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2024-02-03
Lezione Usa: agricoltura è sovranità. E la politica dà miliardi ai contadini
Getty Images
Le cause alla base delle proteste agricole nell’Unione europea sono di varia natura. Tuttavia una responsabilità significativa è da attribuire ai provvedimenti ideologici green di Bruxelles. Ebbene, davanti alle poderose manifestazioni in atto in questi giorni, va rilevato che, al contrario, il settore agricolo statunitense non è attraversato da fibrillazioni paragonabili. Per quale ragione? Innanzitutto il governo di Washington tende a prestare forte attenzione al comparto agricolo.
Secondo Politico, il dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Trump approvò in quattro anni un totale di 109 miliardi di dollari in pagamenti diretti agli agricoltori: di questa cifra complessiva, 52 miliardi furono stanziati nel solo 2020. Si trattò, sempre stando a Politico, della somma più alta versata dal 1933. Anche il Dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Biden si è dato da fare su questo fronte: ha infatti approvato finora circa 56 miliardi in pagamenti diretti (più o meno quanto stanziato dal predecessore nei primi tre anni del suo mandato). Non solo. Durante l’amministrazione Biden il reddito agricolo medio è migliorato rispetto al passato, raggiungendo la cifra record di quasi 189 miliardi nel 2022.
Questo però non significa che l’attuale presidente sia granché amato dalla classe agricola statunitense. A gennaio, Fox News riportò che «i produttori di mais americani temono che la spinta dei veicoli elettrici da parte dell’amministrazione Biden ridurrà drasticamente la domanda di etanolo a base di mais, utilizzato per alimentare i motori a gas». Si tratta di un problema rilevante per l’attuale inquilino della Casa Bianca soprattutto in riferimento all’Iowa: Stato in gran parte agricolo, che ha un’economia largamente legata all’etanolo. Da questo punto di vista, non bisogna infatti ignorare le notevoli pressioni esercitate da Joe Biden a favore delle auto elettriche: un elemento che, oltre a creare malumori in ampie fette dei metalmeccanici del Michigan, sta adesso irritando anche molti agricoltori dell’Iowa. E non è finita qui. Poche settimane fa, l’American farm bureau federation ha criticato l’Epa per aver rafforzato la protezione delle fonti d’acqua naturali negli Stati Uniti: una misura che, secondo gli agricoltori, prevederebbe un aumento dei costi ai loro danni. Era invece l’estate scorsa, quando vari gruppi di contadini e allevatori biasimarono la Casa Bianca per un incremento delle tutele a favore della fauna selvatica. Infine, a settembre Politico ha riferito dell’irritazione espressa dai piccoli contadini, che accusano Biden di fare troppo poco per loro.
D’altronde, il presidente deve barcamenarsi tra le esigenze degli agricoltori e le promesse green che aveva fatto in campagna elettorale: una situazione, la sua, in cui è assai difficile trovare una quadratura del cerchio. È anche in quest’ottica che l’anno scorso Biden ha messo a punto un piano di stanziamento di circa tre miliardi di dollari: l’idea è quella di pagare gli agricoltori, affinché testino delle tecniche di coltivazione che dovrebbero ridurre le emissioni di carbonio. Si tratta di un’iniziativa rispetto a cui, secondo quanto riferito da Politico ad agosto, «il settore agricolo sta rispondendo positivamente». Certo: non è ancora chiaro se questo piano darà dei frutti. Tuttavia è innegabile che poggi su una logica interessante, perché persegue l’obiettivo ambientalista, cercando però di non calpestare gli interessi dei contadini. Una linea quindi meno ideologica di quella che si registra dalle parti di Bruxelles: quella Bruxelles che ha invece fatto infuriare gli agricoltori europei. Guarda caso, alcuni esperti vicini alle ragioni green dure e pure hanno storto il naso nei confronti del piano di Biden. A livello di logica, è chiaro il parallelismo con l’Inflation reduction act sul piano energetico: quel provvedimento conteneva infatti importanti stanziamenti a favore delle rinnovabili ma, al contempo, sosteneva il settore dell’energia tradizionale. Il tema d’altronde è anche geopolitico. Davanti a delle crisi come quella ucraina e quella del Mar Rosso, supportare l’agricoltura interna è una questione di sovranità nazionale. E questo Washington l’ha compreso.
