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2018-12-03
I sex toys penetrano il mercato: 29 miliardi di dollari
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David Len - Unsplash
Un mercato che lo scorso anno valeva 18,6 miliardi di dollari a livello globale e che cresce a forte velocità: è quello dei sex toys. Vibratori, dildo, palline vaginali, lingerie da burlesque e altri oggetti di piacere sono sempre più apprezzati dai consumatori di tutto il mondo: secondo l'ultimo rapporto della società di analisi e ricerca Technavio, intitolato "Global Sex Toys Market 2017-2021", il mercato mondiale dei giocattoli sessuali dovrebbe accelerare a un Cagr (compound annual growth rate, o tasso annuo di crescita composto, ndr) pari a quasi il 7% fino al 2021, anno in cui il valore totale del mercato dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari.
In questo variegato settore si trovano oggetti di ogni genere e di ogni fascia di prezzo, da 99 centesimi a quasi 400 dollari per i gadget più tecnologici: la parte del leone la fanno i "classici" vibratori, che nel 2016 rappresentavano il 17% del mercato globale e dovrebbero raggiungere il 24% entro il 2021, con una crescita annua di quasi il 2% delle quote di mercato. Secondo la società di ricerca Statistic Brain, il 23% degli adulti utilizza gadget di qualche genere durante i rapporti intimi. A dare una spinta decisiva alla crescita del settore negli ultimi anni è senz'altro l'ecommerce, che ha il vantaggio di far superare agli acquirenti l'imbarazzo dell'acquisto di questi prodotti. Su Google sono soprattutto gli americani a cercare informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani.
Anche in Europa il business è in crescita esponenziale: lo scorso anno il fatturato è cresciuto del 20% rispetto al 2016. In Italia la crescita è stata del 6%, grazie soprattutto al canale online: nel nostro Paese i sexy shop sono circa 500, ma a registrare l'attività più intensa sono i siti di ecommerce. Secondo le rilevazioni della piattaforma specializzata MySecretCase, a comprare online sono soprattutto le donne, che nel 2017 rappresentavano il 40% delle vendite contro il 25% degli uomini; ma anche le coppie si mostrano molto interessate, con una percentuale del 35%, in aumento di 10 punti rispetto alle rilevazioni del 2014-2016. I giocattoli erotici piacciono in particolare alle ragazze: la fascia di età tra i 20 e i 30 anni ha registrato infatti lo scorso anno un incremento degli acquisti del 300% rispetto al 2016. L'acquirente tipo spende in media tra gli 80 e i 90 euro e il 70% fa gli ordini in orario d'ufficio (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18): chi compra i giocattoli erotici li usa poi regolarmente (nel 60% dei casi). I sex toys sono molto gettonati nelle grandi città, con Milano che si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino al 5%; nel 2017 è stato però il Sud a crescere a una velocità doppia (+40%) rispetto a Nord (+20%) e Centro (+15%).
Un tale successo di vendite implica una moltiplicazione dell'offerta di prodotti che non sempre sono però sicuri. I sex toys, che si utilizzano tra l'altro in zone del corpo particolarmente delicate, potrebbero infatti mettere a rischio la nostra salute se realizzati con materiali pericolosi, come plastiche di provenienza non accertata o il jelly, di consistenza gelatinosa, che potrebbe contenere ftalati, sostanze che in grandi quantità rappresentano un rischio per la salute. Gli esperti di MySecretCase consigliano quindi di scegliere sex toys realizzati in silicone medicale, considerato il materiale più sicuro in assoluto, oppure in vetro, acciaio o ceramica. In caso di articoli realizzati in plastica, in particolare Pvc, il suggerimento è di cercare quelli con la dicitura "senza ftalati" e in generale è meglio prediligere i prodotti a marchio CE, ovvero realizzati in conformità agli standard produttivi europei.
Chiara Merico
«L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando»

iStock
Il brand che ha rivoluzionato il mondo dei sex toys si chiama Lelo ed è svedese. Il Global marketing director Luka Matutinovic racconta quali sono state le chiavi del successo che hanno permesso al marchio di conquistare una fetta importante del mercato dei vibratori.
Quali sono gli aspetti più importanti per un'azienda di sex toys?
«Costruire un brand nell'industria per adulti è difficile. Ma è possibile. Fare marketing nel settore dei sex toys a livello globale è impegnativo e richiede tempo, ma risulta poi essere gratificante e altrettanto molto divertente sperimentare. Se hai una solida offerta di prodotti e un messaggio forte, non c'è motivo per cui non puoi avere successo. Ciò che contraddistingue Lelo come azienda è la coerenza. I fondatori di Lelo provenivano tutti da ambienti creativi, come design e ingegneria; e per questo, Lelo fonda l'intero processo di produzione, sviluppo e lavorazione di un prodotto su concetti di design concreti e lineari, immutabili nel tempo e riconoscibili grazie ad uno stile inconfondibile, anche se non si ha familiarità con il brand. Il linguaggio visivo di Lelo è stato coerente dal primissimo prodotto, LILY ™, fino a quelli che sono stati lanciati quest'anno. Ogni prodotto Lelo è immediatamente riconoscibile dal design e parte della stessa famiglia. Lo stesso vale per il packaging, l'artwork, il PoS (punti vendita): tutto è progettato sotto un insieme di linee guida di stile strettamente garantite, che assicurano un prodotto degno di portare il logo Lelo. E ciò che stabilisce ogni attività del nostro brand come brand effettivo è la coerenza».
Com'è il mercato in questo momento?
«Ogni giorno l'industria dei sex toys assiste a un crescente atteggiamento positivo da parte dei propri consumatori, che stanno man mano accettando prodotti per la vita intima come parte della quotidianità. Il brand Lelo sta guidando questa propensione: i prodotti che progettiamo sono studiati per essere belli ed eleganti. Il mercato si sta espandendo periodicamente. Ci sono molte più persone attratte dalla curiosità di provare i sex toys e quest'ultimi stanno diventando sempre meno un tabù. Per questo, speriamo che il mercato dei sex toys e il mercato mainstream andranno di pari passo: al momento non sembra così irrealistico affermare che succederà entro i prossimi 20 anni (su certi aspetti sta già iniziando)».
