Arrivano al tramonto e hanno solo certezze, sono i cavalieri dell'Apocalisse. Quelli della fase 2 fantozziana, per i quali la fase 1 è stata un trionfo e il Paese è simbolo di efficienza. La favola percorre la penisola e a comunicarla di strada in piazza (con opportuno distanziamento sociale) sono loro: Gualtiero Ricciardi detto Walter, Nunzia Catalfo, Enrico Letta, Francesco Boccia, Lucia Azzolina e la guest star straniera Sylvie Briand. Se gli italiani daranno retta al buonsenso più che a loro, andrà tutto bene.
A guidarli con piglio da cowboy è Ricciardi, sul palcoscenico da due mesi come consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza, e soprattutto come emissario dell'Organizzazione mondiale della sanità. Ogni sua parola era un ordine, anche quando in 48 ore diceva «i tamponi sono indispensabili» e «i tamponi non servono a niente». Un'autorità non si mette in discussione, almeno fino a quando non l'ha messa la stessa Oms, prendendo le distanze («Non è nel comitato scientifico, non ci rappresenta») dopo averlo sorpreso a twittare come una Sardina contro Donald Trump, che sarà pure un originale ma è pure il presidente della nazione più potente del mondo.
Ieri Ricciardi, primo giorno di riapertura del Paese, ha rilasciato un'intervista a La Repubblica nella quale spicca il concetto: «Come abbiamo aperto così possiamo richiudere. Se i contagi aumentano richiudiamo tutto».
E l'italiano medio, che già nutriva qualche dubbio sull'infallibilità della sanitocrazia all'amatriciana, ha avuto la certezza che il governo e i suoi luminari vanno per tentativi.
Teatrale, autoreferenziale, è lo stesso Ricciardi che da giovane faceva l'attore nella serie Tv I ragazzi di padre Tobia e ha rivestito ruoli importanti (così sottolinea la biografia) accanto a Mario Merola, Giuliana De Sio e Maria Schneider. Ed è lo stesso scienziato amante della politica che due anni fa auspicava per il nostro Paese uno scenario stile Grecia. «È bene che gli italiani sperimentino sulla loro pelle quello che salvatori come Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti gli hanno evitato. Solo provando quelle sofferenze potranno capire».
Mentre lui già minaccia di chiudere tutto, ecco che le sofferenze stanno per arrivare grazie al secondo cavaliere elettrico, Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, rappresentante ufficiale delle pennichelle del parastato. La ripartenza presuppone carburante che non c'è (mancano sette miliardi), il sito dell'Inps a pedali raddoppia i pasticci, alcune regioni sono in ritardo nell'inoltrare le richieste di cassa integrazione. Insomma il delirio si approssima e lei, invece di coordinare e tranquillizzare fra sapere che «se nel nuovo decreto dovessero mancare le coperture per gli ammortizzatori sociali, le responsabilità non sarebbero né dell'Inps, né tantomeno di errori di calcolo del ministero del Lavoro». La sua massima preoccupazione è quella del nipotino che ha fatto cadere il Capodimonte della nonna: «Non è colpa mia». Pronta, di fronte a possibili feroci polemiche, a cavarsela come John Belushi nel film Blues Brothers: «terremoto, inondazione, cavallette». Molto istituzionale.
Proseguendo nella gallery ecco spuntare Enrico Letta, ormai twittatore seriale, che già trae conclusioni paradisiache. «Se non ci fosse l'Europa che agisce ogni giorno con la Bce e compra per miliardi titoli del nostro debito, oggi saremmo colpiti e affondati», ha sentenziato il giorno del declassamento dell'Italia da parte di Fitch. Se non ci fosse l'Europa. La motivazione vale per gli attentati islamici, per la Brexit e per le sue emicranie. Da esploratore dell'ovvio dimentica di aggiungere che se non ci fosse la Bce ci sarebbe comunque una banca centrale nazionale e un governo che ne controlla le scelte, come sta facendo per esempio la Bank of England.
Il dibattito vola alto, il coronavirus impegna tutti a dare il meglio, anche Francesco Boccia, ministro contro le Autonomie; la sua fase 2 non differisce in nulla dalla fase 1, visto che ogni giorno continua a litigare con una regione per imporre la dura legge del governo. Prima scherniva la Lombardia appendendosi la mascherina a un orecchio, poi tuonava contro Luca Zaia che voleva ripartire, adesso urla a Iole Santelli che le sue ordinanze sono carta straccia. Nessuna obiezione a Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, i viceré con una grida manzoniana al giorno. Forse perché sono del suo stesso partito?
