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2019-07-28
Altri tre bambini tornano dai loro genitori
Ansa
Altri tre bambini affidati dai servizi sociali a breve torneranno dal loro papà. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni di Bologna che, a seguito dell'inchiesta «Angeli e demoni» sugli affidi illeciti nel comune di Bibbiano e di quelli della Val d'Enza, ha «riabilitato» un padre. I tre minori potranno così tornare da loro genitore dopo erano stati affidati inizialmente ai servizi sociali Val d'Enza, coinvolti appunto nell'inchiesta.
I giudici hanno deciso di revocare l'ordine di allontanamento dalla casa familiare e di affidamento dei tre al servizio sociale, così come la regolamentazione dei loro rapporti con il padre in forma protetta dal momento che costui, recita il provvedimento, «ha manifestato una condotta adeguata e idonee competenze nella relazione con i propri figli durante gli incontri organizzati dal servizio sociale».
Di conseguenza per i magistrati - che hanno accolto le istanze presentate dai legali difensori dei genitori, gli avvocati Domenico Morace, Chiara Dore ed Elena Maria Guarini - sono «venute meno le ragioni di pregiudizio» che avevano portato all'allontanamento. Così, dopo la notizia degli altri quattro bambini tornati nelle loro case, sale a sette il numero dei figli restituiti ai genitori nell'ambito di quest'inchiesta.
Intanto, dall'Emilia Romagna scossa da un terremoto che al momento vede indagate 29 persone, di cui tre sindaci o ex sindaci, arriva anche un'altra notizia. Il consiglio regionale, su proposta del presidente Stefano Bonaccini, ha infatti ufficialmente istituito una commissione di inchiesta sul sistema di tutela dei minori i cui lavori avranno termine con la legislatura. Si tratta di una decisione politica maturata dopo l'esplosione dell'inchiesta e salutata da Bonaccini come la prova che «è la Regione Emilia Romagna la prima che vuole verità e chiarezza sulla vicenda della Val d'Enza».
Ciò nonostante, se da un lato questo dovrebbe aiutare a far chiarezza su un sistema di abusi e opacità, dall'altro è tutto da vedere che possa servire effettivamente a qualcosa. Ad alimentare sospetti di dubbia utilità dell'iniziativa c'è quanto riportato nei giorni scorsi dalla Verità, ossia la composizione di una commissione i cui membri, fino ad oggi, hanno non solo lavorato nel medesimo ambito ma pure, come se non bastasse, nello stesso territorio di coloro dei quali ora sono chiamati a dare un giudizio.
In pratica la prossimità tra controllori e controllati, per così dire, è davvero troppo lampante per lasciar immaginare che questa commissione possa davvero aiutare le indagini approdando a delle conclusioni utili a far chiarezza su quanto, per anni, è avvenuto in Val d'Enza in virtù di un sistema fatto di agganci, complicità e parentele politiche.
A ogni modo, mentre la politica regionale si è attivata dichiarandosi pronta a volerci vedere chiaro, là dove tutto è deflagrato, a Bibbiano il clima rimane a dir poco incandescente. Prova ne sia che il Pd locale, a partire dalla propria sede, è bersagliato di attacchi continui, che non accennano a diminuire e che, anzi, sfociano sempre più in aggressioni e minacce. Tanto che nel Comune reggiano, come questo giornale anticipava già ieri, sia la sede del Pd sia quella dei servizi sociali, sita nella frazione di Barco, sono ormai pattugliate 24 su 24 da carabinieri e polizia.
Una conferma della tensione palpabile che si respira in questi giorni a Bibbiano arriva dalle parole del segretario locale del Pd, Stefano Marazzi, il quale ha dichiarato che «ora, oltre alle offese e alle minacce sui social network, arrivano anche le lettere anonime». «E quest'ultima», sottolinea Marazzi, «è la cosa più preoccupante, perché se uno si prende la briga di scrivere una lettera, affrancarla e spedirla, è proprio intenzionato a colpirti».
Secondo il segretario del circolo piddino locale, la maggior parte delle minacce e delle intimidazioni non arrivano da Bibbiano, bensì da fuori. Tuttavia ciò non toglie come vi sia grande preoccupazione, soprattutto in vista di quello che potrebbe accadere alla festa in programma per l'8 agosto. «Noi come sempre nelle nostra festa ci affidiamo a dei professionisti alle guardie giurate, anche per vigilare sulle attrezzature», ha spiegato Marazzi al Resto del Carlino, «ma quest'anno ovviamente la vigilanza sarà aumentata, ed inizierà diversi giorni prima delle festa e terminerà e terminerà alcuni giorni dopo la fine».
