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2022-02-14
La Turchia scommette sulla bici per promuovere il turismo
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Lo sport, in questo caso il ciclismo, grazie ai milioni di appassionati, può essere un veicolo molto importante per promuovere le bellezze e i gioielli paesaggistici, archeologici e naturali di un Paese. È il fenomeno del cicloturismo, una forma di turismo praticata in bicicletta attraverso dei tour organizzati da agenzie che forniscono supporto logistico e trasporto bagagli. Un modo di viaggiare fuori dai soliti canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa.
Un fenomeno su cui la Turchia ha deciso di puntare forte per dare una spinta al suo turismo. È in questo contesto che va a inserirsi il Tour d’Antalya al quale siamo stati invitati dall’Ente del Turismo e alla quale abbiamo avuto la fortuna di assistere da vicino. A stretto contatto con le squadre, con i corridori, e immersi nella regione Mediterranea della Turchia, quella che un tempo era chiamata Panfilia, e che ancora oggi ha conservato intatte meraviglie naturali e tesori artistici. Ma non solo. Negli ultimi anni, in tutta la regione, sono incrementare le strutture per chi pratica lo sport della bicicletta a livello amatoriale. Piste ciclabili, strade moderne e perfino una tecnologia che segnala la presenza di ciclisti all’nterno di una galleria attraverso dei sensori che attivano un lampeggiante su un cartello stradale posizionato all’ingresso del tunnel. Lo scorso anno, nel Sud del Paese, è stata inaugurata una pista ciclabile di 25 chilometri da Samandağ, città situata alla foce del fiume Oronte, presso il confine con la Siria, ad Arsuz, comune della provincia di Hatay, nell'Anatolia meridionale. Un tratto che consente a chi lo percorre di ammirare le meraviglie lungo la costa orientale della Turchia. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili in tutto il Paese. Un progetto ambizioso che collocherà le piste ciclabili turche nella rete EuroVelo, un gruppo di itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa e che oggi conta 15 percorsi a lunga distanza.
Turisti in un noleggio di biciclette nella città di Kemer
In questo contesto, Antalya rappresenta un gioiello non solo dal punto di vista turistico, essendo una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali, ma anche un punto strategico attorno al quale sviluppare il progetto cicloturistico turco. La città della Costa Turchese, non a caso, è dal 2018 il fulcro attorno al quale si svolge il Tour d'Antalya, la competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che ogni anno attrae migliaia di appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo. Una corsa ciclistica di livello internazionale studiata e organizzata per valorizzare al meglio i posti attraversati dalla carovana. Lo aveva confermato anche il direttore del Tour, Haluk Sevim, alla conferenza stampa della vigilia, affermando che «c'erano quasi 100 domande di squadre che erano interessate a partecipare» - e che - «abbiamo cercato di scegliere le squadre provenienti da Paesi dove la Turchia punta al turismo come per esempio Russia, Germania, Italia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti».
A tal proposito la scelta delle tappe e dei relativi punti di arrivo e partenza è stata impeccabile. Lo start del Tour nella città antica di Side tra le rovine romane, per esempio, ha fatto da cornice alla partenza della prima tappa. Fondata nel VII secolo a.C. era uno dei principali centri commerciali dell'Anatolia meridionale. Le sue rovine sono riconosciute tra le più pregevoli di tutta l'Asia Minore: il teatro, il più grande della Panfilia, che poteva contenere tra i 15.000 e i 20.0000 posti a sedere e che con il passare dei secoli, a causa del crollo del muro della scena sul palcoscenico, è diventato oggi un accumulo di blocchi uno sopra l'altro; l'anfiteatro, dove si tenevano i giochi e i combattimenti tra gladiatori; la strada porticata con colonne di marmo; le terme, adibite a museo per statue e sarcofagi del periodo romano; le mura e la porta ellenistica; i templi di Apollo e Atena; l'agorà, con 12 colonne al centro. In questo contesto le 23 squadre in gara si sono ritrovate per la cerimonia di apertura del Tour d'Antalya 2022 per poi schierarsi dietro lo striscione dello start e dirigersi verso Antalya lungo un percorso di 144,5 chilometri.
