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2022-12-14
L’uomo della Kaili vuota il sacco e l’Ue trema
Eva Kaili (Ansa)
Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?».
Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.
L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione.
Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».
La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».
L’Aula destituisce il vicepresidente
Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici.
La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette.
I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota.
Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
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La deposizione fiume di Francesco Giorgi costringe i pm a stoppare l’interrogatorio. Manon Aubry (The Left): «È la punta di un iceberg». Sequestrati altri dieci uffici dell’Europarlamento, coinvolti anche i funzionari. Si indaga pure sui possibili pagamenti marocchini ad Antonio Panzeri.Con 625 voti, un contrario e due astenuti, l’Europarlamento ha rimosso la greca Eva Kaili La sinistra punta sul francese Raphaël Glucksmann, critico sui Mondiali, per rifarsi l’immagine.Lo speciale contiene due articoli.Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?». Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione. Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/uomo-kaili-vuota-sacco-ue-2658960277.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="laula-destituisce-il-vicepresidente" data-post-id="2658960277" data-published-at="1670966418" data-use-pagination="False"> L’Aula destituisce il vicepresidente Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici. La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette. I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota. Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
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Cinque secoli di storia, riforme, controriforme e una frattura mai sanata nella Chiesa tra conservatori e progressisti. Dopo le restrizioni di Francesco, il Vetus Ordo torna al centro del dibattito con Leone XIV, che lascia intravedere segnali di apertura verso il rito antico.
Relegato alla sezione «immondizia vetusta» dal Concilio Vaticano II. Reintrodotto da Benedetto XVI, pesantemente limitato da Francesco. E ora con Leone XIV si parla di inserirlo nuovamente tra le principali forme di celebrazione eucaristica. Il Vetus Ordo – o Messa Tridentina – è uno dei fili conduttori degli ultimi papati, un tema che divide profondamente conservatori e progressisti all’interno della Santa Sede. Le ragioni di un simile scontro non si esauriscono nella politica ecclesiastica del presente: per coglierle fino in fondo bisogna risalire alle origini stesse di questa liturgia, alla sua storia lunga e stratificata.
Il Vetus Ordo, innanzitutto, è l’antica liturgia che si riannoda fondamentalmente alla tradizione della Chiesa romana, tanto che le sue origini ancestrali risalgono addirittura al III secolo. La versione più «moderna» deriva invece dal Messale del 1570, promulgato da papa Pio V con la bolla Quo primum tempore a seguito del Concilio di Trento, con l’obiettivo di unire le millenarie – diversificate – forme romane. Ha come tratti distintivi la lingua latina, la posizione ad orientem del sacerdote e dei fedeli verso l’altare, la comunione ricevuta in ginocchio e sulla lingua, il canto gregoriano e un profondo senso del sacro. Rimase la versione ufficiale fino al 1962 quando, sotto il magistero di Giovanni XXIII, avvenne il primo cambiamento. Il Pontefice abolì infatti l’obbligo dei sacerdoti di accedere all’altare con la testa coperta dalla berretta clericale.
Ma la vera rivoluzione fu nel 1969, sulla scia del Concilio Vaticano II. Vennero eliminate diverse preghiere e introdotte altre nuove. Lo stesso avvenne per molti inchini e gesti cerimoniali. Per la celebrazione liturgica, il latino fu sostituito dalla lingua volgare. Paolo VI (al secolo Giovanni Montini) scelse inoltre di cambiare le formule dell’Offertorio, distaccandosi radicalmente sia dalla formula del 1962 sia – a maggior ragione – da quella precedente. Si andò ben oltre le disposizioni conciliari, le quali ambivano a semplificare i riti, inserire un numero maggiore di passi biblici e privilegiare la lingua volgare, concedendo tuttavia al latino «una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti». No, il Messale dell’allora pontefice andò ben oltre, sollevando pareri contrastanti nel mondo cattolico. Una specie di scisma silenzioso fra conservatori e progressisti, conciliari e preconciliari. Una frattura che si è protratta nei decenni successivi.
Cercando di venire incontro alle esigenze di chi si sentiva più vicino al Vetus Ordo, Giovanni Paolo II pubblicò due documenti «riappacificatori»: la lettera del 1984 Quattuor abhinc annos della Congregazione per il Culto Divino e il motu proprio del 1988 Ecclesia dei adflicta. In sintesi, il Papa chiedeva ai vescovi diocesani che fosse «ovunque rispettato l’animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un’ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l’uso del Messale Romano secondo l’edizione tipica del 1962».
Un’altra riforma in favore del rituale antico arrivò il 7 luglio 2007 da Benedetto XVI, papa di stampo fortemente conservatore. La sua lettera apostolica Summorum Pontificum sanciva di fatto che tutti i sacerdoti potessero celebrare la messa con la versione del 1962, dato che giuridicamente non era mai stata soppressa. Un riavvicinamento alla tradizione che si percepisce intensamente dallo scopo del motu proprio: «Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile restare in quest’unità o ritrovarla nuovamente».
Con l’avvento di Jorge Mario Bergoglio, però, il Vaticano ritornò sui propri passi e assunse un orientamento progressista accordato all’interpretazione montiniana del Concilio Vaticano II. In quest’ottica, Papa Francesco scrisse nel 2021 la lettera apostolica Traditionis Custodes, imponendo rigidissime limitazioni al Vetus Ordo e abrogando le precedenti aperture di Wojtyla e Ratzinger. Una scelta drastica che provocò la chiusura di diverse parrocchie legate al rito antico, in particolare nel mondo americano. Bergoglio si giustificò parlando di restrizioni necessarie per l’unità della Chiesa: alcuni membri del clero legati alla Messa Tridentina sarebbero stati contrari al Concilio. Già nel 2017, invece, Francesco aveva definito la riforma «irreversibile». Nessun ritorno al passato, ma un taglio netto a una tradizione secolare.
Arriviamo dunque ai nostri giorni. Archiviato Bergoglio, la Chiesa ha un nuovo pontefice, Leone XIV. Pacato, equilibrato, lontano anni luce dalla linea politica e spirituale del predecessore. Si è tornati quindi a parlare di una riapertura al Vetus Ordo. Il Papa, in effetti, ha alimentato queste voci con una dichiarazione dello scorso marzo ai vescovi francesi, invitandoli a una «generosa inclusione» proprio dei fedeli legati all’antica celebrazione liturgica. L’obiettivo sarebbe quello di sanare definitivamente le tensioni interne derivanti dalla Traditionis Custodes.
C’è un episodio singolare che dà seguito a questa ipotesi. Alla benedizione pasquale Urbi et Orbi, Leone XIV ha accanto a sé due cardinali. Il primo è Dominique Mamberti, che si trova lì esclusivamente per prassi. Il secondo, al contrario, è una scelta del tutto personale del Pontefice. Non ricopre un ruolo istituzionale, ma è una vera e propria istituzione. Si tratta di Ernest Simoni, che il 7 aprile 2026 ha celebrato il 70° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Una vita straordinaria vissuta da martire, vessato per decenni dal regime comunista albanese.
Oggi, nonostante l’età, è ancora molto attivo. Abita a Firenze e celebra la Messa con il rito antico, spesso e volentieri indossando i paramenti tradizionali risalenti all’epoca antecedente al Concilio Vaticano II. Una presenza molto significativa al fianco di Leone, che riporta a quel Vetus Ordo tanto discusso negli ultimi decenni e che continuerà a essere protagonista anche durante questo magistero.
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