I cavalieri dell'Apocalisse sono sbilanciati verso la pausa caffè. Vanno a raggiungere il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, che per questa fase 2 non ha impegni formali. Lei è già passata alla fase 3, unica in Europa: è pronta a ripartire a settembre con l'inquietante formula «metà a scuola, metà a casa».
La fantasia italiana non ha limiti ma quella internazionale è in rimonta. Ieri Sylvie Briand, direttore del Dipartimento per la gestione dei rischi infettivi dell'Oms, ha detto a Rainews24 senza paura di essere lapidata: «Il caldo e la vita all'aria aperta potrebbero limitare il contagio». Dopo due mesi di arresti domiciliari definiti indispensabili. È bello aggrapparsi alle certezze delle autorità.
- Per il Centro studi Livatino il governo ha calpestato Carta e Concordato. Il testo lamenta «eccessi di potere» e «disparità di trattamento». Il capitolo sui riti sparisce dalla bozza dell'esecutivo sulle domande frequenti.
- L'ex campione paralimpico Maurizio Marsigli: «Ho una gamba paralizzata e devo muovermi. Andare in chiesa mi è costato 400 euro».
Lo speciale contiene due articoli.
Un'altra domenica di messe in streaming, un'altra domenica di chiesa «virtuale», per usare un termine che papa Francesco stigmatizzò in una sua omelia. E probabilmente non sarà l'ultima. Perché per i cattolici la cosiddetta fase 2 dell'emergenza Covid-19, per ora, prevede solo la possibilità dei funerali con, oltre al defunto, 15 partecipanti. Così contro l'ultimo Dpcm di Giuseppe Conte il Centro studi Livatino presenta ricorso al Tar del Lazio per la parte che ancora chiude alla messe con popolo. Il gruppo di giuristi cattolici chiede conto di quella che ritiene essere una «grave compressione della libertà religiosa», perché, si legge nel ricorso, il Dpcm «se da un lato consente di tornare in fabbriche e uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini…, dall'altro lato ancora non permette la partecipazione alle cerimonie religiose (eccezion fatta per i funerali con 15 persone) e dunque alla messa domenicale».
La querelle tra Chiesa e governo è scoppiata domenica scorsa, quando Giuseppi ha presentato la fase 2 in conferenza stampa e ha dato il niet alle messe con popolo per volontà della task force guidata da Vittorio Colao. Di lì a poco un comunicato durissimo della Cei ha portato a più miti consigli Conte, il quale ha dichiarato che si sarebbe presto arrivati a studiare un modo idoneo per tornare alle messe con popolo. Papa Francesco martedì, durante una preghiera a Santa Marta, ha poi offerto il salvagente a Giuseppi parlando di «prudenza» e «obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni». Tra telefonate vere o presunte fra la residenza Santa Marta e Palazzo Chigi per il lancio di questo salvagente, restano però le veementi prese di posizione di moltissimi vescovi italiani.
Ma dalle risposte alle domande frequenti sul Dpcm per la fase 2, le Faq diffuse ieri da alcuni quotidiani on line con un file bozza, pare che di ponti gettati da Conte per le messe con popolo non ve ne siano tanti. In quel file alla domanda se si possono celebrare messe, matrimoni, funerali o altri riti civili e religiosi, la risposta è che sono «sospese». Nel senso che, come già detto, si possono fare i funerali con al massimo 15 parenti e poi «è sospesa la celebrazione in presenza di una significativa pluralità di fedeli della messa». Cosa si intenda qui per «significativa pluralità di fedeli» è ascrivibile alla categoria dei misteri della fede: 10, 20, 30 fedeli? Due ogni metro quadro? A scacchiera? Uno per panca?
Il mistero è talmente profondo che curiosamente si infittisce con un giallo. Perché la domanda con questa risposta, presente nel file bozza comparso su alcuni quotidiani on line come Faq del nuovo Dpcm, stranamente non compare nella versione definitiva sul sito ufficiale del governo. La bozza non teneva forse conto della querelle fra le due sponde del Tevere? O non teneva conto dei nuovi ponti gettati da Giuseppi in vista della celebrazioni all'aperto, che dovrebbero essere autorizzate dal prossimo 11 maggio? Certo è che sulle messe con popolo ormai siamo al genere comico.
