True
2023-01-11
Vaccini, si scopre una balla al giorno
La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.
Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano?
Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.
Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».
Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron.
Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.
L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.
Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.
Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese
C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar.
Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49).
Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione.
La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati.
Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati.
Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato.
«Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V.
Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione.
Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario.
L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero.
Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022.
Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano.
L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione».
Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
Continua a leggereRiduci
Maria Rita Gismondo conferma: «Inefficace? È una bufala». E secondo uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, tre dosi proteggerebbero gli over 80 anche più di Pfizer.Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese. Il vaccino made in Mosca ha permesso al Titano di spazzare via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidi mantenendo sotto controllo i costi della sanità. L’ospedale Spallanzani ne aveva sottolineato «l’ottimo profilo di sicurezza». Ma l’Ue l’ha rifiutato.Lo speciale comprende due articoli.La Cina è in difficoltà. Airfinity, un gruppo di ricerca britannico, sostiene che Omicron abbia già ucciso 209.000 persone e che, entro la fine di aprile, i morti saranno 1 milione e 700.000. Il Washington Post ha ottenuto immagini satellitari dei forni crematori dalla Maxar technologies e, combinandole con il materiale pubblicato sui social network, ha concluso che «le pompe funebri di tutto il Paese hanno registrato un drammatico aumento dell’attività». In alcune metropoli, il plateau delle infezioni sarebbe stato già raggiunto. Adesso, però, in vista del capodanno, preoccupa il destino delle aree rurali, dove si riverserà una fiumana di potenziali untori.Il disastro ha un colpevole? Sì, dicono: il vaccino nazionale, sviluppato da Sinovac e rivelatosi mezzo farlocco. Le autorità hanno aggravato la situazione perché, pur di evitare uno smacco geopolitico, rifiutano di comperare dosi a mRna o di accettare quelle che l’Ue ha offerto in dono. Così, se in Occidente le restrizioni sono sparite senza stragi, è grazie ai prodigiosi farmaci di Pfizer e Moderna. Ma le cose stanno come ce le raccontano? Sulla questione è intervenuta anche Maria Rita Gismondo, del Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano: «Fra le cause» del fallimento cinese «è stata tirata in ballo l’inefficacia del vaccino. Bufala», ha tuonato la professoressa, citando le verifiche del comitato indipendente dell’Oms.Gismondo ha sottolineato che Sinovac è tornato utile per «l’impiego nei Paesi a basso reddito», poiché non ha bisogno di essere conservato realizzando una complessa catena del freddo. Il rimedio, come aveva ricordato Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli di Roma, «utilizza il virus intero inattivato». Si tratta, «né più né meno», del vaccino «che facciamo tutti gli anni contro l’influenza».Sono tesi dirompenti, benché ignorate da media ed esperti. Ci siamo presi la briga di fare qualche verifica. Uno studio recentemente diffuso e menzionato nei talk dovrebbe essere quello svolto a Hong Kong e pubblicato, su Lancet infectious diseases, a luglio 2022. I suoi autori hanno attinto a una cornucopia di dati: le inoculazioni (13,2 milioni) effettuate, nella città Stato, tra il 31 dicembre 2020 e il 16 marzo 2022, usando sia l’antidoto cinese sia quello di Pfizer-Biontech. I conti dello scienziato dell’Humanitas tornano. Lo iato tra i due vaccini si vede soprattutto dopo la prima dose: quella con il farmaco occidentale protegge decisamente di più