Il giorno dopo, per la seconda tappa si è scelta la partenza da Kemer, località balneare sulla riviera turca nella provincia di Antalya, che dagli anni Ottanta vive quasi e solo esclusivamente di turismo. Da qui è possibile avventurarsi in una pedalata di 16 chilometri lungo le strade interne che portano all'antica città di Phaselis - o Faselide - situata tra le montagne Bey e le foreste del Parco Nazionale dell'Olympos Beydagları, un'immensa area verde di 34.425 ettari che corre parallelamente al Mar Mediterraneo lungo il litorale da Kemer a Kumluca. A Phaselis oggi è ancora possibile ammirare una strada antica larga 24 metri che attraversava il centro della città, ma anche i resti di un importantissimo acquedotto romano costruito per portare l'acqua in città, rovine di antichi negozi, delle terme romane, dell'antico teatro e di numerosi sarcofagi. Molto suggestivo è stato anche il posto scelto per la terza tappa, con la cerimonia delle firme dei corridori che si è svolta all’interno dell’antico teatro romano di Aspendos, per poi ritrovarsi alla fine del percorso di 110 chilometri in cima a Termessos. Secondi alcuni studiosi, Aspendos è addirittura la più antica città della Panfilia. Il teatro, considerato come una delle rovine archeologiche più belle di tutta la Turchia e paragonato a quello di Epidauro in Grecia, è anche quello che con il passare del tempo è rimasto meglio conservato, grazie anche a un'importante opera di restauro voluta da Mustafa Kemal Atatürk, il generale turco e primo Presidente della Turchia, tanto che ancora oggi viene usato per spettacoli e cerimonie. Scenario completamente diverso, ma che ha comunque lasciato corridori e addetti ai lavori a bocca aperta, è stato quello scelto per la quarta e ultima tappa. Ritrovo all’Acquario Internazionale di Antalya, un acquario diviso in 36 aree in cui è possibile vedere da vicino più di 10.000 pesci, pannello delle firme applicato sul vetro dell’acquario e passerella percorsa dai corridori in bici attraverso il tunnel dell’acquario, il più lungo in tutto il mondo.
L'Aquarium International di Antalya
Da Antalya, poi, si snoda una pista ciclabile che raggiunge la città di Izmir, conosciuta anche con il nome di Smirne. Dalla costa mediterranea alla costa turca dell'Egeo in bicicletta ammirando meraviglie uniche, come per esempio la località di Pàtara, antica città marittima della Licia, conosciuta soprattutto per i 18 chilometri di spiaggia bianca. Ma anche Bodrum, l'antica Alicarnasso, una fortezza medievale costruita con pietre provenienti proprio dal Mausoleo di Alicarnasso - una delle Sette meraviglie del mondo antico - e caratterizzata da due baie con vista sull'omonimo castello di Bodrum. Questo punto è caratteristico in quanto si uniscono le acque del Mar Mediterraneo e del Mar Egeo. E poi ancora Datca, un distretto della provincia di Muğla nel sud-ovest della Turchia dove si trovano spiagge bianchissime e acque cristalline, ma anche foreste di pini, eucalipti e alberi di mandorlo. A Smirne, invece, si trova uno dei siti archeologici più grandi con all'interno l'agorà romana, e il cosiddetto «castello di velluto», il Kadifekale, costruita ai tempi di Alessandro Magno e che sorveglia la città dall'alto. Un altro luogo turistico della Turchia che sarà interessato dalla costruzione di piste ciclabili è il Tuz Gölü, il lago di Tuz denominato il «lago salato». Il secondo lago più grande del Paese situato nella regione della Turchia centrale, suggestivo per la fioritura delle alghe Dunaliella che colorano l'acqua di rosso.
Italia protagonista al Tour d'Antalya

Il podio finale del Tour d'Antalya 2022 con Alessandro Fedeli al secondo posto
La quarta edizione del Tour d'Antalya, l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale, e che si inserisce in un contesto europeo che ogni anno si compone di 190 corse in tutto il continente, si è conclusa ieri con la cerimonia di premiazione in piazza della Repubblica ad Antalya. Una cerimonia che ha incoronato re della corsa il danese della Uno - X Pro Cycling Team Jacob Hindsgaul Madsen. Il ventunenne di Middelfart è riuscito a mantenere la maglia Magenta conquistata il giorno prima nella terza tappa con la scalata a Termessos, battendo negli ultimi metri Alessandro Fedeli. Il corridore italiano della Gazprom-Rusvelo, insieme al compagno di squadra Matteo Malucelli, è stato tra i protagonisti di tutta la gara. Fedeli ha chiuso secondo nella classifica generale, mentre Malucelli con la vittoria della prima tappa da Side ad Antalya e il terzo posto nella quarta da Antalya ad Antalya. Anche Filippo Tagliani, 26enne del team italiano Drone Hopper-Androni Giocattoli, ha detto la sua salendo sul terzo gradino podio della seconda tappa da Kemer ad Antalya, dietro al serbo Dusan Rajovic (primo) del team italiano Corratec e al britannico Matthew Gibson (secondo) della Wiv Sungod. Bene, seppur senza podi, anche le altre due squadre italiane, Bardiani Csf Faizanè ed Eolo Kometa.
