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2025-05-20
Venti anni di Festival dell’economia. Oltre 300 eventi e sei Premi Nobel
(Ansa)
Dal 22 al 25 maggio 2025 Trento ospiterà la 20° edizione del Festival dell’economia, appuntamento di punta per il dibattito economico e sociale, promosso da Gruppo 24 Ore e Trentino marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, con il supporto del Comune e dell’università. Un’edizione speciale, che celebra anche i 160 anni del Sole 24 Ore, inaugurata a metà aprile con due mostre e un’anteprima con il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.
Il tema di quest’anno, «Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio», scelto dall’advisory board presieduto da Fabio Tamburini, fotografa con precisione il momento storico: un’Europa in crisi di leadership, minacciata da nuove egemonie, frenata dalla propria burocrazia e chiamata a decisioni cruciali su debito, Intelligenza artificale, energia, lavoro, transizione verde e declino demografico.
I numeri della manifestazione sono impressionanti: oltre 650 relatori, tra cui sei Premi Nobel, 16 ministri, 107 accademici, 45 economisti, 66 rappresentanti istituzionali e 61 tra imprenditori e manager, distribuiti in più di 300 eventi in quattro giorni. Il programma si articola in undici filoni tematici, dalla geopolitica alla sostenibilità, passando per l’Intelligenza artificiale, la demografia, il Fisco e la trasformazione urbana.
Tra gli ospiti di rilievo spiccano i Premi Nobel per l’economia 2024 James A. Robinson e Daron Acemoglu, oltre a Michael Spence, Edmund Phelps, James Heckman e la Nobel per la pace Tawakkol Karman, che dialogherà con padre Enzo Fortunato su «Il futuro sono loro, i bambini». L’inaugurazione ufficiale sarà affidata al cardinale Gianfranco Ravasi, mentre la chiusura al presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
Grande spazio sarà dedicato alla geopolitica, con cinque panel curati da Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e interventi di Romano Prodi, Giulio Tremonti ed Emma Marcegaglia. Non mancheranno analisi sull’impatto della presidenza Trump, sul dilemma protezionismo-libero mercato e sul ruolo crescente della Cina, con la partecipazione di esperti di fama mondiale e rappresentanti del Partito comunista cinese.
L’Intelligenza artificiale sarà tra i protagonisti assoluti, con nove panel che ne esploreranno rischi, impatti sull’occupazione, potenziale bellico, sostenibilità e applicazioni urbane. Tra gli interventi, quelli di padre Paolo Benanti, dell’architetto Carlo Ratti, di Era Dabla-Norris del Fmi e di molti altri.
Sul fronte economico-finanziario si discuterà di criptovalute, unione bancaria, riforma fiscale e politica monetaria. Tra i relatori, Paolo Savona (Consob), Antonio Patuelli (Abi), Donato Masciandro (Bocconi), Maurizio Leo (Mef) e Vincenzo Carbone (Agenzia delle entrate).
Ampio spazio anche alle questioni demografiche e alla longevità, con focus su natalità, invecchiamento e qualità della vita. Attesi, tra gli altri, Francesco Billari (Bocconi), Alessandro Rosina e Nicola Palmarini.
Il Festival non è solo riflessione, ma anche confronto tra accademia e impresa, con protagonisti come Paolo Scaroni (presidente Enel), Andrea Illy, Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco (presidente e ceo del gruppo Bracco), Luca Cordero di Montezemolo, Lavinia Biagiotti. Torna anche l’atteso dialogo tra Francesco Gaetano Caltagirone e Tremonti.
Il Fuori festival, giunto alla quarta edizione, amplia ulteriormente l’offerta: eventi, spettacoli, talk, laboratori per bambini, musica e teatro. Tornano anche la libreria del Festival in piazza Duomo e le dirette di Radio 24 in piazza Cesare Battisti. Confermati gli spazi «Economie dei Territori» e «Incontri con l’Autore», con firme come Carlo Cottarelli, Tremonti, Nicola Gratteri e Roberto Viola.