Parlare di sex toy è ancora visto come un taboo?
«L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando. È un processo lento, ma stiamo assistendo a un "disgelo" nella concezione dell'intimità e della sessualità, così come parlare di sesso e piacere. Le persone stanno diventando più aperte, più curiose e più disponibili a scoprire nuovi piaceri».
Qual è il cliente ideale Lelo?
«Non esiste il cliente Lelo perfetto, vogliamo dare il meglio a chiunque sia interessato all'acquisto di un sex toy. Ogni prodotto può essere maggiormente adatto a un gruppo di persone, ma non esiste l'archetipo del cliente Lelo. Ci muoviamo su una fascia di età compresa tra 18 e 64 anni e la suddivisione tra acquirenti di sesso femminile e di sesso maschile è pressoché identica».
Lelo pone grande attenzione nel design dei suoi prodotti. Come mai questa scelta?
«Quando Lelo ha lanciato i suoi primi prodotti più di dieci anni fa, questi si sono distinti perché non assomigliavano ad alcuno dei sex toys fino ad allora conosciuti. Sembravano oggetti d'arte, ornamentali, eleganti e belli, come un pezzo di design o un'installazione artistica. Lo stile Lelo, miglioratosi nel tempo, si basa su linee sinuose e levigate, forme eleganti e seducenti. Se noi stessi non ci sorprendiamo, allora non stiamo facendo il nostro lavoro nel modo giusto».
Qual è il futuro dei sex toy?
«La natura dell'innovazione nell'industria dei sex toys è la stessa di ogni industria tecnologica: le tendenze sono dettate dal consumatore. In questo momento, c'è un trend verso sex toys molto più inclusivi e sessualmente progressivi. I prodotti non sono più giudicati solo su quanto siano piacevoli, ma su quanto sia positivo l'atteggiamento del brand che li ha creati. Speriamo che questa tendenza continui e cresca: i brand con messaggi positivi come Lelo perseguono l'obiettivo di abbattere i tradizionali tabù, un obiettivo davvero importante e impegnativo. In futuro, possiamo solo aspettarci che l'uomo e la tecnologia vivano in sinergia, intersecandosi sempre più. Un sex toy oggigiorno è già una connessione tra l'innovazione e l'uomo e nello specifico i sex toys Lelo sono molto più avanti rispetto alla maggior parte di altri prodotti dello stesso settore. Ci auguriamo che i sex toys diventino onnipresenti quasi come gli smartphone (o qualunque sia l'equivalente futuristico di uno smartphone)».
Avete anche creato una linea di preservativi. Ci potete raccontare di più su questa scelta?
«Ci sono due motivi principali per cui abbiamo deciso di sviluppare Lelo HEX™. Innanzitutto, l'obiettivo era quello di iniziare una conversazione con il consumatore per confrontarsi con una realtà difficile: le malattie sessualmente trasmissibili (Mst) continuano a registrare allarmanti dati in crescita, più velocemente di quanto ci si immagini. Parte di ciò è dovuto al calo nell'uso del preservativo, in particolare tra i giovani. Questo ci porta al secondo obiettivo: creare un preservativo abbastanza attraente da incoraggiare le persone a ricominciare a usarlo. Perché il sesso sicuro può e dovrebbe essere bellissimo. Questo è quello che abbiamo fatto per anni a Lelo, e i preservativi HEX™ sono l'apice di questa esperienza. Il preservativo non è cambiato dall'introduzione del serbatoio 70 anni fa. Il problema è che il mercato dei preservativi è rimasto stabile per anni, senza alcuna pulsione all'innovazione. Le persone usano meno i preservativi, anche per una mancanza di innovazione concreta nel settore. HEX™ non è solo progettato per migliorare il sesso sicuro, ma è anche progettato per dare nuova vita al settore nel suo complesso».
Quali sono i vostri best seller?
«Ciò che è interessante nel portfolio di Lelo è che non c'è un singolo prodotto di spicco a livello globale. Tuttavia, l'anno scorso il più grande prodotto venduto è stato Sona: il primo massaggiatore clitorideo a onde soniche, con batteria ricaricabile via Usb, impermeabile e con tecnologia Cruise Control. Sona è completamente in silicone lucido, con linee sinuose: un prodotto innovativo nel settore. Nel mare degli stimolatori clitoridei, Lelo Sona si è distinto e ha avuto un grande successo quando è stato lanciato nell'ottobre del 2017, ottenendo consensi in tutto il mondo. È diventato ben presto un sex toy molto richiesto e apprezzato, ma ogni nostro cliente ha il proprio prodotto Lelo preferito».
Qual è la vostra missione?
«Lelo è un brand che unisce le persone: vicinanza, intimità, passione, sessualità, Lelo è tutto questo e molto altro. I nostri progetti offrono un quid in più a tutti coloro che cercano il piacere, in un mondo pervaso dall'ordinarietà. Mentre il mondo si spinge verso i limiti del sesso e della sessualità, Lelo continua a lottare contro i taboo, ponendo le basi su cui il consumatore potrà tracciare il proprio percorso. Il sesso è divertente. Ecco perché Lelo è un parco giochi per i più curiosi».