E a proposito di corridori italiani, si è comportato molto bene anche Jakub Mareczko, nato in Polonia a Jaroslav, ma cresciuto in Italia, a Raffa di Puegnago del Garda nel Bresciano. L'italiano dell'Alpecin-Fenix è salito due volte sul podio (secondo nella tappa d'esordio da Side ad Antalya e primo in quella finale) e ha conquistato la maglia Gialla finale che lo ha premiato come miglior sprinter del Tour. Gli altri premi, oltre alla maglia Magenta indossata ovviamente dal vincitore Madsen, sono andati al britannico della Wiv Sungod Jacob Scott, maglia Verde per la consapevolezza ai cambiamenti climatici, e al ceco del Team Felbermayr Simplon Wels Daniel Turek, maglia Orange in qualità di miglior scalatore.
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Il Tour ciclistico d’Antalya al quale abbiamo assistito da vicino è stato l’evento principe pensato e studiato dall'Agenzia per la promozione e lo sviluppo del turismo turco per esportare le bellezze del Sud del Paese. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili.Corridori e squadre italiane sono stati tra i protagonisti In tutte e quattro le tappe della corsa. Da Matteo Malucelli e Alessandro Fedeli della Gazprom-Rusvelo, a Jakub Mareczko dell’Alpecin-Fenix, passando per il team Corratec.Lo speciale contiene due articoli.Lo sport, in questo caso il ciclismo, grazie ai milioni di appassionati, può essere un veicolo molto importante per promuovere le bellezze e i gioielli paesaggistici, archeologici e naturali di un Paese. È il fenomeno del cicloturismo, una forma di turismo praticata in bicicletta attraverso dei tour organizzati da agenzie che forniscono supporto logistico e trasporto bagagli. Un modo di viaggiare fuori dai soliti canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa.Un fenomeno su cui la Turchia ha deciso di puntare forte per dare una spinta al suo turismo. È in questo contesto che va a inserirsi il Tour d’Antalya al quale siamo stati invitati dall’Ente del Turismo e alla quale abbiamo avuto la fortuna di assistere da vicino. A stretto contatto con le squadre, con i corridori, e immersi nella regione Mediterranea della Turchia, quella che un tempo era chiamata Panfilia, e che ancora oggi ha conservato intatte meraviglie naturali e tesori artistici. Ma non solo. Negli ultimi anni, in tutta la regione, sono incrementare le strutture per chi pratica lo sport della bicicletta a livello amatoriale. Piste ciclabili, strade moderne e perfino una tecnologia che segnala la presenza di ciclisti all’nterno di una galleria attraverso dei sensori che attivano un lampeggiante su un cartello stradale posizionato all’ingresso del tunnel. Lo scorso anno, nel Sud del Paese, è stata inaugurata una pista ciclabile di 25 chilometri da Samandağ, città situata alla foce del fiume Oronte, presso il confine con la Siria, ad Arsuz, comune della provincia di Hatay, nell'Anatolia meridionale. Un tratto che consente a chi lo percorre di ammirare le meraviglie lungo la costa orientale della Turchia. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili in tutto il Paese. Un progetto ambizioso che collocherà le piste ciclabili turche nella rete EuroVelo, un gruppo di itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa e che oggi conta 15 percorsi a lunga distanza. Turisti in un noleggio di biciclette nella città di KemerIn questo contesto, Antalya rappresenta un gioiello non solo dal punto di vista turistico, essendo una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali, ma anche un punto strategico attorno al quale sviluppare il progetto cicloturistico turco. La città della Costa Turchese, non a caso, è dal 2018 il fulcro attorno al quale si svolge il Tour d'Antalya, la competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che ogni anno attrae migliaia di appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo. Una corsa ciclistica di livello internazionale studiata e organizzata per valorizzare al meglio i posti attraversati dalla carovana. Lo aveva confermato anche il direttore del Tour, Haluk Sevim, alla conferenza stampa della vigilia, affermando che «c'erano quasi 100 domande di squadre che erano interessate a partecipare» - e che - «abbiamo cercato di scegliere le squadre provenienti da Paesi dove la Turchia punta al turismo come per esempio Russia, Germania, Italia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti».A tal proposito la scelta delle tappe e dei relativi punti di arrivo e partenza è stata impeccabile. Lo start del Tour nella città antica di Side tra le rovine romane, per esempio, ha fatto da cornice alla partenza della prima tappa. Fondata nel VII secolo