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2023-01-11
Vaccini, si scopre una balla al giorno
La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.
Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano?
Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.
Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».
Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron.
Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.
L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.
Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.
Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese
C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar.
Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49).
Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione.
La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati.
Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati.
Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato.
«Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V.
Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione.
Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario.
L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero.
Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022.
Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano.
L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione».
Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
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Maria Rita Gismondo conferma: «Inefficace? È una bufala». E secondo uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, tre dosi proteggerebbero gli over 80 anche più di Pfizer.Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese. Il vaccino made in Mosca ha permesso al Titano di spazzare via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidi mantenendo sotto controllo i costi della sanità. L’ospedale Spallanzani ne aveva sottolineato «l’ottimo profilo di sicurezza». Ma l’Ue l’ha rifiutato.Lo speciale comprende due articoli.La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano? Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron. Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccini-si-scopre-una-balla-al-giorno-2659096446.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-sputnik-a-san-marino-giu-ricoveri-e-spese" data-post-id="2659096446" data-published-at="1673382866" data-use-pagination="False"> Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar. Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49). Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione. La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati. Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati. Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato. «Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V. Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione. Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario. L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero. Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022. Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano. L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione». Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Entra nel vivo quindi la campagna elettorale, che non vede però tutta la sinistra schierata per il No. Convintamente a favore della riforma, tra gli altri, è il celebre costituzionalista Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale, ex parlamentare del Pd, tra gli animatori del Comitato La Sinistra che vota Sì. Ieri a Firenze Libertà Eguale ha organizzato un evento al quale hanno partecipato esponenti progressisti che voteranno a favore del referendum costituzionale. «Come Libertà Eguale», spiega Ceccanti, «per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere. Non è che c’è la disciplina di partito sui referendum. Questa riforma», aggiunge Ceccanti, «è a vantaggio dell’autonomia dei giudici rispetto ai pubblici ministeri. Soprattutto nelle indagini preliminari, era il grande schema che aveva Giuliano Vassalli. Non cambia il rapporto con la politica».
Il Cdm di ieri ha anche approvato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. «Il dimensionamento scolastico», fa sapere il ministero dell’Istruzione, «rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo con l’obiettivo di adeguare la rete delle istituzioni scolastiche alla dinamica della popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse europee già erogate all’Italia. Si precisa che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici». Insorge il Pd: «Assistiamo ad un ulteriore tentativo», scrivono in una nota i parlamentari dem Manzi, Ascani, Bakkali, Boldrini, De Maria, Fossi, Gnassi, Guerra, Lai, Malavasi, Marco Meloni, Merola, Rossi, Simiani e Vaccari, «da parte del governo Meloni di centralizzare e comprimere le autonomie locali in un settore delicatissimo come quello dell’istruzione. La convocazione degli assessori all’Istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile che dimostra ancora una volta la scarsa attenzione di questo governo alle specificità territoriali e alle reali necessità del sistema scolastico». «Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità», commenta la presidente dell’Umbria Stefania Proietti, lasciando Palazzo Chigi, dove è intervenuta assieme al presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale, alla presidente della Sardegna Alessandra Todde e all’assessora della Toscana Alessandra Nardini alla riunione del Consiglio dei ministri prima della delibera con cui il governo ha deciso il commissariamento di queste Regioni di centrosinistra che si sono opposte al dimensionamento scolastico. Approvato anche il ddl per il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare, su proposta del ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli.
In discussione, ma non presentato ieri, c’è ancora un decreto che incide sulla vita dei cittadini: la sicurezza. Gli ultimi giorni hanno fatto registrare una vera e propria escalation di violenza, dall’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso alla stazione di Bologna, alle gravissime aggressioni che si sono verificate nei pressi della stazione Termini di Roma. Tutti crimini messi a segno da immigrati. A quanto apprende La Verità, il decreto dovrebbe contenere una stretta sulla possibilità per i minorenni di portare in giro coltelli, un provvedimento di contrasto alle baby gang, misure per rafforzare il controllo delle stazioni e per rendere più efficaci i provvedimenti di espulsione per gli immigrati non in regola.
Intanto il Viminale fa sapere che 3.500 nuovi poliziotti assumeranno servizio nei prossimi giorni di gennaio. Salgono così complessivamente a 42.500 gli operatori delle Forze di polizia assunti dall’inizio del mandato di questo governo. Dei nuovi, 470 poliziotti saranno assegnati a Roma, 141 a Napoli e altrettanti a Palermo, 123 a Milano e 118 a Bologna, 94 a Genova e a Torino.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 13 gennaio con Carlo Cambi
Rita Dalla Chiesa (Imagoeconomica)
Rita Dalla Chiesa, onorevole di Forza Italia: condivide la battaglia della Verità a favore del carabiniere condannato?
