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2018-12-03
I sex toys penetrano il mercato: 29 miliardi di dollari
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David Len - Unsplash
Un mercato che lo scorso anno valeva 18,6 miliardi di dollari a livello globale e che cresce a forte velocità: è quello dei sex toys. Vibratori, dildo, palline vaginali, lingerie da burlesque e altri oggetti di piacere sono sempre più apprezzati dai consumatori di tutto il mondo: secondo l'ultimo rapporto della società di analisi e ricerca Technavio, intitolato "Global Sex Toys Market 2017-2021", il mercato mondiale dei giocattoli sessuali dovrebbe accelerare a un Cagr (compound annual growth rate, o tasso annuo di crescita composto, ndr) pari a quasi il 7% fino al 2021, anno in cui il valore totale del mercato dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari.
In questo variegato settore si trovano oggetti di ogni genere e di ogni fascia di prezzo, da 99 centesimi a quasi 400 dollari per i gadget più tecnologici: la parte del leone la fanno i "classici" vibratori, che nel 2016 rappresentavano il 17% del mercato globale e dovrebbero raggiungere il 24% entro il 2021, con una crescita annua di quasi il 2% delle quote di mercato. Secondo la società di ricerca Statistic Brain, il 23% degli adulti utilizza gadget di qualche genere durante i rapporti intimi. A dare una spinta decisiva alla crescita del settore negli ultimi anni è senz'altro l'ecommerce, che ha il vantaggio di far superare agli acquirenti l'imbarazzo dell'acquisto di questi prodotti. Su Google sono soprattutto gli americani a cercare informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani.
Anche in Europa il business è in crescita esponenziale: lo scorso anno il fatturato è cresciuto del 20% rispetto al 2016. In Italia la crescita è stata del 6%, grazie soprattutto al canale online: nel nostro Paese i sexy shop sono circa 500, ma a registrare l'attività più intensa sono i siti di ecommerce. Secondo le rilevazioni della piattaforma specializzata MySecretCase, a comprare online sono soprattutto le donne, che nel 2017 rappresentavano il 40% delle vendite contro il 25% degli uomini; ma anche le coppie si mostrano molto interessate, con una percentuale del 35%, in aumento di 10 punti rispetto alle rilevazioni del 2014-2016. I giocattoli erotici piacciono in particolare alle ragazze: la fascia di età tra i 20 e i 30 anni ha registrato infatti lo scorso anno un incremento degli acquisti del 300% rispetto al 2016. L'acquirente tipo spende in media tra gli 80 e i 90 euro e il 70% fa gli ordini in orario d'ufficio (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18): chi compra i giocattoli erotici li usa poi regolarmente (nel 60% dei casi). I sex toys sono molto gettonati nelle grandi città, con Milano che si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino al 5%; nel 2017 è stato però il Sud a crescere a una velocità doppia (+40%) rispetto a Nord (+20%) e Centro (+15%).
Un tale successo di vendite implica una moltiplicazione dell'offerta di prodotti che non sempre sono però sicuri. I sex toys, che si utilizzano tra l'altro in zone del corpo particolarmente delicate, potrebbero infatti mettere a rischio la nostra salute se realizzati con materiali pericolosi, come plastiche di provenienza non accertata o il jelly, di consistenza gelatinosa, che potrebbe contenere ftalati, sostanze che in grandi quantità rappresentano un rischio per la salute. Gli esperti di MySecretCase consigliano quindi di scegliere sex toys realizzati in silicone medicale, considerato il materiale più sicuro in assoluto, oppure in vetro, acciaio o ceramica. In caso di articoli realizzati in plastica, in particolare Pvc, il suggerimento è di cercare quelli con la dicitura "senza ftalati" e in generale è meglio prediligere i prodotti a marchio CE, ovvero realizzati in conformità agli standard produttivi europei.
Chiara Merico
«L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando»

iStock
Il brand che ha rivoluzionato il mondo dei sex toys si chiama Lelo ed è svedese. Il Global marketing director Luka Matutinovic racconta quali sono state le chiavi del successo che hanno permesso al marchio di conquistare una fetta importante del mercato dei vibratori.
Quali sono gli aspetti più importanti per un'azienda di sex toys?
«Costruire un brand nell'industria per adulti è difficile. Ma è possibile. Fare marketing nel settore dei sex toys a livello globale è impegnativo e richiede tempo, ma risulta poi essere gratificante e altrettanto molto divertente sperimentare. Se hai una solida offerta di prodotti e un messaggio forte, non c'è motivo per cui non puoi avere successo. Ciò che contraddistingue Lelo come azienda è la coerenza. I fondatori di Lelo provenivano tutti da ambienti creativi, come design e ingegneria; e per questo, Lelo fonda l'intero processo di produzione, sviluppo e lavorazione di un prodotto su concetti di design concreti e lineari, immutabili nel tempo e riconoscibili grazie ad uno stile inconfondibile, anche se non si ha familiarità con il brand. Il linguaggio visivo di Lelo è stato coerente dal primissimo prodotto, LILY ™, fino a quelli che sono stati lanciati quest'anno. Ogni prodotto Lelo è immediatamente riconoscibile dal design e parte della stessa famiglia. Lo stesso vale per il packaging, l'artwork, il PoS (punti vendita): tutto è progettato sotto un insieme di linee guida di stile strettamente garantite, che assicurano un prodotto degno di portare il logo Lelo. E ciò che stabilisce ogni attività del nostro brand come brand effettivo è la coerenza».
Com'è il mercato in questo momento?
«Ogni giorno l'industria dei sex toys assiste a un crescente atteggiamento positivo da parte dei propri consumatori, che stanno man mano accettando prodotti per la vita intima come parte della quotidianità. Il brand Lelo sta guidando questa propensione: i prodotti che progettiamo sono studiati per essere belli ed eleganti. Il mercato si sta espandendo periodicamente. Ci sono molte più persone attratte dalla curiosità di provare i sex toys e quest'ultimi stanno diventando sempre meno un tabù. Per questo, speriamo che il mercato dei sex toys e il mercato mainstream andranno di pari passo: al momento non sembra così irrealistico affermare che succederà entro i prossimi 20 anni (su certi aspetti sta già iniziando)».
Parlare di sex toy è ancora visto come un taboo?
