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2023-01-11
Vaccini, si scopre una balla al giorno
La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.
Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano?
Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.
Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».
Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron.
Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.
L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.
Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.
Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese
C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar.
Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49).
Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione.
La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati.
Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati.
Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato.
«Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V.
Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione.
Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario.
L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero.
Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022.
Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano.
L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione».
Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
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Maria Rita Gismondo conferma: «Inefficace? È una bufala». E secondo uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, tre dosi proteggerebbero gli over 80 anche più di Pfizer.Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese. Il vaccino made in Mosca ha permesso al Titano di spazzare via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidi mantenendo sotto controllo i costi della sanità. L’ospedale Spallanzani ne aveva sottolineato «l’ottimo profilo di sicurezza». Ma l’Ue l’ha rifiutato.Lo speciale comprende due articoli.La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano? Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron. Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccini-si-scopre-una-balla-al-giorno-2659096446.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-sputnik-a-san-marino-giu-ricoveri-e-spese" data-post-id="2659096446" data-published-at="1673382866" data-use-pagination="False"> Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar. Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49). Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione. La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati. Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati. Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato. «Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V. Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione. Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario. L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero. Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022. Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano. L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione». Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
Ditonellapiaga e Tony Pitony si esibiscono sul palco del teatro Ariston (Ansa)
La serata delle cover, con i duetti tra concorrenti e ospiti, è la più attesa del Festival. A incuriosire sono gli abbinamenti e la scelta dei brani. L’Ariston risponde con entusiasmo: tra omaggi, energia e qualche azzardo, ecco le pagelle della serata.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup 6,5 Aserejé, tormentone primi Duemila, è perfetta per tenere vivo il clima di festa creato dal medley di Laura Pausini. L’Ariston ha voglia di divertirsi. Fasciate in uno sgargiante abito lungo trasmettono spensieratezza. Frizzanti.
Alessandro Siani 6,5 Arriva da Napoli, come cinque dei cantanti in gara e chissà se c’entra la caccia all’audience. Il ping-pong con Carlo Conti sui motivi, istituzionali e giocosi, perché Sanremo è Sanremo è una bella idea, ma è appena abbozzata. Timido.
Bianca Balti 8 Un anno dopo, con i capelli, elegante e sorridente. «Sono qua per godermela, non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto come me». E «sono innamoratissima». Entusiasta.
Malika Ayane con Claudio Santamaria 4,5 Quando si sceglie Mi sei scoppiato dentro il cuore di Mina bisogna pensarci 10 volte. Inevitabile balzi all’orecchio ciò che manca. E lo scoppio floppa. Temerari.
Bambole di pezza con Cristina D’Avena 6 per l’impegno Sembrano copiare i Maneskin senza riuscirci e questo la dice tutta. Infatti, il meglio lo danno quando citano Whole lotta love dei Led Zeppelin. Ma perché non hanno proposto quella? Confuse.
Tommaso Paradiso con Stadio 7,5 Una sferzata di rock visionario e apocalittico atterra all’Ariston con L’ultima luna di Lucio Dalla. Gaetano Curreri non ha la voce giusta, Tommaso sì. Di culto.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia 5 Per la scelta di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni vale quanto detto per il brano di Mina: si sente il vuoto. Non c’è il carisma, non c’è la drammaticità, non c’è la voce piena dell’interprete originale. Pazienza.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & The Band 8,5 Il figlio d’arte cresce e si muove meglio ogni sera. Figurarsi se spunta papà Gianni che Vita la cantava con Lucio Dalla. Chissenefregadeimoralisti.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas 8 la voce di Colombre si avvicina a quella di Jimmy Fontana di Il mondo e il confronto con una delle più belle canzoni della musica italiana non è penalizzante. Plausibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani 6,5 Qui è più teatro che musica, ma citare Mina e Alberto Lupo di Parole parole dà i brividi. Si può accettare solo in un copione scanzonato e autoironico. Coraggiosi.
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo 7,5 A 80 anni l’energia e il feeling di De Piscopo sono intatti. E fa tutta la differenza cantare la cover con il suo inventore. L’Ariston continua a fare festa. Andamento veloce.
J-Ax con Ligera County Fam 8 All star de Milan: Cochi Ponzoni (senza Renato Pozzetto) Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale & Franz accompagnano il rapper. Felicemente sgangherati.