a.C. era uno dei principali centri commerciali dell'Anatolia meridionale. Le sue rovine sono riconosciute tra le più pregevoli di tutta l'Asia Minore: il teatro, il più grande della Panfilia, che poteva contenere tra i 15.000 e i 20.0000 posti a sedere e che con il passare dei secoli, a causa del crollo del muro della scena sul palcoscenico, è diventato oggi un accumulo di blocchi uno sopra l'altro; l'anfiteatro, dove si tenevano i giochi e i combattimenti tra gladiatori; la strada porticata con colonne di marmo; le terme, adibite a museo per statue e sarcofagi del periodo romano; le mura e la porta ellenistica; i templi di Apollo e Atena; l'agorà, con 12 colonne al centro. In questo contesto le 23 squadre in gara si sono ritrovate per la cerimonia di apertura del Tour d'Antalya 2022 per poi schierarsi dietro lo striscione dello start e dirigersi verso Antalya lungo un percorso di 144,5 chilometri.Il giorno dopo, per la seconda tappa si è scelta la partenza da Kemer, località balneare sulla riviera turca nella provincia di Antalya, che dagli anni Ottanta vive quasi e solo esclusivamente di turismo. Da qui è possibile avventurarsi in una pedalata di 16 chilometri lungo le strade interne che portano all'antica città di Phaselis - o Faselide - situata tra le montagne Bey e le foreste del Parco Nazionale dell'Olympos Beydagları, un'immensa area verde di 34.425 ettari che corre parallelamente al Mar Mediterraneo lungo il litorale da Kemer a Kumluca. A Phaselis oggi è ancora possibile ammirare una strada antica larga 24 metri che attraversava il centro della città, ma anche i resti di un importantissimo acquedotto romano costruito per portare l'acqua in città, rovine di antichi negozi, delle terme romane, dell'antico teatro e di numerosi sarcofagi. Molto suggestivo è stato anche il posto scelto per la terza tappa, con la cerimonia delle firme dei corridori che si è svolta all’interno dell’antico teatro romano di Aspendos, per poi ritrovarsi alla fine del percorso di 110 chilometri in cima a Termessos. Secondi alcuni studiosi, Aspendos è addirittura la più antica città della Panfilia. Il teatro, considerato come una delle rovine archeologiche più belle di tutta la Turchia e paragonato a quello di Epidauro in Grecia, è anche quello che con il passare del tempo è rimasto meglio conservato, grazie anche a un'importante opera di restauro voluta da Mustafa Kemal Atatürk, il generale turco e primo Presidente della Turchia, tanto che ancora oggi viene usato per spettacoli e cerimonie. Scenario completamente diverso, ma che ha comunque lasciato corridori e addetti ai lavori a bocca aperta, è stato quello scelto per la quarta e ultima tappa. Ritrovo all’Acquario Internazionale di Antalya, un acquario diviso in 36 aree in cui è possibile vedere da vicino più di 10.000 pesci, pannello delle firme applicato sul vetro dell’acquario e passerella percorsa dai corridori in bici attraverso il tunnel dell’acquario, il più lungo in tutto il mondo. L'Aquarium International di AntalyaDa Antalya, poi, si snoda una pista ciclabile che raggiunge la città di Izmir, conosciuta anche con il nome di Smirne. Dalla costa mediterranea alla costa turca dell'Egeo in bicicletta ammirando meraviglie uniche, come per esempio la località di Pàtara, antica città marittima della Licia, conosciuta soprattutto per i 18 chilometri di spiaggia bianca. Ma anche Bodrum, l'antica Alicarnasso, una fortezza medievale costruita con pietre provenienti proprio dal Mausoleo di Alicarnasso - una delle Sette meraviglie del mondo antico - e caratterizzata da due baie con vista sull'omonimo castello di Bodrum. Questo punto è caratteristico in quanto si uniscono le acque del Mar Mediterraneo e del Mar Egeo. E poi ancora Datca, un distretto della provincia di Muğla nel sud-ovest della Turchia dove si trovano spiagge bianchissime e acque cristalline, ma anche foreste di pini, eucalipti e alberi di mandorlo. A Smirne, invece, si trova uno dei siti archeologici più grandi con all'interno l'agorà romana, e il cosiddetto «castello di velluto», il Kadifekale, costruita ai tempi di Alessandro Magno e che sorveglia la città dall'alto. Un altro luogo turistico della Turchia che sarà interessato dalla costruzione di piste ciclabili è il Tuz Gölü, il lago di Tuz denominato il «lago salato». Il secondo lago più grande del Paese situato nella regione della Turchia centrale, suggestivo per la fioritura delle alghe Dunaliella che colorano l'acqua di rosso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turchia-cicloturismo-viaggi-bicicletta-2656653757.