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2020-08-24
Con l’allarme Covid negli ospedali saltati 11 milioni di esami clinici
Ansa
Ansia, depressione, sovrappeso, fobie, insonnia. Persone che si barricano in casa e che non vogliono vedere più nessuno, che lasciano per giorni la spesa sul terrazzo nella convinzione di neutralizzare l'eventuale virus, o che hanno cambiato radicalmente alimentazione e ora si nutrono solo di surgelati perché ciò che è fresco è percepito come un veicolo potenziale di contagio. Comportamenti paradossali che stanno cambiando la vita di tanti italiani, sprofondati in un incubo. E non stiamo parlando solo di anziani o individui psicologicamente fragili già prima del Covid. Questi atteggiamenti deformati sono stati riscontrati anche nei quarantenni e addirittura negli stessi medici.
È l'eredità lasciata dal virus e dagli allarmismi eccessivi. Il servizio sanitario nazionale deve fare i conti non solo con il contagio ma anche con gli effetti collaterali della pandemia: nuove patologie ma anche patologie trascurate da chi preferisce non mettere piede in ospedale e rinviare visite ed esami. Un'emergenza nell'emergenza, le cui dimensioni sono ancora difficili da individuare. Nella Web conference «Lockdown vs salute mentale: la tutela del paziente nell'era Covid-19», psichiatri e psicologi hanno stimato che oltre 300.000 persone svilupperanno disturbi psichici, soprattutto tra coloro che hanno meno risorse e meno capacità di adattamento.
Finora la sanità pubblica si è concentrata sulla cura del contagio, sulla ricerca di un vaccino ma c'è un nemico per la nostra salute altrettanto pericoloso. La pandemia sta deformando i comportamenti. In Emilia Romagna, una delle regioni con più casi di contagio, in 10.000 si sono rivolti ai servizi pubblici, chiedendo un sostegno psicologico. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sestante dice che le conseguenze si faranno sentire anche più avanti.
Sono sempre più frequenti le persone che entrano in farmacia per chiedere qualcosa in grado di placare il malessere, il senso di vuoto interiore lasciato dalla prova durissima della pandemia, arrivata all'improvviso. Il sistema sanitario è preparato ad affrontare questi disturbi? È una domanda retorica, la risposta è nei numeri. Il nostro Paese destina alla salute mentale appena il 3,6% dell'intero finanziamento del servizio sanitario nazionale. In Francia, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei le percentuali sono almeno il doppio, spesso superando il 10%.
«Stanno emergendo due reazioni alla pandemia, diametralmente opposte. Ci sono coloro che rimuovo il problema, arrivando a negare addirittura l'esistenza del virus e quelli invece che hanno comportamenti distorti al limite del patologico. I medici di famiglia ci riferiscono di persone che continuano a non voler uscire di casa, che evitano qualsiasi contatto con altri diversi dal nucleo familiare o che vengono in studio allarmati da un semplice colpo di tosse o da due linee di febbre. Sono comportamenti esagerati rispetto al timore di essere contagiati», dice Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, e vicepresidente dell'Ordine dei medici di Roma. «Alcuni ci riferiscono che spruzzano il disinfettate sulla spesa o che la lasciano per giorni in terrazzo. O hanno smesso di mangiare frutta e verdura perché temono di essere stati toccati da persone positive al virus. Anche se cerchiamo di convincerli che stanno esagerando, che è un comportamento anomalo, non ascoltano. Ho alcuni pazienti che hanno perso fino a 15 chili perché hanno cambiato tipo di alimentazione e per la grande e costante agitazione».
Bartoletti rivela che queste fobie hanno coinvolto anche il personale medico. «Ci sono colleghi che sono rimasti talmente impressionati dai decessi tra gli ospedalieri che indossano la mascherina anche quando sono in auto da soli, oppure quando ricevono un paziente si barricano dietro la scrivania. C'è chi ha smesso di frequentare i colleghi».
L'«altro» si rivela un pericolo per la propria sopravvivenza, per salvarsi è bene sfuggire ai rapporti interpersonali generalmente caratterizzati da sentimenti, passioni condivise, impegni sociali e professionali.