Infine, non mancano le considerazioni elettorali. Gli agricoltori costituiscono appena il 2% della popolazione americana. Tuttavia, in alcuni Stati risultano essere una quota elettorale potenzialmente decisiva. È stato lo stesso Politico a sostenere che «l’amministrazione Biden spera che l’afflusso di denaro produrrà un’impresa impressionante: spostare alcuni agricoltori, generalmente un gruppo conservatore, verso Biden». Un obiettivo non certo facile da raggiungere. Il 10 gennaio, Agri-Pulse ha pubblicato un sondaggio, secondo cui il 39% degli agricoltori si diceva sostenitore di Donald Trump, il 19% di Ron DeSantis, il 13% di Nikki Haley e solo l’8% di Biden. Il vantaggio dell’ex presidente è significativo alla luce della sua volontà di riprendere la linea dura sul commercio con Pechino. Non a caso, Trump sta da tempo puntando molto sull’elettorato agricolo. «Entro poche ore dal mio insediamento, annullerò ogni politica di Biden che sta brutalizzando i nostri agricoltori», dichiarò a luglio in Iowa.
La protesta esplode anche in Polonia
Mentre in Francia la protesta degli agricoltori sembra essere destinata a calmarsi, in Belgio e Olanda i trattori rimangono schierati. E anche in Polonia la situazione si infiamma.
Il Belgio ieri era spaccato in due. Se a Bruxelles era tornata la calma dopo le scene di guerriglia di giovedì, altrove il traffico è stato fortemente perturbato dai presidi degli agricoltori locali e olandesi. La giornata di ieri si è aperta con dei blocchi alla frontiera tra Belgio e Olanda sulle autostrade A12, E19 e la E34. Tra i valichi bloccati, uno dei più importanti è stato quello di Anversa che è la seconda città belga per importanza nonché uno dei principali porti dell’Unione europea. Qui circa duemila mezzi pesanti sono rimasti immobilizzati, come riferito dalla televisione locale di lingua fiamminga Vrt. I manifestanti hanno mantenuto la pressione anche sul porto di Zeerbrugge. Già l’altro ieri gli agricoltori avevano bloccato questo porto, tanto da indurre l’amministrazione della provincia delle Fiandre occidentali ad attivare un piano d’urgenza.
Una persona è inoltre rimasta uccisa in un grave incidente sulla E40 in direzione di Bruxelles. Un camion bloccato nell’ingorgo è stato tamponato da un furgone, il cui conducente è morto.
Le agitazioni si sono svolte nel corso di tutta la giornata nonostante in mattinata il premier belga Alexander De Croo abbia lanciato un appello ai manifestanti. «Abbiamo mandato un segnale» agli agricoltori, ha detto il premier ai microfoni di Radio 1, «li abbiamo ricevuti al livello federale. Oggi il governo fiammingo farà la stessa cosa. Ci siamo impegnati a continuare a lavorare con loro nelle prossime setttimane». Poi De Croo ha auspicato la fine della crisi affermando: «Penso che sia venuto il momento di abbandonare i blocchi».
In Olanda si sono viste scene simili. L’emittente Rtv Drenthe ha riferito che ad Assen decine di trattori sono arrivati davanti al palazzo dell’amministrazione provinciale per protestare contro la politica agricola locale, nazionale e europea. Anche nel Brabante settentrionale gli agricoltori hanno protestato contro la sovrapposizione delle leggi locali ed europee in materia agricola. Il quotidiano Eindhovens Dagblad ha rivelato che attivisti del Farmers Defence Force vorrebbero bloccare le strade che portano alle frontiere, non solo con il Belgio, anche nel corso di questo weekend.