Un’attenzione speciale è riservata ai giovani, grazie al progetto Le voci del domani, che li vedrà protagonisti di panel e tavole rotonde. Inclusività e sostenibilità sono altri punti chiave: presenza femminile in crescita (31% nei panel), accessibilità garantita per le persone con disabilità, presenza di interpreti Lis, erogatori d’acqua, trasporti ecologici e navette.
Trento sarà capitale del pensiero economico, ma anche della partecipazione e del dialogo, con un evento diffuso e inclusivo, che guarda oltre i confini italiani grazie a un’importante rete di media partnership internazionale: oltre al Sole 24 Ore, anche Sky Tg24, Financial Times, ElEconomista e De Telegraaf.
Il Festival è pensato per vivere tutto l’anno: roadshow internazionali, tappe universitarie e un nuovo sito interattivo garantiscono la continuità di un progetto che unisce divulgazione, cultura e visione strategica.
Come ha ricordato Tamburini, «i rischi sono fatali, perché sono in gioco equilibri da cui dipende il futuro dell’uomo e tutto ciò senza livelli di consapevolezza e conoscenza adeguati. Scelte fatali, perché sono tanti i crocevia da attraversare ed è fondamentale di volta in volta imboccare la strada giusta».
La rassegna satellite: concerti, teatro e spazi per studenti
Dal 22 al 25 maggio, Trento torna a essere laboratorio diffuso di idee, visioni e possibilità. Il Fuori festival 2025, evento parallelo ma pienamente integrato nel Festival dell’economia, si presenta con un programma che mette al centro le nuove generazioni, offrendo loro non soltanto ascolto ma protagonismo, in un contesto pensato per stimolare dialogo, confronto e partecipazione attiva. A emergere è un disegno chiaro: trasformare le piazze, i musei, le aule e i teatri in spazi di sperimentazione, in cui formazione e intrattenimento si fondono in un linguaggio comune, capace di attrarre pubblici diversi. In particolare, ragazze e ragazzi dai 16 ai 26 anni saranno coinvolti in tavole rotonde, laboratori e momenti informali di dibattito.
Un ruolo di rilievo è riservato alla nuova lounge di piazza Fiera, che ospiterà alcuni degli appuntamenti più significativi. Tra questi, il progetto Le voci del domani - una call for ideas che dà spazio a studenti e studentesse come autori e speaker - e i momenti curati da divulgatori e talent under 30. Il tutto all’insegna di un confronto aperto, lontano da logiche verticali.
Tra i nomi più attesi c’è Virginia Benzi, nota sui social come Quantum Girl, che guiderà una riflessione su scienza, tecnologia e futuro con un format interattivo a tema Stem. Stefano Mancuso, uno dei massimi esperti mondiali di neurobiologia vegetale, racconterà come le piante possano diventare modello di sostenibilità e cooperazione. Antonio Losito, autore televisivo e podcaster, porterà sul palco il tema delle fake news e della democrazia, mostrando i rischi di una società manipolabile.
Il programma include anche un filone dedicato all’educazione finanziaria, con attività rivolte a giovani e famiglie. Spiccano gli interventi di Alan Smith, del Financial Times, e della giornalista Annalisa Monfreda, oltre al ritorno del format Young Finance de Il Sole 24 Ore con quiz, giochi e simulazioni pensati per decodificare criptovalute, investimenti e truffe online. Anche il celebre fumettista Makkox sarà presente con un panel sulla satira ai tempi dei social, in occasione del ventennale del Festival.
Uno dei poli più attivi sarà ancora una volta il Muse, Museo delle Scienze di Trento, che accoglierà un ricco palinsesto dedicato ai bambini e alle famiglie. Laboratori, giochi ed esperienze interattive si alterneranno nel verde del parco, animato anche da installazioni creative, tra cui la coloratissima Cloud per le attività educative. Si parlerà anche di cibo, con degustazioni, sessioni sensoriali e laboratori su alimentazione, neuroscienze e percezioni.
Non mancheranno momenti di spettacolo e riflessione. Daniel Lumera, biologo e autore, condurrà una sessione di meditazione incentrata sul benessere psicofisico, mentre Angelini industries curerà un’installazione sulla salute mentale - Tu come stai? - pensata per raccogliere in forma anonima i pensieri del pubblico. Sempre in quest’ambito, si terranno incontri su equilibrio personale, lavoro, donne e giovani, con testimonianze dirette e interventi di esperti.