Violazione del Concordato e della Costituzione segnala il Livatino nel ricorso presentato al Tar del Lazio. «Violazione del principio di proporzionalità; eccesso di potere per illogicità; difetto di istruttoria e motivazione; disparità di trattamento», è parte della litania di rilievi che vengono fatti al governo sulla questione libertà religiosa e culto pubblico dal Centro studi Livatino. «Sarebbe stato sufficiente, infatti e come già detto, stilare un protocollo, d'intesa con le autorità ecclesiastiche - cosa che […] sarebbe stato nella sostanza proposto e che è stato fatto per altre parti sociali - per garantire il rispetto delle norme igieniche al fine di soddisfare adeguatamente la giusta esigenza di tutelare la salute pubblica e dei singoli».
Non è una pia richiesta questa del Livatino, visto che perfino l'Oms ha stabilito un protocollo per definire quando le celebrazioni religiose possono ritenersi in sicurezza sanitaria. Da un tavolo che includeva cattolici e altre organizzazioni cristiane, musulmane, buddiste, è uscito un paper che riporta indicazioni utili quali il numero contingentato dei partecipanti ai riti, la garanzia della distanza tra le persone, l'areazione quando i culti avvengano al chiuso, utilizzo di dispositivi di protezione. Insomma, tutte cose di cui i vescovi avevano ampiamente dato rilievo al governo che stava predisponendo la fase 2.
Per ora però solo funerali e con una serie di regole, tra cui anche la misurazione delle temperatura con termoscanner ai 15 parenti ammessi. Con più di 37,5° di temperatura il parente deve andare a casa. Le regole, spiegate ai parroci con una nota di monsignor Stefano Russo, segretario della Cei, vanno dalla preferenza delle celebrazioni all'aperto, fino al modo in cui eventualmente distribuire l'eucaristia. Insomma, si può fare. Basta volerlo. E basta crederci, perché anche in casa cattolica la prudenza di alcuni sembra quella del don Abbondio manzoniano e sarebbe da raccontare ai martiri, quelli che per la fede ci hanno rimesso la vita.
Accade nella diocesi di Chieti-Vasto dove il vescovo, Bruno Forte, ha diramato una comunicazione in cui, vista «l'età avanzata di molti sacerdoti della Arcidiocesi» e «l'impossibilità per molte delle nostre piccole parrocchie di ottemperare a tutte le condizioni elencate», non si celebrano nemmeno i funerali. Si «continuerà, fino a nuova comunicazione, a benedire la salma come fatto finora».
«Multato e redarguito per una preghiera. Non c’è libertà di culto»
L'offensiva contro i fedeli prosegue e in tanti sono stati puniti solo per aver cercato di recitare una preghiera in totale solitudine. Come è capitato a Maurizio Marsigli, 65 anni, di Solarolo (Ravenna). Una figlia e una laurea in geologia, ora in pensione dopo aver svolto molti lavori, multato il giorno di Pasquetta.
Che cosa è successo?
«Facciamo una premessa: da bambino ho avuto la poliomielite e la mia gamba destra è rimasta paralizzata, per di più da poco ho dovuto mettere una protesi all'anca sinistra. Però ho sempre condotto una vita attiva: sono stato campione paralimpico di bici, ho fatto alpinismo, tuttora sono istruttore di arrampicata. Muovermi è una necessità perché se resto fermo a lungo la mia salute e la funzionalità della gamba potrebbero peggiorare. Così, cerco di prendere la bici almeno per andare a comprare il giornale nella piazza del paese. Il giorno di Pasquetta ho deciso di uscire verso sera, quando non c'era nessuno in giro visto che vivo in campagna, per fare una pedalata e dire una preghiera davanti al santuario della Madonna della salute, che si trova a circa un chilometro da casa mia, alla stessa distanza rispetto alla chiesa principale. Prima dell'epidemia magari non andavo a messa tutte le domeniche, ma in questo momento sento il bisogno di un momento di conforto. Visto che sono una persona precisa ho chiesto ai vigili urbani, secondo i quali non avrei avuto nessun problema».