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="italia-protagonista-al-tour-d-antalya" data-post-id="2656653757" data-published-at="1644819558" data-use-pagination="False"> Italia protagonista al Tour d'Antalya Il podio finale del Tour d'Antalya 2022 con Alessandro Fedeli al secondo posto La quarta edizione del Tour d'Antalya, l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale, e che si inserisce in un contesto europeo che ogni anno si compone di 190 corse in tutto il continente, si è conclusa ieri con la cerimonia di premiazione in piazza della Repubblica ad Antalya. Una cerimonia che ha incoronato re della corsa il danese della Uno - X Pro Cycling Team Jacob Hindsgaul Madsen. Il ventunenne di Middelfart è riuscito a mantenere la maglia Magenta conquistata il giorno prima nella terza tappa con la scalata a Termessos, battendo negli ultimi metri Alessandro Fedeli. Il corridore italiano della Gazprom-Rusvelo, insieme al compagno di squadra Matteo Malucelli, è stato tra i protagonisti di tutta la gara. Fedeli ha chiuso secondo nella classifica generale, mentre Malucelli con la vittoria della prima tappa da Side ad Antalya e il terzo posto nella quarta da Antalya ad Antalya. Anche Filippo Tagliani, 26enne del team italiano Drone Hopper-Androni Giocattoli, ha detto la sua salendo sul terzo gradino podio della seconda tappa da Kemer ad Antalya, dietro al serbo Dusan Rajovic (primo) del team italiano Corratec e al britannico Matthew Gibson (secondo) della Wiv Sungod. Bene, seppur senza podi, anche le altre due squadre italiane, Bardiani Csf Faizanè ed Eolo Kometa.E a proposito di corridori italiani, si è comportato molto bene anche Jakub Mareczko, nato in Polonia a Jaroslav, ma cresciuto in Italia, a Raffa di Puegnago del Garda nel Bresciano. L'italiano dell'Alpecin-Fenix è salito due volte sul podio (secondo nella tappa d'esordio da Side ad Antalya e primo in quella finale) e ha conquistato la maglia Gialla finale che lo ha premiato come miglior sprinter del Tour. Gli altri premi, oltre alla maglia Magenta indossata ovviamente dal vincitore Madsen, sono andati al britannico della Wiv Sungod Jacob Scott, maglia Verde per la consapevolezza ai cambiamenti climatici, e al ceco del Team Felbermayr Simplon Wels Daniel Turek, maglia Orange in qualità di miglior scalatore.
Il presidente di Confapi Cristian Camisa (Imagoeconomica)
Insomma un grande caos e le aziende nelle sabbie mobili». Cristian Camisa, presidente di Confapi, l’associazione che riunisce le piccole e medie imprese fa da megafono alle difficoltà degli associati. «Con questo clima nessuno si azzarda a fare investimenti e progetti a medio e tantomeno a lungo termine».
Circa il 70% delle pmi ha come mercato di sbocco l’Europa, in che modo vi preoccupano i dazi americani?
«Tutte le pmi risentono, in un modo o nell’altro, della situazione di incertezza internazionale. I dazi del 10% dovrebbero rimanere per 150 giorni ma quello che succede dopo è un grande punto interrogativo e nel frattempo c’è anche la problematica del cambio sfavorevole con il dollaro che in un anno si è deprezzato del 13% e raddoppia il costo delle tariffe. In un sistema globalizzato e di mercati interconnessi, nessuno è al riparo dalla politica di Washington. Questa situazione finisce per privilegiare e rendere più agguerrita la concorrenza delle aziende di Cina, India e Paesi del Sud America. Il paradosso dei dazi flat, uguali per tutti, favorisce coloro che erano soggetti a tariffe superiori come il Brasile che avrà variazione -13,6%, la Cina con -7,1% e l’India con -5,6% mentre per l’Italia la variazione sarà di +1,7-2%. I prodotti provenienti da questi Paesi rischiano di rubare ulteriori quote di mercato alle imprese italiane».
Quali settori merceologici sono più esposti?
«Il farmaceutico, l’alimentare, la meccanica e i macchinari. Gli aumenti dei prezzi al dettaglio rischia di portare a una riduzione dei volumi delle vendite. Fino a ora l’affidabilità del Made in Italy ha consentito di trattare con i buyer americani e assorbire i maggiori costi senza riversarli sul consumatore, ma questa situazione non può durare a lungo soprattutto nella prospettiva che si passi dal 10 al 15% come vuole Trump. C’è una situazione di attesa, nessuno firma commesse per il medio termine. Un’azienda di grandi dimensioni, ha le spalle forti per reggere ma il piccolo imprenditore è in difficoltà. Il nostro Rapporto congiunturale dice che solo il 20% delle imprese prevede di assumere nei prossimi mesi. L’Europa deve agire su almeno due fronti: il cambio e la sospensione di quelli che sono a tutti gli effetti dei dazi auto imposti, ovvero i costi del Green deal e del Cbam».
Le svalutazioni competitive non sono più possibili.