Come riportato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell'ultimo Situation report sul coronavirus, le notizie diffuse da media e social media si presentano allarmanti, a volte discordanti dai pareri tecnici, e sollecitano esperienze stressanti tali da incentivare comportamenti inappropriati o addirittura dannosi per la salute fisica e psicologica. L'Oms ha sottolineato che la pandemia è stata accompagnata da un eccesso di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile trovare fonti affidabili. E non mettono in guardia da forme di allarmismo ingiustificato che «possono danneggiare la salute pubblica con forme di falsa prevenzione».
Uno studio coordinato dall'università di Torino e pubblicato sulla rivista The Canadian Journal of Psychiatry rileva che il 69% della popolazione italiana manifesta sintomi legati all'ansia, il 31% legati alla depressione, mentre il 20% ha riferito sintomi da stress post-traumatico. I soggetti più a rischio sono prima di tutto le donne, poi gli individui con bassi livelli di scolarizzazione e quindi coloro che sono entrati in contatto con pazienti malati. Un'altra ricerca, che questa volta viene dagli Usa, ha scandagliato il comportamento dei giovani. Il 13% ha iniziato o ha aumentato l'uso di alcol o di marijuana per far fronte allo stress legato alla pandemia e quasi l'11% dichiara di aver preso seriamente in considerazione il suicidio.
Tornando in Italia, l'ansia ha fatto anche aumentare l'acquisto di medicine. Un rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e realizzato con Osmed, l'osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, indica un incremento della richiesta di farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici e prodotti a base di vitamina D. Di contro c'è un calo della «pillola blu» e dei farmaci utilizzati per dare quell'»aiutino» in più nei rapporti sessuali. La paura sta vincendo sul piacere.
«Adesso i servizi di salute mentale avranno il 30% di pazienti in più»
«Il Covid, il lockdown, hanno lasciato una traccia anche sulle persone psicologicamente più forti ed equilibrate. Sta emergendo un disagio sociale importante che rischia di aggravarsi in autunno quando la popolazione dovrà affrontare la grande crisi economica. Alla paura per il contagio si aggiunge la paura di perdere il lavoro o di affrontare difficoltà finanziarie». Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria, fornisce un dato che dà la risposta: «I servizi di salute mentale d'Italia dovranno occuparsi di 300.000 persone in più, in aggiunta alle 900.000 già in carico». Un incremento di un terzo dei pazienti che rischia di mettere in crisi l'intero sistema di assistenza.
Quali sono gli effetti collaterali del Covid?
«I grossisti di farmaci hanno segnalato che c'è un aumento della richiesta di antidepressivi e ansiolitici. I medici di base si sono trovati a dover gestire un enorme bisogno di rassicurazione dei pazienti. Questo è perfettamente in linea con l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità che indica tra le consegue peggiori della pandemia l'aumento dei disturbi psicosociali, quali insonnia, ansietà, preoccupazione per la salute e per il futuro a causa del peggioramento della situazione economica e il timore che venga messa a rischio la stabilità della cerchia degli affetti più cari».
Il virus ci ha reso tutti più ansiosi?
«La pandemia ha alterato i ritmi di dormiveglia, con conseguenti disturbi dell'alimentazione, dell'attenzione, del movimento, della concentrazione. Nei casi più gravi ci possono essere anche attacchi di panico».
Cioè rischiamo di diventare più grassi e fobici?
«I dipartimenti di salute mentale dovranno affrontare più casi di disturbi alimentari. È stato registrato un aumento di queste situazioni come conseguenza della lunga costrizione in casa. L'azzeramento delle relazioni sociali ha portato alla diffusione di casi di bulimia. E anche al consumo di sostanze psicoattive e di droghe».
Aumento di uso di droghe? E in che modo avveniva il rifornimento durante il lockdown?
«Non dimentichiamoci che durante la quarantena abbiamo passato intere giornate davanti al computer. Facile quindi richiedere la cannabis online».
Le linee di aiuto messe a disposizione dagli specialisti sanitari, per assistere chi ha stati di ansia, non hanno funzionato?
«Sono state poco utilizzate perché le persone hanno paura di essere bollate come portatori di un disagio psichiatrico. Molti hanno temuto che rivolgendosi a un canale ufficiale sarebbero stati inseriti in liste di proscrizione. Di qui la corsa su internet a cercare informazioni».
Vuol dire che è prevalso il 'fai da te' interrogando Google?
«C'è stato un aumento del 46,5% delle richieste di consulenza e di aiuto sanitario ai siti di informazione medica e farmacologica».