«L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando. È un processo lento, ma stiamo assistendo a un "disgelo" nella concezione dell'intimità e della sessualità, così come parlare di sesso e piacere. Le persone stanno diventando più aperte, più curiose e più disponibili a scoprire nuovi piaceri».
Qual è il cliente ideale Lelo?
«Non esiste il cliente Lelo perfetto, vogliamo dare il meglio a chiunque sia interessato all'acquisto di un sex toy. Ogni prodotto può essere maggiormente adatto a un gruppo di persone, ma non esiste l'archetipo del cliente Lelo. Ci muoviamo su una fascia di età compresa tra 18 e 64 anni e la suddivisione tra acquirenti di sesso femminile e di sesso maschile è pressoché identica».
Lelo pone grande attenzione nel design dei suoi prodotti. Come mai questa scelta?
«Quando Lelo ha lanciato i suoi primi prodotti più di dieci anni fa, questi si sono distinti perché non assomigliavano ad alcuno dei sex toys fino ad allora conosciuti. Sembravano oggetti d'arte, ornamentali, eleganti e belli, come un pezzo di design o un'installazione artistica. Lo stile Lelo, miglioratosi nel tempo, si basa su linee sinuose e levigate, forme eleganti e seducenti. Se noi stessi non ci sorprendiamo, allora non stiamo facendo il nostro lavoro nel modo giusto».
Qual è il futuro dei sex toy?
«La natura dell'innovazione nell'industria dei sex toys è la stessa di ogni industria tecnologica: le tendenze sono dettate dal consumatore. In questo momento, c'è un trend verso sex toys molto più inclusivi e sessualmente progressivi. I prodotti non sono più giudicati solo su quanto siano piacevoli, ma su quanto sia positivo l'atteggiamento del brand che li ha creati. Speriamo che questa tendenza continui e cresca: i brand con messaggi positivi come Lelo perseguono l'obiettivo di abbattere i tradizionali tabù, un obiettivo davvero importante e impegnativo. In futuro, possiamo solo aspettarci che l'uomo e la tecnologia vivano in sinergia, intersecandosi sempre più. Un sex toy oggigiorno è già una connessione tra l'innovazione e l'uomo e nello specifico i sex toys Lelo sono molto più avanti rispetto alla maggior parte di altri prodotti dello stesso settore. Ci auguriamo che i sex toys diventino onnipresenti quasi come gli smartphone (o qualunque sia l'equivalente futuristico di uno smartphone)».
Avete anche creato una linea di preservativi. Ci potete raccontare di più su questa scelta?
«Ci sono due motivi principali per cui abbiamo deciso di sviluppare Lelo HEX™. Innanzitutto, l'obiettivo era quello di iniziare una conversazione con il consumatore per confrontarsi con una realtà difficile: le malattie sessualmente trasmissibili (Mst) continuano a registrare allarmanti dati in crescita, più velocemente di quanto ci si immagini. Parte di ciò è dovuto al calo nell'uso del preservativo, in particolare tra i giovani. Questo ci porta al secondo obiettivo: creare un preservativo abbastanza attraente da incoraggiare le persone a ricominciare a usarlo. Perché il sesso sicuro può e dovrebbe essere bellissimo. Questo è quello che abbiamo fatto per anni a Lelo, e i preservativi HEX™ sono l'apice di questa esperienza. Il preservativo non è cambiato dall'introduzione del serbatoio 70 anni fa. Il problema è che il mercato dei preservativi è rimasto stabile per anni, senza alcuna pulsione all'innovazione. Le persone usano meno i preservativi, anche per una mancanza di innovazione concreta nel settore. HEX™ non è solo progettato per migliorare il sesso sicuro, ma è anche progettato per dare nuova vita al settore nel suo complesso».
Quali sono i vostri best seller?
«Ciò che è interessante nel portfolio di Lelo è che non c'è un singolo prodotto di spicco a livello globale. Tuttavia, l'anno scorso il più grande prodotto venduto è stato Sona: il primo massaggiatore clitorideo a onde soniche, con batteria ricaricabile via Usb, impermeabile e con tecnologia Cruise Control. Sona è completamente in silicone lucido, con linee sinuose: un prodotto innovativo nel settore. Nel mare degli stimolatori clitoridei, Lelo Sona si è distinto e ha avuto un grande successo quando è stato lanciato nell'ottobre del 2017, ottenendo consensi in tutto il mondo. È diventato ben presto un sex toy molto richiesto e apprezzato, ma ogni nostro cliente ha il proprio prodotto Lelo preferito».
Qual è la vostra missione?
«Lelo è un brand che unisce le persone: vicinanza, intimità, passione, sessualità, Lelo è tutto questo e molto altro. I nostri progetti offrono un quid in più a tutti coloro che cercano il piacere, in un mondo pervaso dall'ordinarietà. Mentre il mondo si spinge verso i limiti del sesso e della sessualità, Lelo continua a lottare contro i taboo, ponendo le basi su cui il consumatore potrà tracciare il proprio percorso. Il sesso è divertente. Ecco perché Lelo è un parco giochi per i più curiosi».
Smartphone e rossetto si trasforma in vibratore

Ian Dooley - Unsplash
La tecnologia la fa da padrone anche nel mondo dei sex toys. I nostri smartphone ad esempio possono trasformarsi in veri e propri vibratori grazie a una serie di app create proprio per il piacere. Una di queste si chiama "Women feel love" ed è disponibile gratuitamente per Android. L'interfaccia è semplice e intuitiva, vi basta soltanto scegliere la potenza e la durata della vibrazione. Per Lelo, azienda leader del settore, è un periodo molto interessante per sex toys, «un tempo dove le continue innovazioni tecnologiche e la sempre più libera interpretazione del piacere personale costituiscono il presupposto per un futuro radioso». Da queste premesse è nato Sona, il primo stimolatore clitorideo a utilizzare onde soniche invece delle ormai classiche vibrazioni. Insieme a lui, l'azienda svedese ha prodotto una serie di sex toys - da utilizzare soli o in coppia - telecomandati. Grazie alla tecnologia SenseMotion, telecomando e oggetto si muovono alla stesso ritmo. Il sex toy può essere attivato fino a 12 metri di distanza, attraverso i muri e persino sott'acqua. Insomma un vibratore completamente wireless. MIA 2 è invece il classico vibratore da borsetta. Grande come un rossetto e dal design minimale può essere portato ovunque e ricaricato attraverso una comoda porta Usb.
