True
2020-05-03
«Il no alle messe è incostituzionale». I giuristi cattolici ricorrono al Tar
Ansa
Un'altra domenica di messe in streaming, un'altra domenica di chiesa «virtuale», per usare un termine che papa Francesco stigmatizzò in una sua omelia. E probabilmente non sarà l'ultima. Perché per i cattolici la cosiddetta fase 2 dell'emergenza Covid-19, per ora, prevede solo la possibilità dei funerali con, oltre al defunto, 15 partecipanti. Così contro l'ultimo Dpcm di Giuseppe Conte il Centro studi Livatino presenta ricorso al Tar del Lazio per la parte che ancora chiude alla messe con popolo. Il gruppo di giuristi cattolici chiede conto di quella che ritiene essere una «grave compressione della libertà religiosa», perché, si legge nel ricorso, il Dpcm «se da un lato consente di tornare in fabbriche e uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini…, dall'altro lato ancora non permette la partecipazione alle cerimonie religiose (eccezion fatta per i funerali con 15 persone) e dunque alla messa domenicale».
La querelle tra Chiesa e governo è scoppiata domenica scorsa, quando Giuseppi ha presentato la fase 2 in conferenza stampa e ha dato il niet alle messe con popolo per volontà della task force guidata da Vittorio Colao. Di lì a poco un comunicato durissimo della Cei ha portato a più miti consigli Conte, il quale ha dichiarato che si sarebbe presto arrivati a studiare un modo idoneo per tornare alle messe con popolo. Papa Francesco martedì, durante una preghiera a Santa Marta, ha poi offerto il salvagente a Giuseppi parlando di «prudenza» e «obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni». Tra telefonate vere o presunte fra la residenza Santa Marta e Palazzo Chigi per il lancio di questo salvagente, restano però le veementi prese di posizione di moltissimi vescovi italiani.
Ma dalle risposte alle domande frequenti sul Dpcm per la fase 2, le Faq diffuse ieri da alcuni quotidiani on line con un file bozza, pare che di ponti gettati da Conte per le messe con popolo non ve ne siano tanti. In quel file alla domanda se si possono celebrare messe, matrimoni, funerali o altri riti civili e religiosi, la risposta è che sono «sospese». Nel senso che, come già detto, si possono fare i funerali con al massimo 15 parenti e poi «è sospesa la celebrazione in presenza di una significativa pluralità di fedeli della messa». Cosa si intenda qui per «significativa pluralità di fedeli» è ascrivibile alla categoria dei misteri della fede: 10, 20, 30 fedeli? Due ogni metro quadro? A scacchiera? Uno per panca?
Il mistero è talmente profondo che curiosamente si infittisce con un giallo. Perché la domanda con questa risposta, presente nel file bozza comparso su alcuni quotidiani on line come Faq del nuovo Dpcm, stranamente non compare nella versione definitiva sul sito ufficiale del governo. La bozza non teneva forse conto della querelle fra le due sponde del Tevere? O non teneva conto dei nuovi ponti gettati da Giuseppi in vista della celebrazioni all'aperto, che dovrebbero essere autorizzate dal prossimo 11 maggio? Certo è che sulle messe con popolo ormai siamo al genere comico.
Violazione del Concordato e della Costituzione segnala il Livatino nel ricorso presentato al Tar del Lazio. «Violazione del principio di proporzionalità; eccesso di potere per illogicità; difetto di istruttoria e motivazione; disparità di trattamento», è parte della litania di rilievi che vengono fatti al governo sulla questione libertà religiosa e culto pubblico dal Centro studi Livatino. «Sarebbe stato sufficiente, infatti e come già detto, stilare un protocollo, d'intesa con le autorità ecclesiastiche - cosa che […] sarebbe stato nella sostanza proposto e che è stato fatto per altre parti sociali - per garantire il rispetto delle norme igieniche al fine di soddisfare adeguatamente la giusta esigenza di tutelare la salute pubblica e dei singoli».
