Con il Covid spariscono i paladini della ex Carta «più bella del mondo»
Sbraitavano contro le riforme del Cav e di Matteo Renzi. Invece, sui Dpcm giallorossi, i Benigni e gli Zagrebelsky tacciono.
Sbraitavano contro le riforme del Cav e di Matteo Renzi. Invece, sui Dpcm giallorossi, i Benigni e gli Zagrebelsky tacciono.
Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta, vede «repressione» negli scontri di piazza e sente puzza di regime con l’arrivo del premierato. Ma tre anni fa, chi manifestava contro gli obblighi Covid esercitava un «arbitrio»: la Carta si piega a piacimento.
Luca Palamara dopo lo scoop sull’hotel Champagne: «Le toghe di sinistra non volevano Viola a Roma: troppi fascicoli delicati. Prima hanno provato ad affossarlo in Sicilia, poi hanno puntato me infrangendo la legge».
Il segretario dem agita lo spauracchio di una destra che può cambiare la Carta. Il Pd teme il presidenzialismo perché ama poter condizionare esecutivi deboli.
Per il capo della Consulta l’articolo 11 dà ragione al governo. Ma dimentica di citare i limiti.
La Consulta estende gli assegni familiari agli extracomunitari: «Lo impone il primato del diritto dell’Unione». Così ci consegniamo a Bruxelles. Al contrario, i giudici polacchi ribadiscono la supremazia della loro Carta.
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