Non erano 20.000, ma un po’ meno del 10% quelli radunati ieri al Circo Massimo. Eppure vanno presi sul serio. La protesta degli agricoltori, che si sta allargando ad altre categorie - dai pescatori, ai balneari passando per il piccolo commercio come ha dimostrato una delle due manifestazioni che si sono avute ieri a Roma, quella che dietro due trattori arrivati al Colosseo ha radunato in piazza del Campidoglio Altragricoltura e Popolo produttivo – picchia duro sull’Europa e per ora non molla. Le due manifestazioni sono rimaste distinte e distanti (nel pomeriggio al Circo Massimo si sono radunati quelli del Cra-agricoltori traditi) hanno un denominatore comune: fare argine a chi sta cercando di cancellare i contadini in nome della transizione verde e per conto delle lobby della nutrizione. Se nella capitale i trattori erano contingentati (una quindicina quelli del Cra) nel resto d’Italia i presidi continuano e sono assai robusti. A Modena si sono concentrati 300 mezzi agricoli, a Tortona, in Piemonte, a sostenere la protesta di 150 trattori sono arrivate anche Ornella Muti e la figlia Nike Rivelli. I coltivatori del Belice che sono al dodicesimo giorno di presidio sulla Sciacca-Palermo hanno scritto a Sergio Mattarella. Gaspare La Marca ha spiegato: «Noi agricoltori non abbiamo più bisogno di interventi tampone, ma di norme urgenti e speciali che garantiscano alla categoria un reddito minimo garantito, perché al momento lavoriamo in perdita». Blocchi ci sono stati in Sardegna nella provincia di Nuoro, ma anche i qui i contadini ce l’hanno con l’Europa. «Siamo pronti a combattere insieme al governo», dicono i coltivatori sardi, «il 26 febbraio a Bruxelles per discutere delle emergenze italiane: il contenimento della peste suina, i danni provocati dalla fauna selvatica, l'esenzione Irpef, l’accesso al credito, i mutui fondiari a tasso fisso per il ricambio generazionale, la norma sul giusto prezzo e i voucher in agricoltura». Stesse richieste arrivano da Padova dove c’è stato un presidio di 400 trattori e da Barletta con 200 trattori mobilitati. A Macerata nelle Marche i trattori - una cinquantina - hanno sfilato nel centro storico. Che il primo destinatario delle proteste sia la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen lo hanno chiarito i Comitati agricoli riuniti che hanno consegnato nella sede dell’Ue a Roma una lettera in cui è scritto tra l’altro: «Gli agricoltori diffidano la Commissione Europea dall’imporre direttive e/o normative allo Stato italiano e quindi per ricaduta ai cittadini della Repubblica italiana che hanno come principale finalità la perdita della sovranità nazionale e specificatamente la sovranità del comparto agricolo». Nel recapitare la lettera però Pino Convertini del Cra ha aggiunto: «Sentir dire dal ministro che in questo momento l’Italia è un Paese a sovranità limitata come risposta merita la richiesta delle sue dimissioni». Opinione largamente non condivisa dagli altri. In piazza del Campidoglio dove in mattinata i 300 manifestanti sono stati applauditi dai turisti e hanno innalzato cartelli con scritto «non vi faremo mangiare insetti», «Vogliamo lavorare». Adriano Novello di Altragricoltura – c’è anche il sito www.telodoioilmadeinitaly.it. - ha spiegato: «Le manifestazioni nostra e del Circo massimo non si uniscono perché non vogliamo le dimissioni del Governo». Angelo Di Stefano di Popolo Produttivo ha aggiunto: «Meloni scenda in campo e prenda queste categorie che stanno soffrendo. Dica ai ministri di venire con noi in Europa a dire basta. Questa non è l’Europa che vogliamo noi. Il governo proclami lo stato di crisi». Nel pomeriggio al Circo Massimo - dove erano presenti alcuni sindaci del Sud come Luigi Rafti di Maschito e Domenico Venuti di Salemi - Danilo Calvani a nome di «Cra Agricoltori traditi» ha parlato a circa 1.500 persone arrivate da tutta Italia. «È la prima volta che il mondo agricolo scende in piazza