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2024-10-13
Cuciniamo insieme: risotto ai funghi porcini
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Sarà scontato quanto volete, ma Francesco De Gregori ci sta perché dietro la (nostra) collina ci sono davvero «silenzi e funghi, buoni da mangiare, buoni da seccare, da farci il sugo quando viene Natale». Chi abita in città fa fatica a immaginarselo, ma noi abbiamo una chat dove si fa a gara per stabilire chi ne ha trovati di più, chi ha trovato, e quali sono, i migliori. Resta il fatto che il boletus (ce ne sono di quattro specie riconosciute) dà una gran soddisfazione gastronomica, anche se gli ovoli in insalata sono imbattibili e i galletti per un sugo con un po’ di maiale, a nostro avviso, non si possono superare. Avendo a disposizione un po’ di porcini di piccolo calibro abbiamo pensato di farci un semplice, ma buonissimo risotto. Che diventa una ricetta di riciclo. Anzi, è un consiglio: fatene un po’ di più, poi una volta freddo ne prendete un po’ su una mano, ci mettete un pezzetto di formaggio (col Taleggio vengono da urlo) al centro, richiudete il riso e ne fate una polpettina che panata, indorata e fritta diventa una crocchetta golosa.
Ingredienti - 400 gr di riso italiano (Arborio, Carnaroli, Vialone Nano, Sant’Andrea) da risotto, 300 gr di porcini freschi, due spicchi d’aglio, un peperoncino, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 50 gr di burro di primo affioramento, 80 gr di Parmigiano Reggiano o Grana Padano o Asiago stravecchio grattugiato, una carota, un gambo di sedano, una cipolla rossa, un ciuffo abbondante di prezzemolo e sale q.b.
Procedimento - Mondate i porcini e puliteli con un panno umido, fateli a cubetti o a lamelle non troppo sottili, nel frattempo mettete in una pentola carota, sedano e cipolla ben lavati e avviate il brodo vegetale. In una casseruola scaldate l’olio extravergine con il peperoncino e due spicchi d’aglio. Una volta che l’aglio ha preso colore eliminatelo così come il peperoncino e mettete a cuocere a fuoco moderato i porcini. Trascorsi 6/7 minuti buttate il riso e fatelo tostare. Dopo un paio di minuti continuate a bagnare con brodo vegetale girando il riso di quando in quando. A tre quarti di cottura salate, fate tirare il riso (se volete fare le crocchette non potete lasciarlo all’onda) e a cottura ultimata fuori dal fuoco mantecate con burro, formaggio grattugiato e prezzemolo tritato finemente.
Come far divertire i bambini - Date a loro il compito di nettare i funghi, una volta privati di radici e terriccio, con il panno bagnato.
Abbinamento - Abbiamo scelto un rosso friulano intenso e profumato: il Refosco dal Peduncolo Rosso. Va benissimo anche un Merlot o un Pignolo o un altro rosso di buon profumo, ma di tannino non esuberante.
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Avendo a disposizione un po’ di porcini di piccolo calibro abbiamo pensato di farci un semplice, ma buonissimo risotto. Che diventa una ricetta di riciclo. Anzi, è un consiglio: fatene un po’ di più, poi una volta freddo ne prendete un po’ su una mano, ci mettete un pezzetto di formaggio (col Taleggio vengono da urlo) al centro, richiudete il riso e ne fate una polpettina che panata, indorata e fritta diventa una crocchetta golosa. Sarà scontato quanto volete, ma Francesco De Gregori ci sta perché dietro la (nostra) collina ci sono davvero «silenzi e funghi, buoni da mangiare, buoni da seccare, da farci il sugo quando viene Natale». Chi abita in città fa fatica a immaginarselo, ma noi abbiamo una chat dove si fa a gara per stabilire chi ne ha trovati di più, chi ha trovato, e quali sono, i migliori. Resta il fatto che il boletus (ce ne sono di quattro specie riconosciute) dà una gran soddisfazione gastronomica, anche se gli ovoli in insalata sono imbattibili e i galletti per un sugo con un po’ di maiale, a nostro avviso, non si possono superare. Avendo a disposizione un po’ di porcini di piccolo calibro abbiamo pensato di farci un semplice, ma buonissimo risotto. Che diventa una ricetta di riciclo. Anzi, è un consiglio: fatene un po’ di più, poi una volta freddo ne prendete un po’ su una mano, ci mettete un pezzetto di formaggio (col Taleggio vengono da urlo) al centro, richiudete il riso e ne fate una polpettina che panata, indorata e fritta diventa una crocchetta golosa. Ingredienti - 400 gr di riso italiano (Arborio, Carnaroli, Vialone Nano, Sant’Andrea) da risotto, 300 gr di porcini freschi, due spicchi d’aglio, un peperoncino, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 50 gr di burro di primo affioramento, 80 gr di Parmigiano Reggiano o Grana Padano o Asiago stravecchio grattugiato, una carota, un gambo di sedano, una cipolla rossa, un ciuffo abbondante di prezzemolo e sale q.b. Procedimento - Mondate i porcini e puliteli con un panno umido, fateli a cubetti o a lamelle non troppo sottili, nel frattempo mettete in una pentola carota, sedano e cipolla ben lavati e avviate il brodo vegetale. In una casseruola scaldate l’olio extravergine con il peperoncino e due spicchi d’aglio. Una volta che l’aglio ha preso colore eliminatelo così come il peperoncino e mettete a cuocere a fuoco moderato i porcini. Trascorsi 6/7 minuti buttate il riso e fatelo tostare. Dopo un paio di minuti continuate a bagnare con brodo vegetale girando il riso di quando in quando. A tre quarti di cottura salate, fate tirare il riso (se volete fare le crocchette non potete lasciarlo all’onda) e a cottura ultimata fuori dal fuoco mantecate con burro, formaggio grattugiato e prezzemolo tritato finemente. Come far divertire i bambini - Date a loro il compito di nettare i funghi, una volta privati di radici e terriccio, con il panno bagnato. Abbinamento - Abbiamo scelto un rosso friulano intenso e profumato: il Refosco dal Peduncolo Rosso. Va benissimo anche un Merlot o un Pignolo o un altro rosso di buon profumo, ma di tannino non esuberante.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.