Palazzo Balbi a Venezia, sede di Regione Veneto (Ansa)
Sit-in del gruppo Szumski per ottenere ambulatori dedicati ai danneggiati. L’assessore alla Sanità, Gino Gerosa: «Nessuna chiusura ideologica».
Questa mattina avrà luogo un sit-in durante i lavori del Consiglio regionale del Veneto, per sollecitare l’istituzione di ambulatori specialistici regionali dedicati alla presa in carico delle persone che lamentano effetti avversi post vaccinazione anti-Covid-19.
La mozione era stata presentata a gennaio dal gruppo Szumski-Resistere Veneto, con l’obiettivo di ottenere un censimento sistematico dei casi, una valutazione clinica e diagnostica multidisciplinare e perché, una volta verificata la possibile correlazione con il vaccino Covid, ci sia l’accompagnamento terapeutico e riabilitativo delle almeno 1.500 persone che in Veneto ancora soffrono dopo l’inoculo, secondo i dati raccolti dal movimento che fa capo al medico, eletto con 96.474 preferenze alle ultime elezioni regionali.
«L’assessore alla Sanità, Gino Gerosa, in un primo momento aveva promesso di attivarsi, ma poi si è eclissato proprio durante il dibattito in Consiglio regionale lasciando l’assemblea all’improvviso», afferma Riccardo Szumski. Il dottore, già sindaco di Santa Lucia di Piave nel Trevigiano, ricorda che «i vaccini, a tutti gli effetti, sono dei farmaci pertanto hanno anche ricadute collaterali. Come tutti i farmaci vanno controllati. Non è stato fatto prima perché questi vaccini hanno avuto - grazie a una certa politica sconsiderata - una specie di scudo che non ha permesso neppure di fugare i dubbi: cosa totalmente antiscientifica. Ora è il momento di occuparci delle persone che sono state danneggiate dai vaccini. Credo che sia questa la priorità».
In Aula oggi sarà presente anche Andrea Sillo, 47 anni, presidente dell’associazione Persone in cammino, che accoglie come soci i danneggiati da vaccino Covid-19. In sedia a rotella dopo l’inoculazione, gravemente danneggiato da un’unica dose di profarmaco Moderna, era stato trattato da «complottista no-vax» e allontanato durante una delle serate di promozione del libro Perché guariremo dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza.
«Interverrò con alcuni danneggiati. Ci muoviamo a fatica, stiamo male ma la nostra testimonianza è importante», ricordava ieri alla Verità l’ex calciatore e saldatore di 47 anni, ridotto ad essere l’ombra di sé stesso «dopo aver fatto il vaccino perché obbligato dal datore di lavoro». Sillo ha sperimentato di persona «l’inutilità» dell’ambulatorio veneto, istituito nell’ambito del Programma regionale Canale Verde attività per la sorveglianza degli eventi avversi ai vaccini.
«Ho passato quattro anni a fare visite, a ottenere referti e certificati di invalidità al cento per cento. Mi volevano far rifare quel calvario di accertamenti, anche invasivi, mentre occorre studiare, capire che cosa sia successo in noi danneggiati e cercare percorsi di cura appropriati». Sillo è rimasto sconcertato da quello che gli è stato detto al centro di sorveglianza della Regione Veneto: «In conclusione il mio sarebbe solo stress, eccessiva preoccupazione per lo stato di salute in cui mi trovo».
La mozione presentata da Szumski-Resistere Veneto impegnava invece la giunta «a definire protocolli clinici regionali uniformi, fondati sulla letteratura scientifica internazionale e soggetti a periodico aggiornamento», proprio perché «nessun cittadino può essere lasciato solo, né costretto a dimostrare in solitudine la legittimità della propria sofferenza».
La proposta di ambulatori in Veneto era stata contestata dalla senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini, che a gennaio bollava l’iniziativa come «una provocazione grave e irresponsabile. Parlare di ambulatori per “curare” presunte reazioni al vaccino Covid significa alimentare paure infondate». Accusato di aver lasciato l’Aula, l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, spiega invece alla Verità che «aveva un altro impegno inderogabile» e dichiara «tutta l’attenzione sua personale sulle problematiche legate alle complicanze da vaccino, in acuto e nel cronico. Nessuna chiusura ideologica né di altro tipo, solo piena disponibilità con approccio scientifico».
Il cardiochirurgo, neo assessore, precisa però che per quanto riguarda la vaccinazione Covid «nel cronico al momento non ci sono sostanzialmente segnalazioni significative in letteratura, e nemmeno da parte del servizio epidemiologico di prevenzione della Regione Veneto». Aggiunge il professore: «Nel momento in cui avessimo percezione e contezza di problematiche croniche conseguenti alla vaccinazione, è chiaro che ci attiviamo immediatamente».
E tutte le persone che dalle campagne vaccinali Covid in emergenza sanitaria si trascinano con patologie e grandi sofferenze? «Dalla direttrice della Prevenzione della Regione Veneto, dottoressa Francesca Russo, mi è stato detto che in questo momento non ci sono segnalazioni così importanti numericamente e per gravità». Gerosa ribadisce l’efficacia della farmacovigilanza, e che ogni paziente viene preso in carico dal servizio sanitario regionale. Ma negli ambulatori richiesti da Szumski, più che la segnalazione di eventi avversi si dovrebbero eseguire studi osservazionali, percorsi di cure.
Davide Lovat, consigliere regionale di Resistere Veneto, dice di non capire «questo muro di gomma» quando «in Sicilia un tribunale del lavoro ha dato ragione a un ricorrente al quale si è paralizzato un braccio e in Liguria si riapre l’indagine sulla morte di Francesca Tuscano» D’altra parte è lo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci, ad aver dimenticato la promessa di istituire una commissione di studio per censire, valutare e gestire le reazioni avverse al vaccino Covid.