Questi disturbi rischiano di influenzare anche il comportamento sul posto di lavoro, quando sarà terminato lo smart working?
«Dobbiamo mettere in conto un aumento del disagio negli uffici per la paura di un secondo lockdown e per l'aggravarsi della crisi economica con conseguente rischio della perdita del lavoro. Questa incertezza, il futuro oscuro rende la normalità assolutamente precaria, con conseguenze sulla salute mentale».
Chi invece ha perso una persona cara, come sta reagendo?
«il divieto di celebrare i funerali ha avuto un impatto drammatico su chi ha perso un parente. È mancata l'elaborazione del lutto. Queste persone rischiano disturbi post traumatici da stress. Il rito funebre ha un carattere catartico per il dolore di chi sopravvive. L'allontanamento improvviso dal congiunto, l'impossibilità di stargli accanto, di accudirlo, può aver sviluppato un senso di colpa profondo. Per queste persone c'è il rischio di conseguenze psicopatologiche severe».
Tra 20 giorni riapriranno le scuole ma con molte incognite sullo svolgimento delle lezioni. Quali sono gli effetti di questa incertezza sui genitori?
«Le mamme sono preoccupate per un nuovo lockdown, magari circoscritto ad alcune classi dove si dovesse manifestare il contagio. Temono che il figlio possa subire una grave regressione. Il bambino, non avendo più contatti con il processo formativo e la socializzazione secondaria legata alla scuola, potrebbe smette di evolvere».
Che conseguenze potrebbe avere sui bambini un anno scolastico caratterizzato da lezioni parte a scuola e parte a casa?
«Lo studente ha vissuto il lockdown come una vacanza senza fine. Ma se si abitua a non avere impegni, scadenze e dimensioni temporali, rischia di avere difficoltà a gestire i problemi importanti, gli mancheranno la concentrazione, la motivazione e la disponibilità verso gli altri e l'insegnante».
Come va affrontata questa emergenza da effetti collaterali del Covid?
«Abbiano chiesto al ministero della Salute e agli assessorati regionali il potenziamento dei Dipartimenti di salute mentale su tutto il territorio nazionale per rendere l'assistenza psichiatrica italiana uguale a quella delle altre grandi nazioni europee. Spesso abbiamo dovuto fare accertamenti nelle case di pazienti potenzialmente infetti senza le necessarie misure di sicurezza; i pazienti psichiatrici con Covid erano dirottati dai pronto soccorso nei nostri reparti dove si trovavano malati non affetti dal virus».
E c’è chi si rifugia anche nella chirurgia estetica
Usciti dal lockdown, terminate le sgangherate vacanze estive, tra incertezze e restrizioni, sull'orlo di una crisi di nervi, in molti pensano che il modo migliore per vincere la sensazione di incertezza sia qualche piccolo restyling del proprio aspetto fisico. Vedersi belli, è risaputo, aiuta ad affrontare meglio la realtà. Il che significa iscriversi a una palestra per perdere quei chili in più accumulati nella quarantena e sedimentati durante un'estate stravagante in compagnia del bollettino giornaliero del contagio, oppure affidarsi al medico estetico per quel ritocchino che tira su il morale.
Molti scelgono questa seconda soluzione che offre risultati immediati. Gli studi di medicina estetica hanno registrato un boom di richieste anche in agosto. Le agende sono andate subito in sold out per i prossimi mesi autunnali. Negli Stati Uniti, dove il trend è più marcato, già ci sono dati precisi. Secondo un sondaggio condotto dall'American society of plastic surgeons, il 49% degli intervistati che, prima di oggi, non ha mai effettuato alcun intervento di chirurgia plastica, sta valutando questo tipo di investimento al termine dell'estate.
«C'è un vero e proprio boom di richieste senza distinzione di età e di sesso. Giovanissimi ma anche ultra sessantenni e settantenni. E non solo donne. Anche molti uomini ci chiedono un appuntamento. Quello che emerge è il desiderio di gettarsi alle spalle il periodo buio della pandemia, e sentirsi belli e in forma è come rinascere, cominciare una nuova vita», commenta la dottoressa Anadela Serra Visconti, docente della Scuola internazionale di medicina estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma.
