C’è un altro tavolo presieduto da Maria Chiara Prodi. Si trova in un’elegante residenza universitaria nel cuore di Parigi e ripropone le fattezze degli storici e nobili edifici italiani. È la «Maison de L’Italie», di cui la Prodi è direttore dal 1° marzo 2022. Una carica che si aggiunge a quella di segretario generale del Cgie, di presidente delle Acli Francia nonché di vicepresidente del Fai, Federazione delle Acli internazionali. Posizione che potrebbe porla in una situazione di conflitto d’interesse. La Fondazione Maison de l’Italie, con sede nella Cité Universitaire di Parigi, svolge funzioni di accoglienza e promozione culturale in coordinamento con l’ambasciata d’Italia a Parigi ed è finanziata dal ministero degli Esteri. Direttore compreso. Di qui l’interrogativo: qualora il Cgie dovesse entrare in conflitto con quello che per la Prodi è di fatto il proprio datore di lavoro, da che parte si porrà?
Di certo l’attenzione alle spese non manca, specialmente se sono le proprie. Invitata a partecipare alla prima Conferenza internazionale dell’italofonia tenutasi a Roma il 18 e il 19 novembre, la segretaria del Cgie ha più volte sollecitato il comitato di presidenza affinché organizzasse una riunione a Roma negli stessi giorni. «Ufficialmente» allo scopo di interloquire col Parlamento sulla legge di bilancio, cosa peraltro mai avvenuta. Il vero motivo in effetti lo ha spiegato la stessa Prodi nella riunione del 2 ottobre. In quella occasione fa presente che le date individuate le consentirebbero «di partecipare alla Conferenza internazionale dell’italofonia senza dover sborsare il denaro necessario all’acquisto dei titoli di viaggio e al soggiorno poiché altrimenti non potrebbe godere del rimborso». Richiesta prontamente accolta dal comitato di presidenza, 9 membri di cui 4 provenienti da Nord e Sudamerica e che dati i voli transoceanici, portano la spesa di ogni riunione a Roma ad un costo di circa 60.000 euro. Nulla che non sia previsto dallo statuto, per carità. Le riunioni in presenza nella Capitale devono essere fatte, almeno 6 all’anno, ma l’approccio personalistico a un ente pubblico non è passato inosservato. Specialmente tra i consiglieri di area opposta.
Così come la decisione di eliminare dal sito del Cgie un documento pubblico, il resoconto della riunione del comitato di presidenza nei giorni 18 e 19 novembre, dopo che Federica Onori, ex M5s passata ad Azione, ne avrebbe fatto richiesta verbale alla stessa. Dunque senza alcun passaggio collegiale come prevederebbe il regolamento.
Intanto, il dibattito sulla riforma della giustizia entra anche tra le mura della Maison. A discutere «sull’oggetto del quesito e sui possibili esiti» c’è Isabelle Bocoubza, ordinaria di diritto pubblico presso l’Università di Nanterre e specialista delle riforme della giustizia in Italia. Voce sicuramente articolata ma anche critica rispetto alla riforma Nordio che, secondo la Bocoubza, non sarebbe davvero in grado di separare le carriere. Da tempo inoltre, la docente si schiera contro le accuse di politicizzazione della magistratura da parte del governo italiano. Considerando che la Maison è finanziata con soldi pubblici per offrire un servizio all’intera comunità accademica, non certo per svolgere un ruolo di indirizzamento politico, siamo certi che seguirà l’invito ad una voce per il Sì. Sempre che la par condicio sia di casa.







