in cucina

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Dillo con un fiore (dentro l’insalata). I piatti diventano un campo colorato
(iStock). Nel riquadro, il libro di Apicio «De re coquinaria»
Nelle cucine italiane tornano protagoniste le essenze floreali. Già usate da Greci e Romani, erano consuetudine nel Medioevo e nel Rinascimento. La modernità le ha quasi spazzate via. Ma sono «risorte» grazie agli hippie.

«Dillo con un fiore» è un vecchio adagio della lingua italiana che invita a mostrare interesse, passione, amicizia o amore verso un’altra persona regalando un fiore. Una massima che, di solito, spopola nel giorno dedicato agli innamorati, quel San Valentino celebrato solo pochi giorni fa. Ma insieme a un fiore ci si può unire anche una bella insalata. O un formaggio. E questo perché mai come negli ultimi anni, chef stellati e massaie domestiche stanno rispolverando una prassi in voga fin dall’antichità: l’uso di fiori edibili per preparare piatti.

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Da veloce pelapatate al risotto alla beduina. Parte dal Cadore la scalata del sior Dino
Dino Boscarato
Dino Boscarato è uno dei grandi ambasciatori della cucina italiana. Ha avuto una vocazione nata e fortificata con mamma e papà.

Il recente riconoscimento fatto dall’Unesco alla cucina Italiana quale patrimonio immateriale per l’umanità apre diversi scenari su quello straordinario aspetto di un Bel Paese dalle molte bellezze, tra storia, arte, cultura, paesaggi che poi trovano immancabile, nel visitatore curioso, il goloso centro di gravità permanente attorno a tavola dedicata, con piatti e relative tradizioni che variano da regione a regione, da campanile a campanile.

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In Toscana e segnatamente in Maremma il buglione è una sorta di mescolanza dei cibi di terra: si mette in pentola quello che c’è. D’inverno di solito si fa con le carni - e in questo assomiglia alla scottiglia - utilizzando pollame, scarti del maiale e del manzo, se c’è un po’ di cinghiale o altra selvaggina che vengono stufate in tegame con giusto apporto di vino rosso e spezie, d’estate ci si rivolge invece all’orto e ne esce un piatto profumatissimo, assolutamente vegetariano che può essere consumato sia caldo che a temperatura ambiente. La preparazione è semplicissima, ma per la buona riuscita della ricetta occorre che l’olio extravergine sia di prima scelta e le verdure siano freschissime.

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È un segreto… shii, avevamo consigliato alla presidenza del Consiglio di fare questa ricettina per Emmanuel Macron in visita a palazzo Chigi! È uno scherzo, è ovvio, ma questa preparazione è un giusto mix tra i nostri orti e la tradizione francese che nasce da una distrazione: si narra che all’Hôtel du Pin d’Or gestito dalle sorelle Stephanie e Caroline Tatin a Lamotte-Beuvron, Stephanie intenta a preparare una torta di mele per la colazione in gran fretta spalmò burro, zucchero e fette di mela direttamente nella teglia dimenticandosi di mettere la pasta brisé alla base. Non si perse d’animo, ricoprì gli ingredienti con l’impasto ed ecco la Tarte Tatin. Ai francesi piacciono molto anche le cipolle e si vantano della loro soupe à l’oignon, ma la zuppa di cipolle alla toscana è troppo meglio! Così da questi incroci è nata questa idea, ottima per l’aperitivo, sfiziosa come antipasto, specialissima per un picnic o una cena fredda.

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Basta una spolverata di cannella per una pausa all’insegna del relax
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Originaria perlopiù dello Sri Lanka, questa spezia è l’ideale per aromatizzare dolci e bevande calde. La si usa già tritata e pure in stecche (ma fate attenzione alle dosi), e aiuta a gestire gli attacchi di fame.
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