Sergej Lavrov al leader nemico: «Da vedere se è legittimo che firmi l’accordo». La replica: «Mosca prova a sottrarsi». La resistenza snobba l’Europa: «Più importanti gli Usa».
La stampa loda l’unità ritrovata a sostegno di Volodymyr Zelensky, ignorando che alla Casa Bianca hanno sfilato leader nazionali (incluso Keir Starmer, extra Ue), mentre Bruxelles è stata ininfluente. Ma è già ripartito il coro per ridurre la democrazia a favore dei tecnocrati.
Vladimir Putin chiama Recep Tayyip Erdogan, Istanbul pronta a ospitare il summit con Zelensky. Sergej Lavrov: «Niente garanzie per l’Ucraina decise senza di noi». Gli Usa: «Vanno discusse prima che si parli di cessione di territori».
Non solo uno sforzo per la pace in Ucraina. Il bilaterale in Alaska ha sancito la ripresa delle relazioni tra America e Russia: l’obiettivo è lavorare a una convergenza geopolitica che possa emarginare la Cina.
Anche dopo il vertice i principali leader Ue mantengono la linea dura con Mosca: «Rafforzeremo le sanzioni».
Dalla Schlein a Fassino, passando per i giornali progressisti, tutti sparano a pallettoni sul vertice di Anchorage. Le soluzioni proposte? Lo stesso misto di retorica, ideologia e velleitarismo che ci ha portato nella fase di stallo.
L’ex comico stronca (in pubblico) il bilaterale di Ferragosto fra Trump e Putin: «Senza di me non si decide la fine della guerra». Fonti Ue: cederà i territori ai russi.
L’operazione militare speciale è frutto delle provocazioni occidentali (con la regia degli Usa di Biden) iniziate con il sostegno alla rivoluzione ucraina contro il governo filo-Mosca.