«Pensavamo che l'obbligo della mascherina avrebbe provocato un calo della richiesta di interventi. Invece è stato il contrario. Passare tanto tempo chiusi in casa, il timore per il futuro, lo stato di incertezza costante, ha gettato anche le persone più forti in uno stato di prostrazione. Per molti, un modo per reagire è tornare a prendersi cura di sé stessi. Anche il grande chirurgo plastico brasiliano Pitanguy, medico di star internazionali, diceva che vedersi belli e in forma è un antidepressivo naturale. Spesso dà più risultati un ritocchino che un ansiolitico», spiega Serra Visconti. Quali sono i trattamenti più richiesti? «Si preferiscono gli interventi che danno risultati immediati come il botox total che crea un effetto lifting su tutto il viso, molto richiesto è l'acido ialuronico con la tecnica del filler nascosto che conferisce al volto una spruzzata di giovinezza e poi i trattamenti di dimagrimento. Nella lotta al grasso sull'addome gli uomini non sono da meno delle donne. Il lockdown ha portato molte persone a mangiare di più senza poter fare movimento. L'incertezza e la paura per la crisi economica induce tanti a gettarsi sul cibo come forma di sfogo nervoso. La medicina estetica aiuta anche a ritrovare un equilibrio e a gestire meglio se stessi».
Gli studi di medicina estetica si sono attrezzati con tutte le misure di sicurezza per proteggere i pazienti, a cominciare dal distanziamento che significa appuntamenti ben distribuiti nel tempo in modo da non riempire le sale d'attesa, specie quando se ne ha soltanto una, poi gel igienizzanti per gli assistiti e dispositivi di protezione per i medici, con mascherine, guanti, occhiali e visiere, perché le punturine non si possono praticare a un metro e mezzo di distanza. Le mascherine che consentono di nascondere il viso hanno incentivato anche il ricorso a interventi più strutturati come la rinoplastica. Ci si può riprendere, senza dire niente a nessuno.
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Il 69% degli italiani manifesta sintomi legati all'ansia, in Emilia 10.000 persone hanno chiesto sostegno psicologico all'Asl. E la psicosi fa aumentare i rischi per chi ha patologie diverse.Il presidente della Società italiana di psichiatria Massimo Di Giannantonio,: «Aumentati i disturbi alimentari, boom della bulimia Sono cresciuti i consumi di farmaci, soprattutto antidepressivi. E pure quelli di cannabis comprata online»Boom di interventi negli Usa e in Italia nella speranza che vedersi belli aiuti ad affrontare meglio la realtàLo speciale contiene tre articoliAnsia, depressione, sovrappeso, fobie, insonnia. Persone che si barricano in casa e che non vogliono vedere più nessuno, che lasciano per giorni la spesa sul terrazzo nella convinzione di neutralizzare l'eventuale virus, o che hanno cambiato radicalmente alimentazione e ora si nutrono solo di surgelati perché ciò che è fresco è percepito come un veicolo potenziale di contagio. Comportamenti paradossali che stanno cambiando la vita di tanti italiani, sprofondati in un incubo. E non stiamo parlando solo di anziani o individui psicologicamente fragili già prima del Covid. Questi atteggiamenti deformati sono stati riscontrati anche nei quarantenni e addirittura negli stessi medici.È l'eredità lasciata dal virus e dagli allarmismi eccessivi. Il servizio sanitario nazionale deve fare i conti non solo con il contagio ma anche con gli effetti collaterali della pandemia: nuove patologie ma anche patologie trascurate da chi preferisce non mettere piede in ospedale e rinviare visite ed esami. Un'emergenza nell'emergenza, le cui dimensioni sono ancora difficili da individuare. Nella Web conference «Lockdown vs salute mentale: la tutela del paziente nell'era Covid-19», psichiatri e psicologi hanno stimato che oltre 300.000 persone svilupperanno disturbi psichici, soprattutto tra coloro che hanno meno risorse e meno capacità di adattamento. Finora la sanità pubblica si è concentrata sulla cura del contagio, sulla ricerca di un vaccino ma c'è un nemico per la nostra salute altrettanto pericoloso. La pandemia sta deformando i comportamenti. In Emilia Romagna, una delle regioni con più casi di contagio, in 10.000 si sono rivolti ai servizi pubblici, chiedendo un sostegno psicologico. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sestante dice che le conseguenze si faranno sentire anche più avanti. Sono sempre più frequenti le persone che entrano in farmacia per chiedere qualcosa in grado di placare il malessere, il senso di vuoto interiore lasciato dalla prova durissima della pandemia, arrivata all'improvviso. Il sistema sanitario è preparato ad affrontare questi disturbi? È una domanda retorica, la risposta è nei numeri. Il nostro Paese destina alla salute mentale appena il 3,6% dell'intero finanziamento del servizio sanitario nazionale. In Francia, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei le percentuali sono almeno il doppio, spesso superando il 10%.