senza sindacati. È un mese e mezzo che protestiamo ed è solo l’inizio. Con i nostri trattori siamo entrati a Roma, i cittadini ci hanno accolto con applausi. Abbiamo abbandonato le nostre aziende - ha scandito Calvani - ma non molliamo, andiamo avanti. Aspettiamo una risposta del governo. I presidi vicino a Roma restano attivi. La Meloni ci incontri e sappia che il ministro Lollobrigida non gode più della nostra fiducia». Al Circo Massimo si è visto anche un gruppo di estrema destra che ha cantato cori e slogan in sostegno di Giuliano Castellino, l’ex leader di Forza Nuova che è stato diffidato dalla piazza. Salvatore Fais uno dei coordinatori di Riscatto Agricolo formazione che non ha aderito alle manifestazioni di ieri e che nei giorni scorsi è stata ricevuta da Lollobrigida ha ribadito: «La maggioranza dei presidi continua e nei prossimi giorni molti agricoltori convergeranno a Roma con i trattori, stiamo organizzando una nuova manifestazione lunedì o martedì prossimo». La protesta sembra andare in ordine sparso, ma da tutti viene la stessa richiesta: l’apertura di un tavolo di crisi agricola da parte del governo. In risposta ieri il ministro Francesco Lollobrigida in un’intervista ha ribadito: «Abbiamo fatto il possibile, ora la battaglia si sposta in Europa».
L’esenzione sull’Irpef agricola e la proroga di sei mesi dell’obbligo assicurativo per i trattori sono gli impegni principali sui cui il governo sta lavorando per rispondere alle proteste degli agricoltori. Contestazioni che non hanno carattere esclusivamente nazionali ma soprattutto europeo.
Il problema è, infatti, racchiuso nel pacchetto di norme per la transazione verde e in particolare sulla «politica agricola comune» che prevede obblighi non allineati con il contesto attuale. Alcuni passi avanti in Ue si stanno facendo. Ultimo in ordine cronologico, è stato ricordato ieri da Confagricoltura, è lo stop alla proposta di regolamento sulla riduzione dell’uso dei fitofarmaci. Misura che, se approvata, avrebbe impattato negativamente sulla produzione dell’agricoltura italiana ed europea con il conseguente aumento di importazione da parte di Paesi terzi. Il governo si è dunque impegnato, con i rappresentanti degli agricoltori, a continuare a tutelare la categoria in Unione europea e a livello nazionale, aiutando i più fragili con la reintroduzione dell’esenzione dell’Irpef agricola.
Agevolazione introdotta con la legge di Bilancio 2017, per aiutare gli agricoltori in un momento di difficoltà, e poi successivamente prorogata fino al 31 dicembre 2023. Nella Manovra 2024 il governo ha deciso di non rinnovare la misura per due motivi: le poche risorse a disposizione hanno indirizzato l’esecutivo a dare priorità ad alcune specifiche emergenze, comportando il mancato rinnovo dell’esenzione Irpef; in seconda battuta, il fatto che la misura «era un intervento orizzontale che beneficiava i lavoratori abbienti e meno, quasi per nulla, chi era davvero in difficoltà», ha spiegato qualche giorno fa il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
Attualmente si sta, invece, ragionando di ripristinare l’esenzione solo per i redditi fondiari inferiori ai 10.000 euro ed esclusivamente per il 2024, attraverso un emendamento al Milleproroghe. «Depositeremo entro lunedì un emendamento per ridurre l’Irpef agricola ed altri emendamenti che vanno ad aiutare questo mondo»: lo ha detto all’Ansa il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Misura che stando alle parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «garantirà più del 90% delle imprese italiane». E secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, potrebbe costare tra i 100 e i 120 milioni di euro. Risorse che «con grande fatica abbiamo trovato per garantire un’esenzione più equa, senza privilegi a chi non ne ha bisogno. Le associazioni e i trattoristi non hanno posto l’esenzione Irpef come priorità», ha sottolineato Lollobrigida.