Come anticipato, anche in Polonia, gli agricoltori rimangono sul piede di guerra e sono pronti ad azioni eclatanti alle frontiere. Secondo la radio polacca Rmf24, il sindacato Solidarnosc ha proclamato uno sciopero generale che inizierà il 9 febbraio prossimo e durante il quale saranno bloccati i valichi di frontiera con Ucraina. «La posizione di Bruxelles è inaccettabile e la nostra pazienza è finita», ha scritto in una nota Solidarnosc. Tra le questioni contestate all’Unione Europea c’è l’importazione di pollame da Kiev.
In Francia intanto, ieri la maggior parte dei posti di blocco era stata rimossa, come richiesto giovedì sera dai leader del sindacato agricolo Fnsa e dei Giovani agricoltori. Invece gli aderenti alla Coordination rurale restano parzialmente mobilizzati. Sui media francesi si leggono le dichiarazioni di vari agricoltori che si possono riassumere con questo ragionamento: se il governo non mantenesse le promesse siamo pronti a muoverci di nuovo. Dopo gli annunci dei giorni scorsi di Emmanuel Macron e Gabriel Attal, il ministro dell’agricoltura Marc Fesneau ha promesso aiuti ai viticoltori bio.
Gli agricoltori tedeschi, nel frattempo, hanno ottenuto una vittoria perché il governo federale ha approvato la soppressione graduale dell’esenzione fiscale sul gasolio agricolo. In Italia invece, il leader della rivolta degli agricoltori Danilo Calvani ha dichiarato all’Ansa: «Porteremo la protesta a Roma. Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città. Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia».
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In America non si registrano grosse rimostranze. Questo perché, a differenza dell’Ue, lì il comparto è corteggiato da repubblicani e democratici. Anche se le promesse green mettono in difficoltà la sinistra.La protesta esplode anche in Polonia. Solidarnosc: «Bloccheremo i valichi con l’Ucraina, pazienza finita con Bruxelles». I trattori infiammano il Belgio, un morto in un incidente a margine degli ingorghi.Lo speciale contiene due articoli.Le cause alla base delle proteste agricole nell’Unione europea sono di varia natura. Tuttavia una responsabilità significativa è da attribuire ai provvedimenti ideologici green di Bruxelles. Ebbene, davanti alle poderose manifestazioni in atto in questi giorni, va rilevato che, al contrario, il settore agricolo statunitense non è attraversato da fibrillazioni paragonabili. Per quale ragione? Innanzitutto il governo di Washington tende a prestare forte attenzione al comparto agricolo. Secondo Politico, il dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Trump approvò in quattro anni un totale di 109 miliardi di dollari in pagamenti diretti agli agricoltori: di questa cifra complessiva, 52 miliardi furono stanziati nel solo 2020. Si trattò, sempre stando a Politico, della somma più alta versata dal 1933. Anche il Dipartimento dell’Agricoltura dell’amministrazione Biden si è dato da fare su questo fronte: ha infatti approvato finora circa 56 miliardi in pagamenti diretti (più o meno quanto stanziato dal predecessore nei primi tre anni del suo mandato). Non solo. Durante l’amministrazione Biden il reddito agricolo medio è migliorato rispetto al passato, raggiungendo la cifra record di quasi 189 miliardi nel 2022.Questo però non significa che l’attuale presidente sia granché amato dalla classe agricola statunitense. A gennaio, Fox News riportò che «i produttori di mais americani temono che la spinta dei veicoli elettrici da parte dell’amministrazione Biden ridurrà drasticamente la domanda di etanolo a base di mais, utilizzato per alimentare i motori a gas». Si tratta di un problema rilevante per l’attuale inquilino della Casa Bianca soprattutto in riferimento all’Iowa: Stato in gran parte agricolo, che ha un’economia largamente legata all’etanolo. Da questo