Però è stato sanzionato dai carabinieri, esatto?
«Ero quasi arrivato quando, davanti a un cimiterino a 50 metri dalla chiesa, sono stato fermato. Mi hanno multato e non è servito a nulla ricordare che, secondo le indicazioni della presidenza del Consiglio, avevo il diritto di andare in una chiesa in prossimità della mia abitazione. D'altra parte, il termine “in prossimità" è talmente vago che ognuno lo interpreta come vuole. Non solo mi hanno fermato, appioppandomi 400 euro di multa, ma mi hanno anche impedito di proseguire fino al santuario, dicendo che mi avrebbero fatto un secondo verbale con una sanzione più alta in quanto recidivo. Mi hanno impedito di esercitare la libertà di culto. Mi chiedo: vogliono arrivare a una dittatura? Sto rileggendo 1984 di George Orwell e trovo similitudini assurde».
Ha provato a tornare alla chiesa della Madonna della salute o ha paura?
«Ho fatto ricorso al prefetto, ma non sono tornato. Visto che rimanere fermo per me è un serio rischio, ho studiato un percorso da fare in bici senza allontanarmi mai più di 250 metri da casa. Fino al santuario non vado per timore di nuove multe, al massimo mi fermo per una veloce preghiera nella chiesa in centro quando vado a comprare il giornale. Sono arrabbiato perché sono molto ligio alle regole: la spesa la faccio una volta ogni due settimane, anche se potrei andare al supermercato più spesso e nessuno mi potrebbe dire niente…».
Dal 4 maggio le regole saranno meno severe. Si sentirà più sicuro?
«Teoricamente dovrei, però nel discorso di Giuseppe Conte ho sentito dei grandi “vediamo", “per quanto possibile" e così via. Prima di decidere se rischiare voglio leggere bene il testo di tutti i decreti, dei regolamenti e delle varie ordinanze».
Lei è sempre stato credente o ha riscoperto la fede in questo momento?
«Ho un amico con cui ultimamente affronto spesso questa questione. Tra l'altro lui vive a Malta: se mi fanno uscire, lo raggiungo e chiedo asilo politico… Comunque, lui ha ritrovato una certa spiritualità e ci confrontavamo spesso sul tema. Quando sono rimasto chiuso in casa, con l'idea che sarei potuto morire, è rinata in me la speranza che ci sia qualcosa oltre. Ho studiato in scuole religiose e una parte di quegli insegnamenti è rimasta nel mio intimo. La Madonna della salute, un nome evocativo, è un simbolo. Una situazione come quella che stiamo vivendo avvicina l'uomo a qualcosa di superiore, che esiste».
Cosa pensa dello scontro fra la Cei e il governo?
«Penso che i giallorossi abbiamo prima usato i cattolici per poi rimetterli al loro posto. Lenin, riferendosi ai cattocomunisti, avrebbe parlato di “utili idioti"».
Con che cosa, quando, dove, perché parte la fase due, fuori dall'Italia viene deciso senza balbettii. Anche per affermare che non è ancora arrivato il momento, come ha fatto nel Regno Unito Boris Johnson, invitando alla cautela. Il Covid-19 «è un aggressore inatteso e invisibile nel suo assalto fisico, come posso dirvi per esperienza personale», ha detto nel suo primo discorso alla nazione dopo la guarigione, gli inglesi hanno «iniziato a metterlo al tappeto» (il virus), ma serve prudenza perché un secondo picco «sarebbe un disastro economico». Il primo ministro britannico ha dichiarato che, pur comprendendo «l'impazienza» del mondo economico perché il lockdown termini, prima di avviare una fase due il Regno Unito dovrà rispettare cinque condizioni: calo del numero dei morti, protezione del servizio sanitario nazionale (Nhs), calo del tasso di diffusione dell'infezione, soluzione delle sfide sui test e sui Dpi, garanzia di evitare un secondo picco. Johnson si è rifiutato di fare previsioni su quali restrizioni potrebbero essere revocate e ha evitato di dire quando si tornerà alla «nuova normalità», come la definiscono i ministri inglesi.