Per My Secret Case - primo ecommerce italiano - uno dei sex toys più amati si chiama Eidolon. Creato da Magic motion, funziona tramite app. Avete capito bene. Dopo aver acquistato il vostro "giocattolo" vi basterà scaricare l'applicazione dedicata sul vostro smartphone e scegliere la vibrazione perfetta. Siime eye è invece un vibratore con videocamera integrata per condividere tutto, ma davvero tutto quello che succede. Anche la stampa 3D offre grandi possibilità per il futuro del mercato, anche se al momento i costi siano ancora molto alti e i tempi di realizzazione decisamente più lunghi della media. L'esempio di maggior successo di sex toy creato tramite stampa 3D è quello di Tenga. Tenga 3D è dedicato alla clientela maschile, una manica in stampa antibatterica dalla texture a spirale. Flessibile e facile da usare dona sensazioni incredibili. Se invece quello che offre il mercato non fa per voi, esistono una serie di portali e negozi (il più famosi si chiama Cunicode e si trova a Barcellona) dove è possibile stampare un sex toys su misura. Hello touch è invece il primo vibratore da indossare e il più piccolo al mondo. Si calza su indice e medio come un guanto ed è composto da due capsule vibranti ricoperte da silicone. Per cambiare ritmo e intensità basta usare il controller da polso. Il trend più interessante per gli anni futuri è però quello della realtà virtuale. Già esploso con la creazione di porno in realtà virtuale, molte aziende stanno lavorando per creare una sinergia tra l'universo VR e quello dei sex toys. Infine Arduino ha creato il primo sex toy con intelligenza artificiale.
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Chi cerca giocattoli erotici spende dai 99 centesimi ai 400 dollari. A livello globale lo scorso anno il settore ha chiuso con oltre 18 miliardi di fatturato e nel 2021 si avvicinerà ai 30 miliardi. Luka Matutinovic, Global marketing director del brand svedese Lelo, spiega come gli aggeggi erotici rappresentino sempre meno un tabù: «Le persone stanno diventando più aperte e più curiose ».Il 17% degli acquisti è destinato al classico vibratore, ma la tecnologia ha dato vita a diverse innovazioni: tramite l'intelligenza artificiale gli strumenti si collegano pure alla realtà virtualeLo speciale contiene tre articoli.Un mercato che lo scorso anno valeva 18,6 miliardi di dollari a livello globale e che cresce a forte velocità: è quello dei sex toys. Vibratori, dildo, palline vaginali, lingerie da burlesque e altri oggetti di piacere sono sempre più apprezzati dai consumatori di tutto il mondo: secondo l'ultimo rapporto della società di analisi e ricerca Technavio, intitolato "Global Sex Toys Market 2017-2021", il mercato mondiale dei giocattoli sessuali dovrebbe accelerare a un Cagr (compound annual growth rate, o tasso annuo di crescita composto, ndr) pari a quasi il 7% fino al 2021, anno in cui il valore totale del mercato dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari. In questo variegato settore si trovano oggetti di ogni genere e di ogni fascia di prezzo, da 99 centesimi a quasi 400 dollari per i gadget più tecnologici: la parte del leone la fanno i "classici" vibratori, che nel 2016 rappresentavano il 17% del mercato globale e dovrebbero raggiungere il 24% entro il 2021, con una crescita annua di quasi il 2% delle quote di mercato. Secondo la società di ricerca Statistic Brain, il 23% degli adulti utilizza gadget di qualche genere durante i rapporti intimi. A dare una spinta decisiva alla crescita del settore negli ultimi anni è senz'altro l'ecommerce, che ha il vantaggio di far superare agli acquirenti l'imbarazzo dell'acquisto di questi prodotti. Su Google sono soprattutto gli americani a cercare informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani. Anche in Europa il business è in crescita esponenziale: lo scorso anno il fatturato è cresciuto del 20% rispetto al 2016. In Italia la crescita è stata del 6%, grazie soprattutto al canale online: nel nostro Paese i sexy shop sono circa 500, ma a registrare l'attività più intensa sono i siti di ecommerce. Secondo le rilevazioni della piattaforma specializzata MySecretCase, a comprare online sono soprattutto le donne, che nel 2017 rappresentavano il 40% delle vendite contro il 25% degli uomini; ma anche le coppie si mostrano molto interessate, con una percentuale del 35%, in aumento di 10 punti rispetto alle rilevazioni del 2014-2016. I giocattoli erotici piacciono in particolare alle ragazze: la fascia di età tra i 20 e i 30 anni ha registrato infatti lo scorso anno un incremento degli acquisti del 300% rispetto al 2016. L'acquirente tipo spende in media tra gli 80 e i 90 euro e il 70% fa gli ordini in orario d'ufficio (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18): chi compra i giocattoli erotici li usa poi regolarmente (nel 60% dei casi). I sex toys sono molto gettonati nelle grandi città, con Milano che si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino al 5%; nel 2017 è stato però il Sud a crescere a una velocità doppia (+40%) rispetto a Nord (+20%) e Centro (+15%). Un tale successo di vendite implica una moltiplicazione dell'offerta di prodotti che non sempre sono però sicuri. I sex toys, che si utilizzano tra l'altro in zone del corpo particolarmente delicate, potrebbero infatti mettere a rischio la nostra salute se realizzati con materiali pericolosi, come plastiche di provenienza non accertata o il jelly, di consistenza gelatinosa, che potrebbe contenere ftalati, sostanze che in grandi quantità rappresentano un rischio per la salute. Gli esperti di MySecretCase consigliano quindi di scegliere sex toys realizzati in silicone medicale, considerato il materiale più sicuro in assoluto, oppure in vetro, acciaio o ceramica. In caso di articoli realizzati in plastica, in particolare Pvc, il suggerimento è di cercare quelli con la dicitura "senza ftalati" e in generale è meglio prediligere i prodotti a marchio CE, ovvero realizzati in conformità agli standard produttivi europei.Chiara Merico<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-sex-toys-2619891765.