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Ustica: da oltre 20 anni gioca sulle parole

Ustica: da oltre 20 anni gioca sulle parole
Ansa
Nei verbali originali delle sue deposizioni in tribunale Giuliano Amato aveva già spinto la tesi dell’esplosione esterna per poi citare «sensazioni» e una «campagna giornalistica».
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«Rep» come repulisti. L’unica traccia è una firma a un articolo su Craxi
La redazione de La Repubblica nel 1976. Nel riquadro l'unico titolo di Giampaolo Pansa alla mostra dei 50 anni del quotidiano (Ansa)
Anche lui, alla fine, è stato vinto dai partigiani dell’informazione. Nel percorso espositivo nemmeno una foto dei suoi trascorsi.

Giampaolo Pansa è morto e a Repubblica nessuno lo ricorderà. Alla mostra dedicata ai 50 anni del quotidiano romano neanche una foto, neanche un ritaglio, neanche una riga dedicata a uno degli uomini più importanti della storia di Repubblica. Anni di prime pagine, anni di lavoro per il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari.

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Addio Rocco Commisso, passionario yankee. La Viola resterà la sua incompiuta
Rocco Commisso (Ansa)
Rocco Commisso muore a 76 anni. Voleva portare in alto la Fiorentina, c’è riuscito in parte.

Hanno deciso di giocare lo stesso. Oggi Bologna e Fiorentina si affrontano nel segno di Rocco Benito Commisso: uno che ha preso a calci la vita fino al successo miliardario. Il presidente-padrone della «viola» è scomparso all’alba di ieri nell’ospedale di New York vicino alla sua casa di Saddle River. Per mesi questo italo-calabrese innamorato del «soccer» archetipico delle seconde generazioni d’immigrati che hanno fatto fortuna determinando la potenza economica degli Usa ha lottato contro un cancro.

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«La nostra visione in Blauer? Stile e funzione da 25 anni»
L’imprenditore: «Dalla licenza di un marchio storico americano a icona del vestire, in equilibrio tra identità, qualità e mercato».

Venticinque anni di visione, coerenza e coraggio imprenditoriale. Enzo Fusco è l’uomo che ha trasformato Blauer da storico marchio americano legato all’abbigliamento professionale in un brand internazionale di riferimento per l’outerwear urbano. Imprenditore istintivo ma rigoroso, Fusco ha saputo leggere il cambiamento dei tempi senza mai tradire il Dna del marchio, costruendo un equilibrio solido tra funzionalità, stile e identità. Con lui ripercorriamo le tappe fondamentali di un percorso lungo un quarto di secolo: un racconto diretto che restituisce il ritratto di un’azienda familiare diventata sistema, e di un imprenditore che continua a guardare avanti con la stessa passione degli inizi.

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«Striscia» torna con sei veline e Maria De Filippi inviata speciale
@Striscialanotizia
Il tg satirico riparte giovedì con 5 puntate in prima serata. La conduttrice di «C’è posta per te» consegnerà le «merdine» a chi parcheggia sui posti dei disabili. Ricci: «Mi chiesero di tenermi pronto se Scotti faceva flop».

Striscia la notizia non striscia più, è vero, ma «finché c’è Striscia c’è la speranza di una tv diversa e noi vogliamo continuare a tenere accesa questa fiammella. Una trasmissione come questa è irripetibile, è un bene della nazione», dice un Antonio Ricci bello carico e deciso a rivendicare originalità e unicità della sua creatura presentando la 38ª edizione del tg satirico di Canale 5. La fiammella, per ora, alimenterà un falò di cinque puntate in prima serata da giovedì 22 gennaio. Poi chissà, magari altre cinque o di più. Tra tapiri, Gabibbi, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti che spuntano in smoking, «non ne indossavano uno dal giorno del matrimonio», e le veline che saranno sei perché Striscia non indietreggia, «non raddoppia, ma triplica», da capo indiscusso della banda, Ricci annuncia il manifesto della nuova edizione: «La voce della presenza». «Striscia è un centro di resistenza e resilienza. E la presenza del titolo di quest’anno vuol dire anche potenza». Potenza di fuoco, potenza di denuncia. E presenza per dimostrare la possibilità di una televisione che, pur con toni scanzonati, ambisce a fare controinformazione. La sigla finale, interpretata dal Gabibbo, s’intitola Dazi: «Non pensavo di arrivare alla mia età e sentire frasi del tipo: “Voglio la Groenlandia perché mi serve”», dice stupito. E, rispondendo a una domanda sulla presunta passività della premier, rispolvera il passato pacifista e le manda una carezza delle sue: «La guerra è la cosa più terribile. Questi massacri sono un gesto folle oltre che inutile, una barbarie. Io da ragazzo ero convinto, come tanti di noi, che potessimo contare qualcosa. Vedevamo le bombe e scendevamo in piazza contro la guerra in Vietnam. Così finirà, pensavamo. Adesso un atteggiamento del genere è improponibile. Non incidono le idee di pace, il Papa… La nostra premier si dice cattolica. Cavoli! Ma se sei cattolica devi aborrire la guerra e farti sentire», conclude un po’ sentenzioso.

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