«Noi non possiamo agire sulla politica monetaria ma l’Europa sì. E poi c’è la questione della transizione energetica. Sarebbe necessaria una sospensione delle politiche di sostenibilità ambientale imposte alle aziende e del Cbam che fissa un prezzo sulle emissioni di Co2 incorporate nelle merci importate. Le aziende avrebbero maggiore liquidità per far fronte a questo momento di incertezza. Al tempo stesso bisognerebbe concedere un credito d’imposta pari al 20% per compensare l’incidenza dei dazi. Queste richieste fanno parte di un pacchetto che abbiamo presentato al tavolo con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani».
Quali sono le altre richieste inoltrate al ministro Tajani?
«Abbiamo chiesto un supporto legale per il recupero dei dazi applicati precedentemente e bocciati dalla Corte suprema. Le aziende dovrebbero chiedere indietro le somme. Sono circa 1-2 miliardi di euro di dazi riscossi in modo non dovuto. Infine, sarebbe necessario un pacchetto assicurativo per proteggere le imprese dalla cancellazione degli ordini da parte dei buyer americani».
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Donald Trump (Ansa)
«Oggi la nostra frontiera è sicura, il nostro spirito è rinato, l’inflazione sta crollando, i redditi stanno aumentando rapidamente, l’economia è in piena espansione come mai prima d’ora, i nostri nemici sono spaventati», ha affermato, per poi aggiungere che «l’America è di nuovo rispettata, forse come mai prima d’ora».
Trump si è poi mosso su vari livelli. In primis, ha scelto di focalizzarsi sui principali temi al centro della campagna elettorale per le prossime elezioni di metà mandato: a partire dall’inflazione. «L’amministrazione Biden e i suoi alleati al Congresso ci hanno regalato la peggiore inflazione nella storia del nostro Paese. Ma, in dodici mesi, la mia amministrazione ha portato l’inflazione di fondo al livello più basso in oltre cinque anni. E negli ultimi tre mesi del 2025, è scesa all’1,7%», ha detto. Un altro fronte caldo è stato poi quello della sanità e della previdenza sociale. «Proteggeremo sempre la previdenza sociale, Medicare, Medicaid», ha dichiarato. «Voglio interrompere tutti i pagamenti alle grandi compagnie assicurative e invece dare quei soldi direttamente ai cittadini, in modo che possano acquistare la propria assistenza sanitaria, che sarà migliore a un costo molto più basso», ha anche affermato. Il presidente, oltre a sottolineare di aver vietato alle grandi società di Wall Street di acquistare migliaia di case unifamiliari, ha altresì orgogliosamente rivendicato il suo uso dei dazi. «Ho usato questi dazi, ho incassato centinaia di miliardi di dollari per concludere ottimi affari per il nostro Paese, sia economicamente che per la sicurezza nazionale», ha affermato, tornando poi a lamentarsi della sentenza della Corte Suprema che ha recentemente cassato una parte delle tariffe da lui decretate: una sentenza che l’inquilino della Casa Bianca, martedì, ha bollato come «davvero infelice» e «deludente».
Tra l’altro, sempre guardando al voto di Midterm, il presidente si è concentrato sulla lotta all’immigrazione clandestina. «Invito ogni parlamentare a unirsi alla mia amministrazione e a riaffermare un principio fondamentale. Se siete d’accordo con questa affermazione, allora alzatevi in piedi e mostrate il vostro sostegno: il primo dovere del governo americano è proteggere i cittadini americani, non gli immigrati clandestini», ha dichiarato, rivolgendosi ai parlamentari. Se i repubblicani si sono alzati in piedi, i democratici sono rimasti seduti, scatenando la dura reazione del presidente. «Dovreste vergognarvi di voi stessi», ha tuonato Trump in direzione dei dem. «Ecco perché vi chiedo anche di porre fine alle mortali città santuario che proteggono i criminali e di imporre pene severe per i funzionari pubblici che bloccano l’espulsione di immigrati clandestini», ha proseguito.
Non sono poi mancati dei riferimenti alla questione del gender. «Sicuramente possiamo tutti concordare che a nessuno Stato può essere permesso di strappare i bambini dalle braccia dei genitori e farli passare a un nuovo genere contro la loro volontà», ha dichiarato. Infine, il presidente è tornato a invocare la tutela dell’integrità del processo elettorale. «Tutti gli elettori devono mostrare un documento di cittadinanza per poter votare», ha detto, chiedendo che il Congresso approvi il Save America Act: un disegno di legge che imporrebbe di esibire documenti d’identità per poter votare.