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-atteggiamento-nei-confronti-dei-sex-toys-sta-cambiando" data-post-id="2619891765" data-published-at="1776335057" data-use-pagination="False"> «L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando» iStock Il brand che ha rivoluzionato il mondo dei sex toys si chiama Lelo ed è svedese. Il Global marketing director Luka Matutinovic racconta quali sono state le chiavi del successo che hanno permesso al marchio di conquistare una fetta importante del mercato dei vibratori.Quali sono gli aspetti più importanti per un'azienda di sex toys? «Costruire un brand nell'industria per adulti è difficile. Ma è possibile. Fare marketing nel settore dei sex toys a livello globale è impegnativo e richiede tempo, ma risulta poi essere gratificante e altrettanto molto divertente sperimentare. Se hai una solida offerta di prodotti e un messaggio forte, non c'è motivo per cui non puoi avere successo. Ciò che contraddistingue Lelo come azienda è la coerenza. I fondatori di Lelo provenivano tutti da ambienti creativi, come design e ingegneria; e per questo, Lelo fonda l'intero processo di produzione, sviluppo e lavorazione di un prodotto su concetti di design concreti e lineari, immutabili nel tempo e riconoscibili grazie ad uno stile inconfondibile, anche se non si ha familiarità con il brand. Il linguaggio visivo di Lelo è stato coerente dal primissimo prodotto, LILY ™, fino a quelli che sono stati lanciati quest'anno. Ogni prodotto Lelo è immediatamente riconoscibile dal design e parte della stessa famiglia. Lo stesso vale per il packaging, l'artwork, il PoS (punti vendita): tutto è progettato sotto un insieme di linee guida di stile strettamente garantite, che assicurano un prodotto degno di portare il logo Lelo. E ciò che stabilisce ogni attività del nostro brand come brand effettivo è la coerenza».Com'è il mercato in questo momento? «Ogni giorno l'industria dei sex toys assiste a un crescente atteggiamento positivo da parte dei propri consumatori, che stanno man mano accettando prodotti per la vita intima come parte della quotidianità. Il brand Lelo sta guidando questa propensione: i prodotti che progettiamo sono studiati per essere belli ed eleganti. Il mercato si sta espandendo periodicamente. Ci sono molte più persone attratte dalla curiosità di provare i sex toys e quest'ultimi stanno diventando sempre meno un tabù. Per questo, speriamo che il mercato dei sex toys e il mercato mainstream andranno di pari passo: al momento non sembra così irrealistico affermare che succederà entro i prossimi 20 anni (su certi aspetti sta già iniziando)».Parlare di sex toy è ancora visto come un taboo? «L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando. È un processo lento, ma stiamo assistendo a un "disgelo" nella concezione dell'intimità e della sessualità, così come parlare di sesso e piacere. Le persone stanno diventando più aperte, più curiose e più disponibili a scoprire nuovi piaceri».Qual è il cliente ideale Lelo? «Non esiste il cliente Lelo perfetto, vogliamo dare il meglio a chiunque sia interessato all'acquisto di un sex toy. Ogni prodotto può essere maggiormente adatto a un gruppo di persone, ma non esiste l'archetipo del cliente Lelo. Ci muoviamo su una fascia di età compresa tra 18 e 64 anni e la suddivisione tra acquirenti di sesso femminile e di sesso maschile è pressoché identica».Lelo pone grande attenzione nel design dei suoi prodotti. Come mai questa scelta?«Quando Lelo ha lanciato i suoi primi prodotti più di dieci anni fa, questi si sono distinti perché non assomigliavano ad alcuno dei sex toys fino ad allora conosciuti. Sembravano oggetti d'arte, ornamentali, eleganti e belli, come un pezzo di design o un'installazione artistica. Lo stile Lelo, miglioratosi nel tempo, si basa su linee sinuose e levigate, forme eleganti e seducenti. Se noi stessi non ci sorprendiamo, allora non stiamo facendo il nostro lavoro nel modo giusto».Qual è il futuro dei sex toy?«La natura dell'innovazione nell'industria dei sex toys è la stessa di ogni industria tecnologica: le tendenze sono dettate dal consumatore. In questo momento, c'è un trend verso sex toys molto più inclusivi e sessualmente progressivi. I prodotti non sono più giudicati solo su quanto siano piacevoli, ma su quanto sia positivo l'atteggiamento del brand che li ha creati. Speriamo che questa tendenza continui e cresca: i brand con messaggi positivi come Lelo perseguono l'obiettivo di abbattere i tradizionali tabù, un obiettivo davvero importante e impegnativo. In futuro, possiamo solo aspettarci che l'uomo e la tecnologia vivano in sinergia, intersecandosi sempre più. Un sex toy oggigiorno è già una connessione tra l'innovazione e l'uomo e nello specifico i sex toys Lelo sono molto più avanti rispetto alla maggior parte di altri prodotti dello stesso settore. Ci auguriamo che i sex toys diventino onnipresenti quasi come gli smartphone (o qualunque sia l'equivalente futuristico di uno smartphone)».Avete anche creato una linea di preservativi. Ci potete raccontare di più su questa scelta?«Ci sono due motivi principali per cui abbiamo deciso di sviluppare Lelo HEX™. Innanzitutto, l'obiettivo era quello di iniziare una conversazione con il consumatore per confrontarsi con una realtà difficile: le malattie sessualmente trasmissibili (Mst) continuano a registrare allarmanti dati in crescita, più velocemente di quanto ci si immagini. Parte di ciò è dovuto al calo nell'uso del preservativo, in particolare tra i giovani. Questo ci porta al secondo obiettivo: creare un preservativo abbastanza attraente da incoraggiare le persone a ricominciare a usarlo. Perché il sesso sicuro può e dovrebbe essere bellissimo. Questo è quello che abbiamo fatto per anni a Lelo, e i preservativi HEX™ sono l'apice di questa esperienza. Il preservativo non è cambiato dall'introduzione del serbatoio 70 anni fa. Il problema è che il mercato dei preservativi è rimasto stabile per anni, senza alcuna pulsione all'innovazione. Le persone usano meno i preservativi, anche per una mancanza di innovazione concreta nel settore. HEX™ non è solo progettato per migliorare il sesso sicuro, ma è anche progettato per dare nuova vita al settore nel suo complesso».Quali sono i vostri best seller?«Ciò che è interessante nel portfolio di Lelo è che non c'è un singolo prodotto di spicco a livello globale. Tuttavia, l'anno scorso il più grande prodotto venduto è stato Sona: il primo massaggiatore clitorideo a onde soniche, con batteria ricaricabile via Usb, impermeabile e con tecnologia Cruise Control. Sona è completamente in silicone lucido, con linee sinuose: un prodotto innovativo nel settore. Nel mare degli stimolatori clitoridei, Lelo Sona si è distinto e ha avuto un grande successo quando è stato lanciato nell'ottobre del 2017, ottenendo consensi in tutto il mondo. È diventato ben presto un sex toy molto richiesto e apprezzato, ma ogni nostro cliente ha il proprio prodotto Lelo preferito».Qual è la vostra missione?