Molto forte anche il messaggio sociale. Una delle novità di quest’anno è la sezione dedicata all’economia sociale, che porterà sul palco storie di inclusione, volontariato e impegno civico. Tra queste, quella dell’associazione Cco - Crisi come opportunità, attiva negli istituti penali per minori con laboratori di rap e teatro, rappresentata dal rapper Kento e dalla regista Adriana Follieri. In scena anche lo spettacolo Din Don Down, ideato da Paolo Ruffini e interpretato da una compagnia integrata di attori con disabilità.
Sul fronte musicale, il palinsesto spazia tra generi e linguaggi: dai live serali con Gaia, Brunori Sas e Manuel Agnelli agli incontri sulla musica elettronica. Un posto d’onore è riservato alla musica classica con Uto Ughi, protagonista di una lezione-concerto per giovani e di un grande evento con l’orchestra I Virtuosi Italiani.
Spazio anche all’umorismo, con spettacoli comici ogni sera. Tra gli appuntamenti: Le donne non fanno ridere, Una serata con Carlo Amleto e I miei bitcoin di Luca Ravenna. Una programmazione pensata per alleggerire, ma senza rinunciare alla qualità e alla riflessione.
Infine, un nuovo filone - Mondo imprese - punterà i riflettori sul ruolo delle aziende nella costruzione del futuro. Incontri e workshop coinvolgeranno manager, startup e studenti sui temi della transizione digitale, della sostenibilità e dello sviluppo di competenze. Tra gli appuntamenti, quelli curati da Confcooperative, Autostrade per l’Italia, Cdp venture capital, Siram veolia e Leonardo.
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La storica manifestazione tornerà a Trento dal 22 al 25 maggio. Il tema per questa edizione è «Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio». Focus sulle sfide della demografia e sullo sviluppo dell’Intelligenza artificiale.La kermesse ufficiale è affiancata da appuntamenti paralleli. Attività anche sull’educazione finanziaria.Lo speciale contiene due articoli.Dal 22 al 25 maggio 2025 Trento ospiterà la 20° edizione del Festival dell’economia, appuntamento di punta per il dibattito economico e sociale, promosso da Gruppo 24 Ore e Trentino marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, con il supporto del Comune e dell’università. Un’edizione speciale, che celebra anche i 160 anni del Sole 24 Ore, inaugurata a metà aprile con due mostre e un’anteprima con il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.Il tema di quest’anno, «Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio», scelto dall’advisory board presieduto da Fabio Tamburini, fotografa con precisione il momento storico: un’Europa in crisi di leadership, minacciata da nuove egemonie, frenata dalla propria burocrazia e chiamata a decisioni cruciali su debito, Intelligenza artificale, energia, lavoro, transizione verde e declino demografico.I numeri della manifestazione sono impressionanti: oltre 650 relatori, tra cui sei Premi Nobel, 16 ministri, 107 accademici, 45 economisti, 66 rappresentanti istituzionali e 61 tra imprenditori e manager, distribuiti in più di 300 eventi in quattro giorni. Il programma si articola in undici filoni tematici, dalla geopolitica alla sostenibilità, passando per l’Intelligenza artificiale, la demografia, il Fisco e la trasformazione urbana.Tra gli ospiti di rilievo spiccano i Premi Nobel per l’economia 2024 James A. Robinson e Daron Acemoglu, oltre a Michael Spence, Edmund Phelps, James Heckman e la Nobel per la pace Tawakkol Karman, che dialogherà con padre Enzo Fortunato su «Il futuro sono loro, i bambini». L’inaugurazione ufficiale sarà affidata al cardinale Gianfranco Ravasi, mentre la chiusura al presidente di Confindustria Emanuele Orsini.Grande spazio sarà dedicato alla geopolitica, con cinque panel curati da Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e interventi di Romano Prodi, Giulio Tremonti ed Emma Marcegaglia. Non mancheranno analisi sull’impatto della presidenza