Smartphone e rossetto si trasforma in vibratore

Ian Dooley - Unsplash
La tecnologia la fa da padrone anche nel mondo dei sex toys. I nostri smartphone ad esempio possono trasformarsi in veri e propri vibratori grazie a una serie di app create proprio per il piacere. Una di queste si chiama "Women feel love" ed è disponibile gratuitamente per Android. L'interfaccia è semplice e intuitiva, vi basta soltanto scegliere la potenza e la durata della vibrazione. Per Lelo, azienda leader del settore, è un periodo molto interessante per sex toys, «un tempo dove le continue innovazioni tecnologiche e la sempre più libera interpretazione del piacere personale costituiscono il presupposto per un futuro radioso». Da queste premesse è nato Sona, il primo stimolatore clitorideo a utilizzare onde soniche invece delle ormai classiche vibrazioni. Insieme a lui, l'azienda svedese ha prodotto una serie di sex toys - da utilizzare soli o in coppia - telecomandati. Grazie alla tecnologia SenseMotion, telecomando e oggetto si muovono alla stesso ritmo. Il sex toy può essere attivato fino a 12 metri di distanza, attraverso i muri e persino sott'acqua. Insomma un vibratore completamente wireless. MIA 2 è invece il classico vibratore da borsetta. Grande come un rossetto e dal design minimale può essere portato ovunque e ricaricato attraverso una comoda porta Usb.
Per My Secret Case - primo ecommerce italiano - uno dei sex toys più amati si chiama Eidolon. Creato da Magic motion, funziona tramite app. Avete capito bene. Dopo aver acquistato il vostro "giocattolo" vi basterà scaricare l'applicazione dedicata sul vostro smartphone e scegliere la vibrazione perfetta. Siime eye è invece un vibratore con videocamera integrata per condividere tutto, ma davvero tutto quello che succede. Anche la stampa 3D offre grandi possibilità per il futuro del mercato, anche se al momento i costi siano ancora molto alti e i tempi di realizzazione decisamente più lunghi della media. L'esempio di maggior successo di sex toy creato tramite stampa 3D è quello di Tenga. Tenga 3D è dedicato alla clientela maschile, una manica in stampa antibatterica dalla texture a spirale. Flessibile e facile da usare dona sensazioni incredibili. Se invece quello che offre il mercato non fa per voi, esistono una serie di portali e negozi (il più famosi si chiama Cunicode e si trova a Barcellona) dove è possibile stampare un sex toys su misura. Hello touch è invece il primo vibratore da indossare e il più piccolo al mondo. Si calza su indice e medio come un guanto ed è composto da due capsule vibranti ricoperte da silicone. Per cambiare ritmo e intensità basta usare il controller da polso. Il trend più interessante per gli anni futuri è però quello della realtà virtuale. Già esploso con la creazione di porno in realtà virtuale, molte aziende stanno lavorando per creare una sinergia tra l'universo VR e quello dei sex toys. Infine Arduino ha creato il primo sex toy con intelligenza artificiale.
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Chi cerca giocattoli erotici spende dai 99 centesimi ai 400 dollari. A livello globale lo scorso anno il settore ha chiuso con oltre 18 miliardi di fatturato e nel 2021 si avvicinerà ai 30 miliardi. Luka Matutinovic, Global marketing director del brand svedese Lelo, spiega come gli aggeggi erotici rappresentino sempre meno un tabù: «Le persone stanno diventando più aperte e più curiose ».Il 17% degli acquisti è destinato al classico vibratore, ma la tecnologia ha dato vita a diverse innovazioni: tramite l'intelligenza artificiale gli strumenti si collegano pure alla realtà virtualeLo speciale contiene tre articoli.Un mercato che lo scorso anno valeva 18,6 miliardi di dollari a livello globale e che cresce a forte velocità: è quello dei sex toys. Vibratori, dildo, palline vaginali, lingerie da burlesque e altri oggetti di piacere sono sempre più apprezzati dai consumatori di tutto il mondo: secondo l'ultimo rapporto della società di analisi e ricerca Technavio, intitolato "Global Sex Toys Market 2017-2021", il mercato mondiale dei giocattoli sessuali dovrebbe accelerare a un Cagr (compound annual growth rate, o tasso annuo di crescita composto, ndr) pari a quasi il 7% fino al 2021, anno in cui il valore totale del mercato dovrebbe superare i 29 miliardi di dollari. In questo variegato settore si trovano oggetti di ogni genere e di ogni fascia di prezzo, da 99 centesimi a quasi 400 dollari per i gadget più tecnologici: la parte del leone la fanno i "classici" vibratori, che nel 2016 rappresentavano il 17% del mercato globale e dovrebbero raggiungere il 24% entro il 2021, con una crescita annua di quasi il 2% delle quote di mercato. Secondo la società di ricerca Statistic Brain, il 23% degli adulti utilizza gadget di qualche genere durante i rapporti intimi. A dare una spinta decisiva alla crescita del settore negli ultimi anni è senz'altro l'ecommerce, che ha il vantaggio di far superare agli acquirenti l'imbarazzo dell'acquisto di questi prodotti. Su Google sono soprattutto gli americani a cercare informazioni dettagliate sui sex toys, seguiti da inglesi e sudafricani. Anche in Europa il business è in crescita esponenziale: lo scorso anno il fatturato è cresciuto del 20% rispetto al 2016. In Italia la crescita è stata del 6%, grazie soprattutto al canale online: nel nostro Paese i sexy shop sono circa 500, ma a registrare l'attività più intensa sono i siti di ecommerce. Secondo le rilevazioni della piattaforma specializzata MySecretCase, a comprare online sono soprattutto le donne, che nel 2017 rappresentavano il 40% delle vendite contro il 25% degli uomini; ma anche le coppie si mostrano molto interessate, con una percentuale del 35%, in aumento di 10 punti rispetto alle rilevazioni del 2014-2016. I giocattoli erotici piacciono in particolare alle ragazze: la fascia di età tra i 20 e i 30 anni ha registrato infatti lo scorso anno un incremento degli acquisti del 300% rispetto al 2016. L'acquirente tipo spende in media tra gli 80 e i 90 euro e il 70% fa gli ordini in orario d'ufficio (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18): chi compra i giocattoli erotici li usa poi regolarmente (nel 60% dei casi). I sex toys sono molto gettonati nelle grandi città, con Milano che si rivela la città più dinamica in termini di vendite con il 20%, seguita da Roma al 15% e Torino al 5%; nel 2017 è stato però il Sud a crescere a una velocità doppia (+40%) rispetto a Nord (+20%) e Centro (+15%). Un tale successo di vendite implica una moltiplicazione dell'offerta di prodotti che non sempre sono però sicuri. I sex toys, che si utilizzano tra l'altro in zone del corpo particolarmente delicate, potrebbero infatti mettere a rischio la nostra salute se realizzati con materiali pericolosi, come plastiche di provenienza non accertata o il jelly, di consistenza gelatinosa, che potrebbe contenere ftalati, sostanze che in grandi quantità rappresentano un rischio per la salute. Gli esperti di MySecretCase consigliano quindi di scegliere sex toys realizzati in silicone medicale, considerato il materiale più sicuro in assoluto, oppure in vetro, acciaio o ceramica. In caso di articoli realizzati in plastica, in particolare Pvc, il suggerimento è di cercare quelli con la dicitura "senza ftalati" e in generale è meglio prediligere i prodotti a marchio CE, ovvero realizzati in conformità agli standard produttivi europei.Chiara Merico<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-sex-toys-2619891765.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-atteggiamento-nei-confronti-dei-sex-toys-sta-cambiando" data-post-id="2619891765" data-published-at="1780824437" data-use-pagination="False"> «L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando» iStock Il brand che ha rivoluzionato il mondo dei sex toys si chiama Lelo ed è svedese. Il Global marketing director Luka Matutinovic racconta quali sono state le chiavi del successo che hanno permesso al marchio di conquistare una fetta importante del mercato dei vibratori.Quali sono gli aspetti più importanti per un'azienda di sex toys? «Costruire un brand nell'industria per adulti è difficile. Ma è possibile. Fare marketing nel settore dei sex toys a livello globale è impegnativo e richiede tempo, ma risulta poi essere gratificante e altrettanto molto divertente sperimentare. Se hai una solida offerta di prodotti e un messaggio forte, non c'è motivo per cui non puoi avere successo. Ciò che contraddistingue Lelo come azienda è la coerenza. I fondatori di Lelo provenivano tutti da ambienti creativi, come design e ingegneria; e per questo, Lelo fonda l'intero processo di produzione, sviluppo e lavorazione di un prodotto su concetti di design concreti e lineari, immutabili nel tempo e riconoscibili grazie ad uno stile inconfondibile, anche se non si ha familiarità con il brand. Il linguaggio visivo di Lelo è stato coerente dal primissimo prodotto, LILY ™, fino a quelli che sono stati lanciati quest'anno. Ogni prodotto Lelo è immediatamente riconoscibile dal design e parte della stessa famiglia. Lo stesso vale per il packaging, l'artwork, il PoS (punti vendita): tutto è progettato sotto un insieme di linee guida di stile strettamente garantite, che assicurano un prodotto degno di portare il logo Lelo. E ciò che stabilisce ogni attività del nostro brand come brand effettivo è la coerenza».Com'è il mercato in questo momento? «Ogni giorno l'industria dei sex toys assiste a un crescente atteggiamento positivo da parte dei propri consumatori, che stanno man mano accettando prodotti per la vita intima come parte della quotidianità. Il brand Lelo sta guidando questa propensione: i prodotti che progettiamo sono studiati per essere belli ed eleganti. Il mercato si sta espandendo periodicamente. Ci sono molte più persone attratte dalla curiosità di provare i sex toys e quest'ultimi stanno diventando sempre meno un tabù. Per questo, speriamo che il mercato dei sex toys e il mercato mainstream andranno di pari passo: al momento non sembra così irrealistico affermare che succederà entro i prossimi 20 anni (su certi aspetti sta già iniziando)».Parlare di sex toy è ancora visto come un taboo? «L'atteggiamento nei confronti dei sex toys sta cambiando. È un processo lento, ma stiamo assistendo a un "disgelo" nella concezione dell'intimità e della sessualità, così come parlare di sesso e piacere. Le persone stanno diventando più aperte, più curiose e più disponibili a scoprire nuovi piaceri».Qual è il cliente ideale Lelo? «Non esiste il cliente Lelo perfetto, vogliamo dare il meglio a chiunque sia interessato all'acquisto di un sex toy. Ogni prodotto può essere maggiormente adatto a un gruppo di persone, ma non esiste l'archetipo del cliente Lelo. Ci muoviamo su una fascia di età compresa tra 18 e 64 anni e la suddivisione tra acquirenti di sesso femminile e di sesso maschile è pressoché identica».Lelo pone grande attenzione nel design dei suoi prodotti. Come mai questa scelta?«Quando Lelo ha lanciato i suoi primi prodotti più di dieci anni fa, questi si sono distinti perché non assomigliavano ad alcuno dei sex toys fino ad allora conosciuti. Sembravano oggetti d'arte, ornamentali, eleganti e belli, come un pezzo di design o un'installazione artistica. Lo stile Lelo, miglioratosi nel tempo, si basa su linee sinuose e levigate, forme eleganti e seducenti. Se noi stessi non ci sorprendiamo, allora non stiamo facendo il nostro lavoro nel modo giusto».Qual è il futuro dei sex toy?«La natura dell'innovazione nell'industria dei sex toys è la stessa di ogni industria tecnologica: le tendenze sono dettate dal consumatore. In questo momento, c'è un trend verso sex toys molto più inclusivi e sessualmente progressivi. I prodotti non sono più giudicati solo su quanto siano piacevoli, ma su quanto sia positivo l'atteggiamento del brand che li ha creati. Speriamo che questa tendenza continui e cresca: i brand con messaggi positivi come Lelo perseguono l'obiettivo di abbattere i tradizionali tabù, un obiettivo davvero importante e impegnativo. In futuro, possiamo solo aspettarci che l'uomo e la tecnologia vivano in sinergia, intersecandosi sempre più. Un sex toy oggigiorno è già una connessione tra l'innovazione e l'uomo e nello specifico i sex toys Lelo sono molto più avanti rispetto alla maggior parte di altri prodotti dello stesso settore. Ci auguriamo che i sex toys diventino onnipresenti quasi come gli smartphone (o qualunque sia l'equivalente futuristico di uno smartphone)».Avete anche creato una linea di preservativi. Ci potete raccontare di più su questa scelta?