La Verità - L'editoriale
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La democrazia secondo Lerner: eliminare me e Giordano

Ansa

Chi sia stato in Lotta Continua, ossia in un movimento da cui uscirono molti dei protagonisti degli anni di piombo, dovrebbe maneggiare con cura le parole, anche perché le parole stampate sul giornale del gruppo della sinistra extraparlamentare poi si trasformarono nelle pallottole che assassinarono il commissario Luigi Calabresi. Ma Gad Lerner, che di Lotta Continua fu uno dei principali leader e di quel quotidiano fu vicedirettore, nonostante l'età, non pare avere imparato niente da quella stagione e ancora oggi, a molti anni di distanza dall'agguato al funzionario della Digos milanese, per il quale furono (...)
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Anche Di Maio si iscrive al partito dello spread

Ansa

Solo una settimana fa il leader pentastellato predicava l'infrazione dei vincoli di bilancio. Ora, però, il vicepremier non esita a rimproverare il collega leghista che attacca la regola del 3%. È solo l'ultima delle giravolte sul tema per fare cassa alle urne.
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La Chiesa aiuta gli stranieri abusivi ma poi sfratta le famiglie italiane

Ansa

Avvenire (con Nicola Zingaretti a ruota) esalta il reato di monsignor Krajewski: «Illegalità giusta». Sì, a spese nostre. Quando si tratta dei loro edifici, Vaticano, curie e parrocchie la legge la fanno rispettare. Senza pietà.

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La carità pelosa del Vaticano

Ansa

Il porporato, a cui piace farsi chiamare don Corrado, non salderà il debito di 300.000 euro. Si farà carico soltanto delle spese future. Fare i miracoli con il portafoglio degli altri è troppo facile. Il Vaticano rimedi.
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L’elemosiniere del Papa santifica gli abusivi

Ansa

Nella capitale il cardinale Konrad Krajewski toglie i sigilli ai contatori dell'elettricità di un palazzo. Erano lì perché nessuno pagava 300.000 euro di luce. Il «Che Guevara della bolletta» è libero di aiutare i bisognosi, ma non a spese dei romani. Cioè di tutti.
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Sugli immigrati può venire giù il governo

Ansa

Nella guerra tra pentastellati e leghisti si è aperto un nuovo fronte. A sparare il primo colpo sono stati i discepoli di Beppe Grillo, che per recuperare un pugno di voti di quell'elettorato più radicale che ha voltato le spalle al Movimento hanno deciso di attaccare il ministro dell'Interno sul suo stesso terreno, ossia sull'immigrazione.

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Salvini ha più nemici nel governo che fuori

Ansa

L'avvocato del popolo si è trasformato nel giudice di Salvini e nei suoi confronti ha già emesso una sentenza di condanna. Il presidente del Consiglio ha imparato in fretta a gestire il potere. Arrivato a Palazzo Chigi da illustre sconosciuto, vaso di coccio fra due vasi di ferro, tanto da essere liquidato da Guy Verhofstadt - durante una riunione del Parlamento europeo - come un burattino nelle mani dei vicepremier, Giuseppe Conte ora vuole comandare. Così ieri, in un'intervista al quotidiano spagnolo El Pais, ha detto che alla guida del governo c'è lui, e l'idea che comandi Salvini è un'illusione ottica. Il capo della Lega, per il premier, è un importante ministro, con cui lui si confronta serenamente, ma nulla di più.

Le parole del presidente del Consiglio arrivano dopo un paio di decisioni (...)

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Rom favoriti per le case popolari

Ansa

Il Papa abbraccia i rom, accogliendoli in udienza a San Pietro. «In Italia ci sono organizzazioni maestre di vendetta, voi mi capite bene» ha detto il Pontefice ricevendoli. E poi, perché non vi fossero dubbi su chi avesse nel mirino, ha aggiunto: «Quando leggo sui giornali qualcosa brutta vi dico la verità: soffro. Oggi ho letto qualcosa brutta e soffro perché questa non è civiltà, non è civiltà».

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Scandalo per le tangenti lombarde. Su quelle calabresi soltanto silenzio

Ansa

Gli arresti di Milano hanno ottenuto prime pagine e fiumi di inchiostro, mentre l'inchiesta sul governatore calabrese Mario Oliverio, dem, è stata confinata nei box. Stessa sorte per la sentenza contro la renziana Francesca Barracciu. Le tangenti hanno due pesi e due misure.
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Spaccature profonde ma Salvini rilancia: «Riforma della giustizia»

Ansa

Anche oggi Lega e 5 stelle metteranno in scena la rappresentazione di una rottura. Nel Consiglio dei ministri di questa mattina verrà messo ai voti il caso Siri e i due alleati voteranno uno contro l'altro. I leghisti diranno no alle dimissioni del sottosegretario ai Trasporti, che guarda caso oggi potrebbe essere sentito dalla magistratura per i suoi contatti con un imprenditore in affari con un tizio ritenuto mafioso. I grillini, invece, approveranno il licenziamento dell'onorevole salviniano, rimosso a furor di giustizialismo dopo un'escalation di parole. Lo scalpo di Siri serve a Luigi Di Maio e compagni per risalire nei sondaggi, che negli ultimi tempi davano il Movimento prossimo alla soglia psicologica del 20 per cento, cioè alla pari con il Pd. E in effetti, secondo gli esperti di rilevazioni, negli ultimi giorni, con l'alzarsi del tono della polemica con Salvini, qualche decimale è stato guadagnato e ciò probabilmente convincerà i pentastellati (...)