Il clima rimane insomma davvero pesante, e adesso al Pd dell'Emilia Romagna non resta che la neocostituita commissione d'inchiesta regionale sul sistema di tutela dei minori per cercare di chiamarsi fuori - anche, anzi soprattutto a livello d'immagine - dal vortice giudiziario di «Angeli e demoni». Ed è il motivo per cui lo scandalo di Bibbiano, dopo settimane, continua a pesare come un macigno per la sinistra, e non solo per quello locale.
Giuliano Guzzo
Lo Stato non capisce la psicologia e per questo produce disastri
In un precedente articolo ho commesso un errore: ho affermato che gli psicologi della onlus Hansel e Gretel non avevano fatto il corso Emdr (la terapia basata sulla famosa «macchinetta dei ricordi»). Avevo trovato questa informazione su Internet e, sbagliando, non ho verificato.
Anzi: ho verificato sul sito dell'associazione Emdr e non ho trovato il nome di Claudio Foti. Mi sono resa conto due giorni dopo di un errore del sito che rispondeva nome non trovato a qualsiasi nome. Leggo sul Cv di Foti che invece ha fatto il corso. Mi scuso per l'errore che sto correggendo.
Leggo però anche che Claudio Foti non ha la laurea in psicologia. Ha una laurea in lettere presa in 8 anni, nel doppio quindi del tempo corretto, presa in anni in cui la facoltà di psicologia esisteva. Nonostante la mancanza di un titolo accademico e quindi degli studi necessari, Foti ha fatto lo psicologo fai da te. Una bizzarra legge del 1989 invece di punire gli psicologi fai da te che hanno esercitato senza le conoscenze necessarie, senza una costruzione culturale decente, dato che già lavoravano, li ha, con una discutibile sanatoria, equiparati ai professionisti seri che prima di correre il rischio di fare danni, si sono sobbarcati di veri studi universitari di psicologia. Il concetto è stato «poverini, stanno già lavorando (magari facendo disastri), stanno già guadagnando, hanno famiglia: non creiamo disoccupati e inventiamoci che la laurea in lettere o altri valga come quella in psicologia, dichiariamo anche implicitamente che la laurea in psicologia vale poco, in fondo sono solo chiacchiere, è sostituibile da qualsiasi cosa». Nei film comici dove c'è lo scambio di persona, il falso professionista si finge psicologo non neurochirurgo. Tutti psicologi. Molti pensano che la psicologia, basata sulla parola, sia innocua. La psicologia, al contrario proprio perché basata sulla parola, può fare danni e sono danni atroci.
Foti quindi, come molti altri, ha esercitato la funzione di psicologo senza che una laurea garantisse la preparazione minima necessaria, per una legge molto discutibile dello Stato italiano. Pazienza, non è stato il solo, è andata così. Ringraziamo i legislatori. Il meglio però deve ancora venire.
Foti, come riporta Antonucci sul Foglio del 24 luglio, è stato relatore di incontri di studio promossi dal Consiglio superiore della magistratura, per bel 7 anni, 1990, 2001, 2003, dal 2006 al 2009. Alcuni di questi corsi sono stati riservati ai magistrati in tirocinio. Il Csm non aveva niente di meglio che un laureato in lettere per fargli organizzare corsi di formazione pagati con i soldi pubblici.
In qualsiasi situazione decente in cui si sposta denaro pubblico, si fa un bando. Il Italia ci sono magnifici professionisti, strepitosi docenti universitari con la doppia preparazione di psicologo e criminologo, non si poteva scegliere uno di loro? C'è stato un bando, come dovrebbe esserci, come è stato possibile prendere un laureato in lettere? Se non c'è stato un bando, perché è stato scelto un laureato in lettere? Cosa è stato detto in questi corsi? Foti cita una pubblicazione Paola Di Blasio e Roberta Vitali dove si afferma che non è dimostrata la possibilità di istillare un falso ricordo, a meno che non fosse plausibile. Posso istillare in un bambino il falso ricordo che il nonno lo ha accompagnato a scuola mentre lo ha accompagnato la mamma. Ma è plausibile essere accompagnato dal nonno. Questa teoria - non è possibile istillare un falso ricordo a meno che non sia plausibile - è purtroppo contraddetta da tutta la letteratura internazionale, è purtroppo contraddetta dal fenomeno delle allucinazioni di massa e dell'isterismo di massa che è basato sullo stesso meccanismo mentale. Falsi ricordi son stati istillati nelle menti degli aviatori americani prigionieri nella guerra di Corea che al ritorno hanno giudiziosamente confessato di aver gettato armi biologiche, salvo dare informazioni assurde su come erano fatte.