sia dalla malattia blanda, sia da quella grave, sia dalla morte. Già dalla seconda dose, il divario si assottiglia. Ciò potrebbe spiegare i problemi in cui incapparono, nel 2021, le Seychelles e il Cile: l’arcipelago dell’Oceano indiano, ipervaccinato, dovette tornare in lockdown per una travolgente ondata di infezioni. Alla nazione andina toccò una sorte analoga. Se però si osservano le curve epidemiche di Cile e Italia, si nota un dettaglio interessante: in Sudamerica si verificarono più contagi tra aprile e luglio 2021; poi, però, i picchi sono rimasti molto inferiori a quelli registrati nello Stivale, anche dopo l’arrivo di Omicron. Secondo l’indagine di Hong Kong, comunque, alla terza dose, il vantaggio di Pfizer si azzera. Anzi, in alcune categorie anagrafiche, il Coronavac di Sinovac batte di misura il concorrente occidentale. Prendiamo i casi di patologia severa: tra 20 e 59 anni, l’efficacia del booster arriva al 98,8% per il Sinovac, contro il 98,6% del Bnt162b2. E tra gli over 80, Coronavac supera Pfizer 97,3 a 97,1. Sono forbici non statisticamente significative, come ha spiegato Mantovani. Ma il prodotto cinese non sembra tanto più scadente di quello ideato da tedeschi e americani.L’errore del regime di Xi Jinping, semmai, è stato trascurare la campagna per i richiami e aver privilegiato, in virtù di un peculiare cinismo produttivista, le somministrazioni alle persone in età lavorativa - meno a rischio di decesso - ritardando la profilassi sugli anziani. A ciò bisogna aggiungere le asimmetrie dell’assistenza ospedaliera: in Cina, accanto a punte d’eccellenza, coesistono realtà caratterizzate da una profonda arretratezza. Naturalmente, non ci avventuriamo in un’apologia del Sinovac. Tuttavia, se quel vaccino non è una ciofeca, i nostri non sono pozioni miracolose. Il sospetto è che, alla propaganda degli inaffidabili comunisti orientali, si stia sommando quella di chi, alle nostre latitudini, cerca di mitizzare gli elisir di lunga vita. Che si prevede debbano essere impiegati altresì come terapie preventive per il cancro. Funzioneranno? Speriamo siano all’altezza delle aspettative alimentate da cotanto battage.Quanto ai cinesi, la mancanza di trasparenza non consente di accertare se e dove gli ospedali siano al collasso e se si moltiplichino le pire delle vittime del Covid. Ma la trasparenza mancava anche prima. Quando, chi oggi bacchetta Xi e soci, cinguettava: facciamo come la Cina.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccini-si-scopre-una-balla-al-giorno-2659096446.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-sputnik-a-san-marino-giu-ricoveri-e-spese" data-post-id="2659096446" data-published-at="1673382866" data-use-pagination="False"> Lo Sputnik a San Marino: giù ricoveri e spese C’è vaccino e vaccino, ci stanno dicendo. Quelli a mRna sarebbero prodigiosi, gli altri insomma, vedete un po’ quello che sta capitando in Cina, ripetono giornaloni e virostar. Dimenticano che nella Repubblica di San Marino, enclave confinante con Marche e Romagna, il russo Sputnik V aveva spazzato via contagi e ospedalizzazioni in tempi rapidissimi. «Stiamo già iniettando le seconde dosi, lo Sputnik funziona», dichiarava il 23 marzo 2021 Sergio Rabini, direttore sanitario nel terzo Stato più piccolo d’Europa e uno dei meno popolosi (33.500 abitanti, perlopiù over 49). Un mese prima, il 25 febbraio, con ritardo rispetto all’Unione europea di cui non fa parte, erano iniziate le prime somministrazioni dell’anti Covid a vettore virale, realizzato e messo a punto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya in Russia. La Ue lo rifiutava, il segretario di Stato alla Sanità e sicurezza sociale di San Marino, Roberto Ciavatta, non si preoccupò. «Da vent’anni ci siamo affrancati dalle Agenzie del farmaco italiana ed europea, per cui se un medicinale è approvato da un ente regolatore, anche extra Ue, noi lo importiamo», sostenne. Due giorni prima erano arrivate direttamente da Mosca, con un volo su Milano, le prime 7.500 dosi che, a differenza dei vaccini a mRna, non hanno bisogno della catena del freddo per lo stoccaggio e la distribuzione. La popolazione del Titano rispose compatta alla campagna vaccinale, con risultati sorprendenti, nei nove distretti amministrativi detti Castelli in cui è suddiviso il territorio, appena 61 chilometri quadrati. Se il 25 febbraio di quell’anno c’erano 374 positivi, 47 nuovi contagi e 26 ospedalizzazioni, dopo