«I carabinieri e i poliziotti molte volte si chiedono: ma noi che dovremmo fare? Ci dovremmo vergognare tutti per quello che rischiano a fronte di ciò lo Stato dà loro come stipendio, e con il quale devono mantenere non solo sé stessi ma anche le loro famiglie... E poi ti vedi sbattuto in galera per tre anni mentre normalmente i delinquenti sono liberi. Loro ti dicono: noi lavoriamo tanto e poi ce li ritroviamo fuori dopo neanche una settimana, ma perché questi ragazzi dovrebbero allora rischiare la vita? In più le famiglie per bene non hanno quasi mai la possibilità di avere un risarcimento, le famiglie dei delinquenti invece il risarcimento lo chiedono e ce l’hanno. Allora spiegatemi: i carabinieri, la polizia e le forze dell’ordine che cosa dovrebbero fare?».
Pensa che noi abbiamo, come società italiana, un atteggiamento sbagliato nei confronti delle forze dell’ordine?
«No, però c’è una parte della popolazione, soprattutto tra i giovani... Quello che mi spiace è che se uno di questi ragazzi che sputano sulle bare dei carabinieri o dei poliziotti durante un funerale, fosse in difficoltà, il carabiniere o il poliziotto lo salverebbe se lo vedesse in pericolo. Questa è la differenza, ed è una differenza che fa male, soprattutto per chi in mezzo alle divise ci ha vissuto. Non so perché certe persone abbiano un atteggiamento così poco collaborativo, ma io parlo anche della magistratura, perché chi è che li rimette fuori i delinquenti?».
Questo è un altro tema enorme: c’è un grosso problema di sicurezza, creato da persone con precedenti che per un motivo o per l’altro…
«Che non vengono rimandate a casa. Possibile che non ci sia nessuno che si occupi di metterli su un aereo e rispedirli al proprio Paese? E questi continuano a delinquere».
Pensa ci sia una responsabilità dei magistrati?
«La responsabilità è dei magistrati. Io non voglio metterli tutti insieme, però di molti magistrati sì, perché molti pensano di essere anche psicologi. Allora c’è la psicologia della magistratura che ti dice, beh no, questo chissà se lo rimandiamo al suo Paese, poi viene trattato in modo crudele. Non è così, non è così. Tu sei venuto in Italia, se tu delinqui in tutta l’Italia te ne devi andare. Stando in Parlamento avresti voglia di fare tanto e non puoi fare molto invece, non lo puoi fare, perché comunque non dipende tutto da te, dipende da tanti altri. Adesso c’è la discussione sui soldati per le strade: io li vorrei, parlo a titolo personale, non in nome di Forza Italia. Vorrei vedere in mezzo alla strada le camionette con i soldati, secondo me è un deterrente, come ai tempi del maxiprocesso a Palermo».
Quindi c’è un problema di ideologia di alcune toghe?
«Le famose correnti. Io credo che alcuni magistrati abbiano voglia di mantenere questo potere, perché per loro è un potere che devono avere sulla politica».
Quindi lei è a favore del Sì al referendum.
«Ma certo. Sono anni che lo vado dicendo, una giustizia giusta. Lo dicevo dai tempi di Silvio Berlusconi. Però la giustizia giusta il più delle volte non arriva. Facevo una trasmissione anni fa, in cui mi capitò un padre che aveva avuto la figlia uccisa dall’ex ragazzo. Se l’è ritrovato fuori, dopo nemmeno 15 giorni, perché il giudice aveva deciso che aveva dei grossi problemi e quindi lo rimise fuori».
[...] Il tema della sicurezza legata ovviamente si lega a quello dell’immigrazione.
«Ci sono troppi immigrati clandestini. Lo stesso presidente Meloni l’ha detto: era la cosa su cui quando si è formato questo governo avremmo dovuto lottare di più, ma si potrà fare di più. [...] C’è anche una percezione diversa da parte della gente nei confronti di questi immigrati, perché prima, quando arrivavano da Paesi disastrati, da dittature, eravamo quasi tutti più accoglienti nei loro confronti. Adesso no. Adesso anche io, garantista fino al midollo, dico basta».
Attacchi come quelli che ha sentito alle persone in divisa, li sentiva anche ai tempi in cui lavorava suo padre?