Come si istilla una falsa memoria? Deve esserci una fortissima correlazione empatica tra instillatore e vittima, un rapporto empatico a 360 gradi per usare le parole con cui Foti indica il buon ascolto, l'aviatore prigioniero è spaventato, dolente e separato dalla madre patria («a loro di te non importa niente»), il bambino è spaventato, dolente separato dai genitori («a loro di te non importa niente») , davanti a lui c'è l'instillatore di false memorie, in inglese handler, l'unica persona che lui ha a mondo, qualcuno che lo ama.
Rapporto empatico a 360 gradi. Perché i corsi per magistrati sono stati fatti da persone che negano l'evidenza scientifica (e storica) della realtà delle false memorie? Tutta la Cismai, l'associazione di assistenti sociali e psicologi che dà la caccia agli abusi in famiglia condivide lo stesso principio ascientifico. Qualsiasi esperto serio vi spiegherà che la mente del bambino che ha subito un trauma da abuso equivale a una scena del crimine e va trattata badando a non alterarla. Tutte le perizie fatte da Foti si sono concluse con l'assoluzione degli imputati, perché gli interrogatori dei bambini erano senza valore. Le alternative sono due: o erano tutti innocenti e allora sono stati perseguitati innocenti, oppure, se, come sostiene Foti, qualche colpevole c'era, l'aver inquinato assurdamente la scena del crimine, la mente del bambino con interrogatori fatti fuori dalle regole, che possono creare falsi positivi, ha premesso a colpevoli di cavarsela. Possibile che lo stato italiano non abbia professionisti in grado di fare interrogatori in maniera corretta cui dare denaro pubblico? La Cismai segue un criterio ascientifico, non è possibile creare false memorie: perché continua a essere un riferimento?
Un'ultima informazione: la mente inconscia non distingue il vero dal falso. Un bambino che creda di aver subito un abuso è traumatizzato come qualcuno che lo abbia subito. Un ultimo consiglio alla magistratura italiana: volete perseguire i pedofili? Volete fermarli? Volete salvare innocenti dal dolore, dalla dissociazione mentale? E allora fatelo. Ci sono migliaia di bambini seviziati e abusati nel deep web. E quelli sono abusi veri, dannatamente veri. Con il 2 % del denaro che lo stato italiano ha sperperato per finanziare laureati in lettere cui una legge ha regalato il titolo di psicologo, si fra una squadra di hacker in rado di risalire ai computer originari, per arrivare ai luoghi e trovare i colpevoli e le vittime.
Volete fermare la pedofilia? Applicate la convenzione di Lanzarote e punite l'apologia di pedofilia, anche se arriva dall'intellettuale o dall'uomo politico.
Siete i magistrati di questo Paese. Voi dovete essere i cavalieri, i difensori veri. Diventatelo. Abbiamo bisogno del vostro coraggio.