punto di vista, non bisogna infatti ignorare le notevoli pressioni esercitate da Joe Biden a favore delle auto elettriche: un elemento che, oltre a creare malumori in ampie fette dei metalmeccanici del Michigan, sta adesso irritando anche molti agricoltori dell’Iowa. E non è finita qui. Poche settimane fa, l’American farm bureau federation ha criticato l’Epa per aver rafforzato la protezione delle fonti d’acqua naturali negli Stati Uniti: una misura che, secondo gli agricoltori, prevederebbe un aumento dei costi ai loro danni. Era invece l’estate scorsa, quando vari gruppi di contadini e allevatori biasimarono la Casa Bianca per un incremento delle tutele a favore della fauna selvatica. Infine, a settembre Politico ha riferito dell’irritazione espressa dai piccoli contadini, che accusano Biden di fare troppo poco per loro.D’altronde, il presidente deve barcamenarsi tra le esigenze degli agricoltori e le promesse green che aveva fatto in campagna elettorale: una situazione, la sua, in cui è assai difficile trovare una quadratura del cerchio. È anche in quest’ottica che l’anno scorso Biden ha messo a punto un piano di stanziamento di circa tre miliardi di dollari: l’idea è quella di pagare gli agricoltori, affinché testino delle tecniche di coltivazione che dovrebbero ridurre le emissioni di carbonio. Si tratta di un’iniziativa rispetto a cui, secondo quanto riferito da Politico ad agosto, «il settore agricolo sta rispondendo positivamente». Certo: non è ancora chiaro se questo piano darà dei frutti. Tuttavia è innegabile che poggi su una logica interessante, perché persegue l’obiettivo ambientalista, cercando però di non calpestare gli interessi dei contadini. Una linea quindi meno ideologica di quella che si registra dalle parti di Bruxelles: quella Bruxelles che ha invece fatto infuriare gli agricoltori europei. Guarda caso, alcuni esperti vicini alle ragioni green dure e pure hanno storto il naso nei confronti del piano di Biden. A livello di logica, è chiaro il parallelismo con l’Inflation reduction act sul piano energetico: quel provvedimento conteneva infatti importanti stanziamenti a favore delle rinnovabili ma, al contempo, sosteneva il settore dell’energia tradizionale. Il tema d’altronde è anche geopolitico. Davanti a delle crisi come quella ucraina e quella del Mar Rosso, supportare l’agricoltura interna è una questione di sovranità nazionale. E questo Washington l’ha compreso.Infine, non mancano le considerazioni elettorali. Gli agricoltori costituiscono appena il 2% della popolazione americana. Tuttavia, in alcuni Stati risultano essere una quota elettorale potenzialmente decisiva. È stato lo stesso Politico a sostenere che «l’amministrazione Biden spera che l’afflusso di denaro produrrà un’impresa impressionante: spostare alcuni agricoltori, generalmente un gruppo conservatore, verso Biden». Un obiettivo non certo facile da raggiungere. Il 10 gennaio, Agri-Pulse ha pubblicato un sondaggio, secondo cui il 39% degli agricoltori si diceva sostenitore di Donald Trump, il 19% di Ron DeSantis, il 13% di Nikki Haley e solo l’8% di Biden. Il vantaggio dell’ex presidente è significativo alla luce della sua volontà di riprendere la linea dura sul commercio con Pechino. Non a caso, Trump sta da tempo puntando molto sull’elettorato agricolo. «Entro poche ore dal mio insediamento, annullerò ogni politica di Biden che sta brutalizzando i nostri agricoltori», dichiarò a luglio in Iowa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lezione-usa-agricoltura-e-sovranita-2667159800.