«Ci sono momenti in cui vorrei chiedere a mio padre: tu cosa faresti? Papà aveva un grande rispetto per i suoi carabinieri, in un momento come questo francamente non so che cosa avrebbe potuto fare. Oggi questo rispetto non lo sento più. C’è un militare a Torino che nel 2020 è stato messo sotto da una donna francese completamente fuori di testa: gli hanno dovuto amputare l’arto. Qualcuno ha pensato a questo lui? No, è partita una sottoscrizione come la vostra per potergli pagare un arto che gli consenta di vivere meglio di come sta vivendo ora. Credo che dovremmo stare vicini a queste persone. Ecco perché poi si dice che ci sono pochi carabinieri, o poca polizia. Quei pochi che ci sono vengono massacrati nelle piazze, gli tirano addosso di tutto, tornano a casa che sono maschere di sangue. Mi chiedo: si rende conto la gente, le persone non perbene, che non capiscono il valore di queste divise? È possibile che si attacchino le forze dell’ordine quando qualche delinquente viene ferito o ucciso? Può succedere: purtroppo sì, ma tu lo sai che se vai a delinquere è un rischio che corri, puoi anche essere ucciso».
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Dunque, per non aver chiuso gli occhi, per non essersi distratto, per aver reagito di fronte all’aggressione di cui era vittima un militare al suo fianco, il carabiniere dovrà versare ai parenti del ladro sei anni del suo stipendio, oltre naturalmente a scontare - se la sentenza venisse confermata in Appello e in Cassazione - tre anni in carcere. E ovviamente questo non è che l’inizio del suo calvario, perché la condanna non esclude un processo civile, con ulteriore richiesta di risarcimento. E poi a tutto ciò si aggiungono le spese legali di difesa, che sono interamente a suo carico. Per dirla chiara, il vicebrigadiere Marroccella, per aver fatto il proprio dovere, rischia di finire sul lastrico e con lui la sua famiglia, cioè la moglie e i suoi due figli.
La storia è incredibile e dimostra che in questo Paese sono più tutelati i delinquenti che le persone per bene. I parenti di un orefice rapinato e ucciso a Milano hanno ricevuto poche migliaia di euro di risarcimento. Quella del rapinatore di cui sopra, un siriano che si era già reso responsabile di altri episodi simili a quello in cui ha perso la vita perché si è trovato davanti un uomo delle forze dell’ordine, invece, probabilmente si arricchirà a spese di un carabiniere che anziché far finta di niente ha fatto il carabiniere.
Di fronte a tutto ciò, noi della Verità, giornale che da sempre sta dalla parte di polizia e Arma, ovvero di uomini che rischiano ogni giorno la vita per difendere i cittadini e garantire loro la sicurezza, non potevamo fare spallucce. Indignati quanto molti di voi, dunque, abbiamo aperto un conto corrente lanciando una sottoscrizione a favore di Emanuele Marroccella e della sua famiglia. Per parte nostra abbiamo messo 5.000 euro, invitando i lettori e chiunque fosse d’accordo con noi nel sostenere un carabiniere che riteniamo ingiustamente condannato a contribuire secondo le proprie possibilità. Risultato, in appena tre giorni abbiamo raccolto più di 86.000 euro, una cifra altissima, che già in buona parte è in grado di coprire la provvisionale a cui Marroccella è stato condannato e che, lo ricordo per chi non lo sapesse, è immediatamente esecutiva e, se non pagata, può anche dare adito alla richiesta di pignoramento dello stipendio da parte dei parenti del ladro.
Sì, cari lettori, avete risposto con generosità e di questo vi sono infinitamente grato. Non soltanto perché così date un aiuto a un uomo delle forze dell’ordine, cioè a chi rappresenta la sicurezza in questo Paese. Ma anche perché scorgo nella decisione di donare 1 euro o 1.000 la capacità di indignarsi e reagire. Non si può ignorare il fatto che Marroccella ha sparato dopo aver visto ferire un proprio collega. Non si può non pensare che invece di colpire i criminali certe sentenze colpiscono chi cerca di fermare i delinquenti. Così come nel caso Ramy, il giovane che a Milano è fuggito a un posto di blocco ed è morto sbattendo contro il palo di un semaforo, invece di dar la caccia ai ladri si dichiara guerra a poliziotti e carabinieri.
Più dei rapinatori e degli stupratori, sono loro, gli uomini delle forze dell’ordine, a finire nel mirino. Per questo è importante sostenerli. Perciò è necessario difenderli. Loro difendono noi, ma noi dobbiamo tutelarli e sostenerli anche economicamente.
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