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2022-02-14
La Turchia scommette sulla bici per promuovere il turismo
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Lo sport, in questo caso il ciclismo, grazie ai milioni di appassionati, può essere un veicolo molto importante per promuovere le bellezze e i gioielli paesaggistici, archeologici e naturali di un Paese. È il fenomeno del cicloturismo, una forma di turismo praticata in bicicletta attraverso dei tour organizzati da agenzie che forniscono supporto logistico e trasporto bagagli. Un modo di viaggiare fuori dai soliti canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa.
Un fenomeno su cui la Turchia ha deciso di puntare forte per dare una spinta al suo turismo. È in questo contesto che va a inserirsi il Tour d’Antalya al quale siamo stati invitati dall’Ente del Turismo e alla quale abbiamo avuto la fortuna di assistere da vicino. A stretto contatto con le squadre, con i corridori, e immersi nella regione Mediterranea della Turchia, quella che un tempo era chiamata Panfilia, e che ancora oggi ha conservato intatte meraviglie naturali e tesori artistici. Ma non solo. Negli ultimi anni, in tutta la regione, sono incrementare le strutture per chi pratica lo sport della bicicletta a livello amatoriale. Piste ciclabili, strade moderne e perfino una tecnologia che segnala la presenza di ciclisti all’nterno di una galleria attraverso dei sensori che attivano un lampeggiante su un cartello stradale posizionato all’ingresso del tunnel. Lo scorso anno, nel Sud del Paese, è stata inaugurata una pista ciclabile di 25 chilometri da Samandağ, città situata alla foce del fiume Oronte, presso il confine con la Siria, ad Arsuz, comune della provincia di Hatay, nell'Anatolia meridionale. Un tratto che consente a chi lo percorre di ammirare le meraviglie lungo la costa orientale della Turchia. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili in tutto il Paese. Un progetto ambizioso che collocherà le piste ciclabili turche nella rete EuroVelo, un gruppo di itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa e che oggi conta 15 percorsi a lunga distanza.
Turisti in un noleggio di biciclette nella città di Kemer
In questo contesto, Antalya rappresenta un gioiello non solo dal punto di vista turistico, essendo una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali, ma anche un punto strategico attorno al quale sviluppare il progetto cicloturistico turco. La città della Costa Turchese, non a caso, è dal 2018 il fulcro attorno al quale si svolge il Tour d'Antalya, la competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che ogni anno attrae migliaia di appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo. Una corsa ciclistica di livello internazionale studiata e organizzata per valorizzare al meglio i posti attraversati dalla carovana. Lo aveva confermato anche il direttore del Tour, Haluk Sevim, alla conferenza stampa della vigilia, affermando che «c'erano quasi 100 domande di squadre che erano interessate a partecipare» - e che - «abbiamo cercato di scegliere le squadre provenienti da Paesi dove la Turchia punta al turismo come per esempio Russia, Germania, Italia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti».
A tal proposito la scelta delle tappe e dei relativi punti di arrivo e partenza è stata impeccabile. Lo start del Tour nella città antica di Side tra le rovine romane, per esempio, ha fatto da cornice alla partenza della prima tappa. Fondata nel VII secolo a.C. era uno dei principali centri commerciali dell'Anatolia meridionale. Le sue rovine sono riconosciute tra le più pregevoli di tutta l'Asia Minore: il teatro, il più grande della Panfilia, che poteva contenere tra i 15.000 e i 20.0000 posti a sedere e che con il passare dei secoli, a causa del crollo del muro della scena sul palcoscenico, è diventato oggi un accumulo di blocchi uno sopra l'altro; l'anfiteatro, dove si tenevano i giochi e i combattimenti tra gladiatori; la strada porticata con colonne di marmo; le terme, adibite a museo per statue e sarcofagi del periodo romano; le mura e la porta ellenistica; i templi di Apollo e Atena; l'agorà, con 12 colonne al centro. In questo contesto le 23 squadre in gara si sono ritrovate per la cerimonia di apertura del Tour d'Antalya 2022 per poi schierarsi dietro lo striscione dello start e dirigersi verso Antalya lungo un percorso di 144,5 chilometri.