Accanto all’Irpef agricola il governo ha «presentato emendamenti per posticipare le assicurazioni sulle macchine agricole per ora di sei mesi perché vogliamo scavallare la Commissione europea», ha precisato ieri Lollobrigida. Azione necessaria visto che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 23 dicembre 2023 del decreto legislativo di recepimento della direttiva Ue del 2021, è ufficialmente entrato in vigore l’obbligo assicurativo per i veicoli agricoli in qualunque area siano ubicati. Le associazioni del settore hanno fin da subito chiesto un intervento del governo con un emendamento al Milleproroghe, dato che si evidenziavano problematiche sia in termini di strumenti assicurativi che di tempistiche. Richiesta accolta nel Milleproroghe.
Lunedì sarà, inoltre, l’ultimo giorno utile per presentare subemendamenti agli emendamenti al decreto, in commissione Bilancio e Affari costituzionali. Martedì 13, infine, si procederà con le votazioni in commissioni riunite. Accanto alle misure inserite nel Milleproroghe ci sono anche i fondi del Pnrr. Come anticipato dal premier Meloni nei giorni scorsi e ribadito ieri dal ministro per gli Affari europei e Pnrr, Raffaele Fitto, «il governo ha dato le prime risposte agli agricoltori. Nel Pnnr c’erano circa cinque miliardi di euro per il mondo agricolo, con la nostra rimodulazione fatta entro lo scorso anno, le risorse sono passate a 8 miliardi».
Misure che, al momento, non mettono un freno alla protesta degli agricoltori. Giovedì 15 al Circo Massimo ci sarà la manifestazione del «Cra agricoltori traditi». Il leader, Danilo Calvani, annuncia che «ci saranno almeno 20.000 persone, un gruppo di nostri trattori partirà in corteo dal presidio di Cecchina e arriveranno nel cuore di Roma, fino al Circo Massimo. Dovrebbero essere una quindicina di mezzi scortati dalle forze dell’ordine». Calvani poi aggiunge: «Quella di giovedì sarà solo la prima delle nostre manifestazioni. La nostra protesta andrà avanti».
Nel mentre, ieri il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha incontrato in prefettura una delegazione degli agricoltori della provincia. Tema del confronto, non solo le ragioni della protesta, ma anche alcune specifiche emergenze che riguardano le piccole e medie imprese agricole. Aziende che producono eccellenze ortofrutticole, come la mela annurca, che già da diversi decenni sono state costrette a una delocalizzazione nell’alto Casertano e nel basso Lazio o addirittura nell’Est Europa.
I problemi agricoli stanno diventando così tanto trasversali all’interno della società da passare dal palco della politica a quello di Sanremo per atterrare infine nel mondo dei filosofi. Inevitabile, visto l’impatto che l’innovazione tecnologica nel settore agroalimentare avrà anche sulle nostre vite.
Partito (e giornale) che vai, trattore che trovi. Sembra proprio che la protesta degli agricoltori attualmente in marcia verso Roma piaccia a fasi alterne, a seconda del bersaglio a cui sono rivolti gli attacchi dei contestatori. Se nel mirino ci sono le politiche fiscali del governo e le sfilate contadine possono mettere in difficoltà il ministro Francesco Lollobrigida e Giorgia Meloni, allora vale la pena spingere sul dissenso delle campagne, e i lavoratori della terra diventano classe oppressa da proteggere. Ma se la rabbia si orienta verso Bruxelles e le norme comunitarie - le stesse che i partiti progressisti accettano volentieri da anni, sempre pronti a chinare il capo - allora il vento cambia, e il trattore in tangenziale risulta più indigesto.
Prendiamo il Movimento 5 stelle. Non molto tempo fa rivendicava entusiasta: «Grazie al via libera della Commissione Ue alla riforma della Pac presentata dall’Italia aiutiamo le piccole e medie aziende agricole». Bravissimi, ma allora perché oggi tentano di cavalcare la protesta agricola che rifiuta proprio quella riforma? Il pentastellato Carlo Gubitosa grida sdegnato che «chi lavora realmente, tutti i giorni, a tutela dei nostri territori e nei campi è costretto a protestare nelle strade. Dobbiamo smetterla di consentire a questo esecutivo di scaricare totalmente le colpe sull’Europa». E Giuseppe Conte ci mette il carico: «Lega e Fdi non cerchino altri colpevoli, hanno aumentato le tasse». L’avvocato dimentica solo un dettaglio: che il governo avrà pure pasticciato sull’Irpef (con spazio di manovra per invertire la rotta, per altro), ma i danni grossi li fa l’Ue di Ursula a cui il suo partito ha dato volentieri corpo.