Silvana De Mari
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Aumentano, in Val d'Enza, i casi di minori affidati ai servizi sociali che riabbracciano le famiglie: sono già sette in totale Intanto, mentre parte una commissione d'inchiesta regionale, i dem continuano a essere piantonati per paura di attacchi.Claudio Foti operava da terapeuta con la laurea in lettere grazie a una legge assurda che ha graziato gli specialisti fai da te E infatti si basava su tesi smentite da tutta la letteratura scientifica.Lo speciale contiene due articoliAltri tre bambini affidati dai servizi sociali a breve torneranno dal loro papà. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni di Bologna che, a seguito dell'inchiesta «Angeli e demoni» sugli affidi illeciti nel comune di Bibbiano e di quelli della Val d'Enza, ha «riabilitato» un padre. I tre minori potranno così tornare da loro genitore dopo erano stati affidati inizialmente ai servizi sociali Val d'Enza, coinvolti appunto nell'inchiesta. I giudici hanno deciso di revocare l'ordine di allontanamento dalla casa familiare e di affidamento dei tre al servizio sociale, così come la regolamentazione dei loro rapporti con il padre in forma protetta dal momento che costui, recita il provvedimento, «ha manifestato una condotta adeguata e idonee competenze nella relazione con i propri figli durante gli incontri organizzati dal servizio sociale». Di conseguenza per i magistrati - che hanno accolto le istanze presentate dai legali difensori dei genitori, gli avvocati Domenico Morace, Chiara Dore ed Elena Maria Guarini - sono «venute meno le ragioni di pregiudizio» che avevano portato all'allontanamento. Così, dopo la notizia degli altri quattro bambini tornati nelle loro case, sale a sette il numero dei figli restituiti ai genitori nell'ambito di quest'inchiesta.Intanto, dall'Emilia Romagna scossa da un terremoto che al momento vede indagate 29 persone, di cui tre sindaci o ex sindaci, arriva anche un'altra notizia. Il consiglio regionale, su proposta del presidente Stefano Bonaccini, ha infatti ufficialmente istituito una commissione di inchiesta sul sistema di tutela dei minori i cui lavori avranno termine con la legislatura. Si tratta di una decisione politica maturata dopo l'esplosione dell'inchiesta e salutata da Bonaccini come la prova che «è la Regione Emilia Romagna la prima che vuole verità e chiarezza sulla vicenda della Val d'Enza».Ciò nonostante, se da un lato questo dovrebbe aiutare a far chiarezza su un sistema di abusi e opacità, dall'altro è tutto da vedere che possa servire effettivamente a qualcosa. Ad alimentare sospetti di dubbia utilità dell'iniziativa c'è quanto riportato nei giorni scorsi dalla Verità, ossia la composizione di una commissione i cui membri, fino ad oggi, hanno non solo lavorato nel medesimo ambito ma pure, come se non bastasse, nello stesso territorio di coloro dei quali ora sono chiamati a dare un giudizio. In pratica la prossimità tra controllori e controllati, per così dire, è davvero troppo lampante per lasciar immaginare che questa commissione possa davvero aiutare le indagini approdando a delle conclusioni utili a far chiarezza su quanto, per anni, è avvenuto in Val d'Enza in virtù di un sistema fatto di agganci, complicità e parentele politiche.A ogni modo, mentre la politica regionale si è attivata dichiarandosi pronta a volerci vedere chiaro, là dove tutto è deflagrato, a Bibbiano il clima rimane a dir poco incandescente. Prova ne sia che il Pd locale, a partire dalla propria sede, è bersagliato di attacchi continui, che non accennano a diminuire e che, anzi, sfociano sempre più in aggressioni e minacce. Tanto che nel Comune reggiano, come questo giornale anticipava già ieri, sia la sede del Pd sia quella dei servizi sociali, sita nella frazione di Barco, sono ormai pattugliate 24 su 24 da carabinieri e polizia. Una conferma della tensione palpabile che si respira in questi giorni a Bibbiano arriva dalle parole del segretario locale del Pd, Stefano Marazzi, il quale ha dichiarato che «ora, oltre alle offese e alle minacce sui social network, arrivano anche le lettere anonime». «E quest'ultima», sottolinea Marazzi, «è la cosa più preoccupante, perché se uno si prende la briga di scrivere una lettera, affrancarla e spedirla, è proprio intenzionato a colpirti».Secondo il segretario del circolo piddino locale, la maggior parte delle minacce e delle intimidazioni non arrivano da Bibbiano, bensì da fuori. Tuttavia ciò non toglie come vi sia grande preoccupazione, soprattutto in vista di quello che potrebbe accadere alla festa in programma per l'8 agosto. «Noi come sempre nelle nostra