Ditonellapiaga con Tony Pitony 8,5 Parrucca rosa e maschera di plastica. Cabaret anni Quaranta, jazz americano, Broadway, Quartetto Cetra. Con The Lady is a tramp un’altra scarica di energia. E si balla.
Caterina Caselli 9 Emozionata. Ancora con la sua voce metallica e contundente. Non smette di ringraziare le persone dalle quali ha imparato. Interprete, scopritrice di talenti, produttrice discografica, artista completa. Magnetica.
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I veicoli dei talebani controllano la sicurezza a un posto di blocco vicino al confine tra Pakistan e Afghanistan a Nangarhar (Ansa)
L’aviazione pachistana la settimana scorsa aveva condotto una serie di attacchi aerei in Afghanistan, colpendo alcuni campi di addestramento per terroristi. Il bilancio era stato di 18 morti e 7 feriti secondo il governo talebano, che aveva convocato l'ambasciatore del Pakistan a Kabul. Era così iniziata quella che in gergo si definisce come una guerra a bassa intensità con continue «scaramucce» sul confine che avvevano comunque provocato morti e feriti. Il governo del primo ministro Shehbaz Sharif ha deciso per un attacco in grande stile con missili terra-aria su uffici, caserme e centri di addestramento del regime talebano che non ha una contraerea in grado di difendere il territorio. Gli studenti coranici avevano «ereditato» dagli americani, al loro abbandono dell’Afghanistan, una serie di aerei ed elicotteri, molti dei quali danneggiati e ormai inservibili. Sul confine si sono moltiplicate le battaglie fra le truppe di terra, ma le cifre di morti e feriti divergono sensibilmente. Islamabad ha dichiarato di aver colpito 22 obiettivi militari e che sono stati uccisi 274 funzionari e militanti talebani. Stando a quanto dichiarato dal portavoce delle forze armate pachistane sarebbero stati solamente 12 i militari caduti negli scontri. Il ministro della Difesa dei talebani ha detto che l’aeronautica militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud, mentre Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha subito indetto una conferenza stampa per annunciare che 55 soldati pachistani erano stati uccisi e 19 postazioni conquistate, mentre 8 combattenti talebani erano caduti. Numeri ovviamente incontrollabili, ma appare difficile credere che la cadente aviazione dell’Afghanistan possa aver ottenuto questi risultati. Zabihullah Mujahid, ha aggiunto di voler subito ricorrere al dialogo per risolvere il conflitto con il vicino Pakistan, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica e continuando a sperare che il problema venga risolto senza altra violenza. Il portavoce talebano ha respinto le accuse di Islamabad di essere coinvolti negli attacchi terroristici, rispondendo che sono invece loro che sostengono lo Stato islamico che combatte, sotto il nome di Isis K, per abbattere l’emirato dei talebani. Se proseguisse, lo scontro militare sembrerebbe avere un esito certo, perché le forze armate pachistane dispongono di oltre mezzo milione di uomini e di una forza aerea efficiente, oltre ad un arsenale atomico. L’Afghanistan dichiara di avere 150.000 combattenti, ma non si tratta di un vero e proprio esercito, bensì di milizie abituate soltanto alla guerriglia irregolare. Il fronte però è più ampio di quello che potrebbe sembrare perché il ministro della Difesa di Islamabad ha accusato l’India di avere influenza politica sui talebani. Nuova Delhi ha respinto le accuse, denunciando un piano pachistano per destabilizzare il subcontinente indiano. La Cina e la Russia, unica nazione che ha ufficialmente riconosciuto l’emirato dell’Afghanistan, sono al lavoro per una soluzione diplomatica di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera Asia centrale.
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Matteo Del Fante (Ansa)
L’amministratore delegato sorride tra numeri e strategie, mentre la stima per il 2026 promette ulteriori crescite: «Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi», dice, e non è un dettaglio da poco: la cedola proposta sale del 16%, arrivando a 1,25 euro per azione, a testimonianza di un’azienda che non vuole solo correre, ma premiare chi le ha dato fiducia. A dare contenuto a questo risultati soprattutto la finanza e la logistica, con il primato nella consegna dei pacchi.