«Lelo è un brand che unisce le persone: vicinanza, intimità, passione, sessualità, Lelo è tutto questo e molto altro. I nostri progetti offrono un quid in più a tutti coloro che cercano il piacere, in un mondo pervaso dall'ordinarietà. Mentre il mondo si spinge verso i limiti del sesso e della sessualità, Lelo continua a lottare contro i taboo, ponendo le basi su cui il consumatore potrà tracciare il proprio percorso. Il sesso è divertente. Ecco perché Lelo è un parco giochi per i più curiosi». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-sex-toys-2619891765.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="smartphone-e-rossetto-si-trasforma-in-vibratore" data-post-id="2619891765" data-published-at="1776335057" data-use-pagination="False"> Smartphone e rossetto si trasforma in vibratore Ian Dooley - Unsplash La tecnologia la fa da padrone anche nel mondo dei sex toys. I nostri smartphone ad esempio possono trasformarsi in veri e propri vibratori grazie a una serie di app create proprio per il piacere. Una di queste si chiama "Women feel love" ed è disponibile gratuitamente per Android. L'interfaccia è semplice e intuitiva, vi basta soltanto scegliere la potenza e la durata della vibrazione. Per Lelo, azienda leader del settore, è un periodo molto interessante per sex toys, «un tempo dove le continue innovazioni tecnologiche e la sempre più libera interpretazione del piacere personale costituiscono il presupposto per un futuro radioso». Da queste premesse è nato Sona, il primo stimolatore clitorideo a utilizzare onde soniche invece delle ormai classiche vibrazioni. Insieme a lui, l'azienda svedese ha prodotto una serie di sex toys - da utilizzare soli o in coppia - telecomandati. Grazie alla tecnologia SenseMotion, telecomando e oggetto si muovono alla stesso ritmo. Il sex toy può essere attivato fino a 12 metri di distanza, attraverso i muri e persino sott'acqua. Insomma un vibratore completamente wireless. MIA 2 è invece il classico vibratore da borsetta. Grande come un rossetto e dal design minimale può essere portato ovunque e ricaricato attraverso una comoda porta Usb.Per My Secret Case - primo ecommerce italiano - uno dei sex toys più amati si chiama Eidolon. Creato da Magic motion, funziona tramite app. Avete capito bene. Dopo aver acquistato il vostro "giocattolo" vi basterà scaricare l'applicazione dedicata sul vostro smartphone e scegliere la vibrazione perfetta. Siime eye è invece un vibratore con videocamera integrata per condividere tutto, ma davvero tutto quello che succede. Anche la stampa 3D offre grandi possibilità per il futuro del mercato, anche se al momento i costi siano ancora molto alti e i tempi di realizzazione decisamente più lunghi della media. L'esempio di maggior successo di sex toy creato tramite stampa 3D è quello di Tenga. Tenga 3D è dedicato alla clientela maschile, una manica in stampa antibatterica dalla texture a spirale. Flessibile e facile da usare dona sensazioni incredibili. Se invece quello che offre il mercato non fa per voi, esistono una serie di portali e negozi (il più famosi si chiama Cunicode e si trova a Barcellona) dove è possibile stampare un sex toys su misura. Hello touch è invece il primo vibratore da indossare e il più piccolo al mondo. Si calza su indice e medio come un guanto ed è composto da due capsule vibranti ricoperte da silicone. Per cambiare ritmo e intensità basta usare il controller da polso. Il trend più interessante per gli anni futuri è però quello della realtà virtuale. Già esploso con la creazione di porno in realtà virtuale, molte aziende stanno lavorando per creare una sinergia tra l'universo VR e quello dei sex toys. Infine Arduino ha creato il primo sex toy con intelligenza artificiale.
Donald Trump e Leone XIV (Ansa). Nel riquadro la copertina del libro di Eric Voegelin «Il mito del mondo nuovo. Saggio sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo»
Si tratta di un libro indispensabile per la lettura di quasi tutti i fenomeni politici odierni, e che ha molto da dire su questa ultima vicenda poiché parte dall’esame di un carattere costitutivo della religiosità prima e della mentalità statunitense poi. Nel 1970 Eric Voegelin, filosofo politico tedesco formatosi a Vienna, pubblicò il suo capolavoro: Il mito del mondo nuovo. Saggio sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo. Voegelin aveva trascorso un ventennio negli Usa (1938-1958) e vi era ritornato nel 1969 per insegnare a Stanford. Esperto conoscitore dei legami antichi fra religione e politica, concentrò la sua attenzione su quello che chiamava «atteggiamento gnostico». Ovvero un modo di vedere il mondo che si manifestò inizialmente nelle elitarie sette gnostiche dei primi secoli dopo Cristo. Questi movimenti - sintetizziamo - tendevano a vedere il mondo, la creazione, come un’opera corrotta, e pensavano che la salvezza dell’uomo fosse possibile tramite una conoscenza segreta in possesso di pochi illuminati. Il fenomeno gnostico è variegato e complesso, ma è estremamente difficile negare che abbia esercitato un’influenza potentissima sul cristianesimo protestante e sui numerosi movimenti religiosi che di fatto hanno creato gli Stati Uniti. Lo ha mostrato con estrema chiarezza un altro studioso, lo statunitense Michael Walzer, ne La rivoluzione dei santi, corposo studio sul puritanesimo. Degli gnostici, alcune frange del protestantesimo mantengono l’atteggiamento di fondo esaminato da Voegelin. Una delle caratteristiche di questa visione sta, dice il filosofo, «nel credere che sia possibile salvarsi dal male del mondo. Da ciò deriva la convinzione che l’ordine dell’essere dovrà essere cambiato nel corso di un processo storico. Da un mondo cattivo deve emergere, per evoluzione storica, un mondo buono». Mentre per il cristiano cattolico la salvezza avviene per grazia di Dio, l’atteggiamento gnostico esprime la «convinzione che un mutamento nell’ordine dell’essere rientri nell’ambito dell’azione umana, che questo atto salvifico sia possibile grazie agli sforzi personali dell’uomo». Capite bene che un atteggiamento di questo tipo non può non risultare, alla fine dei conti, fortemente politico. La salvezza non è