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Ankara convoca l’ambasciatore di Teheran per il missile abbattuto dagli Usa. Il Qatar arresta cellule dei Pasdaran. Sotto attacco pure Arabia Saudita, Emirati e Kuwait.
Nel pieno dell’escalation che sta attraversando il Medio Oriente, la massima autorità religiosa sciita dell’Iraq, il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani, ha condannato quella che ha definito una «guerra ingiusta» contro l’Iran e ha invitato la comunità internazionale, «in particolare i Paesi islamici», ad adoperarsi per un cessate il fuoco immediato.
In un comunicato diffuso dal suo ufficio e rilanciato dall’agenzia irachena Ina, il religioso - considerato una delle figure spirituali più influenti del mondo sciita - ha invitato i musulmani e «tutte le persone libere del mondo» a denunciare il conflitto e a dimostrare solidarietà verso quello che viene definito «l’oppresso popolo iraniano». Sistani, nato nella città iraniana di Mashhad come l’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un attacco di Stati Uniti e Israele, ha sollecitato governi e organizzazioni internazionali a fare «tutto il possibile» per fermare immediatamente la guerra e trovare una soluzione pacifica alla questione nucleare iraniana nel rispetto del diritto internazionale.
Dopo il suo appello, il ministero dell’Energia di Baghdad ha riferito che la fornitura di energia elettrica è stata interrotta totalmente in tutte le province dell’Iraq e, mentre andiamo in stampa, nuove esplosioni, secondo i giornalisti sul posto, vengono sentite a Erbil e all’aeroporto di Baghdad. Inoltre, diverse segnalazioni indicano che sistemi radar e apparecchiature militari francesi sarebbero stati dispiegati a Baghdad, mentre l’ambasciata statunitense a Baghdad ha intimato ai suoi cittadini di lasciare immediatamente l’Iraq.
Mentre dal mondo sciita arrivano appelli alla solidarietà con Teheran, sul terreno la situazione racconta una realtà molto diversa. Nelle ultime ore l’Iran ha continuato a lanciare missili e droni contro diversi Paesi della regione, ampliando ulteriormente la tensione nel Golfo e nel Medio Oriente. Uno degli episodi più delicati ha riguardato la Turchia. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco, dopo aver sorvolato Siria e Iraq, è stato abbattuto nel Mediterraneo orientale da un cacciatorpediniere della Marina statunitense. Lo riferisce la Cnn citando due fonti informate. La Nato ha condannato l’episodio: la portavoce dell’Alleanza Atlantica, Allison Hart, ha parlato di «attacco dell’Iran» alla Turchia. Mentre secondo Pete Hegseth, segretario della Difesa Usa, l’incidente turco non attiva l’articolo 5 della Nato. Il ministero della Difesa di Ankara ha precisato che non ci sono state vittime, né feriti. Il governo turco ha reagito convocando l’ambasciatore iraniano e ribadendo di riservarsi il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile, sottolineando di non essere coinvolto nelle operazioni militari né di aver autorizzato l’uso del proprio spazio aereo o delle basi sul territorio.
Nel Golfo la tensione resta altissima. Il Qatar ha riferito di aver intercettato missili da crociera e droni lanciati dall’Iran verso il proprio territorio. Le autorità di Doha hanno inoltre arrestato almeno dieci persone sospettate di appartenere a due cellule delle Guardie della rivoluzione iraniane impegnate in attività di spionaggio e sabotaggio.
Secondo l’agenzia ufficiale Qna, sette dei fermati erano incaricati di raccogliere informazioni su infrastrutture sensibili e installazioni militari, mentre gli altri erano stati addestrati per operazioni di sabotaggio e per l’utilizzo di droni. Durante le indagini gli investigatori hanno trovato coordinate di obiettivi strategici e apparecchiature tecnologiche e i sospettati avrebbero ammesso i loro legami con i Pasdaran. Sul piano diplomatico si è registrato anche un duro scambio tra Doha e Teheran. Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, respingendo con fermezza la versione iraniana secondo cui gli attacchi avrebbero colpito esclusivamente infrastrutture Usa nel Golfo. Secondo Doha, «i fatti sul terreno dimostrano il contrario»: missili e droni avrebbero raggiunto aree civili e residenziali del Qatar, inclusi i dintorni dell’aeroporto internazionale Hamad e zone industriali legate alla produzione di gas naturale liquefatto. Il premier qatariota ha definito questi attacchi «una chiara violazione della sovranità del Qatar e del diritto internazionale».
Anche il Kuwait è stato colpito dall’ondata di attacchi. Le autorità militari hanno riferito di aver affrontato numerosi missili e droni entrati nello spazio aereo del Paese. Il ministero della Salute kuwaitiano ha comunicato che una bambina di 11 anni è morta dopo essere stata colpita da schegge provocate dalle esplosioni. Nonostante i tentativi di rianimazione effettuati durante il trasporto in ospedale e proseguiti all’arrivo presso l’ospedale Al-Amiri, la giovane è deceduta a causa delle ferite. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto due missili e nove droni diretti verso la città di Al-Kharj. In una nota ufficiale, il ministero della Difesa saudita ha ribadito che il Regno farà «tutto il necessario per difendere la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini». Segnalazioni di allarmi aerei e intercettazioni sono arrivate anche dagli Emirati Arabi Uniti, dove le difese aeree sono state attivate per neutralizzare droni diretti verso infrastrutture sensibili.
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