Ue umiliata anche dall’ingrato Zelensky. «Divisa e passiva, Mosca sta vincendo»

L’Europa, dopo essere stata strigliata dal presidente americano Donald Trump, è finita nel mirino anche del leader di Kiev, Volodymyr Zelensky.
«È smarrita, frammentata, non agisce come una grande potenza», ha detto il presidente ucraino dal palco del World economic forum a Davos, divenuto ormai la sede per esporre senza mezzi termini la debolezza dell’Ue. Per gran parte del suo discorso, avvenuto poco dopo l’incontro con il tycoon, Zelensky ha criticato l’immobilità dei suoi alleati più stretti, avvertendo che «Trump non ascolterà questo tipo di Europa». «Un anno fa a Davos ho terminato il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi», ma dopo 12 mesi «non è cambiato nulla». E ha quindi passato in rassegna le questioni più delicate in cui i partner europei non hanno brillato per incisività: dalla Groenlandia all’Iran, dalle spese militari alle misure poco efficaci contro la Russia.
«La maggior parte dei leader non sa bene cosa fare» sulla Groenlandia e «sembra che tutti aspettino solo che l’America si calmi su questo argomento, sperando che passi». Ha poi criticato la mossa di alcuni Paesi europei di inviare un numero irrisorio di soldati nell’isola: «O si dichiara che le basi europee proteggeranno la regione dalla Russia e dalla Cina e si stabiliscono quelle basi, oppure si rischia di non essere presi sul serio, perché 40 soldati non proteggeranno nulla». Ma l’Ue si è anche espressa troppo tardi sulla situazione in Iran poiché tutti erano «distratti da Natale e Capodanno». E per sottolineare la differenza tra la capacità americana di prendere le redini e la passività europea ha dichiarato: «Nicolás Maduro è sotto processo a New York, mentre Putin no». Anzi «non solo è a piede libero, ma sta ancora combattendo per gli asset congelati in Europa». A tal proposito, Zelensky ha attaccato l’Ue sostenendo che non ha nemmeno deciso «una sede per il tribunale» speciale per i crimini di guerra commessi da Mosca. L’invettiva del leader ucraino ha coinvolto l’incapacità di Bruxelles di decidere «come utilizzare i beni russi congelati» e l’atteggiamento passivo riguardo allo schieramento dei missili russi Oreshnik in Bielorussia. Ha anche specificato che i Paesi dell’Ue sono «persi di fronte a Trump», visto che a Kiev è stato consigliato di «non parlare dei Tomahawk agli americani, per non rovinare l’atmosfera».
Le stoccate hanno pure riguardato la spesa per la difesa: è solo grazie all’intervento americano che i membri Ue della Nato spenderanno il 5% del Pil. E ammettendo che senza il coinvolgimento di Washington «è impossibile parlare di garanzie di sicurezza per l’Ucraina», ha lanciato l’appello per formare una difesa europea comune, visto che al momento l’Europa «fa affidamento sulla convinzione che, in caso di pericolo, la Nato agirà».
Europa a parte, ieri le trattative di pace sono state al centro dei colloqui, con gli Stati Uniti che hanno dialogato con entrambi i protagonisti del conflitto. Prima Trump ha incontrato a Davos Zelensky, successivamente nella serata, Steve Witkoff e Jared Kushner hanno visto il presidente russo, Vladimir Putin, a Mosca. Riguardo al bilaterale con Kiev, Trump ha rivelato che è stato «un buon incontro». Zelensky, dal palco di Davos, ha spiegato che «i documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti» ma «l’ultimo miglio è sempre difficile».
Se da una parte il leader di Kiev ha infatti annunciato che è stata raggiunta un’intesa con Washington «sulle garanzie di sicurezza», dall’altra ha ribadito che la questione territoriale «non è ancora stata risolta». Prima dell’incontro con Putin, Witkoff è però apparso ottimista: durante la colazione ucraina a margine del Forum di Davos, ha rivelato che «i negoziati sono ridotti a un’ultima questione». La tregua energetica potrebbe invece essere sul tavolo del trilaterale tra l’Ucraina, gli Stati Uniti e la Russia che si terrà oggi e domani negli Emirati Arabi Uniti. Secondo il Financial Times, saranno Washington e Kiev ad avanzare questa proposta a Mosca. A rappresentare l’Ucraina saranno principalmente il segretario del Consiglio per la Sicurezza, Rustem Umerov e il capo dell’Ufficio del presidente, Kirill Budanov, mentre a guidare la delegazione russa sarà l’inviato di Putin, Kirill Dmitriev. I negoziatori americani saranno sempre Witkoff e Kushner.
Ma a mettere i bastoni tra le ruote alle iniziative diplomatiche della Casa Bianca è il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Ha annunciato che la Marina francese ha abbordato nel Mediterraneo una petroliera, denominata Grinch, sospettata di far parte della «flotta fantasma» e «proveniente dalla Russia». L’operazione è avvenuta «in alto mare» tra la Spagna e il Nord Africa, con la collaborazione del Regno Unito. All’entusiasmo di Zelensky, che ha scritto su X: «Questa è esattamente la determinazione necessaria per garantire che il petrolio russo non finanzi più la guerra della Russia», si contrappone il gelo di Mosca. Al momento si è limitata a sottolineare che l’ambasciata russa a Parigi non ha ricevuto la notifica da parte delle autorità francesi.










