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Un anno fa la ricetta di Renzi era: deficit al 2,9%

Un anno fa la ricetta di Renzi era: deficit al 2,9%
Ansa

I politici hanno la memoria corta. O molto più probabilmente confidano nel fatto che ad averla corta siano gli elettori. Risultato, sparano una montagna di balle senza curarsi di aver detto il giorno prima il contrario di ciò che sosterranno il giorno dopo. Il caso limite ha per protagonisti gli esponenti del Pd, i quali da quando sono all'opposizione sono specialisti nel rivoltare la frittata.

Ma come dicevamo la politica, al pari delle bugie, ha le gambe corte. E infatti, a proposito dell'indignazione che sale dalle fila della sinistra, quando la maggioranza parla di fare un po' di deficit per finanziare le misure economiche, bisogna voltare pagina e tornare indietro di un anno. Non servono grandi ricerche: basta sfogliare il Sole 24 Ore del 9 luglio 2017. In prima pagina potrete trovare una lettera a firma di Matteo Renzi, ormai non più presidente del Consiglio, ma ancora segretario del Pd. Che scriveva all'epoca l'azionista di maggioranza del governo Gentiloni? Semplice: bisogna fare più deficit. In pratica, quello che poi sarebbe diventato il senatore semplice di Scandicci, colui che un giorno sì e l'altro anche bolla con parole violente le iniziative del governo, dando dei cialtroni ai ministri, proponeva alla Ue di ignorare le regole di bilancio per permettere a paesi come l'Italia di sforare i parametri. Il titolo del quotidiano salmonato è indicativo: «La sfida di Renzi alla Ue: deficit al 2,9 per cento per cinque anni». Dunque un anno fa Renzi proponeva un programma di governo che si facesse un baffo dell'Europa e che tirasse diritto spendendo più soldi possibili per finanziare la crescita. In questo modo, spiegava l'allora segretario del Pd, l'Italia avrà a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per ridurre la pressione fiscale.

La ricetta, per certi versi, sembra quella di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini, che oggi premono su Tria per avere un po' di risorse in più e per raggiungere l'obbiettivo sono disposti ad arrivare a un deficit del 2,2 per cento, ovvero uno 0,7 in meno di quanto ipotizzato dall'ex presidente del Consiglio. Nonostante la manovra sia più prudente di quella voluta da Renzi, però, a sinistra commentano la proposta come se fosse una scelta che ci porterebbe in bancarotta. Non è tutto. Nelle misure che il ministro Tria è chiamato ad approvare sono previsti anche interventi per far fronte all'aumento dell'Iva previsto da Renzi e compagni, un conto salato dei vari regali pre elettorali del 2014, 2015 e 2016: un giochino costato un centinaio di miliardi di debito in più.

Tutto ciò per dire che la memoria è corta, ma i debiti sono a lungo termine e tocca a noi pagare anche quelli di un signore che non sta più a Palazzo Chigi da due anni.

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Crans-Montana, i Moretti sospettati di riciclaggio. Indagato anche il sindaco
Nicolas Féraud (Ansa)
La Procura vallesana ha esteso l’inchiesta penale ad altre cinque persone: Nicolas Féraud, primo cittadino, è tra queste. I conti bancari della coppia sono al vaglio della Federpol.

Il sindaco di Crans-Montana finito tra gli indagati e i conti dei Moretti al vaglio della Federpol per un «sospetto schema finanziario criminale» basato sul «riciclaggio di denaro» e sull’utilizzo di garanzie fittizie per ottenere prestiti bancari, in una sorta di «schema Ponzi» giocato ad alto livello.

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Lo «spezzafame» diventato icona. Il tramezzino compie cent’anni
(IStock)
È la versione italiana del sandwich, ma tra i suoi antenati ci sarebbe l’ebraico «korech». Nel nostro Paese, Venezia e Torino se ne contendono i natali. E ogni città ha la sua ricetta tipica, dal baccalà alla cicoria.
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Jerry Calà: «Soltanto qui in Italia la parola “comico” è un po’ dispregiativa»
Jerry Calà (Getty Images)
L’attore: «I ragazzi che scoprono i miei film mi chiedono se non avevo paura a dire battute che adesso non si possono più fare».

Marco Ferreri, il più enigmatico regista italiano, soffriva d’insonnia. Trascorreva varie notti a vedere i film con Jerry Calà. In un’intervista tv antecedente al 1993 osservò: «Calà mi piace». Infatti, colui che consacrò Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Gérard Depardieu, volle proprio il Gatto emerso nel 1977 a Non stop, come protagonista di Diario di un vizio. Tuttavia, l’apice della «libidine» per l’attore siciliano, classe 1951, trasferitosi prima a Milano e poi, dopo la prima media, definitivamente a Verona, si verificò al Festival del cinema di Berlino.

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Aumenta il petrolio e il costo dei carburanti schizza alle stelle. È una speculazione clamorosa. Adesso tocca alle bollette.

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