Persino più grottesca la posizione di Elly Schlein, la quale cerca disperatamente di aggrapparsi al trattore, prendendosela con le destre di governo: «Continuano a dire che la protesta è contro altri, è contro l’Europa non è contro di loro», sentenzia. «Ma come al solito non si assumono le loro responsabilità di avere voltato le spalle al settore agricolo». Oddio, il tentativo di ritirare la frittata è quasi comprensibile: i dem sono in notevole imbarazzo poiché hanno fortemente voluto la riforma della politica agricola europea all’origine delle sommosse. Sul sito del partito sono ancora visibili i comunicati con cui esultavano perché «la Pac è una rivoluzione e non solo greenwashing». Vagamente patetico.
Non che sul fronte mediatico vada molto meglio. Repubblica fornisce ottimi esempi di strabismo politico. Da un lato consente a Michele Serra (a suo modo un esponente della categoria vista la passione per i campi di lavanda) di beffeggiare i trattoristi, al solito dipinti come padroncini lamentosi che non si rassegnano a obbedire a chi sa come va il mondo. Secondo Serra, i contadini sono soltanto una variazione sul tema dell’egoismo, gente attaccata al proprio interesse piccino incapace di rendersi conto che la transizione ecologica bisogna farla, piaccia o non piaccia. Tanto che il nostro si spinge a vagheggiare una distopica imposizione della tagliola green, poiché se nessuno oggi paga il conto «alla fine lo pagheremo tutti insieme, quelli con il trattore e quelli senza». Per la serie: cominciate a pagare voi senza fare storie che poi io mi accodo.
D’altro canto, però, il giornale partito della sinistra italica scorge negli odiati villani un utile grimaldello con cui tentare di scardinare il portone di Palazzo Chigi. «La protesta dei trattori imbarazza sempre di più il governo», gongola Repubblica. «La premier Meloni e il cognato d’Italia e ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida sanno che il movimento degli Agricoltori traditi che parla con più voci, inclusa quella dell’ex forcone Danilo Calvani, non è gestibile e non si fidano a lasciare agli animatori dei cortei nelle città i riflettori di un evento popolare come Sanremo. Nel mirino della protesta infatti non c’è solo l’Europa cattiva con le sue norme per la transizione verde e i vincoli all’erogazione dei sussidi comunitari, ma anche il governo di destracentro che dopo anni di campagna elettorale contro Bruxelles “non sta facendo nulla”, accusano, per far valere le ragioni dei piccoli agricoltori. Sarebbe un duro colpo sentirselo dire in diretta tv, davanti a milioni di spettatori». Chiaro: i protestatari fanno un po’ schifo e non hanno ragione, ma se tornano buoni per tirare letame sull’esecutivo allora occorre dare loro dello spago. E così si evocano malumori e oscure trame destrorse per impedire l’approdo a Sanremo di mucche e balle di fieno.
Intendiamoci: che ci siano divisioni e vedute diverse all’interno del fronte contestatario è un fatto. Calvani, il più ruvido agitatore sulla piazza, ex capo dei forconi e ora portabandiera del Comitato agricoltori traditi (Cra), non piace a tutti i colleghi. Anzi alcuni hanno esplicitamente preso le distanze da alcune sue uscite, giudicate estreme e forse controproducenti. Riscatto agricolo, la sigla in cui si riconoscono i nordici e alcuni toscani (e da cui emerge la bresciana Alessandra Oldoni, di cui si è immaginata una ospitata all’Ariston) con Calvani non ha molto da spartire, ma non pare troppo tenero nemmeno con il governo, respingendo tentativi di mediazione. Che ci siano malumori nei confronti delle sigle sindacali, poi, è ormai noto e in qualche maniera i rappresentanti di categoria stanno cercando di ricucire gli strappi. Sono sfumature di rabbia più che comprensibili e in fondo naturali quando una protesta parte dal basso e non dalle stanze di un partito o dalle sedi di un sindacato.