lontana, ultraterrena: si manifesta qui e ora. Il paradiso può sorgere in Terra o, a seconda delle visioni, in Terra si può avere un anticipo del paradiso. Alcuni individui illuminati possono guidare le masse, alcuni baciati dalla grazia ne manifestano gli effetti tramite il successo mondano. In ogni caso, la potenza salvifica si manifesta nel mondo, e le azioni umane vi partecipano. Il puritanesimo innervato di gnosticismo punta, non a caso, alla costruzione di un nuova Gerusalemme, una città sulla collina che i coloni provenienti dall’Inghilterra immaginavano di fare sorgere nel Nuovo Mondo. La spinta alla creazione di un «mondo nuovo» sviscerata da Voegelin è la stessa che ritroviamo nella cultura Woke, che pretende di rifare la creazione normando il linguaggio e i comportamenti. Non sempre, sia chiaro, le conseguenze di tale visione sono nefaste, anzi spesso spingono a un deciso e importante impegno sociale e politico (non per nulla Martin Luther King era un battista, per citare un celebre esempio). In ogni caso è difficile sostenere che non vi siano tracce dello stesso atteggiamento anche nel sostrato politico e religioso trumpiano. Il mondo nuovo, dopo tutto, ha bisogno di profeti e messia. E chiunque li ostacoli non è semplicemente un avversario ma un nemico esistenziale, che non comprende la grandezza del salvatore e di fatto impedisce la realizzazione del paradiso in Terra. Il puritanesimo, non a caso, stabilisce una ferrea distinzione fra puro e impuro, fra bene e male. Qualcosa che - notava Jean Guitton molti anni fa - non appartiene al cattolicesimo che ben conosce le sfumature di grigio. Non intendiamo sostenere che Trump sia un puritano o un fervente fedele. Sosteniamo però che vi siano nella sua politica tracce di atteggiamento gnostico, e che ve ne siano di molto profonde nello spirito americano, dall’idea di destino manifesto a quella di nuovo ordine mondiale. A ciò va aggiunto che la gran parte dei movimenti protestanti, anche solo per questioni di sopravvivenza, nel corso della storia hanno dovuto esprimersi politicamente, spesso con foga. Ne deriva che è molto più naturale, per un cristiano americano, schierarsi su un versante partitico e attribuire tratti salvifici a una autorità politica che egli consideri affine. Per quanto la democrazia americana non sia certo teocratica, fede e impegno politico possono intrecciarsi e talvolta addirittura coincidere. E può accedere che un politico si atteggi a Messia. Ciò non è possibile nella cultura cattolica. Il che, paradossalmente, pone ora un problema ai cattolici statunitensi impegnati in politica: a quale autorità votarsi? All’autorità spirituale e per forza superiore della Chiesa e del vicario di Cristo o a quella del presidente sedicente unto del Signore che si scaglia contro il Pontefice?
J.D. Vance si è barcamenato con qualche difficoltà, rimarcando una separazione fra fede e politica che esiste ma non pone i due concetti sullo stesso piano. Qui non si tratta di dare a Cesare quel che gli spetta: semmai si tratta di fronteggiare un Cesare che talvolta si sente Dio o un suo emissario. Cosa che, per un cattolico, non è accettabile.
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Un' immagine di archivio della base Usaf di Aviano (Ansa)
Dal punto di vista economico, nel 2025, le esportazioni italiane verso gli Usa sono cresciute del 3,3%. In particolare, la nostra quota di export verso Washington è del 10,4%: il che fa degli Stati Uniti il secondo Paese cliente dell’Italia subito dopo la Germania. Passando poi al piano geopolitico, gli Usa dispongono di circa 120 siti militari in Italia e hanno 12.000 soldati schierati sul nostro territorio. Due basi, quelle di Ghedi e Aviano, ospitano anche degli ordigni nucleari. La penisola è d’altronde strategica, agli occhi di Washington, per quanto riguarda la sua politica mediterranea. Insomma, i legami tra i due Paesi sono assai significativi. È allora utile chiedersi se e come possa avvenire una ricucitura dei rapporti tra Trump e la Meloni: una ricucitura di cui potrebbero avere entrambi bisogno.
Il rapporto privilegiato con la Casa Bianca ha rafforzato Palazzo Chigi a livello europeo sia nei confronti di Bruxelles che di Parigi: non sarà del resto un caso che il Pd esprima oggi soddisfazione per la rottura tra la premier e l’inquilino della Casa Bianca. La Meloni ha inoltre bisogno, pur senza sudditanze, del rapporto con la Casa Bianca per arginare le sirene di chi vorrebbe spingerla o verso il velleitarismo o verso ricette di politica estera tipiche del centrosinistra (il che vorrebbe dire farsi proni a Parigi e Pechino). Dall’altra parte, Trump ha avuto nel governo Meloni una sponda fondamentale per frenare il progressivo avvicinamento dell’Ue verso la Cina: un avvicinamento che, negli ultimi anni, è stato portato avanti soprattutto da Emmanuel Macron e da Pedro Sánchez. In tutto questo, lo sfilacciamento del conservatorismo transatlantico rischia di essere un regalo tanto al Partito democratico negli Stati Uniti quanto al Pse nell’Unione europea. Il che significherebbe via libera al wokismo e all’ambientalismo ideologizzato, in ossequio ai desiderata del Partito comunista cinese, oltre che dei suoi alleati al di qua e al di là dell’Atlantico.
E allora cerchiamo di vedere dove Trump e la Meloni potrebbero tornare a parlarsi. Sotto il profilo politico, un eventuale successo dei colloqui diplomatici tra Washington e Teheran potrebbe disinnescare una delle cause che sono alla base della crisi tra i due: vale a dire, gli elevati costi imposti al Vecchio continente dalla guerra israelo-americana all’Iran. Un altro punto su cui si potrebbe lavorare riguarda la Santa Sede. Visti i recentissimi attriti tra Trump e Leone XIV, la Meloni potrebbe cercare di ritagliarsi un ruolo di mediazione tra i due. Dopo aver vinto il voto cattolico nel 2024, il presidente americano sa di averne bisogno in vista delle Midterm di novembre. Senza trascurare che JD Vance e Marco Rubio, entrambi cattolici, si sfideranno probabilmente per la nomination presidenziale repubblicana del 2028. Tutto questo, mentre un recente sondaggio della Nbc ha certificato l’elevata popolarità del pontefice tra gli elettori statunitensi. Trump avrebbe poi bisogno della sponda di Leone anche sul piano geopolitico, visto che l’attuale Papa ha (in parte) frenato la politica di avvicinamento del predecessore verso la Repubblica popolare cinese.