Tuttavia, se l’orizzonte delle Midterm ha dominato, Trump, nel suo discorso di martedì sera, si è mosso anche su altri due piani: uno interno e uno internazionale. Per quanto riguarda il primo, il presidente ha sotterraneamente guardato alle primarie presidenziali repubblicane del 2028. Ha definito JD Vance un «grande vicepresidente», conferendogli l’incarico di supervisionare le attività di contrasto alle frodi. Al contempo, però, il presidente ha elogiato Marco Rubio. «Hai fatto un ottimo lavoro, grande segretario di Stato. Penso che passerà alla storia come il migliore di sempre», ha dichiarato Trump. L’inquilino della Casa Bianca è ben conscio che saranno verosimilmente Vance e Rubio a contendersi la nomination presidenziale repubblicana del 2028. E, in questo quadro, un po’ vuole alimentare la loro rivalità per spingere entrambi all’efficienza, un po’ vuole però evitare che lo scontro possa deragliare in una guerra fratricida che spacchi il partito.
L’ultimo piano in cui si è mosso Trump è stato quello della politica estera. Oltre a rivendicare la cattura di Nicolàs Maduro e ad auspicare la fine del conflitto russo-ucraino, il presidente si è concentrato soprattutto sul dossier iraniano. «Gli iraniani vogliono raggiungere un accordo, ma non abbiamo sentito quelle parole segrete: “Non avremo mai un’arma nucleare”. La mia preferenza è risolvere questo problema attraverso la diplomazia. Ma una cosa è certa: non permetterò mai a colui che è di gran lunga il principale sponsor del terrorismo al mondo di avere un’arma nucleare», ha dichiarato, riferendosi al regime khomeinista. Insomma, Trump, nel suo discorso, si è mosso tra Midterm, primarie presidenziali e scenario internazionale. Le sfide future sono numerose. E il presidente si sta già preparando a difendere la propria eredità politica.
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Ansa
Il capo della polizia Vittorio Pisani è stato tranchat: l’assistente capo Carmelo Cinturrino, il poliziotto infedele del Rogoredo, è da considerarsi un ex poliziotto. Così infatti il prefetto ha spiegato al Corriere: «Subito dopo il fermo disposto all’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla polizia di Stato». Procedimento disciplinare e procedimento penale corrono su binari differenti con velocità diverse per natura. «Sì, di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato».
Non si può perdere tempo quando i fatti sono così chiari da potere, e quindi dovere, intervenire su fatti di cronaca così impattanti. E la fermezza è talmente un valore che il capo della polizia, come del resto già precedentemente aveva fatto il ministro Piantedosi, sgombra il campo dalle chiacchiere politiche: nessuno scudo avrebbe potuto salvare il poliziotto infedele. «Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente».
Ma allora uno si pone alcune domande: com’è possibile che le azioni disciplinari siano tanto diverse se uno indossa una divisa o una toga? I dati ci dicono che di fronte a errori gravissimi da parte della magistratura - errori per i quali lo Stato è costretto a pagare risarcimenti salati perché la vittima è stata in carcere senza aver commesso nulla - il magistrato che sbaglia non paga, anzi viene pure promosso! Ci volevano il referendum sulla riforma della giustizia e i vent’anni dalla assoluzione definitiva di Enzo Tortora (della cui tragedia si consiglia quantomeno la fiction di Bellocchio, Portobello) per ricordarci che le vittime sono tali perché qualcuno ha rovinato loro la vita? Certo, Cinturrino ha ucciso, è in galera ed è ormai un ex poliziotto; ma certi magistrati, anche se non hanno ucciso, hanno rovinato la vita delle loro vittime, sbattendole in galera e annientandone relazioni e posizioni; ecco, costoro non solo non pagano, ma restano in attività e sono persino promossi con avanzamenti di carriera.
E non è tutto, state attenti. Primo fatto: l’assistente capo Cinturrino colpevole di aver ucciso una persona e di aver alterato la scena del crimine nel tentativo di salvarsi si trova giustamente in galera, privato della libertà per effetto di una misura cautelare sacrosanta, oltre che - dicevamo - la destituzione dalla polizia. Secondo fatto: a Torino alcune manifestazioni sono sfociate in disordini gravi, nel corso dell’ultima abbiamo visto cosa hanno combinato alcune «personcine a modo» a un poliziotto preso a martellate. Ricapitolando: il poliziotto infedele che ha sparato e ucciso e che - dicono - avesse un martelletto per fare ancor più male (da qui il soprannome Thor) è in galera e senza più la divisa; chi invece mena e martella i poliziotti fedeli al massimo si becca gli arresti domiciliari con l’obbligo di firma.
Ha ragione il capo della polizia quando fa notare che «la polizia ha effettuato alcuni fermi, la Procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui. Per i disordini dello scorso anno, sempre a Torino, le indagini della polizia giudiziaria e le richieste della Procura hanno trovato parziale riscontro, con arresti domiciliari e obbligo di firma. Certo, nel rispetto dei ruoli non posso non rimanere perplesso sull’efficacia cautelare di un obbligo di firma emesso nei confronti di un indagato, già destinatario per altre tre volte di analoga misura. Ma la valutazione delle esigenze cautelari è competenza esclusiva del pm e del gip, e questo avverrà anche per le indagini sui fatti del 31 gennaio che sono tuttora in corso».
