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2022-12-14
L’uomo della Kaili vuota il sacco e l’Ue trema
Eva Kaili (Ansa)
Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?».
Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.
L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione.
Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».
La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».
L’Aula destituisce il vicepresidente
Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici.
La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette.
I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota.
Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
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La deposizione fiume di Francesco Giorgi costringe i pm a stoppare l’interrogatorio. Manon Aubry (The Left): «È la punta di un iceberg». Sequestrati altri dieci uffici dell’Europarlamento, coinvolti anche i funzionari. Si indaga pure sui possibili pagamenti marocchini ad Antonio Panzeri.Con 625 voti, un contrario e due astenuti, l’Europarlamento ha rimosso la greca Eva Kaili La sinistra punta sul francese Raphaël Glucksmann, critico sui Mondiali, per rifarsi l’immagine.Lo speciale contiene due articoli.Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?». Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione. Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/uomo-kaili-vuota-sacco-ue-2658960277.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="laula-destituisce-il-vicepresidente" data-post-id="2658960277" data-published-at="1670966418" data-use-pagination="False"> L’Aula destituisce il vicepresidente Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici. La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette. I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota. Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
Una jeep israeliana transita davanti al valico di Erez, che collega Israele a Gaza, in uno scatto dello scorso ottobre (Getty Images)
Oudeh avrebbe avuto un ruolo centrale nell’apparato di sicurezza di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre, ricoprendo l’incarico di responsabile dell’intelligence militare e collaborando strettamente con al Haddad nella ricostruzione della struttura operativa del gruppo dopo la morte di Mohammed Deif e Mohammed Sinwar. Le stesse fonti sostengono che l’incarico gli fosse già stato proposto in passato dopo l’eliminazione di Sinwar, ma che in quel momento avesse deciso di non assumere la guida dell’organizzazione armata. Nell’immagine diffusa insieme alle informazioni, Oudeh compare accanto a Raafa Salameh, Abu Obeida e Mohammed Deif. Tutti gli altri dirigenti presenti nella foto sarebbero stati eliminati nel corso delle operazioni israeliane.
Intanto Israele si sta preparando per impedire che possa verificarsi un nuovo 7 ottobre. A quasi tre anni dall’attacco di Hamas contro le comunità israeliane al confine con Gaza, lo Stato ebraico sta costruendo una nuova rete di difesa territoriale basata su civili addestrati, squadre di intervento rapido e protocolli operativi studiati direttamente sulle lezioni del massacro del 2023. Secondo quanto riportato dal FDD Long War Journal, all’inizio di maggio nella comunità di Nir Oz, una delle località simbolo dell’assalto di Hamas, i membri di una nuova squadra volontaria di sicurezza civile hanno completato la seconda delle otto sessioni previste da un innovativo programma di addestramento chiamato «Magen 48». L’iniziativa è gestita dall’organizzazione israeliana Magen Yehuda e nasce con l’obiettivo dichiarato di fornire ai cosiddetti «difensori civili» competenze operative e strumenti professionali per affrontare eventuali nuovi attacchi terroristici. Il progetto viene realizzato in collaborazione diretta con le Forze di difesa israeliane (Idf), che stanno contribuendo all’addestramento delle squadre locali di volontari incaricate di intervenire immediatamente in caso di incursioni armate.
Il trauma del 7 ottobre continua infatti a influenzare profondamente la strategia di sicurezza israeliana. Quel giorno migliaia di terroristi di Hamas, supportati da altri gruppi armati e da saccheggiatori civili, sfondarono le difese israeliane penetrando nelle comunità vicino alla Striscia di Gaza. L’attacco provocò massacri, sequestri e devastazioni senza precedenti. Molti dei villaggi colpiti sono ancora oggi impegnati nella ricostruzione, mentre migliaia di residenti stanno lentamente tornando nelle proprie abitazioni dopo lunghi mesi di evacuazione. In questo contesto Israele punta ora a creare comunità capaci di difendersi autonomamente nei primi minuti di un’aggressione, evitando di dipendere esclusivamente dall’arrivo delle forze armate regolari.
Le unità addestrate dal programma vengono chiamate «Kitat Konenut», cioè squadre di intervento rapido. Si tratta di gruppi composti principalmente da ex soldati residenti nelle comunità di confine vicino a Gaza, al Libano e alla Cisgiordania. Queste squadre rappresentano la prima linea di difesa locale e hanno il compito di reagire immediatamente a infiltrazioni terroristiche mentre la comunità attende l’arrivo di rinforzi militari e di polizia.