Il giorno dopo, per la seconda tappa si è scelta la partenza da Kemer, località balneare sulla riviera turca nella provincia di Antalya, che dagli anni Ottanta vive quasi e solo esclusivamente di turismo. Da qui è possibile avventurarsi in una pedalata di 16 chilometri lungo le strade interne che portano all'antica città di Phaselis - o Faselide - situata tra le montagne Bey e le foreste del Parco Nazionale dell'Olympos Beydagları, un'immensa area verde di 34.425 ettari che corre parallelamente al Mar Mediterraneo lungo il litorale da Kemer a Kumluca. A Phaselis oggi è ancora possibile ammirare una strada antica larga 24 metri che attraversava il centro della città, ma anche i resti di un importantissimo acquedotto romano costruito per portare l'acqua in città, rovine di antichi negozi, delle terme romane, dell'antico teatro e di numerosi sarcofagi. Molto suggestivo è stato anche il posto scelto per la terza tappa, con la cerimonia delle firme dei corridori che si è svolta all’interno dell’antico teatro romano di Aspendos, per poi ritrovarsi alla fine del percorso di 110 chilometri in cima a Termessos. Secondi alcuni studiosi, Aspendos è addirittura la più antica città della Panfilia. Il teatro, considerato come una delle rovine archeologiche più belle di tutta la Turchia e paragonato a quello di Epidauro in Grecia, è anche quello che con il passare del tempo è rimasto meglio conservato, grazie anche a un'importante opera di restauro voluta da Mustafa Kemal Atatürk, il generale turco e primo Presidente della Turchia, tanto che ancora oggi viene usato per spettacoli e cerimonie. Scenario completamente diverso, ma che ha comunque lasciato corridori e addetti ai lavori a bocca aperta, è stato quello scelto per la quarta e ultima tappa. Ritrovo all’Acquario Internazionale di Antalya, un acquario diviso in 36 aree in cui è possibile vedere da vicino più di 10.000 pesci, pannello delle firme applicato sul vetro dell’acquario e passerella percorsa dai corridori in bici attraverso il tunnel dell’acquario, il più lungo in tutto il mondo.
L'Aquarium International di Antalya
Da Antalya, poi, si snoda una pista ciclabile che raggiunge la città di Izmir, conosciuta anche con il nome di Smirne. Dalla costa mediterranea alla costa turca dell'Egeo in bicicletta ammirando meraviglie uniche, come per esempio la località di Pàtara, antica città marittima della Licia, conosciuta soprattutto per i 18 chilometri di spiaggia bianca. Ma anche Bodrum, l'antica Alicarnasso, una fortezza medievale costruita con pietre provenienti proprio dal Mausoleo di Alicarnasso - una delle Sette meraviglie del mondo antico - e caratterizzata da due baie con vista sull'omonimo castello di Bodrum. Questo punto è caratteristico in quanto si uniscono le acque del Mar Mediterraneo e del Mar Egeo. E poi ancora Datca, un distretto della provincia di Muğla nel sud-ovest della Turchia dove si trovano spiagge bianchissime e acque cristalline, ma anche foreste di pini, eucalipti e alberi di mandorlo. A Smirne, invece, si trova uno dei siti archeologici più grandi con all'interno l'agorà romana, e il cosiddetto «castello di velluto», il Kadifekale, costruita ai tempi di Alessandro Magno e che sorveglia la città dall'alto. Un altro luogo turistico della Turchia che sarà interessato dalla costruzione di piste ciclabili è il Tuz Gölü, il lago di Tuz denominato il «lago salato». Il secondo lago più grande del Paese situato nella regione della Turchia centrale, suggestivo per la fioritura delle alghe Dunaliella che colorano l'acqua di rosso.