Restano però piuttosto chiare le rivendicazioni di tutti. E sarà pur vero che i contadini puntano a farsi alleggerire il peso del’'Irpef, ma è altrettanto vero che le rimostranze più roventi sono nei confronti di Bruxelles. E questa evidenza non va giù alla maggior parte dei media più istituzionali. La Stampa, per dire, affida a Serena Sileoni un angosciato commento sulla retromarcia europea sui fitofarmaci. Il fatto che Ursula von der Leyen abbia mostrato un filino di morbidezza nei riguardi dei trattori, dice il quotidiano torinese, è solo una furberia elettorale e non è opportuno che Bruxelles sia disponibile a trattare, altrimenti altre categorie professionali potrebbero alzare la voce e ribellarsi. Concetto analogo, sulle stesse pagine, viene espresso dalla sempre solerte Veronica De Romanis, la quale invita pure il governo a non transigere sulle tasse ai contadini. Messaggio chiaro: contestare l’Ue rischiando addirittura di alimentare le campagne populiste della destra è cosa inaccettabile, a prescindere dalle ragioni di chicchessia. Persino il Manifesto, che sulle prime sembrava appoggiare gli agricoltori, ora a preso le distanze e, come il Fatto, li accusa di non essere abbastanza sensibili alle questioni ambientali o addirittura asserviti alle lobby e ai perfidi latifondisti. Non appena qualcosa puzza di sovranismo, ne deduciamo, anche i sedicenti nemici del capitale internazionale si danno alla fuga abbandonando le barricate.
Il risultato è che la copertura mediatica mette in risalto le divisioni interne e come sempre riduce tutto a scontro miope fra opposti schieramenti italici, a pantomima sanremese sulla mucca Ercolina. A cui qualcuno dovrebbe decidersi a chiedere, una buona volta, se sia di destra o di sinistra o se preferisca votare Terzo polo e mandare tutto in vacca.
- In America non si registrano grosse rimostranze. Questo perché, a differenza dell’Ue, lì il comparto è corteggiato da repubblicani e democratici. Anche se le promesse green mettono in difficoltà la sinistra.
- La protesta esplode anche in Polonia. Solidarnosc: «Bloccheremo i valichi con l’Ucraina, pazienza finita con Bruxelles». I trattori infiammano il Belgio, un morto in un incidente a margine degli ingorghi.
Lo speciale contiene due articoli.
Le cause alla base delle proteste agricole nell’Unione europea sono di varia natura. Tuttavia una responsabilità significativa è da attribuire ai provvedimenti ideologici green di Bruxelles. Ebbene, davanti alle poderose manifestazioni in atto in questi giorni, va rilevato che, al contrario, il settore agricolo statunitense non è attraversato da fibrillazioni paragonabili. Per quale ragione? Innanzitutto il governo di Washington tende a prestare forte attenzione al comparto agricolo.
Secondo Politico, il dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Trump approvò in quattro anni un totale di 109 miliardi di dollari in pagamenti diretti agli agricoltori: di questa cifra complessiva, 52 miliardi furono stanziati nel solo 2020. Si trattò, sempre stando a Politico, della somma più alta versata dal 1933. Anche il Dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Biden si è dato da fare su questo fronte: ha infatti approvato finora circa 56 miliardi in pagamenti diretti (più o meno quanto stanziato dal predecessore nei primi tre anni del suo mandato). Non solo. Durante l’amministrazione Biden il reddito agricolo medio è migliorato rispetto al passato, raggiungendo la cifra record di quasi 189 miliardi nel 2022.
Questo però non significa che l’attuale presidente sia granché amato dalla classe agricola statunitense. A gennaio, Fox News riportò che «i produttori di mais americani temono che la spinta dei veicoli elettrici da parte dell’amministrazione Biden ridurrà drasticamente la domanda di etanolo a base di mais, utilizzato per alimentare i motori a gas». Si tratta di un problema rilevante per l’attuale inquilino della Casa Bianca soprattutto in riferimento all’Iowa: Stato in gran parte agricolo, che ha un’economia largamente legata all’etanolo. Da questo punto di vista, non bisogna infatti ignorare le notevoli pressioni esercitate da Joe Biden a favore delle auto elettriche: un elemento che, oltre a creare malumori in ampie fette dei metalmeccanici del Michigan, sta adesso irritando anche molti agricoltori dell’Iowa. E non è finita qui. Poche settimane fa, l’American farm bureau federation ha criticato l’Epa per aver rafforzato la protezione delle fonti d’acqua naturali negli Stati Uniti: una misura che, secondo gli agricoltori, prevederebbe un aumento dei costi ai loro danni. Era invece l’estate scorsa, quando vari gruppi di contadini e allevatori biasimarono la Casa Bianca per un incremento delle tutele a favore della fauna selvatica. Infine, a settembre Politico ha riferito dell’irritazione espressa dai piccoli contadini, che accusano Biden di fare troppo poco per loro.