«Ci sono due motivi principali per cui abbiamo deciso di sviluppare Lelo HEX™. Innanzitutto, l'obiettivo era quello di iniziare una conversazione con il consumatore per confrontarsi con una realtà difficile: le malattie sessualmente trasmissibili (Mst) continuano a registrare allarmanti dati in crescita, più velocemente di quanto ci si immagini. Parte di ciò è dovuto al calo nell'uso del preservativo, in particolare tra i giovani. Questo ci porta al secondo obiettivo: creare un preservativo abbastanza attraente da incoraggiare le persone a ricominciare a usarlo. Perché il sesso sicuro può e dovrebbe essere bellissimo. Questo è quello che abbiamo fatto per anni a Lelo, e i preservativi HEX™ sono l'apice di questa esperienza. Il preservativo non è cambiato dall'introduzione del serbatoio 70 anni fa. Il problema è che il mercato dei preservativi è rimasto stabile per anni, senza alcuna pulsione all'innovazione. Le persone usano meno i preservativi, anche per una mancanza di innovazione concreta nel settore. HEX™ non è solo progettato per migliorare il sesso sicuro, ma è anche progettato per dare nuova vita al settore nel suo complesso».Quali sono i vostri best seller?«Ciò che è interessante nel portfolio di Lelo è che non c'è un singolo prodotto di spicco a livello globale. Tuttavia, l'anno scorso il più grande prodotto venduto è stato Sona: il primo massaggiatore clitorideo a onde soniche, con batteria ricaricabile via Usb, impermeabile e con tecnologia Cruise Control. Sona è completamente in silicone lucido, con linee sinuose: un prodotto innovativo nel settore. Nel mare degli stimolatori clitoridei, Lelo Sona si è distinto e ha avuto un grande successo quando è stato lanciato nell'ottobre del 2017, ottenendo consensi in tutto il mondo. È diventato ben presto un sex toy molto richiesto e apprezzato, ma ogni nostro cliente ha il proprio prodotto Lelo preferito».Qual è la vostra missione?«Lelo è un brand che unisce le persone: vicinanza, intimità, passione, sessualità, Lelo è tutto questo e molto altro. I nostri progetti offrono un quid in più a tutti coloro che cercano il piacere, in un mondo pervaso dall'ordinarietà. Mentre il mondo si spinge verso i limiti del sesso e della sessualità, Lelo continua a lottare contro i taboo, ponendo le basi su cui il consumatore potrà tracciare il proprio percorso. Il sesso è divertente. Ecco perché Lelo è un parco giochi per i più curiosi». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-sex-toys-2619891765.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="smartphone-e-rossetto-si-trasforma-in-vibratore" data-post-id="2619891765" data-published-at="1780824437" data-use-pagination="False"> Smartphone e rossetto si trasforma in vibratore Ian Dooley - Unsplash La tecnologia la fa da padrone anche nel mondo dei sex toys. I nostri smartphone ad esempio possono trasformarsi in veri e propri vibratori grazie a una serie di app create proprio per il piacere. Una di queste si chiama "Women feel love" ed è disponibile gratuitamente per Android. L'interfaccia è semplice e intuitiva, vi basta soltanto scegliere la potenza e la durata della vibrazione. Per Lelo, azienda leader del settore, è un periodo molto interessante per sex toys, «un tempo dove le continue innovazioni tecnologiche e la sempre più libera interpretazione del piacere personale costituiscono il presupposto per un futuro radioso». Da queste premesse è nato Sona, il primo stimolatore clitorideo a utilizzare onde soniche invece delle ormai classiche vibrazioni. Insieme a lui, l'azienda svedese ha prodotto una serie di sex toys - da utilizzare soli o in coppia - telecomandati. Grazie alla tecnologia SenseMotion, telecomando e oggetto si muovono alla stesso ritmo. Il sex toy può essere attivato fino a 12 metri di distanza, attraverso i muri e persino sott'acqua. Insomma un vibratore completamente wireless. MIA 2 è invece il classico vibratore da borsetta. Grande come un rossetto e dal design minimale può essere portato ovunque e ricaricato attraverso una comoda porta Usb.Per My Secret Case - primo ecommerce italiano - uno dei sex toys più amati si chiama Eidolon. Creato da Magic motion, funziona tramite app. Avete capito bene. Dopo aver acquistato il vostro "giocattolo" vi basterà scaricare l'applicazione dedicata sul vostro smartphone e scegliere la vibrazione perfetta. Siime eye è invece un vibratore con videocamera integrata per condividere tutto, ma davvero tutto quello che succede. Anche la stampa 3D offre grandi possibilità per il futuro del mercato, anche se al momento i costi siano ancora molto alti e i tempi di realizzazione decisamente più lunghi della media. L'esempio di maggior successo di sex toy creato tramite stampa 3D è quello di Tenga. Tenga 3D è dedicato alla clientela maschile, una manica in stampa antibatterica dalla texture a spirale. Flessibile e facile da usare dona sensazioni incredibili. Se invece quello che offre il mercato non fa per voi, esistono una serie di portali e negozi (il più famosi si chiama Cunicode e si trova a Barcellona) dove è possibile stampare un sex toys su misura. Hello touch è invece il primo vibratore da indossare e il più piccolo al mondo. Si calza su indice e medio come un guanto ed è composto da due capsule vibranti ricoperte da silicone. Per cambiare ritmo e intensità basta usare il controller da polso. Il trend più interessante per gli anni futuri è però quello della realtà virtuale. Già esploso con la creazione di porno in realtà virtuale, molte aziende stanno lavorando per creare una sinergia tra l'universo VR e quello dei sex toys. Infine Arduino ha creato il primo sex toy con intelligenza artificiale.