festa ci affidiamo a dei professionisti alle guardie giurate, anche per vigilare sulle attrezzature», ha spiegato Marazzi al Resto del Carlino, «ma quest'anno ovviamente la vigilanza sarà aumentata, ed inizierà diversi giorni prima delle festa e terminerà e terminerà alcuni giorni dopo la fine».Il clima rimane insomma davvero pesante, e adesso al Pd dell'Emilia Romagna non resta che la neocostituita commissione d'inchiesta regionale sul sistema di tutela dei minori per cercare di chiamarsi fuori - anche, anzi soprattutto a livello d'immagine - dal vortice giudiziario di «Angeli e demoni». Ed è il motivo per cui lo scandalo di Bibbiano, dopo settimane, continua a pesare come un macigno per la sinistra, e non solo per quello locale.Giuliano Guzzo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/altri-tre-bambini-tornano-dai-loro-genitori-2639400211.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-stato-non-capisce-la-psicologia-e-per-questo-produce-disastri" data-post-id="2639400211" data-published-at="1781262881" data-use-pagination="False"> Lo Stato non capisce la psicologia e per questo produce disastri In un precedente articolo ho commesso un errore: ho affermato che gli psicologi della onlus Hansel e Gretel non avevano fatto il corso Emdr (la terapia basata sulla famosa «macchinetta dei ricordi»). Avevo trovato questa informazione su Internet e, sbagliando, non ho verificato. Anzi: ho verificato sul sito dell'associazione Emdr e non ho trovato il nome di Claudio Foti. Mi sono resa conto due giorni dopo di un errore del sito che rispondeva nome non trovato a qualsiasi nome. Leggo sul Cv di Foti che invece ha fatto il corso. Mi scuso per l'errore che sto correggendo. Leggo però anche che Claudio Foti non ha la laurea in psicologia. Ha una laurea in lettere presa in 8 anni, nel doppio quindi del tempo corretto, presa in anni in cui la facoltà di psicologia esisteva. Nonostante la mancanza di un titolo accademico e quindi degli studi necessari, Foti ha fatto lo psicologo fai da te. Una bizzarra legge del 1989 invece di punire gli psicologi fai da te che hanno esercitato senza le conoscenze necessarie, senza una costruzione culturale decente, dato che già lavoravano, li ha, con una discutibile sanatoria, equiparati ai professionisti seri che prima di correre il rischio di fare danni, si sono sobbarcati di veri studi universitari di psicologia. Il concetto è stato «poverini, stanno già lavorando (magari facendo disastri), stanno già guadagnando, hanno famiglia: non creiamo disoccupati e inventiamoci che la laurea in lettere o altri valga come quella in psicologia, dichiariamo anche implicitamente che la laurea in psicologia vale poco, in fondo sono solo chiacchiere, è sostituibile da qualsiasi cosa». Nei film comici dove c'è lo scambio di persona, il falso professionista si finge psicologo non neurochirurgo. Tutti psicologi. Molti pensano che la psicologia, basata sulla parola, sia innocua. La psicologia, al contrario proprio perché basata sulla parola, può fare danni e sono danni atroci. Foti quindi, come molti altri, ha esercitato la funzione di psicologo senza che una laurea garantisse la preparazione minima necessaria, per una legge molto discutibile dello Stato italiano. Pazienza, non è stato il solo, è andata così. Ringraziamo i legislatori. Il meglio però deve ancora venire. Foti, come riporta Antonucci sul Foglio del 24 luglio, è stato relatore di incontri di studio promossi dal Consiglio superiore della magistratura, per bel 7 anni, 1990, 2001, 2003, dal 2006 al 2009. Alcuni di questi corsi sono stati riservati ai magistrati in tirocinio. Il Csm non aveva niente di meglio che un laureato in lettere per fargli organizzare corsi di formazione pagati con i soldi pubblici. In qualsiasi situazione decente in cui si sposta denaro pubblico, si fa un bando. Il Italia ci sono magnifici professionisti, strepitosi docenti universitari con la doppia preparazione di psicologo e criminologo, non si poteva scegliere uno di loro? C'è stato un bando, come dovrebbe esserci, come è stato possibile prendere un laureato in lettere? Se non c'è stato un bando, perché è stato scelto un laureato in lettere? Cosa è stato detto in questi corsi? Foti cita una pubblicazione Paola Di Blasio e Roberta Vitali dove si afferma che non è dimostrata la possibilità di istillare un falso ricordo, a meno che non fosse plausibile. Posso istillare in un bambino il falso ricordo che il nonno lo ha accompagnato a scuola mentre lo ha accompagnato la mamma. Ma è plausibile essere accompagnato dal nonno. Questa teoria - non è possibile istillare un falso ricordo a meno che non sia plausibile - è purtroppo contraddetta da tutta la letteratura internazionale, è purtroppo contraddetta dal fenomeno delle allucinazioni di massa e dell'isterismo di massa che è basato sullo stesso meccanismo mentale. Falsi ricordi son stati istillati nelle menti degli aviatori americani prigionieri nella guerra di Corea che al ritorno hanno giudiziosamente confessato di aver gettato armi biologiche, salvo dare informazioni assurde su come erano fatte. Come si istilla una falsa memoria? Deve esserci una fortissima correlazione empatica tra instillatore e vittima, un rapporto empatico a 360 gradi per usare le parole con cui Foti indica il buon ascolto, l'aviatore prigioniero è spaventato, dolente e separato dalla madre patria («a loro di te non importa niente»), il bambino è spaventato, dolente separato dai genitori («a loro di te non importa niente») , davanti a lui c'è l'instillatore di false memorie, in inglese handler, l'unica persona che lui ha a mondo, qualcuno che lo ama. Rapporto empatico a 360 gradi. Perché i corsi per magistrati sono stati fatti da persone che negano l'evidenza scientifica (e storica) della realtà delle false memorie? Tutta la Cismai, l'associazione di assistenti sociali e psicologi che dà la caccia agli abusi in famiglia condivide lo stesso principio ascientifico. Qualsiasi esperto serio vi spiegherà che la mente del bambino che ha subito un trauma da abuso equivale a una scena del crimine e va trattata badando a non alterarla. Tutte le perizie fatte da Foti si sono concluse con l'assoluzione degli imputati, perché gli interrogatori dei bambini erano senza valore. Le alternative sono due: o erano tutti innocenti e allora sono stati perseguitati innocenti, oppure, se, come sostiene Foti, qualche colpevole c'era, l'aver inquinato assurdamente la scena del crimine, la mente del bambino con interrogatori fatti fuori dalle regole, che possono creare falsi positivi, ha premesso a colpevoli di cavarsela. Possibile che lo stato italiano non abbia professionisti in grado di fare interrogatori in maniera corretta cui dare denaro pubblico? La Cismai segue un criterio ascientifico, non è possibile creare false memorie: perché continua a essere un riferimento? Un'ultima informazione: la mente inconscia non distingue il vero dal falso. Un bambino che creda di aver subito un abuso è traumatizzato come qualcuno che lo abbia subito. Un ultimo consiglio alla magistratura italiana: volete perseguire i pedofili? Volete fermarli? Volete salvare innocenti dal dolore, dalla dissociazione mentale? E allora fatelo. Ci sono migliaia di bambini seviziati e abusati nel deep web. E quelli sono abusi veri, dannatamente veri. Con il 2 % del denaro che lo stato italiano ha sperperato per finanziare laureati in lettere cui una legge ha regalato il titolo di psicologo, si fra una squadra di hacker in rado di risalire ai computer originari, per arrivare ai luoghi e trovare i colpevoli e le vittime. Volete fermare la pedofilia? Applicate la convenzione di Lanzarote e punite l'apologia di pedofilia, anche se arriva dall'intellettuale o dall'uomo politico. Siete i magistrati di questo Paese. Voi dovete essere i cavalieri, i difensori veri. Diventatelo. Abbiamo bisogno del vostro coraggio. Silvana De Mari
Vladimir Putin (Ansa)
Fatto sta che ieri, nelle sue comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno, il presidente del Consiglio, reduce dall’irritante esclusione dal vertice E3 con Volodymyr Zelensky, ha espresso chiaramente la sua preferenza per un’iniziativa diplomatica comune nei confronti di Mosca: «L’Unione europea», ha detto il premier, «deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo». Sia se a guidare le danze fossero gli Stati Uniti da soli, sia se, per le manie di protagonismo di certi leader nazionali, si procedesse «a tentoni, con formati variabili» che producono «frammentazione, confusione, debolezza». «Ma per farlo», ha aggiunto l’inquilina di Palazzo Chigi, «una volta stabilito quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale». È un aspetto su cui si registra una convergenza più rara che unica con Sergio Mattarella, secondo il quale è «molto opportuno che l’Unione europea, nei confronti dell’Ucraina e della Russia, si presenti con una voce sola». Opinione che, non a caso, il presidente ha espresso al pranzo di ieri con il premier. Ma ora che pure Francia, Germania e Regno Unito si sono decisi a intavolare una trattativa, tanto che, ieri, hanno spedito i loro ambasciatori al ministero degli Esteri russo, la sfida complicata è proprio quella di scegliere una figura adatta, che metta d’accordo tutti gli Stati membri dell’Ue e magari pure Londra.