due mesi (il 23 aprile) erano scesi rispettivamente a 103, con 2 contagi giornalieri, 13 ricoveri in reparto ordinario. Dal 27 aprile, non ci furono più decessi Covid. Il 2 maggio, la drastica riduzione risultò ancor più evidente con 42 positivi e 7 ospedalizzati. Il 10 maggio 2021, 18.925 persone erano già state vaccinate con la prima dose di Sputnik V e appena 2.464 con Pfizer. Cinque giorni prima, «venne chiuso il reparto di isolamento perché non c’erano più pazienti ricoverati per e con Covid e dal 28 maggio non si è registrato alcun caso di positività fino a metà luglio, quando qualche sammarinesi ritornò contagiato dalle vacanze all’estero», fanno sapere dalla segreteria di Stato. «Lo Sputnik V ha aiutato San Marino a diventare il primo Stato in Europa a sconfiggere il Covid-19», annunciò su Twitter Kirill Dmitriev, amministratore delegato di Rdif, il Fondo russo per gli investimenti diretti da cui San Marino acquistò direttamente il vaccino. Ricordiamo che il primo di aprile, Rdif aveva comunicato l’accordo raggiunto con la società cinese TopRidge Pharma per la produzione di oltre 100 milioni di dosi l’anno, in Cina, del vaccino russo contro il Covid-19, che sarebbe stato distribuito nella Cina continentale così come a Hong Kong, Macao e Taiwan. Certo, i cinesi sono un miliardo e mezzo, ma cominciarono pure loro a essere inoculati con Sputnik V. Dal 17 maggio 2021, la Repubblica di San Marino aprì le porte anche al turismo vaccinale, al costo di 50 euro per la doppia dose, con soggiorno di almeno tre notti per due volte nell’intervallo di tempo di 21 giorni richiesto tra la prima e la seconda somministrazione. Il 5 luglio, «nessuna persona risulta positiva e non ci sono persone in quarantena sul territorio di San Marino», riportava il bollettino sanitario. L’inverno del 2021 vide aumentare i contagi, inevitabilmente con le nuove varianti, ma il numero delle ospedalizzazioni variavano da due a 20. Nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre 2021, degli 862 positivi a quella data, 842 erano seguiti a livello domiciliare e solo per venti c’era stata necessità del ricovero. Oggi, l’81,86% della popolazione di San Marino con più di 5 anni ha effettuato il ciclo primario e più della metà (54,7%) ha ricevuto Sputnik V come prima e seconda dose. Il booster, invece, inoculato al 72,6% dei residenti over 12, è stato principalmente fatto con Pfizer mentre solo mille sammarinesi hanno ricevuto Sputnik light. Anche perché le ultime dosi sono arrivate nel febbraio 2022. Nella prima settimana di quest’anno, con un tasso di incidenza di 328 su 100.000 abitanti, i ricoverati sono appena 5, nessuno dei quali in terapia intensiva. E il doppio richiamo, con Pfizer, se lo sono fatti solo 1.921 residenti. Il vaccino russo, dunque, ha funzionato nella Repubblica del Titano. L’aveva detto subito l’ospedale Spallanzani sostenendo, a febbraio 2021, «l’ottimo profilo di sicurezza a breve termine», di Sputnik V per poi ribadire la stessa conclusione nel gennaio di un anno fa perché oltre il 70% delle persone «mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione». Il tutto, senza che il Titano fosse travolto dall’emergenza. Nella relazione del 22 dicembre scorso, il segretario di Stato alla Sanità, Roberto Ciavatta, ha dichiarato che in un periodo storico, quello del Covid, in cui le sanità di mezzo mondo hanno visto esplodere la propria spesa, a San Marino (nonostante le ingentissime spese per l’acquisto di vaccini, farmaci, tamponi), la spesa della sanità è rimasta stabile, con lievissima riduzione strutturale».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 1° giugno con Carlo Cambi
Getty Images
Ancora una volta la Francia paga la «colpa» dei campioni. Al fischio finale di Psg-Arsenal, con la squadra parigina che ha conquistato la sua seconda e consecutiva Champions, in 15 città si è scatenata la guerriglia urbana. Gli scontri più violenti si sono avuti a Parigi con un bilancio terrificante: un morto e uno in fin di vita, altri 219 feriti di cui almeno 8 gravissimi, secondo il bilancio del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha affermato: «Sono stati eseguiti 457 arresti, le persone fermate sono 780. La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Ma qualche individuo, e non si tratta di tifosi del Psg, ma di gente che neppure guarda le partite, è uscito per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo».