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Il punto è che da anni, sistematicamente, si cerca di mettere in croce quello che Pascal Bruckner ha definito «il colpevole quasi perfetto», ovvero l’uomo bianco. Apprendiamo dai giornali inglesi che la polizia dell’Hampshire e dell’Isola di Wight - cioè quella di cui fanno parte gli agenti che hanno fermando Nowak - ha costretto il personale a seguire corsi di formazione sulla cosiddetta «diversità». Il programma obbligatorio dedicato a «uguaglianza e inclusione» è costato complessivamente 861.737 sterline in tre anni. Vi hanno partecipato 6.250 membri del corpo di polizia dell’Hampshire, che sono stati allenati a a riconoscere il razzismo, a combattere i pregiudizi (compresi quelli «inconsci») e a riconoscere i «privilegi» in base alla nota «teoria critica della razza». Questo è esattamente il problema: le idee infettive sulla colpevolezza occidentale, sul «razzismo sistemico» e il «privilegio bianco» vengono alimentate da decenni e negli ultimi anni hanno raggiunto un livello micidiale di diffusione. All’inizio erano presenti soltanto nelle università, poi ne sono strisciate fuori e hanno invaso i media, l’industria dell’intrattenimento, i social network, le strutture pubbliche. E si potrebbe pensare che queste storture siano soltanto statunitensi e anglosassoni, ma non è esattamente così. È certamente vero che in Italia il fenomeno woke non ha attecchito come altrove. Ma comunque è arrivato e si è saldato con la già nota e antica pretesa di superiorità morale e antropologica della sinistra, oltre che all’atavica ossessione per il «fascismo eterno». In più, negli ambienti accademici e a livello mediatico, anche le temibili teorie critiche della razza si manifestano da un po’ e contagiano anche il discorso progressista dominante sui social network.
Un piccolo ma efficace esempio lo offre in questi giorni la prestigiosa Fondazione Feltrinelli, tempietto della cultura progressista, tramite la newsletter Pubblico, una rivista online che ospita interventi di intellettuali anche molto noti. L’ultimo numero è dedicato proprio al razzismo e l’editoriale sul tema è affidato a Djarah Kan, scrittrice italo-ghanese, nata in Italia e cresciuta a Castel Volturno (terra nota per le tensioni feroci anche a sfondo etnico). Ebbene, la tesi dell’autrice in questione è che «siamo ancora razzisti». Lo siamo noi italiani, e lo dimostra il fatto che a Taranto è stato ucciso da un gruppo di adolescenti italiani l’operaio agricolo straniero Bakary Sako. Chiaro: in questo caso non valgono le spiegazioni sociologiche sul disagio, l’adolescenza problematica e il malessere sociale. Qui è chiaramente razzismo, perché appunto gli aggressori sono bianchi. E va bene. Il problema vero sorge quando la Kan si mette a parlare di Salim El Koudry, lo stragista di Modena. «L’aggressore è italiano ma le sue origini contano - forse - più delle sue azioni scellerate», spiega la scrittrice. «L’idea che uno “straniero” commetta crimini esiste già a monte. Ha solo bisogno di scendere a valle, tra la rabbia della gente che vede nella presenza degli stranieri la principale minaccia alla sicurezza pubblica». La responsabilità dell’omicidio di Taranto di chi è? Forse di un gruppo di giovani criminali razzisti? No, di tutta la destra, di tutti gli italiani. Quell’atto omicida deriva «da anni di dichiarazioni pubbliche in cui si è parlato liberamente di bombardare i barconi, di affondarli con il loro carico umano ancora a bordo, di disfarsi di persone ridotte allo stato di “risorse”, di sostituzione etnica e invasioni. [...] Quelle parole, in qualche modo, hanno contribuito a creare un clima. E che quel clima ha lasciato tracce ben oltre i confini del dibattito politico». A parte che a definire gli immigrati risorse non è certo stata la destra, è curioso notare come la responsabilità di un omicidio venga attribuita al contesto soltanto se serve a dimostrare la crudeltà degli italiani bianchi. Sul caso di Modena, ovviamente, il contesto non si può richiamare. Il problema è uno e uno soltanto: la pelle bianca. «Il razzismo, a oggi, è uno dei più efficaci strumenti di controllo dell’opinione pubblica», dice Kan. «Chi lo interiorizza si sente sveglio, lucido, emancipato. Non percepisce di stare obbedendo a una narrazione costruita da altri. Percepisce di stare seguendo il proprio istinto, il proprio buon senso, la propria lettura onesta di una realtà scevra da buonismi e ipocrisie. La bianchezza è il contenitore dentro cui tutto questo prende forma: l’identità che giustifica la paura, che trasforma il pregiudizio in appartenenza, che fa sentire chi odia come se stesse difendendo qualcosa, lavora dentro le viscere di chi ha sempre considerato la propria bianchezza come un fatto dato, naturale, e non politico».
Ed eccoci finalmente al nodo centrale: la bianchezza. Causa di ogni male, ricettacolo di ogni orrore. Gli stranieri che commettono omicidi, stupri e reati non contano: anzi anche loro sono vittime in qualche modo del razzismo sistemico. Si comincia così, dalla critica della bianchezza. E si finisce a lasciare morire un ragazzo bianco che sputa sangue proprio perché, in quanto bianco, è da considerarsi esponente del male assoluto.
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Ingredienti – 450 gr di ciliegie denocciolate (considerate circa 6 etti), 110 grammi di farina 00, 75 gr di fecola di patate, 90 gr di burro fuso, 1 bacca di vaniglia, 1 arancia non trattata, 170 gr di zucchero semolato, 3 uova di generose dimensioni, mezza bustina di lievito per dolci, un cucchiaino di sale.