D’altronde, il presidente deve barcamenarsi tra le esigenze degli agricoltori e le promesse green che aveva fatto in campagna elettorale: una situazione, la sua, in cui è assai difficile trovare una quadratura del cerchio. È anche in quest’ottica che l’anno scorso Biden ha messo a punto un piano di stanziamento di circa tre miliardi di dollari: l’idea è quella di pagare gli agricoltori, affinché testino delle tecniche di coltivazione che dovrebbero ridurre le emissioni di carbonio. Si tratta di un’iniziativa rispetto a cui, secondo quanto riferito da Politico ad agosto, «il settore agricolo sta rispondendo positivamente». Certo: non è ancora chiaro se questo piano darà dei frutti. Tuttavia è innegabile che poggi su una logica interessante, perché persegue l’obiettivo ambientalista, cercando però di non calpestare gli interessi dei contadini. Una linea quindi meno ideologica di quella che si registra dalle parti di Bruxelles: quella Bruxelles che ha invece fatto infuriare gli agricoltori europei. Guarda caso, alcuni esperti vicini alle ragioni green dure e pure hanno storto il naso nei confronti del piano di Biden. A livello di logica, è chiaro il parallelismo con l’Inflation reduction act sul piano energetico: quel provvedimento conteneva infatti importanti stanziamenti a favore delle rinnovabili ma, al contempo, sosteneva il settore dell’energia tradizionale. Il tema d’altronde è anche geopolitico. Davanti a delle crisi come quella ucraina e quella del Mar Rosso, supportare l’agricoltura interna è una questione di sovranità nazionale. E questo Washington l’ha compreso.
Infine, non mancano le considerazioni elettorali. Gli agricoltori costituiscono appena il 2% della popolazione americana. Tuttavia, in alcuni Stati risultano essere una quota elettorale potenzialmente decisiva. È stato lo stesso Politico a sostenere che «l’amministrazione Biden spera che l’afflusso di denaro produrrà un’impresa impressionante: spostare alcuni agricoltori, generalmente un gruppo conservatore, verso Biden». Un obiettivo non certo facile da raggiungere. Il 10 gennaio, Agri-Pulse ha pubblicato un sondaggio, secondo cui il 39% degli agricoltori si diceva sostenitore di Donald Trump, il 19% di Ron DeSantis, il 13% di Nikki Haley e solo l’8% di Biden. Il vantaggio dell’ex presidente è significativo alla luce della sua volontà di riprendere la linea dura sul commercio con Pechino. Non a caso, Trump sta da tempo puntando molto sull’elettorato agricolo. «Entro poche ore dal mio insediamento, annullerò ogni politica di Biden che sta brutalizzando i nostri agricoltori», dichiarò a luglio in Iowa.
La protesta esplode anche in Polonia
Mentre in Francia la protesta degli agricoltori sembra essere destinata a calmarsi, in Belgio e Olanda i trattori rimangono schierati. E anche in Polonia la situazione si infiamma.
Il Belgio ieri era spaccato in due. Se a Bruxelles era tornata la calma dopo le scene di guerriglia di giovedì, altrove il traffico è stato fortemente perturbato dai presidi degli agricoltori locali e olandesi. La giornata di ieri si è aperta con dei blocchi alla frontiera tra Belgio e Olanda sulle autostrade A12, E19 e la E34. Tra i valichi bloccati, uno dei più importanti è stato quello di Anversa che è la seconda città belga per importanza nonché uno dei principali porti dell’Unione europea. Qui circa duemila mezzi pesanti sono rimasti immobilizzati, come riferito dalla televisione locale di lingua fiamminga Vrt. I manifestanti hanno mantenuto la pressione anche sul porto di Zeerbrugge. Già l’altro ieri gli agricoltori avevano bloccato questo porto, tanto da indurre l’amministrazione della provincia delle Fiandre occidentali ad attivare un piano d’urgenza.