Trump, sul dilemma protezionismo-libero mercato e sul ruolo crescente della Cina, con la partecipazione di esperti di fama mondiale e rappresentanti del Partito comunista cinese.L’Intelligenza artificiale sarà tra i protagonisti assoluti, con nove panel che ne esploreranno rischi, impatti sull’occupazione, potenziale bellico, sostenibilità e applicazioni urbane. Tra gli interventi, quelli di padre Paolo Benanti, dell’architetto Carlo Ratti, di Era Dabla-Norris del Fmi e di molti altri.Sul fronte economico-finanziario si discuterà di criptovalute, unione bancaria, riforma fiscale e politica monetaria. Tra i relatori, Paolo Savona (Consob), Antonio Patuelli (Abi), Donato Masciandro (Bocconi), Maurizio Leo (Mef) e Vincenzo Carbone (Agenzia delle entrate).Ampio spazio anche alle questioni demografiche e alla longevità, con focus su natalità, invecchiamento e qualità della vita. Attesi, tra gli altri, Francesco Billari (Bocconi), Alessandro Rosina e Nicola Palmarini.Il Festival non è solo riflessione, ma anche confronto tra accademia e impresa, con protagonisti come Paolo Scaroni (presidente Enel), Andrea Illy, Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco (presidente e ceo del gruppo Bracco), Luca Cordero di Montezemolo, Lavinia Biagiotti. Torna anche l’atteso dialogo tra Francesco Gaetano Caltagirone e Tremonti.Il Fuori festival, giunto alla quarta edizione, amplia ulteriormente l’offerta: eventi, spettacoli, talk, laboratori per bambini, musica e teatro. Tornano anche la libreria del Festival in piazza Duomo e le dirette di Radio 24 in piazza Cesare Battisti. Confermati gli spazi «Economie dei Territori» e «Incontri con l’Autore», con firme come Carlo Cottarelli, Tremonti, Nicola Gratteri e Roberto Viola.Un’attenzione speciale è riservata ai giovani, grazie al progetto Le voci del domani, che li vedrà protagonisti di panel e tavole rotonde. Inclusività e sostenibilità sono altri punti chiave: presenza femminile in crescita (31% nei panel), accessibilità garantita per le persone con disabilità, presenza di interpreti Lis, erogatori d’acqua, trasporti ecologici e navette.Trento sarà capitale del pensiero economico, ma anche della partecipazione e del dialogo, con un evento diffuso e inclusivo, che guarda oltre i confini italiani grazie a un’importante rete di media partnership internazionale: oltre al Sole 24 Ore, anche Sky Tg24, Financial Times, ElEconomista e De Telegraaf.Il Festival è pensato per vivere tutto l’anno: roadshow internazionali, tappe universitarie e un nuovo sito interattivo garantiscono la continuità di un progetto che unisce divulgazione, cultura e visione strategica.Come ha ricordato Tamburini, «i rischi sono fatali, perché sono in gioco equilibri da cui dipende il futuro dell’uomo e tutto ciò senza livelli di consapevolezza e conoscenza adeguati. 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A emergere è un disegno chiaro: trasformare le piazze, i musei, le aule e i teatri in spazi di sperimentazione, in cui formazione e intrattenimento si fondono in un linguaggio comune, capace di attrarre pubblici diversi. In particolare, ragazze e ragazzi dai 16 ai 26 anni saranno coinvolti in tavole rotonde, laboratori e momenti informali di dibattito. Un ruolo di rilievo è riservato alla nuova lounge di piazza Fiera, che ospiterà alcuni degli appuntamenti più significativi. Tra questi, il progetto Le voci del domani - una call for ideas che dà spazio a studenti e studentesse come autori e speaker - e i momenti curati da divulgatori e talent under 30. Il tutto all’insegna di un confronto aperto, lontano da logiche verticali. Tra i nomi più attesi c’è Virginia Benzi, nota sui social come Quantum Girl, che guiderà una riflessione su scienza, tecnologia e futuro con un format interattivo a tema Stem. Stefano Mancuso, uno dei massimi esperti mondiali di neurobiologia vegetale, racconterà come le piante possano diventare modello di sostenibilità