Procedimento – Per prima cosa lavate e poi dividete a metà le ciliegie una ad una privandole del nocciolo. Qui ci vuole un po’ di pazienza! Ora nella planetaria o se volete in una ciotola molto capiente sbattete a bianco le uova con lo zucchero di cui terrete da parte un paio di cucchiai. Setacciate le polveri (farina, fecola, lievito) e miscelatele. Quando le uova sono ben montate aggiungete le polveri, la bacca di vaniglia che avrete diviso per la lunghezza estraendone polpa e semi che sono quelli che danno l’aroma e vanno aggiunti all’impasto, e alla fine fate cadere sempre girando nell’impasto a filo il burro fuso. Ora in una tortiera a cerniera mettete sul fondo facendolo risalire sui bordi un disco di carta forno. Polverizzate di zucchero. Sistemate con la calotta rivolta verso il basso le ciliegie sul fondo della tortiera in modo da ricoprirlo come fosse un mosaico. Il resto delle ciliegie versatelo nell’impasto, amalgamate bene aggiungendo la buccia dell’arancia grattugiata. Ora fate cadere delicatamente l’impasto nella tortiera e passate in forno pre-riscaldato a circa 190 gradi per 40/45 minuti. Sfornate e rigirate la torna in modo che si vedano le ciliegie he avevamo messo sul fondo. Se volete il massimo della golosità servite la torta che farete intiepidire con una pallina di gelato alla vaniglia.
Come far divertire i bambini – Fate sistemare a loro le ciliegie sul fondo della tortiera, se sono grandicelli dite loro di aiutarvi a denocciolare i frutti.
Abbinamento – Per competenza geografica visto che la Puglia e l’Emilia-Romagna hanno ciliegie favolose abbiamo scelto il raro Moscato di Trani o l’Albana passita.
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Il re di Spagna Felipe VI, la regina Letizia, la principessa Leonor e la principessa Sofia accolgono Papa Leone XIV al Palazzo Reale di Madrid (Ansa)
Il pontefice americano, come riportato dal giornale iberico El País, ha scandito: «Lì non c’è una guerra giusta. Il problema è che la teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati; non contemplava nemmeno le armi e la capacità di distruzione di cui dispone l’essere umano al giorno d’oggi».
Criticato più volte nelle scorse settimane dal presidente Donald Trump e da Vance, che forse si aspettavano da lui, in quanto anch’egli cittadino americano, almeno un tacito assenso all’offensiva contro Teheran, il Santo Padre non indietreggia, né china il capo di fronte «all’imperatore», evocando lo spettro di un’antica contrapposizione tradizionale nella storia della cristianità. Appena arrivato nella capitale spagnola, accolto dal re Felipe VI, dalla regina Letizia, dal premier Pedro Sánchez e da vari ministri del governo, ha non a caso lodato la posizione ufficiale della Spagna, contraria al conflitto nel Golfo Persico: «Esprimo il mio apprezzamento alla Spagna per la fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli». Allo stesso modo, ha anche espresso la speranza per negoziati di pace fra Russia e Ucraina e assicurato che la Chiesa cattolica monitora la situazione in Libano.
Prevost, dapprima ospite a Palazzo reale, ha avuto un colloquio privato con il sovrano nel Salón de los espejos, per poi incontrare le altre autorità e il corpo diplomatico nel Salón de columnas. La visita pontificia avviene in un contesto particolare, con un governo di sinistra che su molti temi ha visioni diverse da quelle della Chiesa, mentre il clero spagnolo ha recentemente fatto i conti con uno scandalo legato a prelati pedofili. Il tutto in una nazione, la Spagna, per secoli campione del mondo cattolico anche in fatto di espansione nelle Americhe, ma che negli ultimi 150 anni ha subito spesso spaccature politico-sociali per l’avvento di correnti anticlericali e progressiste.
Basti ricordare la guerra civile del 1936-1939, con la contrapposizione feroce tra «rossi» e «franchisti», per non parlare delle precedenti rivoluzioni. Re Felipe ha assicurato al Papa: «La fede cattolica è radicata nel nostro Paese e senza di essa la nostra storia e la nostra cultura non si comprenderebbero. I casi di abuso nella Chiesa non sono rappresentativi, né possono essere rappresentativi, della vasta comunità ecclesiale». Prevost gli ha ribattuto che la pedofilia «è una ferita ancora aperta» e che nel corso della visita «incontrerò alcune vittime dei sacerdoti pedofili». Il pontefice aveva già anticipato che fra gli scopi della sua visita in Spagna ci sono «evangelizzazione e riconciliazione», riferimento alle contrapposizioni interne al Paese. Prima di lui, bisogna risalire indietro di 15 anni, al 2011, con l’arrivo di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della gioventù, per l’ultima visita papale. Fra gli impegni previsti, Prevost terrà un discorso al Parlamento di Madrid, primo Papa in assoluto, e inaugurerà la Torre di Gesù Cristo, la più alta della Sagrada Familia di Barcellona, il 10 giugno, nel centesimo anniversario della morte dell’architetto Antoni Gaudí che progettò il tempio.
Farà tappa anche alle Canarie, incontrando un gruppo di migranti al molo di Arguineguín, nell’isola di Gran Canaria, detto «molo della vergogna». Il premier socialista Sánchez ha auspicato che la visita «serva a continuare a costruire ponti di dialogo, comprensione e speranza». Ma non sono mancate le polemiche politiche, legate alle indagini per corruzione su molti esponenti del Partito socialista spagnolo, fra cui l’ex-premier José Zapatero. Il presidente del partito di destra Vox, Santiago Abascal, non ha usato mezze misure: «È abbastanza vergognoso dover ricevere Leone XIV con un governo che sguazza nella corruzione e mafia. Ed è grottesco come P.S. (Pedro Sánchez, ndr) tenti di ripulirsi, mentendo, e nascondendosi dietro la visita». Più cauto il commento del leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo: «Il mondo e la Spagna di oggi hanno bisogno di punti di riferimento morali e il Papa è uno di questi. La sua voce non grida nel deserto: viene ascoltata e infonde speranza». Lasciato il Palazzo reale, Leone XIV è poi sfilato con la Papamobile per Madrid, attorniato da 130.000 persone, facendo fermare il veicolo per benedire un bambino e arrivando infine al Centro di informazione e accoglienza Cedia 24 Horas, che aiuta i senzatetto. Spazio anche per una confessione sportiva. Leone XIV tiferà Usa ai Mondiali e, stuzzicato in aereo dalla cronista iberica sull’eterna contesa tra Real e Barcellona, se l’è cavata così: «Il Papa è per tutte le squadre, ma Prevost è del Real Madrid».