Non è una pia richiesta questa del Livatino, visto che perfino l'Oms ha stabilito un protocollo per definire quando le celebrazioni religiose possono ritenersi in sicurezza sanitaria. Da un tavolo che includeva cattolici e altre organizzazioni cristiane, musulmane, buddiste, è uscito un paper che riporta indicazioni utili quali il numero contingentato dei partecipanti ai riti, la garanzia della distanza tra le persone, l'areazione quando i culti avvengano al chiuso, utilizzo di dispositivi di protezione. Insomma, tutte cose di cui i vescovi avevano ampiamente dato rilievo al governo che stava predisponendo la fase 2.
Per ora però solo funerali e con una serie di regole, tra cui anche la misurazione delle temperatura con termoscanner ai 15 parenti ammessi. Con più di 37,5° di temperatura il parente deve andare a casa. Le regole, spiegate ai parroci con una nota di monsignor Stefano Russo, segretario della Cei, vanno dalla preferenza delle celebrazioni all'aperto, fino al modo in cui eventualmente distribuire l'eucaristia. Insomma, si può fare. Basta volerlo. E basta crederci, perché anche in casa cattolica la prudenza di alcuni sembra quella del don Abbondio manzoniano e sarebbe da raccontare ai martiri, quelli che per la fede ci hanno rimesso la vita.
Accade nella diocesi di Chieti-Vasto dove il vescovo, Bruno Forte, ha diramato una comunicazione in cui, vista «l'età avanzata di molti sacerdoti della Arcidiocesi» e «l'impossibilità per molte delle nostre piccole parrocchie di ottemperare a tutte le condizioni elencate», non si celebrano nemmeno i funerali. Si «continuerà, fino a nuova comunicazione, a benedire la salma come fatto finora».
«Multato e redarguito per una preghiera. Non c’è libertà di culto»
L'offensiva contro i fedeli prosegue e in tanti sono stati puniti solo per aver cercato di recitare una preghiera in totale solitudine. Come è capitato a Maurizio Marsigli, 65 anni, di Solarolo (Ravenna). Una figlia e una laurea in geologia, ora in pensione dopo aver svolto molti lavori, multato il giorno di Pasquetta.
Che cosa è successo?
«Facciamo una premessa: da bambino ho avuto la poliomielite e la mia gamba destra è rimasta paralizzata, per di più da poco ho dovuto mettere una protesi all'anca sinistra. Però ho sempre condotto una vita attiva: sono stato campione paralimpico di bici, ho fatto alpinismo, tuttora sono istruttore di arrampicata. Muovermi è una necessità perché se resto fermo a lungo la mia salute e la funzionalità della gamba potrebbero peggiorare. Così, cerco di prendere la bici almeno per andare a comprare il giornale nella piazza del paese. Il giorno di Pasquetta ho deciso di uscire verso sera, quando non c'era nessuno in giro visto che vivo in campagna, per fare una pedalata e dire una preghiera davanti al santuario della Madonna della salute, che si trova a circa un chilometro da casa mia, alla stessa distanza rispetto alla chiesa principale. Prima dell'epidemia magari non andavo a messa tutte le domeniche, ma in questo momento sento il bisogno di un momento di conforto. Visto che sono una persona precisa ho chiesto ai vigili urbani, secondo i quali non avrei avuto nessun problema».
Però è stato sanzionato dai carabinieri, esatto?
«Ero quasi arrivato quando, davanti a un cimiterino a 50 metri dalla chiesa, sono stato fermato. Mi hanno multato e non è servito a nulla ricordare che, secondo le indicazioni della presidenza del Consiglio, avevo il diritto di andare in una chiesa in prossimità della mia abitazione. D'altra parte, il termine “in prossimità" è talmente vago che ognuno lo interpreta come vuole. Non solo mi hanno fermato, appioppandomi 400 euro di multa, ma mi hanno anche impedito di proseguire fino al santuario, dicendo che mi avrebbero fatto un secondo verbale con una sanzione più alta in quanto recidivo. Mi hanno impedito di esercitare la libertà di culto. Mi chiedo: vogliono arrivare a una dittatura? Sto rileggendo 1984 di George Orwell e trovo similitudini assurde».
Ha provato a tornare alla chiesa della Madonna della salute o ha paura?
