Paolo Monelli, strascinati, diavoletti e falsemagre: il nome è un vero programma
Si conclude il viaggio gastronomico d’Italia di Paolo Monelli. Che realizza come la pasta sia una religione nel Meridione.
Si conclude il viaggio gastronomico d’Italia di Paolo Monelli. Che realizza come la pasta sia una religione nel Meridione.
Nella città dell’Arena sono «tuti mati». E il piatto tipico del giorno dell’Assunta, a dispetto del caldo, è proprio quello delle carni servite con la leggendaria salsa pepata. Invece nelle terre dei Gonzaga spopola il cotechino.
Base della cucina francese, in Germania lo adorano fin dai tempi di Cimbri e Teutoni. Per i Romani era buono per ungersi i capelli. Sdoganato da Giulio Cesare, iniziò a farsi largo in Italia. Dante lo usò nella «Commedia».
Seconda puntata con il «giro d’Italia» enoculinario raccontato dal gastrogiornalista Paolo Monelli. In Lombardia s’innamorò del risotto alla milanese, in Veneto del baccalà.
Il tozzo di pane abbrustolito, cosparso d’olio, aglio e un pizzico di sale secondo la ricetta originaria, nasce nell’antica Roma. O forse in Etruria. Nell’Urbe, però, è ancora oggi una pietanza quasi di culto. Celebrata da grandi artisti come Aldo Fabrizi.
Inizia il viaggio lungo i saliscendi della vita del cronista che seppe raccontare l’Italia attraverso cibo e vino. I natali a Fiorano, la laurea in giurisprudenza, ma la vera passione era quella del reporter. Che lo spinse a iniziare un tour culinario del Belpaese.
Il vino aromatizzato con spezie ed erbe non nacque a Torino ma in Grecia, 400 anni prima di Cristo. Poi fu perfezionato dai romani e nel corso del Medioevo. La variante moderna con l’assenzio ha le sue radici in Toscana…
Il calo di produzione si aggirerà attorno al 20%, riconsegnando alla Francia il primato produttivo annuo. Intanto l’influente think tank Cep preme per imporre le etichette terrorizzanti su tutte le bottiglie di vino.
È il «figlio» in movimento delle vacche in transumanza, «strache» (stanche) perché esauste. A crearlo sono stati i «bergamini» diventati, da pastori erranti delle valli orobiche nel Trecento, veri e propri imprenditori e maestri dell’arte casearia d’alta quota.
Fondata dal giornalista Orio Vergani, oggi persegue l’obiettivo di far dichiarare l’arte del mangiare un Patrimonio dell’Unesco.
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