Il futuro, però, non sono solo conti e percentuali: è anche digitale, innovativo e strategico. Del Fante non si limita a parlare di numeri, ma racconta un percorso di trasformazione che intreccia Poste con Tim, «una partnership che non è mirata a un guadagno immediato ma alla creazione di valore durevole e sostenibile per entrambi i gruppi». Il filo conduttore? Sinergie, integrazione e visione a lungo termine. E per dare concretezza alle parole, la riorganizzazione di gruppo in corso prevede un hub finanziario integrato, dove PostePay e BancoPosta dialogheranno fianco a fianco attraverso la fusione delle rispettive attività. Business come energia e telecomunicazioni saranno distribuiti dalla rete degli sportelli Poste. E non si tratta di semplice fantasia digitale: la nuova super-app di Poste, fiore all’occhiello del 2025, è diventata un fenomeno nazionale, con oltre quattro milioni di utenti giornalieri, la più utilizzata tra gli algoritmi proposti da un’azienda italiana. L’Intelligenza artificiale non è un concetto fumoso: Del Fante la indica come «un acceleratore di crescita chiave» del piano strategico pluriennale che verrà presentato entro il 2026, pronto a inaugurare una nuova stagione dopo nove anni di evoluzioni continue.
I numeri del bilancio restano sotto i riflettori: i ricavi di gruppo hanno raggiunto 13,1 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024. Il margine operativo tocca i 3,2 miliardi, con un balzo del 10%, e l’utile netto segna 2,2 miliardi, anche questo con un +10%, in anticipo sui target del piano 2024-28. Dalle parole di Del Fante emerge che Poste non solo cresce, ma lo fa stabilmente, costruendo le basi per guardare oltre, fino al 2026: i ricavi sono previsti a 13,5 miliardi, il margine operativo superiore a 3,3 miliardi e l’utile netto (esclusa la partecipazione in Tim) a 2,3 miliardi. Anche i dividendi resteranno generosi, con una percentuale di assegnazione ai soci superiore al 70% degli utili. Da aggiungere un piccolo extra legato all’arrivo del dividendo Tim stimato in cento milioni di euro a partire dal 2027.
Proprio dal gruppo telefonico arriva una novità nella governance. Adrian Calaza, ex direttore finanziario di Tim, è il nuovo presidente di Tim Brasil dove già ricopriva il ruolo di consigliere. Prende il posto di Nicandro Durante. In consiglio entra anche Camillo Greco, direttore finanziario di Poste Italiane. Nell’illustrazione dei conti da parte di Matteo Del Fante manca, naturalmente, il capitolo «grandi manovre»: tra le priorità c’è l’acquisizione del 20% del Polo strategico nazionale da Cdp, un investimento contenuto ma strategico per supportare Tim nella migrazione della pubblica amministrazione italiana verso il cloud. Insomma, tra numeri da record e strategie a lungo termine, Poste italiane si conferma un gigante in movimento: non solo un’azienda di servizi postali e finanziari, ma un ecosistema digitale in piena espansione, pronto a cavalcare la tecnologia, l’Intelligenza artificiale e le sinergie industriali. Matteo Del Fante lo annuncia a tutta la comunità finanziaria che l’ascolta durante la conference call: il 2025 è stato eccezionale, ma l’avventura è appena all’inizio.
Il riflesso dell’uso dell’Ia si vedrà anche sul fronte dei dipendenti: le assunzioni annuali nei centri aziendali nel 2026 si stimano in calo del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni. Con Tim, di cui è primo socio, Poste ha aperto vari tavoli. I risparmi attesi si aggirano sui cento milioni.
A inizio del prossimo anno, Poste attende, inoltre, completare la riorganizzazione con la creazione di un hub finanziario e la fusione di BancoPosta con PostePay. «A seguito di questa fusione deterremo il business energia e tlc a livello di capogruppo», ha detto l’ad, spiegando il progetto di creazione dell’hub finanziario. L’Intelligenza artificiale sarà cruciale nello sviluppo previsto. Nel servizio clienti ha permesso la riduzione dei costi del 30%. Sono attesi altri 30 milioni entro i prossimi quattro anni. Inoltre, sono stimati fino a circa 100 milioni di euro di risparmio annuo sui costi It.
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