Per quanto infine riguarda i settori da cui il rapporto tra il presidente americano e la nostra premier potrebbe ripartire, basta guardare alla dichiarazione congiunta tra Usa e Italia che i due leader sottoscrissero esattamente un anno fa. In quell’occasione, entrambi sostennero di voler rafforzare la cooperazione transatlantica nel settore della Difesa, aggiungendo la necessità di contrastare l’immigrazione clandestina. Si parlò anche di Piano Mattei e di Accordi di Abramo, oltre che dell’India-Middle East-Europe economic corridor. Senza poi dimenticare la collaborazione nel settore energetico. Era inoltre maggio dell’anno scorso, quando la Us Space Force e l’Aeronautica militare italiana firmarono una dichiarazione per ampliare la cooperazione in materia di sicurezza spaziale. «L’Italia è da decenni un partner forte e affidabile nello spazio, con contributi significativi al volo spaziale umano, alla scienza e all’esplorazione. Mi aspetto che la nostra partnership con l’Agenzia spaziale italiana si rafforzi ulteriormente», affermò, tra l’altro, a gennaio, in un’intervista esclusiva alla Verità, il direttore della Nasa, Jared Isaacman.
Insomma, ragioni e occasioni per ricomporre la frattura, Trump e la Meloni ne avrebbero. Non sappiamo se decideranno di sotterrare l’ascia di guerra. È tuttavia significativo il fatto che tanto i dem americani quanto quelli nostrani stiano scommettendo contro un loro riavvicinamento.
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Perché l’alternativa che affiora, dopo il disimpegno del partner di gran lunga più forte, è una zuffa tra potenze europee di capacità comparabili, destinata comunque a premiare chi già oggi ha le spalle più larghe delle nostre. Soprattutto la Germania, i cui margini di spesa le consentiranno di costruire, in poco tempo, l’esercito più grande del continente. E di rivendicare manu militari l’egemonia che, fino all’era Merkel, essa aveva fondato sulla logica mercantilistica.
È vero: la nostra cooperazione con Washington proseguirà, a meno che un eventuale avvento del campo largo non ci riporti, lungo la Via della seta e sulle orme della Spagna di Pedro Sánchez, tra le braccia della Cina. I rapporti torneranno a distendersi, magari già con la presente amministrazione e, di sicuro, quando alla Casa Bianca arriverà un inquilino meno umorale e narcisista del tycoon newyorkese. Ma l’elezione di The Donald era un’occasione preziosa: l’internazionale sovranista e la convergenza su un’agenda antiglobalista giustificavano la speranza di correggere i meccanismi del sistema capitalistico che hanno prodotto ingiustizia e impoverito le classi medie. Nello scacchiere multipolare si intravedevano non solo le inevitabili e certo temibili turbolenze, ma anche il superamento di un diritto internazionale piegato ai biechi fini dei «poliziotti» del pianeta. Il secondo mandato di Trump ingolosiva persino per la promessa di porre fine al lungo delirio del woke. E l’Europa non avrebbe potuto arroccarsi nelle proprie architetture sclerotiche, con il trucco delle conventio ad excludendum per non mandare al governo la destra, o continuando a sfruttare i contropoteri tecnocratici che l’hanno tenuta - per usare un’espressione di Mario Monti - «al riparo dal processo elettorale».
Il pericolo del divorzio all’americana, adesso, è proprio quello di farci ricadere nella prigionia continentale che, con fatica e con prudenza, l’Italia stava provando a scardinare dall’interno. Il riflesso pavloviano delle classi dirigenti, dinanzi allo spettacolo di Trump che scarica la sua principale interlocutrice, sarà quello di ribadire che se da ora in avanti ci saranno meno Stati Uniti, allora servirà più Europa. Tradotto: più Patto di stabilità, più centralizzazione spacciata per federalismo, magari più formati di «cooperazione rafforzata», stile volenterosi, introdotti per aggirare i veti e, a ben vedere, funzionali a consolidare il predominio degli Stati forti.
Il primo banco di prova dell’infausto riassetto, più che nell’Ue, ora galvanizzata dalla scomparsa della banderuola ungherese, potrebbe vedersi nella Nato. Ieri, il Wall Street Journal ha svelato che i membri europei dell’organizzazione hanno deciso di elaborare una sorta di piano B, per assicurarsi di rimanere capaci di difendersi anche in caso di abbandono degli Usa. L’idea sarebbe di affidare ruoli di comando ai Paesi del Vecchio continente e promuovere una maggiore integrazione delle loro risorse belliche. Il tavolo di lavoro è ancora allo stadio informale. Ma ciò che lo rende interessante è che sia stato sbloccato per volontà di Berlino, finora contraria a esplorare l’approccio unilaterale e a immaginare un’alleanza che prescindesse dal ruolo americano. Dev’essere questo ad aver dato la stura al commissario di Bruxelles per la Difesa, Andrius Kubilius. Il quale, allarmato per il potenziale ritiro di 80-100.000 soldati statunitensi, ha sollecitato la costituzione di una «forza europea in prima linea permanente, invece che una combinazione dei 27 eserciti». Una milizia comandata dalla Commissione anziché soggetta allo Stato più forte? Distopia o illusione.
«Per decenni», ha osservato il Wsj, «la Germania ha resistito alle richieste, guidate dalla Francia, di una maggiore sovranità europea in materia di difesa, preferendo mantenere gli Stati Uniti come garanti ultimi della sicurezza europea. Questa posizione sta ora cambiando sotto la guida del cancelliere tedesco Friedrich Merz, a causa delle preoccupazioni sull’affidabilità degli Stati Uniti come alleato durante la presidenza Trump». E perché - bisogna aggiungere - i massicci stanziamenti nel riarmo metteranno i teutonici nella condizione di strappare la leadership militare ai transalpini. La cui industria è all’avanguardia; le cui forze armate, ad oggi, sono le prime d’Europa; il cui arsenale nucleare strategico è l’unico dell’Ue; ma che i soliti dogmi finanziari dell’Unione limitano negli investimenti futuri. Sono le stesse restrizioni che condizionano Roma.