La Danimarca è stata il primo Paese Ue a riaprire il 15 aprile con asili nido, scuole materne ed elementari, pochi giorni dopo era stata concessa la riapertura di parrucchieri e di altri piccoli negozi o attività. Venerdì riaprono giardini zoologici e i parchi con animali, il 10 maggio si torna sui banchi anche di medie e di licei. In Austria la fase due è cominciata il 14 aprile, con la riapertura di piccoli negozi, officine, tabaccherie, trasporto pubblico, obbligando a mascherine e a rispettare la distanza minima gli uni dagli altri. Dal primo maggio toccherà a parrucchieri, negozi di più grandi dimensioni e centri commerciali, il 4 maggio riapriranno le scuole di ogni ordine e grado, il 15 maggio il governo austriaco autorizzerà la riapertura dei ristoranti e dei luoghi di culto. Dal 20 aprile la Norvegia ha riaperto gli asili e in questi giorni riprenderanno a funzionare le università, rimangono vietati invece festival, eventi e sport almeno fino al 15 giugno.
Da ieri è ripartita la Svizzera, che durante la fase uno non aveva mai vietato alla popolazione di uscire di casa malgrado l'alto numero di contagiati (29.164) e dei decessi (1.640) su 8,6 milioni di abitanti. Il Consiglio federale ha chiuso bar, ristoranti, scuole e negozi non di alimentari, ma ha permesso le passeggiate invitando solo a limitare gli spostamenti e in tutti i 26 Cantoni «le cene private tra poche persone» sono sempre state consentite. Da lunedì gli ospedali elvetici sono di nuovo autorizzati a effettuare tutti gli interventi, hanno ripreso la loro attività gli studi medici, i parrucchieri, i fisioterapisti, i centri estetici e quelli di bricolage, i negozi di giardinaggio. Dall'11 maggio riapriranno le scuole primarie e secondarie e tutti gli altri negozi, dall'8 giugno niente più limitazioni per gli assembramenti di più di 5 persone. Pure la Germania non aveva imposto l'obbligo di restare a casa e dal 20 aprile sono state autorizzate le riaperture dei negozi con superfici fino a 2.500 metri quadrati, delle librerie, di venditori di bici e auto. Il 4 maggio riapriranno le scuole tedesche. Bar e ristoranti resteranno chiusi in Olanda fino al 20 maggio, la prossima settimana riaprono le piccole imprese in Belgio.
Oggi pomeriggio la Francia presenta il suo piano di rallentamento del lockdown, contenente misure pratiche relative a salute pubblica, riapertura delle scuole, ritorno al lavoro, imprese, trasporti, attività culturali e religiose. Macron ha in programma di togliere alcune restrizioni a partire dall'11 maggio, anche se la riapertura graduale delle scuole è ritenuta prematura dal comitato tecnico scientifico francese che vorrebbe «mantenere asili, elementari, medie, licei e università chiusi fino a settembre», in quanto luoghi di grande concentrazione dove è difficile mantenere le distanze di sicurezza. Dal 4 maggio verranno distribuite mascherine a tutta la popolazione. La Spagna, ha cominciato la fase due il 14 aprile facendo ripartire le attività nelle principali industrie, nei cantieri edilizi, negli uffici che non sono a diretto contatto con il pubblico. Da domenica sono state allentate le restrizioni per i minori di 14 anni, che possono camminare all'aperto per un'ora al giorno, ma dal 3 maggio potranno farlo anche adulti e over 65. Non ultimo aspetto, come importanza per i cattolici: mentre ieri il premier Conte annunciava che dal prossimo 4 maggio potranno riprendere i funerali con parenti stretti, ma il divieto rimane per le messe, nella Spagna socialista (e con l'estrema sinistra al governo) dal 2 maggio dovrebbero ripartire gli atti liturgici. Quindi chiese aperte per le messe, se oggi il consiglio dei ministri darà il via libera alle richieste avanzate da Comunità autonome come l'Andalusia, il cui presidente, Juanma Moreno del Pp ha chiesto di autorizzare le celebrazioni già da domenica prossima.