È escluso che l’incarico possa essere ricoperto dall’Alto rappresentante di Bruxelles, Kaja Kallas. Oltranzista nei confronti del Cremlino, nonostante il passato sovietico della sua famiglia, adesso è ulteriormente delegittimata da chi briga per liquidarla, prendendo atto della sua irrilevanza. Il Financial Times ha infatti svelato che Parigi e Berlino, stizzite per l’«inefficacia» del servizio diplomatico Ue, sarebbero pronte a ritrasferire il grosso delle sue competenze alla Commissione, o in capo agli Stati membri. E, soprattutto, a sottrargli un budget da oltre un miliardo di euro. L’autorevolezza per andare da Vladimir Putin, la Kallas non ce l’ha affatto; anzi, la sua parabola certifica che l’Unione europea rimane priva di una politica estera. E questo è un ostacolo serio, se l’obiettivo è raggiungere un accordo ampio, superando le coalizioni ristrette.
A fine maggio, il quotidiano britannico aveva messo in cima alla lista dei potenziali mediatori il sempreverde «nonno» della Repubblica italiana: Mario Draghi. Affidargli un ruolo del genere potrebbe avere un qualche impatto anche sulla successione al Colle, nel 2029. L’ex banchiere potrebbe trovarsi impelagato in un lungo e difficile processo politico, che finirebbe per tenerlo lontano dal Quirinale. Il che lascerebbe campo più libero a un’alternativa più organica al centrodestra - ammettendo che il centrodestra si trovi, fra due anni e mezzo, nella posizione di dare le carte. Addirittura, un eventuale fallimento della mediazione potrebbe bruciare per la seconda volta l’ascesa di Draghi; la prima, era bastata la ricandidatura di Sergio Mattarella. Viceversa, un successo storico lo renderebbe la scelta naturale per subentrare all’attuale capo dello Stato. E la Meloni potrebbe intestarselo, facendo valere i buoni rapporti che ha intrattenuto con il suo predecessore.
Al di là dei risvolti e dei calcoli di politica interna, il limite alla missione di Draghi sarebbero le sue scarse credenziali nei confronti dello zar. La Federazione russa ha mandato segnali contraddittori. Ha biasimato l’Europa per la rinuncia al dialogo, ma poi ha bocciato ogni papabile interlocutore, a eccezione dell’ex cancelliere tedesco socialdemocratico, Gerhard Schröder, che ha il problema opposto: è troppo compromesso con Mosca per avere la fiducia dell’Ue.
Fermo restando che le intenzioni di Putin, come da tradizioni di Oltrecortina, non sono cristalline, e che la Russia potrebbe semplicemente considerare Bruxelles troppo ininfluente per sedersi a un tavolo che verrebbe gestito solo dalle grandi potenze imperiali, un altro ex capo del governo proveniente dalla Germania è stato più volte tirato in ballo: si tratta di Angela Merkel, la principale artefice del vecchio asse Berlino-Mosca, fondato sulle forniture energetiche a basso costo, ma anche responsabile e rea confessa del matrimonio infelice con un «nemico dell’Europa», come lei stessa definì lo zar nel 2024. La Russia, per di più, le rimprovera di aver propiziato gli accordi di Minsk, con cui si pose fine alla prima guerra nel Donbass, dodici anni fa: lungi dall’aver posto le basi per una pace duratura, quei patti, secondo Putin, consentirono a Kiev di beneficiare di una tregua tattica, che l’Ucraina ha utilizzato per prepararsi al successivo scontro con Mosca. Inoltre, meno di un mese fa, la stessa Merkel, pur dicendosi rammaricata perché l’Europa non stava «facendo sufficiente uso del suo potenziale diplomatico», aveva escluso di poter intervenire in prima persona: riferendosi al precedente negoziato, aveva precisato che esso era stato possibile «solo perché avevamo il potere politico, perché eravamo capi di governo. C’è bisogno di quel potere». Lei, ora, è fuori dai giochi.
Gli altri nomi circolati nelle ultime settimane sembrano di secondo piano. E se ciò, da un lato, li libera da eredità pesanti, dall’altro li rende poco credibili al cospetto di Putin: l’ex presidente finlandese, Sauli Niinistö, o il premier in carica, Alexander Stubb. L’inviato europeo, ha concluso ieri Antonio Tajani, «non lo decide né Putin né i Paesi da soli, ma tutta l’Unione europea».
Ci sarebbe, in effetti, da scongiurare l’ipotesi forse più indigeribile: che Emmanuel Macron, in uscita dall’Eliseo, ai giardinetti preferisca una dacia, pur di continuare a nutrire il suo ego.