Ci sono molti feriti anche tra gli uomini delle Gendarmerie: un bilancio parla di 8, un altro di oltre 200. È la seconda volta che accade. Lo scorso anno, quando il Psg superò l’Inter, ci furono le stesse scene di violenza: oltre 200 feriti e gli arrestati furono poco meno di 500. È evidente che chi vuole scatenare i disordini attende le manifestazioni di massa spontanee come i festeggiamenti dei tifosi per mettere a ferro e fuoco le città. Come è del tutto evidente che a fomentare e a dare braccia a questi disordini sono i «cattivi ragazzi» delle banlieue. La strategia è infiltrarsi nel tifo: i luoghi in cui sono scoppiati i disordini sono il Parco dei Principi, dove migliaia di persone si erano radunate per assistere alla finale del Psg contro i Gunners che si è disputata a Budapest, e gli Champs-Élysées, dove sabato sera si sono date appuntamento per festeggiare non meno di 20.000 persone. S’è detto che il disagio delle banlieue nasce dalla mancata integrazione: una cosa è sicura, questi sono dediti alla disintegrazione. Almeno un centinaio di auto è stato distrutto, negozi assaltati, cassonetti dati alle fiamme. Tutta la cintura parigina è stata interessata dai tafferugli con centinaia di cariche della polizia. Sono state organizzate finte partite di calcio sulla tangenziale Nord di Parigi per bloccare il traffico. Scontri si sono avuti a Barbès, Strasbourg-Saint-Denis e Porte Maillot. Ci sono stati blocchi stradali nei quartieri periferici, sono saltate le corse degli autobus e sono state chiuse alcune stazioni della metropolitana. Solo a metà della notte, tra sabato e domenica, la polizia è riuscita a riprendere il controllo della situazione.
Ma se Parigi è stata l’epicentro di questa guerra delle banlieue contro la Gendarmerie, altri scontri ci sono stati a Rennes, Strasburgo, Grenoble, Clermont-Ferrand, Tolosa, Nancy e Pau. Bordeaux e Montpellier sono state teatro di una vera rivolta urbana dopo che alcuni infiltrati nei cortei dei tifosi hanno incendiato cassonetti e animato una mini «intifada» contro gli agenti. A Tolosa vetrine infrante, cassonetti bruciati, autobus presi di mira, con le forze dell’ordine che hanno dovuto sparare lacrimogeni per fermare i disordini. Che il clima fosse pessimo è confermato dal fatto che erano stati preventivamente reclutati 22.000 agenti, solo a Parigi erano 8.000. E si è stati col fiato sospeso per tutta la giornata di ieri quando il pullman scoperto con a bordo la squadra del Psg ha percorso le strade della capitale che era blindatissima prima di incontrare il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo e poi recarsi al Parco dei Principi in una cornice di almeno 100.000 supporter.
«Stavolta», ha detto il ministro dell’Interno Nuñez, «non tollereremo alcun eccesso, niente disordini. Continueremo ad esercitare la massima fermezza». E, almeno fino al momento in cui scriviamo, pare avere funzionato. Anche in Francia la notte è lunga.
Il vicepremier Matteo Salvini, che già un anno fa era stato molto critico sugli scontri, ha affidato a X un suo commento: «Parigi dopo la vittoria del Psg in Champions. Guerriglia urbana, molti fermati ovviamente sono di quelle “seconde generazioni” ben integrate e che ci pagheranno le pensioni… Bardella e Le Pen, l’anno prossimo tocca a voi provare a rimediare ai disastri di Macron e dei socialisti». Marine Le Pen ha subito raccolto l’invito e anche lei su X commenta: «Solo in Francia la vittoria di un club di calcio scatena rivolte. Solo in Francia tutti si sentono costretti a chiudersi in casa la sera di una vittoria per evitare di trovarsi di fronte alla violenza». Durissimo Jordan Bardella, che ha parlato «di un’atmosfera di violenza insopportabile in Francia, ci sono delle bande che mettono nel mirino i beni pubblici, i commerci, le forze dell’ordine sempre con lo stesso modo di operare; distruggere, provocare violenza. Ma non si può tacere che di fronte a queste violenze ci sono due tipi di uomini politici: coloro che si preoccupano per ciò che sta diventando la Francia, e quelli che stanno nella bambagia del potere e considerano che tutto va bene». Il riferimento più che esplicito è a tutto lo schieramento non di destra rimasto muto di fronte al sabato di guerriglia. Solo Macron, come riferisce Le Figaro , ricevendo la squadra del Psg ha commentato: «Abbiamo visto delle scene inaccettabili, non voglio che ci abituiamo a Parigi e nelle altre città a questo clima e voglio ringraziare il ministro dell’Interno per l’azione di contrasto». Ma i francesi tra un anno votano e si ricorderanno di quel che è accaduto.