(...) giorni qualcuno avesse avuto ancora dubbi sulle qualità politiche di Giuseppe Conte come capo di una delle più grandi nazioni industrializzate del globo, a dissiparli hanno contribuito la gestione dell'emergenza dovuta all'epidemia di coronavirus e, da ultimo, la disastrosa conferenza stampa di domenica scorsa. Nell'ora più buia, tanto per restare a un'espressione che pare essere piaciuta al presidente del Consiglio in quanto lo accosta a Winston Churchill, abbiamo assistito al discorso di un premier balbettante e impreparato, a cui chiaramente è sfuggito di mano il controllo della situazione. Invece di assumersi le proprie responsabilità, Conte si è nascosto dietro le task force e i consulenti, quasi che le decisioni non fossero sue, ma di qualcun altro.
Per giustificare i provvedimenti e accampare scuse, in quanto era conscio che le misure erano inadeguate sia per le attese che erano state alimentate sia per la gravità del momento, il capo del governo ha cercato di scaricare la mancata apertura delle chiese, l'obbligo dell'autocertificazione per uscire di casa, il prezzo delle mascherine, i ritardi sulle stragi e per uscire dalla crisi sulle spalle delle strutture tecniche che egli stesso ha creato per condividere le responsabilità. Per spiegare come mai la fase due fosse diventata una fase uno e mezzo, ma forse anche uno e un quarto, il presidente del Consiglio ha continuato a parlare di interlocuzione con i commissari e gli esperti, quasi che la parola finale fosse loro e non sua.
Che il premier fosse in stato di agitazione lo dimostra come abbia confuso numeri e date, quasi fosse conscio di non essere all'altezza del compito che gli era richiesto, ossia di spiegare ciò che non era spiegabile: perché altri Paesi, pure colpiti duramente dal coronavirus, come per esempio la Spagna o la Svizzera, avessero fatto scelte diverse, la prima riaprendo prima di noi, la seconda decidendo di fronteggiare il coronavirus senza bloccare tutto e senza chiudere in casa i propri cittadini. Ieri, nella vicina Confederazione, che in percentuale rispetto alla popolazione ha avuto più contagiati ma meno morti che da noi, hanno riaperto i parrucchieri, da noi a visitare dei parenti che non siano soli in casa si rischia l'accusa di assembramento colposo.
Ma il peggio Conte lo ha dato quando ha parlato di mascherine. Premesso che a tutt'oggi nessuno ha spiegato alle aziende dove si potranno approvvigionare di dispositivi di protezione, il premier, con un eloquio dubitante, ha annunciato che le mascherine saranno poste in vendita al prezzo calmierato di 50 centesimi, lasciando capire che il prezzo finale avrebbe potuto essere ulteriormente abbassato grazie all'abolizione dell'Iva. Considerando che l'imposta sul valore aggiunto attualmente è al 22 per cento, il prezzo di una mascherina dunque dovrebbe aggirarsi intorno a poco più di 40 centesimi. Questo vuol dire che i rivenditori, farmacie o aziende che siano, la devono poter acquistare a 35-36, massimo 37 centesimi. Peccato che quelle attualmente in commercio siano state comperate all'estero a prezzi superiori e quelle attualmente in produzione presso aziende che si sono riciclate costino alla fabbrica all'incirca 80 centesimi. Conte ha cioè fatto il prezzo senza sentire il bisogno di ascoltare chi vende o produce mascherine, con il risultato di mettere fuorilegge chi le ha in casa a un prezzo superiore a 50 centesimi. Il che dimostra una sola cosa: che dopo aver governato per due mesi con i Dcpm, cioè con decreti amministrativi senza alcun controllo del Parlamento, un presidente del Consiglio pasticcione e impreparato crede, nonostante gli errori, di continuare a fare il padrone in casa nostra, decidendo quanto dobbiamo restare chiusi nelle nostre abitazioni, che prezzo di vendita fissare per una mascherina, come dobbiamo visitare i parenti e se possiamo andare a messa oppure a un funerale.
Non so che cosa pensino sul Colle della deriva in atto, ma so che in molti ormai segnalano il debordare di Conte dai principi dettati dalla nostra Costituzione. Il problema è che a travalicare le regole non è solo un autocrate, ma anche un incapace e dunque il danno rischia di essere doppio. Per quanto tempo dunque i giallorossi ci costringeranno a sopportarne le decisioni? Quando coloro che in queste ore nella maggioranza criticano l'operato del premier decideranno di dire basta? Vogliono davvero assumersi il rischio di contestazioni popolari che, al momento, nessuno è in grado di escludere?