Italia protagonista al Tour d'Antalya

Il podio finale del Tour d'Antalya 2022 con Alessandro Fedeli al secondo posto
La quarta edizione del Tour d'Antalya, l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale, e che si inserisce in un contesto europeo che ogni anno si compone di 190 corse in tutto il continente, si è conclusa ieri con la cerimonia di premiazione in piazza della Repubblica ad Antalya. Una cerimonia che ha incoronato re della corsa il danese della Uno - X Pro Cycling Team Jacob Hindsgaul Madsen. Il ventunenne di Middelfart è riuscito a mantenere la maglia Magenta conquistata il giorno prima nella terza tappa con la scalata a Termessos, battendo negli ultimi metri Alessandro Fedeli. Il corridore italiano della Gazprom-Rusvelo, insieme al compagno di squadra Matteo Malucelli, è stato tra i protagonisti di tutta la gara. Fedeli ha chiuso secondo nella classifica generale, mentre Malucelli con la vittoria della prima tappa da Side ad Antalya e il terzo posto nella quarta da Antalya ad Antalya. Anche Filippo Tagliani, 26enne del team italiano Drone Hopper-Androni Giocattoli, ha detto la sua salendo sul terzo gradino podio della seconda tappa da Kemer ad Antalya, dietro al serbo Dusan Rajovic (primo) del team italiano Corratec e al britannico Matthew Gibson (secondo) della Wiv Sungod. Bene, seppur senza podi, anche le altre due squadre italiane, Bardiani Csf Faizanè ed Eolo Kometa.
E a proposito di corridori italiani, si è comportato molto bene anche Jakub Mareczko, nato in Polonia a Jaroslav, ma cresciuto in Italia, a Raffa di Puegnago del Garda nel Bresciano. L'italiano dell'Alpecin-Fenix è salito due volte sul podio (secondo nella tappa d'esordio da Side ad Antalya e primo in quella finale) e ha conquistato la maglia Gialla finale che lo ha premiato come miglior sprinter del Tour. Gli altri premi, oltre alla maglia Magenta indossata ovviamente dal vincitore Madsen, sono andati al britannico della Wiv Sungod Jacob Scott, maglia Verde per la consapevolezza ai cambiamenti climatici, e al ceco del Team Felbermayr Simplon Wels Daniel Turek, maglia Orange in qualità di miglior scalatore.
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Il Tour ciclistico d’Antalya al quale abbiamo assistito da vicino è stato l’evento principe pensato e studiato dall'Agenzia per la promozione e lo sviluppo del turismo turco per esportare le bellezze del Sud del Paese. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili.Corridori e squadre italiane sono stati tra i protagonisti In tutte e quattro le tappe della corsa. Da Matteo Malucelli e Alessandro Fedeli della Gazprom-Rusvelo, a Jakub Mareczko dell’Alpecin-Fenix, passando per il team Corratec.Lo speciale contiene due articoli.Lo sport, in questo caso il ciclismo, grazie ai milioni di appassionati, può essere un veicolo molto importante per promuovere le bellezze e i gioielli paesaggistici, archeologici e naturali di un Paese. È il fenomeno del cicloturismo, una forma di turismo praticata in bicicletta attraverso dei tour organizzati da agenzie che forniscono supporto logistico e trasporto bagagli. Un modo di viaggiare fuori dai soliti canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa.Un fenomeno su cui la Turchia ha deciso di puntare forte per dare una spinta al suo turismo. È in questo contesto che va a inserirsi il Tour d’Antalya al quale siamo stati invitati dall’Ente del Turismo e alla quale abbiamo avuto la fortuna di assistere da vicino. A stretto contatto con le squadre, con i corridori, e immersi nella regione Mediterranea della Turchia, quella che un tempo era chiamata Panfilia, e che ancora oggi ha conservato intatte meraviglie naturali e tesori artistici. Ma non solo. Negli ultimi anni, in tutta la regione, sono incrementare le strutture per chi pratica lo sport della bicicletta a livello amatoriale. Piste ciclabili, strade moderne e perfino una tecnologia che segnala la presenza di ciclisti all’nterno di una galleria attraverso dei sensori che attivano un lampeggiante su un cartello stradale posizionato all’ingresso del tunnel. Lo scorso anno, nel Sud del Paese, è stata inaugurata una pista ciclabile di 25 chilometri da Samandağ, città situata alla foce del fiume Oronte, presso il confine con la Siria, ad Arsuz, comune della provincia di Hatay, nell'Anatolia meridionale. Un tratto che consente a