L’ascia dei magrebini ferisce Trento
Quella di sabato doveva essere una bella serata nel centro di Pergine Valsugana, città di 21.000 abitanti in provincia di Trento. Era stato organizzato tutto nel dettaglio: concerti in piazza, street food e tanti giovani impegnati nel «boulder», l’arrampicata verticale, sui muri dei palazzi storici.
Poi, all’improvviso, il caos in piazza Garibaldi, dove un gruppo di giovani magrebini non ha voluto più saperne dell’atmosfera festaiola. Iniziano a girare per il centro, infastidendo chiunque capiti loro a tiro. Vanno da un kebabbaro e gli mostrano un’ascia, che poi ripongono. Si spostano. Infastidiscono. Sono un branco. Forse sono anche un po’ invidiosi di quella bella festa, che gli altri si stanno godendo mentre loro sono incapaci di farlo. A un certo punto, incontrano dei biker. Scoppia un diverbio. I magrebini estraggono una bottiglia di vetro da un cestino e la mostrano, come a dire: questa ve la possiamo spaccare sulla testa. Non succede nulla, però, almeno per il momento. Il gruppo si allontana, urlando improperi incomprensibili ai più. Poco dopo, però, ritorna. Uno tiene in mano un’ascia. Un altro, invece, una chiave a croce (quella, per capirci, per cambiare le gomme delle auto). Il diverbio tra i magrebini e i biker si riaccende. La lama, fortunatamente non troppo affilata, comincia a girare nell’aria. Un uomo, preoccupato per le proprie figlie, cerca di fare da scudo e viene colpito alla schiena. «C’era parecchio sangue», racconta Daniele Lazzeri, presidente della fondazione Nodo di Gordio che in quel momento si trovava alla festa. «Le forze dell’ordine sono intervenute subito», prosegue Lazzeri, «dicevano all’aggressore di stare fermo e lo hanno tenuto lì per più di un’ora, che lui ha utilizzato per fare un comizio, dicendo “trentini di merda, dovete morire tutti”. La gente, a un certo punto, ha cominciato ad avvicinarsi molto all’aggressore perché non ce la faceva più».
Ciò che colpisce, in questa vicenda, è pure l’arrivo a tutta velocità di una macchina, chiamata da uno dei magrebini, poco dopo il primo diverbio. Il mezzo è arrivato contromano, forse con l’obiettivo di colpire, senza riuscirci, le moto dei biker. E andando vicino, troppo vicino, a un gruppo di bambini che giocava lì vicino.
Per Francesca Gerosa, presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, «poteva essere una strage in una serata affollata. Auspico che si faccia presto chiarezza su quanto accaduto e che per i colpevoli siano riservate pene esemplari, senza attenuanti di alcun tipo. Nessuna giustificazione, nessuna pietà, nessuna tolleranza. Questa è casa nostra, e ci dobbiamo poter vivere serenamente».
Kevin Toller, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Pergine Valsugana, racconta alla Verità: «Una bellissima festa in paese rovinata da un gruppo di nordafricani che prima prende ad accettate un ragazzo, si schianta con la macchina ad altissima velocità entrando in contromano con il rischio di investire i bambini che stavano giocando per poi scagliarsi contro i “trentini di merda”. È un fatto gravissimo che conferma la necessità di una stretta sempre maggiore contro l’immigrazione. Abbiamo rischiato un secondo attentato come a Modena, potremmo contare i morti in questo momento».
Già, perché per alcuni istanti i più hanno temuto il peggio. Vedendo quella macchina sfrecciare contromano e le lame che tagliavano la notte hanno pensato a un attentato. Questa volta non è andata così, grazie a Dio. Ma è comunque un sintomo. Molti terroristi prima di fare il «grande passo» e abbracciare la jihad erano semplici casseurs, teppistelli di periferia. Vuoti, in una società che, secondo loro, non li accettava. E così hanno trovato rifugio nella guerra santa, in un ideale di morte in grado di dare un senso alla loro vita. Piccoli segni che qualcosa nel sistema dell’integrazione non sta funzionando. E di cui sarebbe bene prenderne atto e agire di conseguenza. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
Continua a leggereRiduci