2024-10-05
Per la Corte Ue le polpette di soia si possono vendere come carne
Beyond Meat e la lobby vegana stendono la Francia in tribunale, che aveva imposto norme pro consumatori. La sentenza dà ragione ai produttori di cibi ultraprocessati a base vegetale: useranno i nomi del cibo vero.I giudici europei hanno imitato quel tal cardinale di Bologna che assalito da un’irrefrenabile voglia di tortellini in tempo di vigilia se li fece portare e dopo averli benedetti proclamò: «Io vi battezzo pesci». La Corte Ue ha preso una spremuta di soia e ha sentenziato: sei una bistecca. Si riapre una lotta gigantesca adesso ai piani alti di Bruxelles dove, uscito di scena il profeta del green deal Frans Timmermans, la questione delle etichette sugli alimenti era stata messa in sordina. I big della grande distribuzione, Danone, Nestlè, Unilever e tutte le multinazionali della nutrizione premono come la mischia degli All Blacks per far approvare il Nutri-score, l’etichetta a semaforo che dà il via libera ai cibi ultraprocessati purché a base di vegetali, che sdogana le bibite gassate purché addolcite con la chimica. L’importante è penalizzare l’olio extravergine di oliva, il prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano e tutto ciò che è frutto della cultura alimentare mediterranea. Il Nutri-score promuove alimenti che arrivano fino a 45 ingredienti, quelli che ingrassano le industrie, e segnala come dannosi alimenti mono-ingrediente che danno reddito ai contadini. Però se si dice che a Bruxelles le lobby arrivano a condizionare perfino i giudici si rischia l’anatema. Eppure la sentenza emessa ieri lascia più di un dubbio. In estrema sintesi; le toghe comunitarie hanno decretato che se un cibo ha un nome generico anche se è fatto con proteine vegetali può essere etichettato con il nome di uso comune senza neppure bisogno di dire che in realtà è una polpetta d’insalata. Ovviamente non vale il contrario perché se no la lobby vegana si dispiace: non potremo mai chiamare pomodoro un filetto di Chianina. Né passerà mai l’etichetta d’origine obbligatoria chiesta dall’Italia. C’è da tremare quando - lo sta per fare entro il 2025 - l’Efsa che ha - pare una nemesi - sede a Parma darà via libera alle bistecche, ai petti di pollo e ai filetti di pesce stampati in laboratorio replicando cellule staminali sull’esempio di quelle «eternate» che sono le cellule delle metastasi capaci di riprodursi velocemente. Questo nonostante ci siano decine di studi - l’ultimo è del London College - che dimostrano come alcuni additivi presenti nei cibi a base vegetale - il glutammato monosodico e i dolcificanti artificiali, i contaminanti formati durante la lavorazione industriale come l’acroleina- sono associati a un aumento fino al 7% del rischio di malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2, attraverso stress ossidativo, infiammazione, disregolazione metabolica, resistenza all’insulina e alterazioni del microbiota intestinale. Ma in nome delle lobby oggi una fettina di tofu colorato di rosso si chiama prosciutto. Senza aggettivi.L’Europa che dà il via libera a questa roba è la stessa che ci ha chiuso in casa col Covid obbligandoci ai vaccini. Il caso è stato proposto ai giudici da l’Association Protéines France, l’Union vegetarienne européenne (Evu), l’Association végétérienne de France (Avf) e fin qui si può pensare: lo fanno per convinzione. Tra i ricorrenti però spunta anche Beyond Meat e allora si capisce che lo fanno per convenienza. Il motivo del contendere è questo: il governo francese con un decreto ha vietato di chiamare carne ciò che carne non è, latte ciò che latte non è, formaggio ciò che formaggio non è. Lo ha fatto invocando anche il diritto comunitario in particolare le norme sulla trasparenza delle informazioni ai consumatori. Giusto per sapere con chi si ha a che fare, Beyond Meat, nata nel 2009 in California è leader degli hamburger vegetali. Ha sul libro soci tutta la grande finanza: da Black Rock a Merryl Lynch e Poi Pepsi, Mc Donald, Yum. In Cina ha tre stabilimenti e quello sta diventando il suo primo mercato, nel mondo conta 135000 punti di distribuzione, lo scorso hanno ha fatturato 435 milioni di dollari, ma gli analisti prevedono che il business della finta carne, quella a base vegetale, passi dai 44,2 miliardi di dollari del 2022 a 161,9 miliardi entro il 2030. I giudici europei hanno ben compreso quanto alta sia la posta in gioco. Smentendo peraltro ciò che Ursula von der Leyen ha sempre sostenuto: i consumatori vanno informati. Per la Corte Ue il regolamento europeo non dice che un determinato cibo denominato bistecca, o salsiccia o prosciutto o salame deve avere per forza ingredienti animali, può benissimo avere proteine vegetali o essere totalmente vegetale. Dicono i giudici: i consumatori mica sono scemi. E aggiungono: non vi preoccupate neanche di scrivere che sono hamburger vegetali. Viene il sospetto che il fatto che la causa sia promossa da Beyond Meat che ha messo ko sia il governo di Parigi che la Commissione europea in un sol colpo conti qualcosa. La sentenza è molto articolata; ha tre punti cardinali oltre al via libera al salame di fagioli che può chiamarsi solo salame, al latte di soia che si può definire solo latte e con cui fare dell’ottima non-mozzarella: i prodotto Dop e Igp non rientrano nelle possibili imitazioni (dunque salsiccia di lenticchie sì, ma Mortadella di soia no), i governi nazionali possono porre delle limitazioni, ma solo se fanno diventare legali e non più generici i nomi dei prodotti (il prosciutto di montagna registrato potrebbe essere tutelato dalle imitazioni vegetali), sono i giudici nazionali a dirimere i contenziosi perché la Corte dell’Ue si limita solo a valutare se un provvedimento viola o no le leggi comunitarie. Nel caso del ricorso il decreto di Parigi viola a parere della Corte il regolamento 1169/2011 perché «quelle norme tutelano sufficientemente i consumatori, anche in caso di sostituzione totale del solo componente o ingrediente che questi ultimi possono attendersi di trovare in un alimento designato con una denominazione usuale o con una denominazione descrittiva contenente determinati termini», ma spetterà al giudice francese risolvere la querelle tra i ricorrenti e Michel Barnier. L’Oms con Han Henri Kluge ha scritto: «Quattro industrie uccidono ogni giorno almeno 7000 persone in Europa e bloccano la regolamentazione che proteggerebbe il pubblico da prodotti e marketing dannosi». Producono tabacco, cibi ultraprocessati a base vegetale, alcol e idrocarburi. Steven Van Deurse, l’olandese che è il primo finanziatore di Food For Profit la lobby vegana non se ne cura e confessa sul suo sito: «Bisogna fare pressioni sui funzionari governativi e sui responsabili politici per creare leggi che promuovano il veganismo.» Beyond Meat ringrazia e i giudici europei, forse, si adeguano.
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