e cooperazione. Antonio Losito, autore televisivo e podcaster, porterà sul palco il tema delle fake news e della democrazia, mostrando i rischi di una società manipolabile. Il programma include anche un filone dedicato all’educazione finanziaria, con attività rivolte a giovani e famiglie. Spiccano gli interventi di Alan Smith, del Financial Times, e della giornalista Annalisa Monfreda, oltre al ritorno del format Young Finance de Il Sole 24 Ore con quiz, giochi e simulazioni pensati per decodificare criptovalute, investimenti e truffe online. Anche il celebre fumettista Makkox sarà presente con un panel sulla satira ai tempi dei social, in occasione del ventennale del Festival. Uno dei poli più attivi sarà ancora una volta il Muse, Museo delle Scienze di Trento, che accoglierà un ricco palinsesto dedicato ai bambini e alle famiglie. Laboratori, giochi ed esperienze interattive si alterneranno nel verde del parco, animato anche da installazioni creative, tra cui la coloratissima Cloud per le attività educative. Si parlerà anche di cibo, con degustazioni, sessioni sensoriali e laboratori su alimentazione, neuroscienze e percezioni. Non mancheranno momenti di spettacolo e riflessione. Daniel Lumera, biologo e autore, condurrà una sessione di meditazione incentrata sul benessere psicofisico, mentre Angelini industries curerà un’installazione sulla salute mentale - Tu come stai? - pensata per raccogliere in forma anonima i pensieri del pubblico. Sempre in quest’ambito, si terranno incontri su equilibrio personale, lavoro, donne e giovani, con testimonianze dirette e interventi di esperti. Molto forte anche il messaggio sociale. Una delle novità di quest’anno è la sezione dedicata all’economia sociale, che porterà sul palco storie di inclusione, volontariato e impegno civico. Tra queste, quella dell’associazione Cco - Crisi come opportunità, attiva negli istituti penali per minori con laboratori di rap e teatro, rappresentata dal rapper Kento e dalla regista Adriana Follieri. In scena anche lo spettacolo Din Don Down, ideato da Paolo Ruffini e interpretato da una compagnia integrata di attori con disabilità. Sul fronte musicale, il palinsesto spazia tra generi e linguaggi: dai live serali con Gaia, Brunori Sas e Manuel Agnelli agli incontri sulla musica elettronica. Un posto d’onore è riservato alla musica classica con Uto Ughi, protagonista di una lezione-concerto per giovani e di un grande evento con l’orchestra I Virtuosi Italiani. Spazio anche all’umorismo, con spettacoli comici ogni sera. Tra gli appuntamenti: Le donne non fanno ridere, Una serata con Carlo Amleto e I miei bitcoin di Luca Ravenna. Una programmazione pensata per alleggerire, ma senza rinunciare alla qualità e alla riflessione. Infine, un nuovo filone - Mondo imprese - punterà i riflettori sul ruolo delle aziende nella costruzione del futuro. Incontri e workshop coinvolgeranno manager, startup e studenti sui temi della transizione digitale, della sostenibilità e dello sviluppo di competenze. Tra gli appuntamenti, quelli curati da Confcooperative, Autostrade per l’Italia, Cdp venture capital, Siram veolia e Leonardo.
Nel riquadro il manifesto di Pro vita & famiglia (iStock)
Il Comune di Reggio Calabria ha fatto bene censurare i manifesti antiabortisti di Pro vita e famiglia: così ha stabilito il Tar della Calabria, con una sentenza emessa martedì contro la quale l’associazione pro life guidata da Toni Brandi e Jacopo Coghe intende ricorrere e che, a ben vedere, presenta dei profili paradossali. Ma facciamo un passo indietro, riepilogando brevemente la vicenda. Il 10 febbraio 2021 Pro vita inoltrava al Servizio affissioni del Comune di Reggio Calabria la richiesta di affissione di 100 manifesti, - raffiguranti l’attivista pro life Anna Bonetti con un cartello - specificando come in essi fosse contenuta la seguente frase: «Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta #stop aborto».