Complimenti al prefetto Parisi per l’eleganza istituzionale del linguaggio, ma qui c’è da diventare matti nel cercare il senso di certe scelte compiute dalla magistratura, il quasi doppiopesismo (o chiamatelo voi): com’è possibile non dare il carcere preventivo e dare ancora i domiciliari con obbligo di firma a chi continua a creare disordini nonostante quell’obbligo?
Cinturrino rimane a San Vittore
Il ricorso al Tribunale del Riesame sarà il prossimo passo della difesa di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo detenuto a San Vittore con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il suo avvocato, Piero Porciani, impugnerà l’ordinanza con cui il gip Domenico Santoro, pur non convalidando il fermo, ha disposto la custodia cautelare in carcere ritenendo sussistenti gravi indizi e concrete esigenze cautelari.
Il giudice Santoro fonda la decisione su tre pilastri: gravità indiziaria, rischio di inquinamento probatorio e pericolo di reiterazione del reato. Il giudice richiama il «quadro allarmante» emerso dagli atti circa i metodi operativi attribuiti a Cinturrino negli anni precedenti: condotte aggressive, uso abituale della forza, clima di soggezione nel bosco di Rogoredo, episodi riferiti da più persone sentite a sommarie informazioni, tra cui anche frequentatori abituali dell’area. Non si tratta, secondo il gip, di un errore isolato legato a una singola operazione, ma di un modus operandi che - se confermato - dimostrerebbe una pericolosità attuale. La reiterazione, dunque, non viene collegata a un rischio generico, ma alla possibilità concreta che, rimesso in libertà, l’indagato possa tornare a esercitare la propria funzione con modalità ritenute incompatibili con le regole giuridiche e deontologiche. Accanto a questo, Santoro valorizza il pericolo di inquinamento probatorio: la gestione immediatamente successiva allo sparo, il ritardo nell’allertare i soccorsi, la capacità dimostrata di incidere sulla narrazione degli eventi e la circostanza che più agenti abbiano modificato le loro dichiarazioni solo in un secondo momento. Un quadro che, per il giudice, rende il carcere l’unica misura idonea allo stato degli atti.
Nel corso dell’interrogatorio di convalida, Cinturrino ha ammesso che tra lo sparo e la chiamata ai soccorsi sono passati «una ventina di minuti», spiegando di essere stato «confuso» e «non in me». Ha raccontato di aver chiamato prima via radio e poi il 118 dal cellulare, e di aver posizionato la pistola a circa 15 centimetri dal corpo «per pararmi». Ha sostenuto che i colleghi - in particolare Davide Picciotto - fossero dietro di lui e che «secondo me hanno visto che avevo la pistola», aggiungendo che almeno Picciotto «lo sapeva». Cinturrino ha respinto «ogni infamità», definendo «menzogne» le accuse e sostenendo che il suo tenore di vita è dimostrabile. Ha detto che molti colleghi lo hanno chiamato per esprimere indignazione, di aver sempre lavorato in coppia e fatto arresti con tutti, aggiungendo che «tutti volevano venire in macchina con me». Ha infine negato l’uso di droghe, affermando di bere solo «una birra o un cocktail» quando esce con la fidanzata. Di segno opposto le dichiarazioni rese nei secondi interrogatori del 19 febbraio da Picciotto, Gaetano Raimondi e Luigi Ramundo (accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso). Picciotto ha raccontato di aver avuto paura che l’assistente capo potesse «sparargli alle spalle» mentre eseguiva l’ordine di andare al commissariato. Raimondi ha confermato quel clima, affermando che nel bosco «se ne parlava» di «Luca Corvetto» (soprannome di Cinturrino) e che il collega «non era tutto pulito e lineare», pur senza che nessuno avesse mai formalizzato segnalazioni negli anni precedenti. Il capo della polizia Vittorio Pisani ha chiarito che Cinturrino sarà destituito e non può più essere considerato un appartenente alla Polizia, mentre su Rogoredo resta da verificare «la posizione degli altri poliziotti coinvolti», per i quali potrebbero emergere «ulteriori contestazioni». Ha annunciato che l’attività ispettiva sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria, escludendo tensioni tra polizia e magistratura: «Ognuno svolge il proprio ruolo». Sul piano istituzionale, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato che «le prime ricostruzioni sono state superate dal lavoro puntuale di polizia e Procura», ringraziando la Questura di Milano per il rigore dimostrato.
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