Il nome «Magen 48» è stato scelto in memoria dei 48 membri delle forze di sicurezza israeliane uccisi il 7 ottobre. L’organizzazione lavora a stretto contatto con il Comando del Fronte Interno delle IDF, con la Divisione Gaza dell’esercito israeliano e con i consigli locali delle comunità di frontiera. Il modello di addestramento è stato sviluppato studiando le esperienze delle località che riuscirono a resistere meglio durante l’attacco di Hamas, in particolare il Kibbutz Erez, considerato uno dei casi più efficaci di difesa locale durante l’assalto. Secondo quanto dichiarato sul sito ufficiale di Magen 48, il programma mira a garantire che ogni comunità attorno alla Striscia di Gaza sia «addestrata, equipaggiata e operativamente pronta» per affrontare future minacce. La preparazione delle comunità viene considerata una priorità strategica non soltanto per rafforzare la sicurezza dei residenti, ma anche per favorire il ritorno della popolazione evacuata dopo gli attacchi di Hamas.
L’iniziativa arriva in una fase estremamente delicata per Israele. Mentre il governo israeliano continua a chiedere il disarmo di Hamas e a mantenere alta la pressione militare sulla Striscia di Gaza, la sicurezza delle aree di confine rimane una delle principali preoccupazioni strategiche del Paese. Il 13 maggio il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato Nickolay Mladenov, direttore del Gaza Board of Peace, discutendo della situazione del cessate il fuoco e delle prospettive di smantellamento delle capacità militari di Hamas. Nello stesso giorno le IDF hanno annunciato l’eliminazione di un membro delle forze Nukhba di Hamas a Gaza.
Ari Briggs, cofondatore di Magen 48, ha spiegato al Long War Journal della FDD che il nuovo protocollo di addestramento israeliano è già stato adottato in 67 comunità vicino al confine con Gaza e che il piano prevede di estendere il modello fino a circa 600 comunità nei prossimi anni. Briggs ha sottolineato che sono già state svolte oltre 550 sessioni di addestramento e che più di 1.500 persone hanno completato i corsi, numeri che equivalgono alla formazione di diversi battaglioni di fanteria. Secondo Briggs, il progetto rappresenta soltanto una prima fase di un piano molto più ampio. Il dirigente di Magen 48 ha spiegato che circa 900.000 israeliani vivono in aree considerate vulnerabili lungo diversi confini del Paese. Dopo il 7 ottobre oltre 74.000 persone furono evacuate dalle comunità vicine a Gaza per più di un anno, mentre evacuazioni simili si verificarono anche nel nord di Israele. Sebbene molti residenti siano tornati, la guerra ancora in corso continua ad alimentare un forte senso di insicurezza tra la popolazione.
Uno degli elementi più innovativi del programma riguarda il cambiamento della dottrina operativa. Briggs ha spiegato che il nuovo approccio prevede di affrontare i terroristi prima che riescano a raggiungere il centro delle comunità. L’obiettivo è quindi portare il combattimento direttamente contro gli assalitori invece di attendere passivamente dietro i cancelli dei kibbutz o dei villaggi. Per ogni comunità vengono elaborati specifici piani difensivi, con analisi dettagliate delle aree vulnerabili, delle posizioni delle telecamere di sorveglianza, delle recinzioni e delle postazioni fortificate da costruire. Briggs ha sottolineato che la principale lezione del 7 ottobre non riguarda semplicemente l’uso delle armi, ma soprattutto l’organizzazione delle squadre, il coordinamento operativo e la rapidità di risposta. Durante le esercitazioni osservate dal Long War Journal a Nir Oz, i volontari hanno simulato la bonifica di aree della comunità da terroristi armati, lavorando in coppie e coordinandosi con altri gruppi di difesa locale. Il programma comprende inoltre formazione medica, gestione delle emergenze e utilizzo avanzato delle armi. Prima del 7 ottobre ogni volontario riceveva soltanto circa 70 proiettili all’anno per l’addestramento al poligono. Oggi l’accesso alle munizioni è stato notevolmente ampliato e ai partecipanti viene richiesto di saper colpire bersagli fino a 150 metri di distanza. Anche le dimensioni delle squadre sono aumentate: dalle circa 12 persone previste in passato si è passati fino a un massimo di 28 volontari per comunità. Le unità sono inoltre miste e comprendono anche donne, come dimostrato durante le esercitazioni svolte a Nir Oz.
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