«Ho fatto ricorso al prefetto, ma non sono tornato. Visto che rimanere fermo per me è un serio rischio, ho studiato un percorso da fare in bici senza allontanarmi mai più di 250 metri da casa. Fino al santuario non vado per timore di nuove multe, al massimo mi fermo per una veloce preghiera nella chiesa in centro quando vado a comprare il giornale. Sono arrabbiato perché sono molto ligio alle regole: la spesa la faccio una volta ogni due settimane, anche se potrei andare al supermercato più spesso e nessuno mi potrebbe dire niente…».
Dal 4 maggio le regole saranno meno severe. Si sentirà più sicuro?
«Teoricamente dovrei, però nel discorso di Giuseppe Conte ho sentito dei grandi “vediamo", “per quanto possibile" e così via. Prima di decidere se rischiare voglio leggere bene il testo di tutti i decreti, dei regolamenti e delle varie ordinanze».
Lei è sempre stato credente o ha riscoperto la fede in questo momento?
«Ho un amico con cui ultimamente affronto spesso questa questione. Tra l'altro lui vive a Malta: se mi fanno uscire, lo raggiungo e chiedo asilo politico… Comunque, lui ha ritrovato una certa spiritualità e ci confrontavamo spesso sul tema. Quando sono rimasto chiuso in casa, con l'idea che sarei potuto morire, è rinata in me la speranza che ci sia qualcosa oltre. Ho studiato in scuole religiose e una parte di quegli insegnamenti è rimasta nel mio intimo. La Madonna della salute, un nome evocativo, è un simbolo. Una situazione come quella che stiamo vivendo avvicina l'uomo a qualcosa di superiore, che esiste».
Cosa pensa dello scontro fra la Cei e il governo?
«Penso che i giallorossi abbiamo prima usato i cattolici per poi rimetterli al loro posto. Lenin, riferendosi ai cattocomunisti, avrebbe parlato di “utili idioti"».
Continua a leggereRiduci
Per il Centro studi Livatino il governo ha calpestato Carta e Concordato. Il testo lamenta «eccessi di potere» e «disparità di trattamento». Il capitolo sui riti sparisce dalla bozza dell'esecutivo sulle domande frequenti.L'ex campione paralimpico Maurizio Marsigli: «Ho una gamba paralizzata e devo muovermi. Andare in chiesa mi è costato 400 euro».Lo speciale contiene due articoli.Un'altra domenica di messe in streaming, un'altra domenica di chiesa «virtuale», per usare un termine che papa Francesco stigmatizzò in una sua omelia. E probabilmente non sarà l'ultima. Perché per i cattolici la cosiddetta fase 2 dell'emergenza Covid-19, per ora, prevede solo la possibilità dei funerali con, oltre al defunto, 15 partecipanti. Così contro l'ultimo Dpcm di Giuseppe Conte il Centro studi Livatino presenta ricorso al Tar del Lazio per la parte che ancora chiude alla messe con popolo. Il gruppo di giuristi cattolici chiede conto di quella che ritiene essere una «grave compressione della libertà religiosa», perché, si legge nel ricorso, il Dpcm «se da un lato consente di tornare in fabbriche e uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini…, dall'altro lato ancora non permette la partecipazione alle cerimonie religiose (eccezion fatta per i funerali con 15 persone) e dunque alla messa domenicale».La querelle tra Chiesa e governo è scoppiata domenica scorsa, quando Giuseppi ha presentato la fase 2 in conferenza stampa e ha dato il niet alle messe con popolo per volontà della task force guidata da Vittorio Colao. Di lì a poco un comunicato durissimo della Cei ha portato a più miti consigli Conte, il quale ha dichiarato che si sarebbe presto arrivati a studiare un modo idoneo per tornare alle messe con popolo. Papa Francesco martedì, durante una preghiera a Santa Marta, ha poi offerto il salvagente a Giuseppi parlando di «prudenza» e «obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni». Tra telefonate vere o presunte fra la residenza Santa Marta e Palazzo Chigi per il lancio di questo salvagente, restano però le veementi prese di posizione di moltissimi vescovi italiani. Ma dalle risposte alle domande frequenti sul Dpcm per la fase 2, le Faq diffuse ieri da alcuni quotidiani on line con un file bozza, pare che di ponti gettati da Conte