La richiesta è stata approvata e così i cartelloni sono stati subito affissi dalla società gestrice del relativo servizio. Tuttavia, già il giorno dopo i manifesti sono stati rimossi dalla società stessa. Il motivo? Con una semplice email – senza cioè alcun confronto né controllo preventivo - l’Assessore comunale alle Pari opportunità e Politiche di genere aveva richiesto al gestore del Servizio di affissioni pubbliche l’oscuramento dei manifesti «perché in contrasto con quanto contenuto nel regolamento comunale».
Pro vita ha così fatto ricorso al Tar e, nelle scorse ore, è arrivata una sentenza che ha dato ragione al Comune; e lo ha fatto in modo assai singolare, cioè appoggiandosi all’articolo 23 comma 4 bis del Codice della strada, introdotto dal decreto legge 10 settembre 2021, n. 121, entrato in vigore l'11 settembre 2021, e successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 15. Ora, come si può giustificare una censura con una norma che nel febbraio 2021 non c’era? Se lo chiede Pro vita, che se da un lato studia delle contromisure – già nel dicembre 2025 sono ricorsi alla Corte europea dei diritti umani contro due sentenze simili del Consiglio di Stato -, dall’altro richama l’attenzione del Parlamento e del centrodestra sulla citata normativa del Codice della strada, ritenuta un ddl Zan mascherato e da modificare.
In effetti, il citato articolo 23, vietando messaggi contrari agli «stereotipi di genere», ai «messaggi sessisti» e «all’identità di genere», offre la sponda a tanti bavagli. «Con la scusa di combattere sessismo e violenza, si apre la porta alla censura ideologica e a un pericoloso arbitrio amministrativo», ha dichiarato Toni Brandi alla Verità, aggiungendo che «formule come “stereotipi di genere offensivi” e “identità di genere” peccano di una grave indeterminatezza precettiva: sono concetti vaghi e soggettivi che permettono di colpire chiunque difenda la famiglia, la maternità e la realtà biologica». Di conseguenza, secondo il presidente di Pro vita e famiglia è «inaccettabile che sulle strade si vietino messaggi legittimi e pacifici in nome del politicamente corretto
«La sicurezza stradale, che dovrebbe occuparsi di incolumità e circolazione», ha altresì evidenziato Brandi, «è stata trasformata in un cavallo di Troia per zittire chi non si allinea al pensiero unico, come dimostrato dai numerosi casi di affissioni di Pro vita & famiglia rimosse o silenziate da amministrazioni di centrosinistra». Grazie anche al solito aiutino della magistratura.
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Francesca Pascale e Simone Pillon si confrontano sui temi cari alla coalizione di governo prendendo le mosse dall'uscita del generale Vannacci dal partito di Matteo Salvini.
Il presidente della Polonia Karol Nawrocki (Ansa)
Il presidente ha colto l’occasione della visita nella storica università per presentare una proposta di programma per l’Unione europea. Nawrocki ha cominciato parlando della situazione attuale dell’Ue dove agiscono forze che spingono per «creare un’Unione europea più centralizzata, usando la federalizzazione come camuffamento per nascondere questo processo. L’essenza di questo processo è privare gli Stati membri, a eccezione dei due Stati più grandi, della loro sovranità; indebolire le loro democrazie nazionali consentendo loro di essere messi in minoranza nell’Ue, privandoli così del loro ruolo di «padroni dei Trattati»; abolire il principio secondo cui l’Ue possiede solo le competenze che le sono conferite dagli Stati membri nei trattati; riconoscere che l’Ue può attribuirsi competenze e affermare la supremazia della sovranità delle istituzioni dell’Ue su quella degli Stati membri». Tutto questo non era previsto nei Trattati fondanti dell’Unione. Secondo Nawrocki la più grande minaccia per l’Ue è «la volontà del più forte di dominare i partner più deboli. Pertanto, rifiutiamo il progetto di centralizzazione dell’Ue». Perciò delle questioni che riguardano il sistema politico e il futuro dell’Europa dovrebbero decidere «i presidenti, i governi e i parlamenti» che hanno il vero mandato democratico» e «non la Commissione europea e le sue istituzioni subordinate, che non sono rappresentative della diversità delle correnti politiche europee e sono composte secondo criteri ideologici».