Per il momento, se l’Ue non ha avuto il coraggio di dissociarsi dai volenterosi («In effetti i negoziati stanno avvenendo in diversi formati, in diversi luoghi, anche a diversi livelli», si è limitata a confermare ieri una portavoce della Commissione), la Russia li ha ricevuti per umiliarli: i membri dell’E3, ha tuonato Maria Zakharova, «stanno perseguendo una linea d’azione volta a impedire la creazione delle condizioni per i negoziati su una pace veramente globale, giusta e duratura». Sicuri ci si debba rammaricare che la Meloni sia uscita dal gruppo?
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Volodymyr Zelensky (Ansa)
Poiché il nodo della difesa aerea è fra i più importanti, l’Unione europea ha aperto al finanziamento dell’acquisto di missili antiaerei e antimissile americani Patriot, stando al portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari: «Se c’è interesse per attrezzature che vanno oltre i droni, siano sistemi antimissile o da difesa aerea, è una possibilità da mettere sul tavolo». A monte, i ripetuti appelli del presidente Volodymir Zelensky per aiuti in difesa aerea.
Fa pensare che, dopo i 6 miliardi di euro per i droni, l’Ue si prepari a pagare nuovi costosi Patriot, sebbene scarsi essendo dirottati nel Golfo Persico per contrastare i missili iraniani. Ma Kiev guarda anche a missili europei, come l’Aster 30 di fabbricazione franco-italiana, coprodotto da industrie fra cui Mbda e la nostra Avio. Un missile con raggio d’azione di 120 km e quota massima di 22 km, imbarcato anche su navi della Marina italiana.
Ne hanno parlato ieri il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e la ministra francese delle Forze armate, Catherine Vautrin. L’Ucraina, dalla notte all’alba, ha affrontato incursioni di 221 droni e due missili balistici Iskander lanciati dai russi. La difesa avrebbe «abbattuto 195 droni», ma molti dei velivoli telecomandati russi non erano Shahed d’attacco, ma tipi usati come esca, dunque per distrarre le difese, come Parodia e Italmas. Inoltre non sono stati intercettati i missili Iskander, che essendo balistici ipersonici sono ardui da fermare. Fra i bersagli, un deposito di locomotive nella regione di Sumy, dove il bombardamento ha ucciso una ferroviera e ha ferito quattro suoi colleghi. I russi affermano di aver conquistato due villaggi, Okhrimivka, nella regione di Kharkiv, e Rozkishne, in quella del Donetsk già per la maggior parte annessa alla Russia. Il sito di mappatura ucraino Deep State non ha finora confermato queste avanzate russe ed è difficile discriminare fra la vera occupazione integrale di un territorio e l’infiltrazione di avanguardie.
L’Ucraina ha colpito con droni l’ennesima raffineria russa, ad Afipsky, dove è scoppiato un incendio. Altri droni hanno ucciso due persone nella parte occupata dai russi della regione di Zaporizhzhia. Altro obiettivo è stato un convoglio di 50 camion militari russi carichi di carburante e munizioni ad Armyansk, in Crimea, dove le forze di Mosca hanno gettato ponti galleggianti. Kiev ha celebrato ieri per la prima volta una festa istituita da Zelensky, la Giornata delle Forze dei Sistemi a pilotaggio remoto. Per l’occasione il presidente ucraino ha affermato che «il 90% delle perdite russe sul campo di battaglia è dovuto ai droni».
E secondo il comandante della Forza droni ucraina, Robert Brovdi, detto «Madyar» («magiaro») perché d’origine ungherese, «dall’inizio del 2026 la forza droni ha ucciso 50.900 militari russi e colpito 176.500 obbiettivi». Brovdi ha spiegato alla Reuters che si sta bombardando l’autostrada Novorossiya per isolare la Crimea dalla Russia: «La campagna ha ridotto di due terzi, nell’ultimo mese, il traffico sull’autostrada Novorossiya, via di rifornimento russa che traversa l’Ucraina meridionale occupata fino alla Crimea. Entro un mese, l’Ucraina avrà il controllo della strada. Isoleremo la Crimea. Colpire i veicoli è facile come sparare alle pernici in un campo aperto». Se i droni sono l’ultimo grido, i vecchi razzi Grad di origine sovietica vengono ancora usati dai soldati di Zelensky, come ieri sul villaggio russo di Belaya Berezka, nella regione di Bryansk, dove è stato ucciso un civile. Installazioni della Marina Russa a Sebastopoli sono stati invece colpiti con missili Neptune di fabbricazione ucraina.
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