«Se in una classe sono tutti completamente vaccinati ci si potrà togliere la mascherina, per sorridere tutti insieme». A essere sinceri se la cosa non fosse tragica ci sarebbe davvero da ridere per la «perla» rilasciata durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, dal ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, cui ha fatto eco il collega della Salute, Roberto Speranza: «Presto avremo un numero alto di classi in cui tutti saranno vaccinati e ciò consentirà di allentare le misure, come togliere le mascherine, nella classi dove abbiamo tutti vaccinati». Epperò, alla faccia della comunicazione chiara Si arriverà all'obbligo vaccinale, Ema e Aifa permettendo, e alla terza dose? Alla domanda dei giornalisti «lo sventurato» Mario Draghi rispose. L'immagine manzoniana ci sta tutta, benché il premier nulla abbia in comune con la Monaca di Monza tranne quel «sì» fatale, che ha provocato un delirio di titoli, articoli, editoriali sull'obbligo vaccinale ormai cosa fatta nel nostro Paese. La voglia c'era tutta, di attribuire al presidente del Consiglio una decisione così imminente da riempire le prime pagine dei giornaloni.
In realtà, mentre ieri Roberto Speranza ha detto che si valuterà «sulla base dei numeri», Draghi non ha chiarito un bel niente, né le prossime manovre, né di quale obbligo si tratterà. Saranno imposte le due dosi o la dose unica, o contro il Covid bisognerà farsi inoculare un terzo vaccino? Magari tutti gli anni, assieme al vaccino influenzale? Risposte non sono state date, ma c'è chi subito ha ipotizzato le possibili sanzioni per chi non rispetterà l'obbligo, parlando di multe da 400 a 1.000 euro come per il mancato possesso del green pass, o di esclusione dai posti di lavoro, dai supermercati, forse anche dalla libera circolazione per le strade cittadine.
Purtroppo gira una gran brutta aria, si vuole chiudere in casa chi ha dubbi o riserve sul vaccino anti Covid, togliendogli ogni diritto e libertà. Ma attenzione, arrivare all'obbligo vaccinale non sarà un percorso semplice e rapido. Innanzitutto ricordiamo che secondo l'articolo 32 della Costituzione, solo il Parlamento può decidere un trattamento sanitario obbligatorio. Non bastano i decreti legge del governo.
Serve una legge che dichiari il vaccino sicuro ed efficace e che «il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili; e se, nell'ipotesi di danno ulteriore, sia prevista comunque la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato, e ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria», come dichiarò nel 2018 l'allora giudice costituzionale Marta Cartabia. L'oggi ministro della Giustizia era relatrice di una sentenza con la quale fu respinto il ricorso della Regione Veneto contro il decreto legge che introduceva l'obbligo per dieci vaccinazioni, e vanno sottolineati i «se» della Cartabia perché i quattro vaccini anti Covid attualmente approvati dall'Agenzia europea del farmaco (Ema) hanno ottenuto solo l'autorizzazione al commercio condizionata.
Prima della conclusione della fase 3, a fine 2023, questi vaccini non possono essere considerati dal legislatore sicuri, affidabili e «in grado di preservare lo stato di salute» al punto da essere resi obbligatori senza che venga completata la trasmissione dei dati clinici ancora mancanti per l'ottenimento dell'autorizzazione non condizionata. Se il vaccino può comportare un rischio per la salute della persona, e il farmaco anti Covid è un intervento dettato dallo stato di necessità che non offre sufficienti informazioni sulle reazioni effettive ed eventuali, il trattamento sanitario ovvero la vaccinazione non può essere imposto. Può essere solo una scelta individuale. Però il governo ha tentato di aggirare l'ostacolo imponendo il green pass. Una sorta di vaccinazione obbligata, perché se vuoi viaggiare su Intercity o bus interregionali, se vuoi cenare all'interno di un ristorante, se vuoi andare in palestra o a trovare la nonna nella Rsa (l'elenco delle limitazioni è bel lungo), sei costretto a munirti del lasciapassare che ammette vaccinazione, guarigione dal Covid e solo tamponi negativi a pagamento.
Perciò, in una famiglia di quattro persone, se si vuole arrivare a fine mese non c'è scelta, bisogna vaccinarsi per forza. Una mossa vergognosa, quella di forzare la mano con una certificazione verde che calpesta diritti costituzionali ma viene sorprendentemente tollerata dai nostri giudici, che non insorgono malgrado l'articolo 32 della Carta stabilisca che «la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Altro punto. Nel modulo di consenso informato attualmente si è costretti a sottoscrivere di «aver compreso i benefici e i rischi della vaccinazione», ma è una dichiarazione al buio, rilasciata senza una corretta informazione sul vaccino. È una liberatoria per l'azienda produttrice del farmaco, che se ne è lavata le mani riuscendo ugualmente a stringere contratti miliardari con la Commissione europea, e per lo Stato che non risarcirà eventuali danni. Non è stato contemplato il diritto all'indennizzo, imprescindibile invece secondo numerose sentenze della Corte costituzionale in tema di vaccini.
Il governo italiano ha detto di voler rendere obbligatori i vaccini anti Covid, una volta che avranno il via libera definitivo da Ema e Aifa, agendo così in contrasto con la risoluzione del Consiglio d'Europa 2361/2021 che in fatto di discriminazioni era stata molto chiara, chiedendo di «garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sottoposto a pressioni per farsi vaccinare, se non lo desidera farlo da solo; garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato». Comunque, non sarà certo tra poche settimane e nel frattempo si dovrà pensare bene alla «corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato», come affermava la Cartabia, perché in uno Stato di diritto chi pone l'obbligo ha poi la responsabilità per quella imposizione.