chi lo percorre di ammirare le meraviglie lungo la costa orientale della Turchia. L'obiettivo dichiarato è quello di portare a termine entro il 2023 ben 4.775 chilometri di piste ciclabili in tutto il Paese. Un progetto ambizioso che collocherà le piste ciclabili turche nella rete EuroVelo, un gruppo di itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa e che oggi conta 15 percorsi a lunga distanza. Turisti in un noleggio di biciclette nella città di KemerIn questo contesto, Antalya rappresenta un gioiello non solo dal punto di vista turistico, essendo una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali, ma anche un punto strategico attorno al quale sviluppare il progetto cicloturistico turco. La città della Costa Turchese, non a caso, è dal 2018 il fulcro attorno al quale si svolge il Tour d'Antalya, la competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che ogni anno attrae migliaia di appassionati di ciclismo provenienti da tutto il mondo. Una corsa ciclistica di livello internazionale studiata e organizzata per valorizzare al meglio i posti attraversati dalla carovana. Lo aveva confermato anche il direttore del Tour, Haluk Sevim, alla conferenza stampa della vigilia, affermando che «c'erano quasi 100 domande di squadre che erano interessate a partecipare» - e che - «abbiamo cercato di scegliere le squadre provenienti da Paesi dove la Turchia punta al turismo come per esempio Russia, Germania, Italia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti».A tal proposito la scelta delle tappe e dei relativi punti di arrivo e partenza è stata impeccabile. Lo start del Tour nella città antica di Side tra le rovine romane, per esempio, ha fatto da cornice alla partenza della prima tappa. Fondata nel VII secolo a.C. era uno dei principali centri commerciali dell'Anatolia meridionale. Le sue rovine sono riconosciute tra le più pregevoli di tutta l'Asia Minore: il teatro, il più grande della Panfilia, che poteva contenere tra i 15.000 e i 20.0000 posti a sedere e che con il passare dei secoli, a causa del crollo del muro della scena sul palcoscenico, è diventato oggi un accumulo di blocchi uno sopra l'altro; l'anfiteatro, dove si tenevano i giochi e i combattimenti tra gladiatori; la strada porticata con colonne di marmo; le terme, adibite a museo per statue e sarcofagi del periodo romano; le mura e la porta ellenistica; i templi di Apollo e Atena; l'agorà, con 12 colonne al centro. In questo contesto le 23 squadre in gara si sono ritrovate per la cerimonia di apertura del Tour d'Antalya 2022 per poi schierarsi dietro lo striscione dello start e dirigersi verso Antalya lungo un percorso di 144,5 chilometri.Il giorno dopo, per la seconda tappa si è scelta la partenza da Kemer, località balneare sulla riviera turca nella provincia di Antalya, che dagli anni Ottanta vive quasi e solo esclusivamente di turismo. Da qui è possibile avventurarsi in una pedalata di 16 chilometri lungo le strade interne che portano all'antica città di Phaselis - o Faselide - situata tra le montagne Bey e le foreste del Parco Nazionale dell'Olympos Beydagları, un'immensa area verde di 34.425 ettari che corre parallelamente al Mar Mediterraneo lungo il litorale da Kemer a Kumluca. A Phaselis oggi è ancora possibile ammirare una strada antica larga 24 metri che attraversava il centro della città, ma anche i resti di un importantissimo acquedotto romano costruito per portare l'acqua in città, rovine di antichi negozi, delle terme romane, dell'antico teatro e di numerosi sarcofagi. Molto suggestivo è stato anche il posto scelto per la terza tappa, con la cerimonia delle firme dei corridori che si è svolta all’interno dell’antico teatro romano di Aspendos, per poi ritrovarsi alla fine del percorso di 110 chilometri in cima a Termessos. Secondi alcuni studiosi, Aspendos è addirittura la più antica città della Panfilia. Il teatro, considerato come una delle rovine archeologiche più belle di tutta la Turchia e paragonato a quello di Epidauro in Grecia, è anche quello che con il passare del tempo è rimasto meglio conservato, grazie anche a un'importante opera di restauro voluta da Mustafa Kemal Atatürk, il generale turco e primo Presidente della Turchia, tanto che ancora oggi viene usato per spettacoli e cerimonie. Scenario completamente diverso, ma che ha comunque lasciato corridori e