Ma il presidente non si è limitato alla critica ma ha lanciato un programma polacco per il futuro dell’Unione europea, che parte da un presupposto fondamentale: «I padroni dei trattati e i sovrani che decidono la forma dell’integrazione europea sono, e devono rimanere, gli Stati membri, in quanto uniche democrazie europee funzionanti». Successivamente Nawrocki fa una premessa riguardante la concezione del popolo in Europa: «Non esiste un demos (popolo) europeo; la sua esistenza non può essere decretata, e senza un demos non c’è democrazia. Nella visione polacca dell’Ue, gli unici sovrani rimangono le nazioni […] Tentare di eliminarle - come vorrebbero i centralisti europei - porterà solo a conflitti e disgrazie».
Per questo motivo bisogna arrestare e invertire lo sfavorevole processo di centralizzazione dell’Ue. Per farlo Nawrocki propone in primo luogo, «il mantenimento del principio dell’unanimità in quegli ambiti del processo decisionale dell’Ue in cui è attualmente applicato». In secondo luogo, bisognerebbe «mantenere il principio «uno Stato - un commissario» nella struttura della Commissione europea, secondo il quale ogni Paese dell’Unione europea, anche il più piccolo, deve avere un proprio commissario designato nel massimo organo amministrativo dell’Ue, vietando al contempo la nomina di individui alle più alte cariche dell’Ue senza la raccomandazione del governo del Paese d’origine».
In terzo luogo, «la Polonia sostiene il ripristino della presidenza al capo dell’esecutivo dello Stato membro che attualmente detiene la presidenza dell’Ue, riportandola così alla natura pre-Lisbona. Pertanto, la Polonia propone anche di abolire la carica di presidente del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio deve, come in precedenza, essere il presidente, il primo ministro o il cancelliere del proprio Paese: un politico con un mandato democratico e una propria base politica, non un funzionario burocratico dipendente dal sostegno delle maggiori potenze dell’Ue. Mentre la natura rotazionale di questa carica conferiva a ciascun Stato membro un’influenza dominante periodica sul funzionamento del Consiglio europeo, il sistema attuale garantisce il predominio permanente delle “potenze centrali” dell’Ue e marginalizza le altre. Lo stesso vale per il Consiglio di politica estera dell’Ue, presieduto da un funzionario dipendente dalle maggiori potenze che non ha un mandato democratico, anziché dal ministro degli Esteri del Paese che detiene la presidenza». Il quarto punto: «la Polonia sostiene l’adeguamento del sistema di voto nel Consiglio dell’Ue per eliminare l’eccessiva predominanza dei grandi Stati dell’unione. Per mantenere il sostegno delle nazioni più piccole al processo di integrazione europea, queste nazioni devono avere una reale influenza sulle decisioni». Finalmente Nawrocki propone di «basare il funzionamento dell’Ue su principi pragmatici - senza pressioni ideologiche - limitando le competenze delle istituzioni dell’Ue a specifiche aree o sfide non ideologiche, come lo sviluppo economico o il declino demografico; limitando così gli ambiti di competenza delle istituzioni europee a quelli in cui le possibilità di efficacia sono significative. Ciò richiede l’abbandono di ambizioni eccessive di regolamentare l’intera vita degli Stati membri e dei loro cittadini e l’abbandono dell’intenzione di plasmare tutti gli aspetti della politica, talvolta aggirando o violando la volontà dei cittadini».
Nawrocki ha sottolineato anche una cosa fondamentale, cioè che «la Polonia ha una propria visione dell’Ue e ne ha diritto. Ha il diritto di promuovere la diffusione e l’adozione di questa visione. Questa è la natura della democrazia».
Leggendo il programma del presidente polacco per la riforma dell’Unione mi chiedo perché le sue proposte non vengono discusse nell’ambito europeo, perché non vengono condivise dai politici conservatori, dai partiti di destra, dagli ambienti che si dichiarano patriottici in altri Paesi dell’Europa?
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Ecco #DimmiLaVerità del 5 febbraio 2026. L'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti ci spiega i rischi di una escalation tra Usa e Iran.