«Stanno emergendo due reazioni alla pandemia, diametralmente opposte. Ci sono coloro che rimuovo il problema, arrivando a negare addirittura l'esistenza del virus e quelli invece che hanno comportamenti distorti al limite del patologico. I medici di famiglia ci riferiscono di persone che continuano a non voler uscire di casa, che evitano qualsiasi contatto con altri diversi dal nucleo familiare o che vengono in studio allarmati da un semplice colpo di tosse o da due linee di febbre. Sono comportamenti esagerati rispetto al timore di essere contagiati», dice Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, e vicepresidente dell'Ordine dei medici di Roma. «Alcuni ci riferiscono che spruzzano il disinfettate sulla spesa o che la lasciano per giorni in terrazzo. O hanno smesso di mangiare frutta e verdura perché temono di essere stati toccati da persone positive al virus. Anche se cerchiamo di convincerli che stanno esagerando, che è un comportamento anomalo, non ascoltano. Ho alcuni pazienti che hanno perso fino a 15 chili perché hanno cambiato tipo di alimentazione e per la grande e costante agitazione». Bartoletti rivela che queste fobie hanno coinvolto anche il personale medico. «Ci sono colleghi che sono rimasti talmente impressionati dai decessi tra gli ospedalieri che indossano la mascherina anche quando sono in auto da soli, oppure quando ricevono un paziente si barricano dietro la scrivania. C'è chi ha smesso di frequentare i colleghi».L'«altro» si rivela un pericolo per la propria sopravvivenza, per salvarsi è bene sfuggire ai rapporti interpersonali generalmente caratterizzati da sentimenti, passioni condivise, impegni sociali e professionali. Come riportato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell'ultimo Situation report sul coronavirus, le notizie diffuse da media e social media si presentano allarmanti, a volte discordanti dai pareri tecnici, e sollecitano esperienze stressanti tali da incentivare comportamenti inappropriati o addirittura dannosi per la salute fisica e psicologica. L'Oms ha sottolineato che la pandemia è stata accompagnata da un eccesso di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile trovare fonti affidabili. E non mettono in guardia da forme di allarmismo ingiustificato che «possono danneggiare la salute pubblica con forme di falsa prevenzione».Uno studio coordinato dall'università di Torino e pubblicato sulla rivista The Canadian Journal of Psychiatry rileva che il 69% della popolazione italiana manifesta sintomi legati all'ansia, il 31% legati alla depressione, mentre il 20% ha riferito sintomi da stress post-traumatico. I soggetti più a rischio sono prima di tutto le donne, poi gli individui con bassi livelli di scolarizzazione e quindi coloro che sono entrati in contatto con pazienti malati. Un'altra ricerca, che questa volta viene dagli Usa, ha scandagliato il comportamento dei giovani. Il 13% ha iniziato o ha aumentato l'uso di alcol o di marijuana per far fronte allo stress legato alla pandemia e quasi l'11% dichiara di aver preso seriamente in considerazione il suicidio.Tornando in Italia, l'ansia ha fatto anche aumentare l'acquisto di medicine. Un rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e realizzato con Osmed, l'osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, indica un incremento della richiesta di farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici e prodotti a base di vitamina D. Di contro c'è un calo della «pillola blu» e dei farmaci utilizzati per dare quell'»aiutino» in più nei rapporti sessuali. La paura sta vincendo sul piacere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/allarmismo-covid-e-gli-altri-malati-2647063852.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="adesso-i-servizi-di-salute-mentale-avranno-il-30-di-pazienti-in-piu" data-post-id="2647063852" data-published-at="1598173346" data-use-pagination="False"> «Adesso i servizi di salute mentale avranno il 30% di pazienti in più» «Il Covid, il lockdown, hanno lasciato una traccia anche sulle persone psicologicamente più forti ed equilibrate. Sta emergendo un disagio sociale importante che rischia di aggravarsi in autunno quando la popolazione dovrà affrontare la grande crisi economica. Alla paura per il contagio si aggiunge la paura di perdere il lavoro o di affrontare difficoltà finanziarie». Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria, fornisce un dato che dà la risposta: «I servizi di salute mentale d'Italia dovranno occuparsi di 300.000 persone in più, in aggiunta alle 900.000 già in carico». Un incremento di un terzo dei pazienti che rischia di mettere in crisi l'intero sistema di assistenza. Quali sono gli effetti collaterali del Covid? «I grossisti di farmaci hanno segnalato che c'è un aumento della richiesta di antidepressivi e ansiolitici. I medici di base si sono trovati a dover gestire un enorme bisogno di rassicurazione dei pazienti. Questo è perfettamente in linea con l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità che indica tra le consegue peggiori della pandemia l'aumento dei disturbi psicosociali, quali insonnia, ansietà, preoccupazione per la salute e per il futuro a causa del peggioramento della situazione economica e il timore che venga messa a rischio la stabilità della cerchia degli affetti più cari». Il virus ci ha reso tutti più ansiosi? «La pandemia ha alterato i ritmi di dormiveglia, con conseguenti disturbi dell'alimentazione, dell'attenzione, del movimento, della concentrazione. Nei casi più gravi ci possono essere anche attacchi di panico». Cioè rischiamo di diventare più grassi e fobici? «I dipartimenti di salute mentale dovranno affrontare più casi di disturbi alimentari. È stato registrato un aumento di queste situazioni come conseguenza della lunga costrizione in casa. L'azzeramento delle relazioni sociali ha portato alla diffusione di casi di bulimia. E anche al consumo di sostanze psicoattive e di droghe». Aumento di uso di droghe? E in che modo avveniva il rifornimento durante il lockdown? «Non dimentichiamoci che durante la quarantena abbiamo passato intere giornate davanti al computer. Facile quindi richiedere la cannabis online». Le linee di aiuto messe a disposizione dagli specialisti sanitari, per assistere chi ha stati di ansia, non hanno funzionato? «Sono state poco utilizzate perché le persone hanno paura di essere bollate come portatori di un disagio psichiatrico. Molti hanno temuto che rivolgendosi a un canale ufficiale sarebbero stati inseriti in liste di proscrizione. Di qui la corsa su internet a cercare informazioni». Vuol dire che è prevalso il 'fai da te' interrogando Google? «C'è stato un aumento del 46,5% delle richieste di consulenza e di aiuto sanitario ai siti di informazione medica e farmacologica». Questi disturbi rischiano di influenzare anche il comportamento sul posto di lavoro, quando sarà terminato lo smart working? «Dobbiamo mettere in conto un aumento del disagio negli uffici per la paura di un secondo lockdown e per l'aggravarsi della crisi economica con conseguente rischio della perdita del lavoro. Questa incertezza, il futuro oscuro rende la normalità assolutamente precaria, con conseguenze sulla salute mentale». Chi invece ha perso una persona cara, come sta reagendo? «il divieto di celebrare i funerali ha avuto un impatto drammatico su chi ha perso un parente. È mancata l'elaborazione del lutto. Queste persone rischiano disturbi post traumatici da stress. Il rito funebre ha un carattere catartico per il dolore di chi sopravvive. L'allontanamento improvviso dal congiunto, l'impossibilità di stargli accanto, di accudirlo, può aver sviluppato un senso di colpa profondo. Per queste persone c'è il rischio di conseguenze psicopatologiche severe». Tra 20 giorni riapriranno le scuole ma con molte incognite sullo svolgimento delle lezioni. Quali sono gli effetti di questa incertezza sui genitori? «Le mamme sono preoccupate per un nuovo lockdown, magari circoscritto ad alcune classi dove si dovesse manifestare il contagio. Temono che il figlio possa subire una grave regressione. Il bambino, non avendo più contatti con il processo formativo e la socializzazione secondaria legata alla scuola, potrebbe smette di evolvere». Che conseguenze potrebbe avere sui bambini un anno scolastico caratterizzato da lezioni parte a scuola e parte a casa? «Lo studente ha vissuto il lockdown come una vacanza senza fine. Ma se si abitua a non avere impegni, scadenze e dimensioni temporali, rischia di avere difficoltà a gestire i problemi importanti, gli mancheranno la concentrazione, la motivazione e la disponibilità verso gli altri e l'insegnante». Come va affrontata questa emergenza da effetti collaterali del Covid? «Abbiano chiesto al ministero della Salute e agli assessorati regionali il potenziamento dei Dipartimenti di salute mentale su tutto il territorio nazionale per rendere l'assistenza psichiatrica italiana uguale a quella delle altre grandi nazioni europee. Spesso abbiamo dovuto fare accertamenti nelle case di pazienti potenzialmente infetti senza le necessarie misure di sicurezza; i pazienti psichiatrici con Covid erano dirottati dai pronto soccorso nei nostri reparti dove si trovavano malati non affetti dal virus». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/allarmismo-covid-e-gli-altri-malati-2647063852.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="e-ce-chi-si-rifugia-anche-nella-chirurgia-estetica" data-post-id="2647063852" data-published-at="1598173346" data-use-pagination="False"> E c’è chi si rifugia anche nella chirurgia estetica Usciti dal lockdown, terminate le sgangherate vacanze estive, tra incertezze e restrizioni, sull'orlo di una crisi di nervi, in molti pensano che il modo migliore per vincere la sensazione di incertezza sia qualche piccolo restyling del proprio aspetto fisico. Vedersi belli, è risaputo, aiuta ad affrontare meglio la realtà. Il che significa iscriversi a una palestra per perdere quei chili in più accumulati nella quarantena e sedimentati durante un'estate stravagante in compagnia del bollettino giornaliero del contagio, oppure affidarsi al medico estetico per quel ritocchino che tira su il morale. Molti scelgono questa seconda soluzione che offre risultati immediati. Gli studi di medicina estetica hanno registrato un boom di richieste anche in agosto. Le agende sono andate subito in sold out per i prossimi mesi autunnali. Negli Stati Uniti, dove il trend è più marcato, già ci sono dati precisi. Secondo un sondaggio condotto dall'American society of plastic surgeons, il 49% degli intervistati che, prima di oggi, non ha mai effettuato alcun intervento di chirurgia plastica, sta valutando questo tipo di investimento al termine dell'estate. «C'è un vero e proprio boom di richieste senza distinzione di età e di sesso. Giovanissimi ma anche ultra sessantenni e settantenni. E non solo donne. Anche molti uomini ci chiedono un appuntamento. Quello che emerge è il desiderio di gettarsi alle spalle il periodo buio della pandemia, e sentirsi belli e in forma è come rinascere, cominciare una nuova vita», commenta la dottoressa Anadela Serra Visconti, docente della Scuola internazionale di medicina estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma. «Pensavamo che l'obbligo della mascherina avrebbe provocato un calo della richiesta di interventi. Invece è stato il contrario. Passare tanto tempo chiusi in casa, il timore per il futuro, lo stato di incertezza costante, ha gettato anche le persone più forti in uno stato di prostrazione. Per molti, un modo per reagire è tornare a prendersi cura di sé stessi. Anche il grande chirurgo plastico brasiliano Pitanguy, medico di star internazionali, diceva che vedersi belli e in forma è un antidepressivo naturale. Spesso dà più risultati un ritocchino che un ansiolitico», spiega Serra Visconti. Quali sono i trattamenti più richiesti? «Si preferiscono gli interventi che danno risultati immediati come il botox total che crea un effetto lifting su tutto il viso, molto richiesto è l'acido ialuronico con la tecnica del filler nascosto che conferisce al volto una spruzzata di giovinezza e poi i trattamenti di dimagrimento. Nella lotta al grasso sull'addome gli uomini non sono da meno delle donne. Il lockdown ha portato molte persone a mangiare di più senza poter fare movimento. L'incertezza e la paura per la crisi economica induce tanti a gettarsi sul cibo come forma di sfogo nervoso. La medicina estetica aiuta anche a ritrovare un equilibrio e a gestire meglio se stessi». Gli studi di medicina estetica si sono attrezzati con tutte le misure di sicurezza per proteggere i pazienti, a cominciare dal distanziamento che significa appuntamenti ben distribuiti nel tempo in modo da non riempire le sale d'attesa, specie quando se ne ha soltanto una, poi gel igienizzanti per gli assistiti e dispositivi di protezione per i medici, con mascherine, guanti, occhiali e visiere, perché le punturine non si possono praticare a un metro e mezzo di distanza. Le mascherine che consentono di nascondere il viso hanno incentivato anche il ricorso a interventi più strutturati come la rinoplastica. Ci si può riprendere, senza dire niente a nessuno.
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
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Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
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Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
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Ansa
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?
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