addetti ai lavori a bocca aperta, è stato quello scelto per la quarta e ultima tappa. Ritrovo all’Acquario Internazionale di Antalya, un acquario diviso in 36 aree in cui è possibile vedere da vicino più di 10.000 pesci, pannello delle firme applicato sul vetro dell’acquario e passerella percorsa dai corridori in bici attraverso il tunnel dell’acquario, il più lungo in tutto il mondo. L'Aquarium International di AntalyaDa Antalya, poi, si snoda una pista ciclabile che raggiunge la città di Izmir, conosciuta anche con il nome di Smirne. Dalla costa mediterranea alla costa turca dell'Egeo in bicicletta ammirando meraviglie uniche, come per esempio la località di Pàtara, antica città marittima della Licia, conosciuta soprattutto per i 18 chilometri di spiaggia bianca. Ma anche Bodrum, l'antica Alicarnasso, una fortezza medievale costruita con pietre provenienti proprio dal Mausoleo di Alicarnasso - una delle Sette meraviglie del mondo antico - e caratterizzata da due baie con vista sull'omonimo castello di Bodrum. Questo punto è caratteristico in quanto si uniscono le acque del Mar Mediterraneo e del Mar Egeo. E poi ancora Datca, un distretto della provincia di Muğla nel sud-ovest della Turchia dove si trovano spiagge bianchissime e acque cristalline, ma anche foreste di pini, eucalipti e alberi di mandorlo. A Smirne, invece, si trova uno dei siti archeologici più grandi con all'interno l'agorà romana, e il cosiddetto «castello di velluto», il Kadifekale, costruita ai tempi di Alessandro Magno e che sorveglia la città dall'alto. Un altro luogo turistico della Turchia che sarà interessato dalla costruzione di piste ciclabili è il Tuz Gölü, il lago di Tuz denominato il «lago salato». Il secondo lago più grande del Paese situato nella regione della Turchia centrale, suggestivo per la fioritura delle alghe Dunaliella che colorano l'acqua di rosso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turchia-cicloturismo-viaggi-bicicletta-2656653757.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="italia-protagonista-al-tour-d-antalya" data-post-id="2656653757" data-published-at="1644819558" data-use-pagination="False"> Italia protagonista al Tour d'Antalya Il podio finale del Tour d'Antalya 2022 con Alessandro Fedeli al secondo posto La quarta edizione del Tour d'Antalya, l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Turchia che fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale, e che si inserisce in un contesto europeo che ogni anno si compone di 190 corse in tutto il continente, si è conclusa ieri con la cerimonia di premiazione in piazza della Repubblica ad Antalya. Una cerimonia che ha incoronato re della corsa il danese della Uno - X Pro Cycling Team Jacob Hindsgaul Madsen. Il ventunenne di Middelfart è riuscito a mantenere la maglia Magenta conquistata il giorno prima nella terza tappa con la scalata a Termessos, battendo negli ultimi metri Alessandro Fedeli. Il corridore italiano della Gazprom-Rusvelo, insieme al compagno di squadra Matteo Malucelli, è stato tra i protagonisti di tutta la gara. Fedeli ha chiuso secondo nella classifica generale, mentre Malucelli con la vittoria della prima tappa da Side ad Antalya e il terzo posto nella quarta da Antalya ad Antalya. Anche Filippo Tagliani, 26enne del team italiano Drone Hopper-Androni Giocattoli, ha detto la sua salendo sul terzo gradino podio della seconda tappa da Kemer ad Antalya, dietro al serbo Dusan Rajovic (primo) del team italiano Corratec e al britannico Matthew Gibson (secondo) della Wiv Sungod. Bene, seppur senza podi, anche le altre due squadre italiane, Bardiani Csf Faizanè ed Eolo Kometa.E a proposito di corridori italiani, si è comportato molto bene anche Jakub Mareczko, nato in Polonia a Jaroslav, ma cresciuto in Italia, a Raffa di Puegnago del Garda nel Bresciano. L'italiano dell'Alpecin-Fenix è salito due volte sul podio (secondo nella tappa d'esordio da Side ad Antalya e primo in quella finale) e ha conquistato la maglia Gialla finale che lo ha premiato come miglior sprinter del Tour. Gli altri premi, oltre alla maglia Magenta indossata ovviamente dal vincitore Madsen, sono andati al britannico della Wiv Sungod Jacob Scott, maglia Verde per la consapevolezza ai cambiamenti climatici, e al ceco del Team Felbermayr Simplon Wels Daniel Turek, maglia Orange in qualità di miglior scalatore.
