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Anche i guerrafondai scoprono il compromesso

Anche i guerrafondai scoprono il compromesso
Volodymyr Zelensky (Ansa)

Premesso che le notizie in arrivo da Ucraina e Russia vanno prese con le pinze, perché la disinformatia è nata e cresciuta con l’impero sovietico - e dunque da quelle parti si fa fatica a distinguere il vero dal falso - in queste ore si discute molto di tregua. Alcuni siti parlano addirittura di una proposta di pace inviata da Volodymyr Zelensky a Vladimir Putin tramite l’ex patron del Chelsea, Roman Abramovich. In base a queste notizie, il presidente ucraino sarebbe disposto a certe condizioni a garantire la neutralità del suo Paese, accettando di non entrare nella Nato e nemmeno nella Ue. Non solo, Zelensky avrebbe fatto qualche apertura pure sulla Crimea e sul Donbass: non sappiamo in cosa consista lo spiraglio, ma è possibile che sia possibile una rinuncia, per lo meno parziale, dei diritti vantati da Kiev (...)

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Un bimbo dal cuore bruciato, due pareri medici
(iStock)
Le condizioni del piccolo, che si trova in coma farmacologico, continuano a essere gravi ma stabili. Secondo il Bambino Gesù, Tommasino non è trapiantabile ma l’ospedale Monaldi la pensa diversamente: «Resta in lista d’attesa». Cruciali le prossime ore.

Il tempo scorre inesorabile e, a fatica, il cuore del piccolo Tommasino continua a battere attaccato a una macchina. Mentre i riflettori nazionali sono puntati sul caso del «trapianto sbagliato», nei corridoi dell’ospedale Monaldi di Napoli c’è un bimbo di due anni che sta lottando tra la vita e la morte e c’è una famiglia intera che vive ore di angoscia e dolore. Il piccolo, da oltre cinquanta giorni, è collegato a una macchina cuore-polmone dopo aver subito il trapianto di un cuore «bruciato».

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La Procura vaglia le chat dei sanitari. Il dem De Pascale corre a difenderli
Michele De Pascale (Ansa)
Pure il sindaco di Ravenna, del Pd, vicino agli indagati: «Dai ministri parole incaute».

«Stranieri irregolari», «rimpatrio», «Cpr», «inidoneità», «certificato», «parere negativo», «patologie acute», «patologie croniche». L’elenco di target da ricercare all’interno del materiale digitale sequestrato ai sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ferrara, indagati per falso ideologico continuato in concorso, è ampio.

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Milano-Cortina, San Valentino nero: gli azzurri floppano. Rimandata la caccia al record di medaglie
Gli svizzeri Marco Odermatt e Loic Meillard applaudono il brasiliano Lucas Pinheiro-Braathen durante la cerimonia di premiazione per lo slalom Gigante maschile delle gare di sci alpino ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Alex Vinatzer e Giovanni Franzoni giù dal podio, così come il predestinato americano Ilia Malinin sui pattini. Il Brasile invece fa l’impresa con l'oro storico di Luca Pinheiro-Braaten nel Gigante maschile di sci.

Lassù a Bormio il flop azzurro è Gigante, paradigma di un sabato nero. In attesa dell’urlo di Pietro Sighel nella notte dello Short Track (quando il giornale chiude, lui non ha ancora calzato i suoi pattini rossi) il medagliere è fermo a 18, ghiacciato come uno stoccafisso nell’ottavo giorno di Olimpiade. Sulla Stelvio nevica in alto, piove in basso e nel clima da tregenda gli italiani finiscono dispersi. A conferma che fra i pali quest’anno non è aria, Alex Vinatzer è 11º nella prima manche ed esce nella seconda mentre affronta il muro.

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Michele Fumarola: «Non delocalizziamo, siamo made in Italy. Il mercato ci premia»
Michele Fumarola
Il creatore dei pantaloni Berwich: «Manteniamo il controllo su tutte le fasi di produzione. Vogliamo conquistare l’America».

Berwich è un marchio che racconta una storia di famiglia, territorio e savoir-faire italiano. Nato nel 2008 in Valle d’Itria, cuore pulsante della manifattura tessile pugliese, il brand affonda le sue radici nell’esperienza quasi cinquantennale di I.co.man 2000 srl, azienda fondata nel 1977 da Michele Fumarola e Anna Mansueto. Da una piccola bottega di confezione a un ciclo produttivo completamente integrato, Berwich è oggi un punto di riferimento nel panorama dei pantaloni made in Italy, capace di coniugare tradizione sartoriale, ricerca stilistica e manifattura responsabile. E la prima domanda a Michele Fumarola si concentra proprio su questo straordinario patrimonio di know-how e a come si riflette oggi nel prodotto finale.

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