per le messe con popolo non ve ne siano tanti. In quel file alla domanda se si possono celebrare messe, matrimoni, funerali o altri riti civili e religiosi, la risposta è che sono «sospese». Nel senso che, come già detto, si possono fare i funerali con al massimo 15 parenti e poi «è sospesa la celebrazione in presenza di una significativa pluralità di fedeli della messa». Cosa si intenda qui per «significativa pluralità di fedeli» è ascrivibile alla categoria dei misteri della fede: 10, 20, 30 fedeli? Due ogni metro quadro? A scacchiera? Uno per panca? Il mistero è talmente profondo che curiosamente si infittisce con un giallo. Perché la domanda con questa risposta, presente nel file bozza comparso su alcuni quotidiani on line come Faq del nuovo Dpcm, stranamente non compare nella versione definitiva sul sito ufficiale del governo. La bozza non teneva forse conto della querelle fra le due sponde del Tevere? O non teneva conto dei nuovi ponti gettati da Giuseppi in vista della celebrazioni all'aperto, che dovrebbero essere autorizzate dal prossimo 11 maggio? Certo è che sulle messe con popolo ormai siamo al genere comico.Violazione del Concordato e della Costituzione segnala il Livatino nel ricorso presentato al Tar del Lazio. «Violazione del principio di proporzionalità; eccesso di potere per illogicità; difetto di istruttoria e motivazione; disparità di trattamento», è parte della litania di rilievi che vengono fatti al governo sulla questione libertà religiosa e culto pubblico dal Centro studi Livatino. «Sarebbe stato sufficiente, infatti e come già detto, stilare un protocollo, d'intesa con le autorità ecclesiastiche - cosa che […] sarebbe stato nella sostanza proposto e che è stato fatto per altre parti sociali - per garantire il rispetto delle norme igieniche al fine di soddisfare adeguatamente la giusta esigenza di tutelare la salute pubblica e dei singoli».Non è una pia richiesta questa del Livatino, visto che perfino l'Oms ha stabilito un protocollo per definire quando le celebrazioni religiose possono ritenersi in sicurezza sanitaria. Da un tavolo che includeva cattolici e altre organizzazioni cristiane, musulmane, buddiste, è uscito un paper che riporta indicazioni utili quali il numero contingentato dei partecipanti ai riti, la garanzia della distanza tra le persone, l'areazione quando i culti avvengano al chiuso, utilizzo di dispositivi di protezione. Insomma, tutte cose di cui i vescovi avevano ampiamente dato rilievo al governo che stava predisponendo la fase 2. Per ora però solo funerali e con una serie di regole, tra cui anche la misurazione delle temperatura con termoscanner ai 15 parenti ammessi. Con più di 37,5° di temperatura il parente deve andare a casa. Le regole, spiegate ai parroci con una nota di monsignor Stefano Russo, segretario della Cei, vanno dalla preferenza delle celebrazioni all'aperto, fino al modo in cui eventualmente distribuire l'eucaristia. Insomma, si può fare. Basta volerlo. E basta crederci, perché anche in casa cattolica la prudenza di alcuni sembra quella del don Abbondio manzoniano e sarebbe da raccontare ai martiri, quelli che per la fede ci hanno rimesso la vita. Accade nella diocesi di Chieti-Vasto dove il vescovo, Bruno Forte, ha diramato una comunicazione in cui, vista «l'età avanzata di molti sacerdoti della Arcidiocesi» e «l'impossibilità per molte delle nostre piccole parrocchie di ottemperare a tutte le condizioni elencate», non si celebrano nemmeno i funerali. Si «continuerà, fino a nuova comunicazione, a benedire la salma come fatto finora».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-no-alle-messe-e-incostituzionale-i-giuristi-cattolici-ricorrono-al-tar-2645903158.