La partecipazione della gente al funerale del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, a Pontida (Ansa)
Pontida è tornata a essere il luogo simbolo della Lega per l’ultimo saluto a Umberto Bossi. A tre giorni dalla morte, centinaia di militanti si sono ritrovati davanti all’abbazia di San Giacomo, tra bandiere con il Sole delle Alpi, fazzoletti verdi e striscioni che richiamano i temi che hanno segnato una stagione politica. Su uno, appeso all’ingresso del paese, la frase: «Una vita senza libertà non è vita. W Bossi».
L’arrivo del feretro è stato accolto da un lungo applauso e da cori scanditi dalla folla: «Bossi, Bossi», ma anche «Padania libera» e «Libertà». Sulla bara, oltre ai fiori, la bandiera con il simbolo del movimento. All’interno della chiesa, circa quattrocento posti riservati alla famiglia e alle autorità; all’esterno, i militanti hanno seguito la cerimonia attraverso un maxischermo, raccolti davanti alle transenne che delimitavano l’area. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre tra i presenti si è visto anche Mario Borghezio, con il tradizionale fazzoletto verde. In chiesa, tra gli altri, i presidenti delle Camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, diversi ministri e rappresentanti delle istituzioni. L’atmosfera si è fatta più tesa con l’arrivo del segretario della Lega Matteo Salvini. Indossava una camicia verde, richiamo esplicito alla storia del movimento, ma una parte dei presenti lo ha contestato con cori come «Vergogna» e «Molla la camicia verde». Salvini si è avvicinato alle transenne per salutare i militanti, senza fermarsi, mentre attorno a lui si alternavano applausi e dissenso. Poco dopo, il clima si è ricompattato nel ricordo del fondatore, con nuovi cori «Bossi, Bossi» che hanno accompagnato l’ingresso in abbazia.
Contestazioni anche per l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, mentre è stata accolta dagli applausi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata insieme al vicepremier Antonio Tajani. Al suo arrivo si sono sentiti slogan diversi, da «Secessione, secessione» a cori con il suo nome. Applausi anche per Luca Zaia e Attilio Fontana, salutati calorosamente dai militanti lungo le transenne. Una presenza diffusa, quella del mondo leghista di ieri e di oggi, che ha segnato tutta la giornata. A spiegare il malumore di una parte della base nei confronti dell’attuale leadership anche le parole dell’ex ministro Roberto Castelli, che ha parlato apertamente di una «eredità tradita», sostenendo che «la Lega di Salvini non è la Lega».
Durante la funzione e fino all’uscita del feretro, la piazza è rimasta attraversata da cori e richiami identitari. Nel momento conclusivo, mentre la bara veniva accompagnata fuori dalla chiesa insieme alla famiglia e alle autorità, un gruppo di militanti ha scandito: «Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore». Dal microfono, Giorgetti è intervenuto con un «per cortesia» per riportare il silenzio e permettere la conclusione della preghiera.
Già dalle prime ore del mattino, Pontida aveva mostrato il volto più riconoscibile del suo popolo: striscioni, bandiere, simboli e una partecipazione che mescolava memoria e identità. Tra i presenti anche giovani militanti, arrivati per rendere omaggio a quello che molti hanno definito il loro punto di riferimento politico. Nel giorno dell’addio al Senatùr, il paese che per anni è stato teatro dei raduni leghisti si è trasformato ancora una volta in un luogo di appartenenza. Tra applausi, tensioni e richiami alle origini, il ricordo di Bossi ha finito per tenere insieme, almeno per qualche ora, una comunità attraversata da divisioni ma ancora legata al suo fondatore.
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