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Il monumento dedicato a Stepan Bandera a Leopoli (Ansa)
Come riportato da Euronews, «l’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) fu una formazione armata attiva tra il 1942 e il 1949». «La Polonia», ha specificato la testata, «ritiene che l’Upa sia responsabile del genocidio della popolazione polacca in Volinia e Galizia orientale tra il 1943 e il 1945. Secondo le stime dell’Istituto per la memoria nazionale e degli storici polacchi, tra i 100.000 e i 120.000 polacchi furono uccisi in operazioni legate all’Upa». L’Ucraina, dal canto suo, ha sovente rifiutato la definizione polacca di «genocidio», considerando in gran parte l’Upa come una forza che si è opposta sia al Terzo Reich sia, dopo essersi de facto alleata con quest’ultimo nel 1944, all’Urss.
«Polonia e Ucraina sono partner in materia di sicurezza. Ma quando si tratta di storia, dobbiamo dirci la verità», ha dichiarato freddamente Kosiniak-Kamysz dopo l’incontro di ieri con Budanov. «Oggi, durante un incontro con il generale Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio del presidente Zelensky, ho espresso chiaramente le aspettative della Polonia riguardo alla decisione di intitolare una delle unità militari all’Upa. La memoria delle vittime della Volinia non è negoziabile. Ci sono dei limiti che non devono essere oltrepassati», ha proseguito. Del resto, dopo che Zelensky aveva deciso di celebrare la memoria dell’Upa, il presidente polacco, Karol Nawrocki, aveva annunciato che avrebbe chiesto di revocare al leader ucraino l’Ordine dell’Aquila Bianca: un’onorificenza che Zelensky aveva ricevuto, nel 2023, dal predecessore dello stesso Nawrocki, Andrzej Duda.
D’altronde, a creare scalpore, sempre a fine maggio, è stata anche la cerimonia, presieduta dal presidente ucraino, per il rientro delle spoglie di Andriy Melnyk, che fu uno dei leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini: una realtà i cui membri, secondo Le Monde, «collaborarono con la Germania nazista e presero parte all’Olocausto». La decisione di Zelensky ha irritato Israele, tanto che il ministero degli Esteri dello Stato ebraico dichiarò che «non c’è posto per ignorare la verità storica e la memoria delle vittime assassinate dai nazisti e dai loro collaboratori». Circola inoltre da tempo anche l’indiscrezione, secondo cui il governo ucraino punterebbe a riportare in patria la salma del leader nazionalista Stepan Bandera, attualmente situata a Monaco, per collocarla in un pantheon a Kiev. Tuttavia, parlando con Polskie Radio il 28 maggio, il capo dell’Istituto ucraino per la memoria nazionale, Oleksandr Alfiorov, ha, almeno per ora, smentito questa intenzione. «Per quanto ne so, la famiglia ritiene che i resti di Bandera non debbano essere spostati durante la guerra», ha detto, pur non escludendo la possibilità di una traslazione in futuro.
Zelensky sta celebrando questo controverso passato per rilanciare lo spirito antisovietico nel mezzo della guerra di Kiev contro Mosca. Inoltre, sempre secondo Le Monde, questo tipo di linea certificherebbe un crescente peso politico dell’Ucraina occidentale oltre che di «alcuni comandanti di spicco in prima linea». Il punto è che, sul piano diplomatico, il presidente ucraino rischia seriamente l’effetto boomerang. Al netto dei problemi sulla questione agricola, Varsavia è sempre stata uno dei principali alleati di Kiev contro Mosca: una posizione, quella polacca, che punta strategicamente a indebolire il più possibile la Russia. La questione dell’Upa potrebbe tuttavia creare delle tensioni difficilmente sanabili tra Ucraina e Polonia. Il che potrebbe indebolire la posizione di Kiev in vista di eventuali negoziati con Mosca. Non solo. A rischio potrebbe esserci anche il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea: percorso che potrebbe essere ulteriormente complicato dalle fibrillazioni tra Zelensky e Varsavia.
Un discorso analogo vale per Israele. Già a fine aprile, l’Ucraina aveva accusato lo Stato ebraico di ricevere dalla Russia grano ucraino rubato. Le tensioni su Melnyk potrebbero quindi finire con lo spingere Gerusalemme più vicino alla Russia, indebolendo l’influenza di Kiev in un’area strategica come quella mediorientale. Del resto, a fine marzo, Zelensky affermò, non senza disappunto, che Benjamin Netanyahu intendeva «mantenere un equilibrio tra Russia e Ucraina». Insomma, le tensioni con Polonia e Israele potrebbero ridurre significativamente i margini di manovra del presidente ucraino davanti a un Vladimir Putin che sta, a sua volta, attraversando delle difficoltà sul fronte bellico.
Nel frattempo, Emmanuel Macron ha annunciato un nuovo vertice dei volenterosi a Parigi per luglio. «Con Regno Unito e Germania siamo in stretto coordinamento. Ci incontreremo con il presidente Zelensky tra qualche giorno. E stiamo organizzando il sostegno nell’ambito della coalizione dei volenterosi, per strutturarlo. A tal proposito, ho invitato tutti i contributori alla coalizione dei volontari a venire a Parigi il 13 e 14 luglio prossimi per la nostra festa nazionale del 14 luglio e per tenere una riunione strutturata di questa coalizione», ha dichiarato. In tutto questo, ieri mattina, Kiev ha lanciato attacchi di droni contro raffinerie e installazioni militari russe.
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