - a una lite con l'amica di sempre, con Carrie Bradshaw. Poi, più nulla. Un'altra trama è stata fatta, nuove amiche sono state introdotte, nuovi amori. E, sorprendentemente, il miscuglio di vecchio e nuovo, l'amarcord ridipinto su una New York in costante evoluzione, ha funzionato.And just like that, sulla piattaforma statunitense che l'ha prodotto e trasmesso, è diventato, al suo debutto, lo show più visto di sempre. Un dato, questo, che ha spinto la Hbo Max a rinnovarlo prima ancora che la stagione d'esordio avesse modo di finire. Il revival di Sex and the City, con le sue protagoniste ormai cinquantenni, ha avuto un secondo capitolo. Il terzo, invece, debutterà su Sky nella prima serata di venerdì 30 maggio: un episodio a settimana, per arrivare - dopo tre mesi - al gran finale, previsto il 15 agosto prossimo. «Sembra davvero una stagione immensa, solida ed eccitante. Abbiamo cercato di mettervi all'interno tante storie interessanti, di dare ai nuovi personaggi la possibilità di trovare un posto che finalmente sia loro. C'è crescita da parte dei volti nuovi, e anche Carrie ha una sua trama meravigliosa. La storia è ricca di colpi di scena, piccoli e grandi, e stiamo provando ad inserire alcune idee straordinarie, che possano essere specchio di questi momenti di cambiamento. Alcuni dei personaggi maschili, poi, sono tornati, altri sono nuovi», ha cercato di sintetizzare Sarah Jessica Parker, impeccabile nei panni di Carrie Bradshaw come lo è stata allora, come fossero ancora i primi anni Duemila.La Parker, che dello show è anche produttrice esecutiva, ha ripreso il proprio ruolo di ape regina. Ancora una volta, è l'anima della serie, la donna capace di tenere insieme il suo nucleo di amiche, di dar loro uno scopo, un orizzonte. Mr. Big, però, non è più al suo fianco. Al suo posto, c'è Aidan, l'Aidan di Sex and the City, il volto un po' invecchiato di John Corbett. Carrie ha deciso di dargli una seconda chance, ignorando il cinismo di chi sostenga le minestre riscaldate non siano un granché. C'è voglia di leggerezza, in Carrie, lo stesso brio che si respirava in Sex and the City, quando New York era diversa, le amiche in cerca di un'identità. Lo spirito è immutato, a cambiare in And just like that è solo la cornice, la vita di chi è rimasto, quella di Carrie, quella di Miranda (Cynthia Nixon), di Charlotte (Kristin Davis). Charlotte, una volta coronato il sogno della maternità, ha deciso di darsi una seconda occasione e tornare a lavorare. Miranda ha lasciato Che, la donna comparsa al suo fianco nella prima stagione del revival. Perché lo abbia fatto è questione ancora dibattuta. L'interprete di Che, Sara Ramìrez, ha lamentato di essere stata licenziata dalla produzione dopo essersi esposta pubblicamente in favore della Palestina e di Gaza. La produzione ha smentito. L'idea di epurare Che sarebbe nata dal fatto che il personaggio non avesse fatto breccia. Cosa, questa, sfruttata per imprimere a Miranda una svolta queer, meno retorica di quanto il proclama potrebbe suonare. And just like that, in fin dei conti, ha saputo riprendere dove Sex and the City aveva lasciato, tenendo fede allo spirito del tempo, alle innovazioni, al pionierismo di una serie che si è riusciti a rispettare. Per fortuna.
«Gina Lollobrigida - Diva Contesa» (HBO Max)
Soprattutto, è un tentativo di capire cos'abbia segnato gli ultimi momenti della sua esistenza e cosa abbia portato all'esplosione mediatica di quel che, poi, è stato ribattezzato come vero «caso». La serie televisiva, tre episodi disponibili online a partire da venerdì 3 aprile, percorre veloce l'epoca dei fasti, quasi ad averne bisogno come contrappunto. Come alibi, come a dire che non è sempre stato così, che un'alternativa, una finestra in cui la Lollo sia stato altro, c'è stata, splendida e ampia. Gli esordi, il cinema, la consacrazione a diva. Poi, verso la fine, l'involuzione. E, nel mezzo, una riflessione sulla fama, gioie e dolori.
Gina Lollobrigida - Diva Contesa, pur restituendo un'immagine vivida dell'attrice, corre veloce fino agli anni precedenti la sua morte. Quelli in cui Javier Rigau, imprenditore spagnolo che si dice abbia frequentato la Lollo sin dal 1976, dai suoi quindici anni contro i quarantanove di lei, ha provato a vendersi come marito dell'attrice, cercando parimenti di allungare le mani sul suo patrimonio. Lo spagnolo, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al 2006, quando la diva ha reso nota l'intenzione di voler convolare a nozze, avrebbe sposato l'attrice per procura, il 29 novembre 2011. Avrebbe, perché la Lollobrigida in seguito ha dichiarato di non aver mai delegato le proprie funzioni.
Dunque, l'intervento di Papa Francesco, che nel 2019 ha chiesto alla Sacra Rota di annullare il matrimonio, definito inesistente. Rigau non avrebbe mai ricoperto il ruolo di marito. Eppure, negli anni, sarebbe riuscito a instaurare un ottimo rapporto con il figlio dell'attrice, Milko Skofic. Ed è con lui che, alla morte dell'amata, avvenuta il 16 gennaio 2023, ha polemizzato. La ripartizione dei beni della diva, stimati tra i dieci e i venti milioni di valore, sarebbe stata ingiusta. Di qui, la richiesta di avere oltre un milione di euro di eredità. Una richiesta giudicata folle e sconsiderata da Andrea Piazzolla, assistente di Gina Lollobrigida. Sono stati questi tre uomini, Rigau, Piazzolla e Skofic, a mettere in piedi il gran caso della diva contesa, ciascuno promettendo e strepitando di conoscerla meglio degli altri e di loro amarla. Sono stati loro ad accusarsi, reciprocamente, di plagio e ruberie, di truffa, senza però arrivare ad un dunque. Rigau, che da quel gennaio 2023 reclama il ruolo di vedovo ufficiale, è stato escluso dal testamento della Lollo, la quale ha deciso, invece, di lasciare metà del suo patrimonio al figlio, metà all'assistente.
Nulla di sindacabile, sulla carta. Peccato, però, che negli anni i beni dell'attrice si siano notevolmente ridotti. Quel tesoretto di dieci-venti milioni di euro, comprensivo dell'arcinota e magnifica villa sull'Appia Antica, è stato eroso, lasciando spazio a debiti e ombre. Piazzolla, nel frattempo, è stato condannato per aver sottratto alla diva parti consistenti del suo patrimonio, negli anni compresi fra il 2013 e il 2018. Ma la condanna non lo ha portato a perdere i propri diritti sul lascito della Lollobrigida, conteso come da titolo dello show.
Continua a leggereRiduci