Una persona è inoltre rimasta uccisa in un grave incidente sulla E40 in direzione di Bruxelles. Un camion bloccato nell’ingorgo è stato tamponato da un furgone, il cui conducente è morto.
Le agitazioni si sono svolte nel corso di tutta la giornata nonostante in mattinata il premier belga Alexander De Croo abbia lanciato un appello ai manifestanti. «Abbiamo mandato un segnale» agli agricoltori, ha detto il premier ai microfoni di Radio 1, «li abbiamo ricevuti al livello federale. Oggi il governo fiammingo farà la stessa cosa. Ci siamo impegnati a continuare a lavorare con loro nelle prossime setttimane». Poi De Croo ha auspicato la fine della crisi affermando: «Penso che sia venuto il momento di abbandonare i blocchi».
In Olanda si sono viste scene simili. L’emittente Rtv Drenthe ha riferito che ad Assen decine di trattori sono arrivati davanti al palazzo dell’amministrazione provinciale per protestare contro la politica agricola locale, nazionale e europea. Anche nel Brabante settentrionale gli agricoltori hanno protestato contro la sovrapposizione delle leggi locali ed europee in materia agricola. Il quotidiano Eindhovens Dagblad ha rivelato che attivisti del Farmers Defence Force vorrebbero bloccare le strade che portano alle frontiere, non solo con il Belgio, anche nel corso di questo weekend.
Come anticipato, anche in Polonia, gli agricoltori rimangono sul piede di guerra e sono pronti ad azioni eclatanti alle frontiere. Secondo la radio polacca Rmf24, il sindacato Solidarnosc ha proclamato uno sciopero generale che inizierà il 9 febbraio prossimo e durante il quale saranno bloccati i valichi di frontiera con Ucraina. «La posizione di Bruxelles è inaccettabile e la nostra pazienza è finita», ha scritto in una nota Solidarnosc. Tra le questioni contestate all’Unione Europea c’è l’importazione di pollame da Kiev.
In Francia intanto, ieri la maggior parte dei posti di blocco era stata rimossa, come richiesto giovedì sera dai leader del sindacato agricolo Fnsa e dei Giovani agricoltori. Invece gli aderenti alla Coordination rurale restano parzialmente mobilizzati. Sui media francesi si leggono le dichiarazioni di vari agricoltori che si possono riassumere con questo ragionamento: se il governo non mantenesse le promesse siamo pronti a muoverci di nuovo. Dopo gli annunci dei giorni scorsi di Emmanuel Macron e Gabriel Attal, il ministro dell’agricoltura Marc Fesneau ha promesso aiuti ai viticoltori bio.
Gli agricoltori tedeschi, nel frattempo, hanno ottenuto una vittoria perché il governo federale ha approvato la soppressione graduale dell’esenzione fiscale sul gasolio agricolo. In Italia invece, il leader della rivolta degli agricoltori Danilo Calvani ha dichiarato all’Ansa: «Porteremo la protesta a Roma. Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città. Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia».
Più di 1.300 trattori hanno invaso ieri le strade di Bruxelles per protestare contro le ecofollie imposte agli agricoltori dei 27 Paesi Ue dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Nella Capitale belga si sono viste scene di guerriglia urbana. L’immagine della statua del monumento all’industriale John Cockerill, abbattuta in piazza del Lussemburgo a Bruxelles, è quella che riassume meglio le tensioni di ieri. Nella stessa piazza è stato acceso anche un fuoco gigantesco che ricordava le feste contadine del solstizio d’estate che, per secoli, hanno scandito la vita delle comunità agricole in vari Paesi d’Europa. Ma ieri, a Bruxelles, gli agricoltori non erano arrivati per fare festa. Il popolo dei trattori è entrato nella Capitale ufficiosa della Ue per gridare la propria rabbia e disperazione.