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="multato-e-redarguito-per-una-preghiera-non-ce-liberta-di-culto" data-post-id="2645903158" data-published-at="1588457299" data-use-pagination="False"> «Multato e redarguito per una preghiera. Non c’è libertà di culto» L'offensiva contro i fedeli prosegue e in tanti sono stati puniti solo per aver cercato di recitare una preghiera in totale solitudine. Come è capitato a Maurizio Marsigli, 65 anni, di Solarolo (Ravenna). Una figlia e una laurea in geologia, ora in pensione dopo aver svolto molti lavori, multato il giorno di Pasquetta. Che cosa è successo? «Facciamo una premessa: da bambino ho avuto la poliomielite e la mia gamba destra è rimasta paralizzata, per di più da poco ho dovuto mettere una protesi all'anca sinistra. Però ho sempre condotto una vita attiva: sono stato campione paralimpico di bici, ho fatto alpinismo, tuttora sono istruttore di arrampicata. Muovermi è una necessità perché se resto fermo a lungo la mia salute e la funzionalità della gamba potrebbero peggiorare. Così, cerco di prendere la bici almeno per andare a comprare il giornale nella piazza del paese. Il giorno di Pasquetta ho deciso di uscire verso sera, quando non c'era nessuno in giro visto che vivo in campagna, per fare una pedalata e dire una preghiera davanti al santuario della Madonna della salute, che si trova a circa un chilometro da casa mia, alla stessa distanza rispetto alla chiesa principale. Prima dell'epidemia magari non andavo a messa tutte le domeniche, ma in questo momento sento il bisogno di un momento di conforto. Visto che sono una persona precisa ho chiesto ai vigili urbani, secondo i quali non avrei avuto nessun problema». Però è stato sanzionato dai carabinieri, esatto? «Ero quasi arrivato quando, davanti a un cimiterino a 50 metri dalla chiesa, sono stato fermato. Mi hanno multato e non è servito a nulla ricordare che, secondo le indicazioni della presidenza del Consiglio, avevo il diritto di andare in una chiesa in prossimità della mia abitazione. D'altra parte, il termine “in prossimità" è talmente vago che ognuno lo interpreta come vuole. Non solo mi hanno fermato, appioppandomi 400 euro di multa, ma mi hanno anche impedito di proseguire fino al santuario, dicendo che mi avrebbero fatto un secondo verbale con una sanzione più alta in quanto recidivo. Mi hanno impedito di esercitare la libertà di culto. Mi chiedo: vogliono arrivare a una dittatura? Sto rileggendo 1984 di George Orwell e trovo similitudini assurde». Ha provato a tornare alla chiesa della Madonna della salute o ha paura? «Ho fatto ricorso al prefetto, ma non sono tornato. Visto che rimanere fermo per me è un serio rischio, ho studiato un percorso da fare in bici senza allontanarmi mai più di 250 metri da casa. Fino al santuario non vado per timore di nuove multe, al massimo mi fermo per una veloce preghiera nella chiesa in centro quando vado a comprare il giornale. Sono arrabbiato perché sono molto ligio alle regole: la spesa la faccio una volta ogni due settimane, anche se potrei andare al supermercato più spesso e nessuno mi potrebbe dire niente…». Dal 4 maggio le regole saranno meno severe. Si sentirà più sicuro? «Teoricamente dovrei, però nel discorso di Giuseppe Conte ho sentito dei grandi “vediamo", “per quanto possibile" e così via. Prima di decidere se rischiare voglio leggere bene il testo di tutti i decreti, dei regolamenti e delle varie ordinanze». Lei è sempre stato credente o ha riscoperto la fede in questo momento? «Ho un amico con cui ultimamente affronto spesso questa questione. Tra l'altro lui vive a Malta: se mi fanno uscire, lo raggiungo e chiedo asilo politico… Comunque, lui ha ritrovato una certa spiritualità e ci confrontavamo spesso sul tema. Quando sono rimasto chiuso in casa, con l'idea che sarei potuto morire, è rinata in me la speranza che ci sia qualcosa oltre. Ho studiato in scuole religiose e una parte di quegli insegnamenti è rimasta nel mio intimo. La Madonna della salute, un nome evocativo, è un simbolo. Una situazione come quella che stiamo vivendo avvicina l'uomo a qualcosa di superiore, che esiste». Cosa pensa dello scontro fra la Cei e il governo? «Penso che i giallorossi abbiamo prima usato i cattolici per poi rimetterli al loro posto. Lenin, riferendosi ai cattocomunisti, avrebbe parlato di “utili idioti"».
content.jwplatform.com
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».