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-protesta-esplode-anche-in-polonia" data-post-id="2667159800" data-published-at="1706954037" data-use-pagination="False"> La protesta esplode anche in Polonia Mentre in Francia la protesta degli agricoltori sembra essere destinata a calmarsi, in Belgio e Olanda i trattori rimangono schierati. E anche in Polonia la situazione si infiamma. Il Belgio ieri era spaccato in due. Se a Bruxelles era tornata la calma dopo le scene di guerriglia di giovedì, altrove il traffico è stato fortemente perturbato dai presidi degli agricoltori locali e olandesi. La giornata di ieri si è aperta con dei blocchi alla frontiera tra Belgio e Olanda sulle autostrade A12, E19 e la E34. Tra i valichi bloccati, uno dei più importanti è stato quello di Anversa che è la seconda città belga per importanza nonché uno dei principali porti dell’Unione europea. Qui circa duemila mezzi pesanti sono rimasti immobilizzati, come riferito dalla televisione locale di lingua fiamminga Vrt. I manifestanti hanno mantenuto la pressione anche sul porto di Zeerbrugge. Già l’altro ieri gli agricoltori avevano bloccato questo porto, tanto da indurre l’amministrazione della provincia delle Fiandre occidentali ad attivare un piano d’urgenza. Una persona è inoltre rimasta uccisa in un grave incidente sulla E40 in direzione di Bruxelles. Un camion bloccato nell’ingorgo è stato tamponato da un furgone, il cui conducente è morto. Le agitazioni si sono svolte nel corso di tutta la giornata nonostante in mattinata il premier belga Alexander De Croo abbia lanciato un appello ai manifestanti. «Abbiamo mandato un segnale» agli agricoltori, ha detto il premier ai microfoni di Radio 1, «li abbiamo ricevuti al livello federale. Oggi il governo fiammingo farà la stessa cosa. Ci siamo impegnati a continuare a lavorare con loro nelle prossime setttimane». Poi De Croo ha auspicato la fine della crisi affermando: «Penso che sia venuto il momento di abbandonare i blocchi». In Olanda si sono viste scene simili. L’emittente Rtv Drenthe ha riferito che ad Assen decine di trattori sono arrivati davanti al palazzo dell’amministrazione provinciale per protestare contro la politica agricola locale, nazionale e europea. Anche nel Brabante settentrionale gli agricoltori hanno protestato contro la sovrapposizione delle leggi locali ed europee in materia agricola. Il quotidiano Eindhovens Dagblad ha rivelato che attivisti del Farmers Defence Force vorrebbero bloccare le strade che portano alle frontiere, non solo con il Belgio, anche nel corso di questo weekend. Come anticipato, anche in Polonia, gli agricoltori rimangono sul piede di guerra e sono pronti ad azioni eclatanti alle frontiere. Secondo la radio polacca Rmf24, il sindacato Solidarnosc ha proclamato uno sciopero generale che inizierà il 9 febbraio prossimo e durante il quale saranno bloccati i valichi di frontiera con Ucraina. «La posizione di Bruxelles è inaccettabile e la nostra pazienza è finita», ha scritto in una nota Solidarnosc. Tra le questioni contestate all’Unione Europea c’è l’importazione di pollame da Kiev. In Francia intanto, ieri la maggior parte dei posti di blocco era stata rimossa, come richiesto giovedì sera dai leader del sindacato agricolo Fnsa e dei Giovani agricoltori. Invece gli aderenti alla Coordination rurale restano parzialmente mobilizzati. Sui media francesi si leggono le dichiarazioni di vari agricoltori che si possono riassumere con questo ragionamento: se il governo non mantenesse le promesse siamo pronti a muoverci di nuovo. Dopo gli annunci dei giorni scorsi di Emmanuel Macron e Gabriel Attal, il ministro dell’agricoltura Marc Fesneau ha promesso aiuti ai viticoltori bio. Gli agricoltori tedeschi, nel frattempo, hanno ottenuto una vittoria perché il governo federale ha approvato la soppressione graduale dell’esenzione fiscale sul gasolio agricolo. In Italia invece, il leader della rivolta degli agricoltori Danilo Calvani ha dichiarato all’Ansa: «Porteremo la protesta a Roma. Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città. Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia».