Non è un caso che il Fcas, il progetto francotedesco per un caccia di sesta generazione, sia collassato per disaccordi sul primato preteso da Parigi; e non è un caso nemmeno che, nel programma parallelo del Gcap, l’Italia si sia fatta affiancare da Regno Unito (fuori dall’Ue) e Giappone. La diffidenza reciproca non è una novità: negli anni Cinquanta, i tre fondatori della Comunità europea provarono a sviluppare insieme il deterrente nucleare, dopodiché Charles de Gaulle si chiamò fuori per realizzare la force de frappe che Emmanuel Macron adesso mette sul piatto, pur di far valere il peso specifico della sua nazione.
Lo squilibrio rispetto alla potenza americana quasi annullava competizione tra gli alleati minori. Che potrebbe essere complicata dall’integrazione dell’Ucraina, già dotata della forza armata più grande d’Europa.
Una relazione speciale con la Casa Bianca ci avrebbe facilitato nello sforzo di affrancarci dai vincoli dell’eurocrazia. Ora, potremmo essere costretti a rituffarci nel pantano. Dove le priorità del concorrente dominante saranno imposte a tutti: c’è da scommettere, ad esempio, che a Berlino prema di più contenere la Russia che gestire il Mediterraneo e il Nord Africa.
Fare da soli è un’opportunità e un rischio. L’autonomia strategica è una formula seducente, ma la sua strada è lastricata di trappole.
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Giorgia Meloni (Ansa)
Il crescendo di azioni, dichiarazioni e post sui social del presidente degli Stati Uniti, sempre più scomposte e volgari, avevano ridotto drasticamente il consenso di Trump tra gli italiani; l’attacco maleducato e senza precedenti a papa Leone XIV ha suscitato un moto di sdegno tale che per il presidente del Consiglio non era più possibile restare in silenzio. Non lo ha fatto: Giorgia, «donna, madre, e cristiana», ha difeso a spada tratta il Santo Padre, e la reazione di Trump, anche in questo caso al di fuori di ogni regola diplomatica, ha dimostrato che in questo momento storico il tycoon, almeno dal punto di vista del dialogo con gli altri leader, è indifendibile.
Giorgia Meloni di nuovo in sintonia con gli italiani, dicevamo: lo si era capito immediatamente leggendo le reazioni degli esponenti politici, anche di opposizione, e sbirciando i social. Ma anche i maggiori esperti di sondaggi confermano: «Non abbiamo ancora dati precisi», dice all’Adnkronos Renato Mannheimer, «ma la Meloni potrebbe guadagnare qualche punto e passare dal 40% al 45%. Ritengo che le parole di Trump abbiamo giovato al premier, che, al contrario, nei mesi scorsi sia stata danneggiata dalla sua relazione con il presidente Usa, tanto da aver perso al referendum della giustizia. Molti elettori di destra non hanno voluto votare sì perché infastiditi dalla posizione della Meloni verso Trump. Il premier con Sigonella aveva un po’ cambiato rotta e determinante è stata la sua presa di distanza dalle parole del tycoon contro il Pontefice. Credo senz’altro che il distacco da Trump le giovi». Del resto, come rileva Youtrend, Fratelli d’Italia ha la percentuale più alta di cattolici tra i suoi elettori: ben l’84%.
Ci permettiamo di aggiungere che anche le dure prese di posizione degli ultimi giorni nei confronti del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, altro personaggio le cui azioni in Italia (e non solo) vengono ormai giudicate positive soltanto da una esigua minoranza, non potranno che far crescere ancora la popolarità della Meloni.
La giornata del premier è stata densa: al mattino, un videomessaggio realizzato per l’evento «Mille marchi storici per il futuro del Made in Italy», promosso dal ministero delle Imprese e dall’Associazione Marchi storici d’Italia; poi le congratulazioni alla Dda di Roma e all’Arma dei Carabinieri per l’importante operazione contro la criminalità messa a segno; un rapido «Ciao!» a Fiorello, che l’ha contattata durante la puntata de La Pennicanza, e nel pomeriggio, un appuntamento estremamente importante, l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Un colloquio al quale sono seguite dichiarazioni ai giornalisti.
Giorgia Meloni, pur senza mai citare Trump, non si è mossa di un millimetro dalla sua rotta: l’unione tra Usa e Ue è stato e continua, naturalmente, a essere il pilastro della politica estera del governo: «L’Italia», argomenta Giorgia Meloni, «intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise, che tutelino la sovranità di Kiev che assicurino la solidità dell’alleanza euroatlantica perché un Occidente diviso, un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca». Non sapremo mai se Giorgia ha ricevuto qualche messaggio privato dai leader europei dopo l’attacco di Trump nei suoi confronti, ma è evidente che il richiamo all’unità europea non è banale, né di circostanza. Così come non banali e non di circostanza sono le parole che la Meloni dedica alla guerra in Ucraina: del resto, la postura del suo partito prima e del suo governo poi è stata sempre la stessa, sia che alla Casa Bianca ci fosse Joe Biden, che con l’arrivo di Trump: «Gli sforzi diplomatici per arrivare a una pace giusta e duratura», chiamano direttamente in causa l’Europa e l’Italia intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise che tutelino la sovranità di Kiev. L’Italia continuerà a promuovere in sede G7 e in sede di Unione europea la pressione economica sulla Federazione russa, che continua a non mostrare segnali concreti nel percorso negoziale, insiste negli attacchi contro i civili, persevera nel colpire le infrastrutture indispensabili per la popolazione. Il ventesimo pacchetto di sanzioni che l’Europa si appresta ad adottare rappresenta da questo punto di vista un passaggio importante per ridurre ancora le entrate che alimentano la macchina bellica russa». Uno sguardo alla crisi in Iran: «Con Zelensky», sottolinea ancora la Meloni, «abbiamo avuto modo di confrontarci su quello che accade intorno a noi, quin anche sulla crisi iraniana che ovviamente preoccupa tutti, che sta diventando sempre più complessa. Continuiamo ovviamente a credere nella validità del cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e rispettivi alleati, nutriamo la speranza che il negoziato di pace possa riprendere, anche se in un contesto sicuramente non facile. L’Italia è come sempre pronta a fare la sua parte. Ed è molto interessata a sviluppare con Kiev una produzione congiunta di droni».
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