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Basta col Conte che si crede re

Basta col Conte che si crede re
Giuseppe Conte (Ansa)
D'accordo, bisognava fermare Matteo Salvini. Perché il capo della Lega non piaceva all'Europa, ai poteri forti e alla compagnia di giro della sinistra e dei suoi giornali. E dunque anche un professorino che fino al giorno prima veniva deriso come il vice dei suoi vicepremier, burattino con i fili nelle mani dei 5 stelle e della Lega, andava bene pur di levarsi dai cosiddetti l'ex ministro dell'Interno. E però, dopo otto mesi di governo giallorosso è chiaro a tutti chi è stato messo a Palazzo Chigi, cioè alla guida dell'Italia nel momento di maggiore difficoltà per il nostro Paese. Se dopo i primi cento, anzi duecento (...)
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Perdersi nel cuore di Trastevere: a spasso tra i vicoli con il naso all’insù
iStock
Tappa d’obbligo e fulcro della romanità, è il rione più iconico e pittoresco della Capitale. Da girare senza meta, in libertà.

Il cuore del cuore di Roma. Colorato e centrale, famoso e battuto, Trastevere sta vivendo il suo momento di gloria, tra tappa di rito a livello turistico e boom immobiliare, con la domanda che supera l’offerta e le quotazioni che volano alle stelle.

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La California nutre l’apparato woke: cambio di sesso gratis per gli immigrati
Getty Images
L’obiettivo non è l’integrazione, ma utilizzare gli stranieri come «serbatoio» per le strutture progressiste in sofferenza.

Grave errore sottovalutare la follia e l’idiozia, soprattutto nei contesti sociali, politici e ideologici. La follia e l’idiozia non arrivano a manifestarsi se sono effettivamente tali, si disperdono prima, svaniscono nel loro caos entropico, si chiudono negli angoli dai quali il pensiero reso meccanismo malfunzionante non riesce a uscire.

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Il critico televisivo adatto a ogni situazione
Aldo Grasso (Imagoeconomica)
Firma del «Corriere», non disdegna il grande schermo, soprattutto quando ne va del suo portafoglio. Molto docile se intervista il suo editore, amabile con Fazio e la Cucciari che lo invitano, ma feroce coi suoi «nemici» come Berlinguer e, soprattutto, Ricci
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Una delle sigle delle vetture pubbliche milanesi ha integrato i servizi sulla piattaforma utilizzata dall’app americana. Risultato: risse e scambi di accuse fra i conducenti.

A Milano le auto bianche sono sempre più «nere». Di rabbia. Ci riferiamo ai taxi in perenne conflitto con Uber, la multinazionale americana che offre via app il noleggio con conducente (Ncc) alternativo al taxi e simboleggiato da un veicolo nero, per l’appunto: berlina o van a portata di tutti, ovunque, non più solo un lusso per facoltosi passeggeri come alle origini.

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