Fin dalle prime ore del mattino, la circolazione cittadina è stata fortemente perturbata dai trattori. Le proteste hanno investito anche la rue de la Loi e il Ring. Per bloccare il traffico, gli agricoltori hanno sparso per le strade letame e paglia. Poi si sono verificati scontri con la polizia. Alcuni contestatori hanno lanciato contro gli agenti uova, bottiglie di birra e petardi. La risposta è arrivata per mezzo degli idranti. Verso le 10, un gruppo di giovani agricoltori ha cercato di forzare i blocchi della polizia in piazza del Lussemburgo. Poi, nel primo pomeriggio, la tensione è tornata a scendere. Si sono viste delle scene di solidarietà tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Ad esempio dei poliziotti che hanno offerto dei biscotti a degli agricoltori.
Ma, a parte queste parentesi idilliache, ci sono stati anche incidenti e arresti. Il borgomastro di Bruxelles, Philippe Close, ha confermato alla testata Rtl Info che quattro persone erano in stato di arresto amministrativo. A metà pomeriggio si è appreso che l’autista di un camion è rimasto ferito gravemente dopo aver tamponato un altro veicolo pesante nella colonna che si è formata sulla E313, in direzione di Anversa, a causa del blocco degli agricoltori. Het Laatste Nieuws ha dato notizia anche di un altro incidente, avvenuto sulla E17 in direzione della Francia. Le proteste degli agricoltori hanno in effetti interessato anche altre città belghe come Gand e Zeebrugge. In quest’ultima città i presidi dei manifestanti si sono concentrati nella zona del porto, che è rimasto bloccato. Questo ha indotto l’amministrazione della provincia delle Fiandre occidentali ad attivare un piano d’urgenza. La situazione è rimasta tesa fino a tardi e il presidente della Federazione belga dei giovani agricoltori, Florian Poncelet, ha dichiarato «Nessuno si muova. Blocchiamo il Paese!». In serata la piazza del quartier europeo di Bruxelles è stata evacuata.
Ma se la protesta rimaneva forte in Belgio, dalla Francia sono arrivati segnali di distensione dopo le nuove misure in favore dell’agricoltura annunciate dal primo ministro di Parigi, Gabriel Attal. Il premier francese ha promesso cinque grandi azioni al popolo dei trattori. In primo luogo, il capo dell’esecutivo transalpino ha assicurato l’entrata in vigore di «clausole di salvaguardia» per difendere il mercato agricolo francese ed europeo, poi ha confermato l’avvio di una «fase di controlli a tappeto» per verificare il rispetto della legge Egalim. La norma punta a obbligare grossisti e grande distribuzione a rispettare un margine di guadagno per gli agricoltori-produttori. Poi Attal ha promesso una misura protezionistica: l’iscrizione nella legge francese dell’«obiettivo della sovranità alimentare». In parallelo, il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, ha giudicato «inaccettabile» il comportamento di «un certo numero di industriali», che «aggirano» l’uso della menzione «made in France» per i loro prodotti.
Sempre in tema di cibo, Attal ha annunciato che Parigi chiederà una definizione europea «chiara» della carne sintetica perché questa «non corrisponde alla nostra concezione di alimentazione alla francese». Infine, il premier ha detto che si attiverà per evitare la sovrapposizione di norme europee a quelle francesi, in particolare in ambito agricolo. Dopo gli annunci di Attal, da Bruxelles dove partecipava al Consiglio Ue, Macron ha dichiarato che la Francia vuole una «forza europea di controllo sanitario e agricolo» e si è detto soddisfatto che «l’accordo Ue-Mercosur (che lui stesso aveva sostenuto in passato, ndr) non sia stato concluso in fretta e furia». Alle parole di Attal, i leader dei Giovani agricoltori e della Fnsea, il principale sindacato agricolo transalpino, hanno risposto invitando i manifestanti sui trattori «a sospendere i blocchi e avviarsi verso una nuova forma di mobilitazione», precisando però che «la questione non si chiude stasera». A questo punto si dovrà vedere se la base seguirà le indicazioni dei sindacati di categoria.
La protesta degli agricoltori è continuata ieri anche in Italia. A Milano, una colonna di trattori si è diretta verso la sede del Consiglio regionale della Lombardia. Il governatore regionale, Attilio Fontana, si è detto «al loro fianco, le politiche comunitarie hanno penalizzato il settore imponendo vincoli soffocanti».