Negli anni Venti la radioattività diventò una moda. Sulla scia delle scoperte di Röntgen e dei coniugi Pierre e Marie Curie alla fine dell’Ottocento, l’utilizzo di elementi come il radio e il torio superò i confini della fisica e della radiodiagnostica per approdare nel mondo del commercio. Le sostanze radioattive furono esaltate per le presunte (e molto pubblicizzate) proprietà benefiche. I produttori di beni di consumo di tutto il mondo cavalcarono l’onda, utilizzandole liberamente per la realizzazione di cosmetici, integratori, oggetti di arredo e abbigliamento. La spinta verso la diffusione di prodotti a base di elementi radioattivi fu suggerita dalla scienza, ancora inconsapevole delle gravi conseguenze sulla salute riguardo al contatto di quelle sostanze sull’organismo umano. Iniziata soprattutto negli Stati Uniti, la moda investì presto anche l’Europa. Il caso più famoso è quello di un integratore venduto liberamente, il Radithor. Brevettato nel 1925 da William Bailey, consisteva in una bevanda integratore in boccetta la cui formula prevedeva acqua distillata con aggiunta di un microcurie di radio 226 e di radio 228. A seguito di un grande battage pubblicitario, la bevanda curativa ebbe larga diffusione. Per 5 anni fu disponibile sul mercato, fino allo scandalo nato dalla morte per avvelenamento da radio del famoso golfista Eben Byers, che in seguito ad un infortunio assunse tre boccette al giorno di Radithor che inizialmente sembravano rinvigorirlo. Grande scalpore fece poi il caso delle «Radium girls», le operaie del New Jersey che dipingevano a mano i quadranti di orologi e strumenti con vernice radioluminescente. Istruite ad inumidire i pennelli con la bocca, subirono grave avvelenamento da radio che generò tumori ossei incurabili. Prima di soccombere alla malattia le donne furono protagoniste di una class action molto seguita dai media, che aprì gli occhi all'opinione pubblica sui danni della radioattività sul corpo umano. A partire dalla metà degli anni ’30 la Fda vietò definitivamente la commercializzazione delle bevande radioattive. Nel frattempo però, la mania della radioattività benefica si era diffusa ovunque. Radio e torio erano presenti in creme di bellezza, dentifrici, dolciumi. Addirittura nell’abbigliamento, come pubblicizzava un marchio francese, che presentò in catalogo sottovesti invernali con tessuti radioattivati. Anche l’Italia mise in commercio prodotti con elementi radioattivi. La ditta torinese di saponi e creme Fratelli De Bernardi presentò nel 1923 la saponetta «Radia», arricchita con particelle di radio. Nello stesso periodo fu messa in commercio la «Fiala Pagliani», simile al Radithor, brevettata dal medico torinese Luigi Pagliani. Arricchita con Radon-222, la fiala detta «radioemanogena» era usata come una vera e propria panacea.
Fu la guerra, più che altri fattori, a generare il declino definitivo dei prodotti radioattivati. Le bombe atomiche del 1945 con le loro drammatiche conseguenze a lungo termine e la continua minaccia di guerra nucleare dei decenni seguenti, fecero comprendere ai consumatori la pericolosità delle radiazioni non controllate, escludendo quelle per scopi clinici. A partire dagli anni Sessanta sparirono praticamente tutti i prodotti a base di elementi radioattivi, vietati nello stesso periodo dalle leggi. Non si è a conoscenza del numero esatto di vittime dovuto all’uso di alimenti o oggetti, in quanto durante gli anni della loro massima diffusione non furono da subito identificati quali causa dei decessi.
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