La vicenda The Core Milano sbarca alla Procura di Milano. Lo studio Pizzoccaro di Brescia ha presentato un esposto promosso da diversi soci del club privato americano che per anni ha promesso di aprire in corso Matteotti 14, nel cuore della città, senza mai riuscirci.
Nelle prossime settimane, secondo quanto risulta alla Verità, altri aderenti, tra Brescia e Milano, potrebbero unirsi all’iniziativa. È il passaggio che trasforma il caso da storia di lusso, affari, ritardi e promesse mancate in una vicenda giudiziaria. Il paradosso è tutto in una cifra: 1 euro. Mentre ai soci facoltosi (avvocati, banchieri, imprenditori, giornalisti e persino ex calciatori) veniva venduta l’idea di entrare nel club più esclusivo di New York trapiantato a Milano, la società che teneva in mano il rapporto sull’immobile di corso Matteotti 14 veniva prima data in pegno e poi ceduta a Reinvest per un prezzo simbolico. Non il palazzo, naturalmente. Ma il veicolo societario da cui dipendeva l’intero progetto milanese.
Il primo segnale del cedimento arriva il 30 maggio 2025. Core Milan Llc, società del Delaware riconducibile al mondo The Core, costituisce in pegno a favore di Reinvest il 100% delle quote di Core Matteotti srl, la società che deteneva il contratto sull’immobile. Il pegno garantisce un finanziamento da 500.000 euro. Tradotto: la società chiave del progetto viene messa a garanzia di un debito.
Meno di due mesi dopo, il 18 luglio 2025, arriva il passaggio decisivo: Core Milan Llc cede a Reinvest il 100% di Core Matteotti srl per 1 euro. Un prezzo simbolico, non perché l’immobile non valesse nulla, ma perché la società era ormai gravata da debiti, morosità e obblighi non rispettati. Reinvest si accolla così il risanamento della posizione, compresi i debiti accumulati e le somme non pagate dal mondo Core, pur di salvare il contratto sull’immobile. Da quel momento Jennie e Dangene Enterprise, fondatrici americane di The Core, non controllano più la società che reggeva il progetto milanese.
The Core era stato annunciato nel 2019 come il club privato più esclusivo in arrivo da New York, in un palazzo di pregio di proprietà della chiesa. Il contratto di locazione ventennale prevedeva canoni milionari: da 1,056 milioni l’anno fino a 1,5 milioni dal settimo anno.
Dopo la cessione a Reinvest, Core tenta di rientrare con una sublocazione. Il 15 ottobre 2025 Core Matteotti, ormai in mano a Reinvest, firma con Core Milan srl per una porzione dell’edificio: canone da 4,5 milioni l’anno, più 900.000 euro il primo anno, e garanzie per 10,2 milioni da presentare entro il 13 gennaio 2026. Le garanzie non arrivano. Il 6 febbraio 2026 il contratto viene risolto per inadempimento e la sede promessa ai soci esce dal perimetro operativo di The Core.
È qui che la vicenda diventa giuridicamente sensibile. Se i fatti saranno confermati, potranno essere valutate ipotesi di truffa, bancarotta e altri profili legati alla destinazione delle somme. Con 700 soci dichiarati e quote tra 8.000 e 26.000 euro più Iva (fino a fee iniziali da 70.000 dollari) la raccolta teorica potrebbe oscillare tra 7 e oltre 18 milioni di euro.
Un primo fronte era già emerso con lo studio legale Lexia, che assiste alcuni soci per la mancata disponibilità della sede. Ora, con l’esposto dello studio Pizzoccaro, il caso arriverà sul tavolo del procuratore Marcello Viola.
Intanto Jennie e Dangene rassicurano i membri: nella comunicazione del 14 maggio scrivono che Core Llc avrebbe investito oltre 10 milioni di euro e che Milano resta «strategica e prioritaria», con apertura entro 12-14 mesi. Una versione che si scontra con la realtà e con i documenti ora in Procura. Anche la ricerca di una nuova sede, tra corso Magenta e via Meravigli, rischia di apparire più come un modo per prendere tempo che come un vero salvataggio.
Perché banchieri e avvocati sono finiti in The Core? Un socio, anonimo, la sintetizza così: «A Milano questi club vanno di moda perché non puoi non esserci: servono anche a dimostrare che puoi permetterti di spendere».





