
Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore ungherese presso la Santa Sede: «È una forza antagonista che vuole influenzare le politiche nazionali. Siamo europeisti per vocazione, ma crediamo in una Ue rispettosa dell'autonomia dei singoli Stati».Sino a pochi anni orsono l'Ungheria era un paese per noi troppo lontano. La catastrofe comunista era riuscita quasi a cancellarlo dalla memoria di buona parte dell'Europa, nonostante tutti avessero conoscenza di un'epoca in cui era esistito un glorioso «Impero austroungarico». Chi è nato all'epoca della Guerra Fredda forse ricorda almeno l'eroica resistenza del cardinale magiaro József Mindszenty, vittima dei comunisti, ma anche di altri uomini di Chiesa incapaci di comprendere appieno la profonda nequizia del comunismo. Da ormai diversi anni, però, l'Ungheria è un paese di cui si parla sempre più spesso, per il suo ruolo all'interno dell'Unione Europea e per la leadership forte e discussa del suo primo ministro, Viktor Orban: un uomo che, al pari di altri politici dell'est Europa, come il polacco Andrzej Duda, da una parte auspica un'Unione europea meno tecnocratica e sovietica, dall'altra concepisce la rinascita del proprio paese anche come riaffermazione della sua identità cristiana.Per questo ascoltare l'ambasciatore d'Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg-Lothringen, con un cognome così suggestivo e gravido di risonanze storiche, è quasi un dovere: aiuta a comprendere una visione del mondo che non solo non è più possibile marginalizzare e demonizzare, ma che forse è anche il segreto per ricucire il nostro passato europeo con il nostro futuro. In Italia si parla molto di Orbán, ma l'informazione è piuttosto manichea. Perché gli ungheresi lo hanno votato e rivotato?«La terza ampia vittoria consecutiva dell'alleanza dei partiti Fidesz e Kdnp (democristiani) è dovuto a diversi fattori. Prima di tutto perché il Fidesz-Kdnp ha saputo proporre una visione positiva per il presente ed il futuro del Paese. Una visione di matrice democristiana e moderata nella quale la maggioranza degli ungheresi si riconosce. Le forze della sinistra liberale, prima del 2010 hanno portato il Paese in una situazione drammatica, poi, dal 2010 sono stati incapaci di esprimere un'alternativa credibile. Così pure l'estrema destra che negli anni passati è divenuta la principale forza di opposizione».Si dice che Orbán sia un politico autoritario e populista.«Viktor Orbán è un leader eletto democraticamente e a stragrande maggioranza, con una carriera politica eccezionale. È da decenni, infatti, che si impegna per la sua patria, con otto elezioni democratiche alle spalle, delle quali quattro perse e quattro vinte. Non so di altri politici europei che abbiano un simile risultato».I Paesi dell'Est hanno un legame forte con la loro storia recente: qual è il rapporto dell'Ungheria con il suo passato novecentesco?«Mi permetta di osservare che quello di Paesi dell'Est è un termine dell'epoca della guerra fredda. Il suo riaffiorare negli ultimi anni può essere segno che la “cortina di ferro" forse non è del tutto sparita nella mentalità di molti. I Paesi della nostra regione si riconoscono come parte orientale dell'Europa centrale, non solo geograficamente ma anche per cultura e tradizioni. Il XX secolo ha provato duramente gli ungheresi: basti pensare alla grande guerra e al successivo smembramento del Paese e della nazione con il trattato del Trianon, e poi alle dittature nazista e comunista. Si tratta di eventi storici i cui effetti si sentono tuttora nella vita quotidiana. Il preambolo della legge fondamentale ungherese riassume il nostro recente passato rilevando che l'autodeterminazione statale fu persa il 19 marzo 1944 e riacquistata solo il 2 maggio 1990, mentre in quei decenni di occupazione straniera la costituzione storica dell'Ungheria fu sospesa. Essa proclama, infine, che dopo i decenni di “decadenza morale" il Paese ha “inevitabilmente bisogno di un rinnovamento spirituale e morale". La legge sulla coesione nazionale del 2010 dichiara che, nonostante tutto, la nazione ungherese si sente unita al di sopra dei confini e che la soluzione ai problemi della regione può essere trovata solo nella collaborazione tra Paesi sovrani, rispettosi gli uni degli altri nonché della libertà delle persone e delle loro varie comunità».Come viene percepita dai cittadini ungheresi l'Unione europea?«Oggi oltre il 60% dei cittadini ungheresi ritiene positiva l'essere membri dell'Ue. In generale l'Europa è stata da sempre vista come quella comunità alla quale apparteniamo per natura e per vocazione. Il governo ungherese è molto favorevole all'integrazione europea. Gli eventuali disaccordi riguardano il modo di fare l'Europa: noi crediamo in un'Unione rispettosa dell'identità e dell'autonomia delle singole nazioni. Concordando con quanto detto recentemente da papa Francesco ai vescovi ungheresi: l'Ue deve essere non una sfera ma un poliedro».Perché George Soros è per alcuni un «filantropo» e per voi ungheresi un nemico del Paese?«Nel caso di Soros si tratta di un attore non statale in grado di influenzare le politiche nazionali poiché possiede tre cose. Prima di tutto consistenti risorse finanziarie, poi un'agenda che intende realizzare e, infine, una concezione del mondo che, nel nostro caso, non coincide con quella del governo eletto dal popolo ungherese. Non ha, per contro, una cosa essenziale: legittimità democratica. Penso che siano questi fattori a indurre il governo ungherese a trattarlo essenzialmente come una forza politica antagonista».Che ruolo ha la fede religiosa oggi in Ungheria?«L'Ungheria deve affrontare gli stessi problemi delle società secolarizzate del resto dell'Europa. Abbiamo però un'esperienza storica per cui il mantenimento della nostra identità nazionale è in gran parte dovuta al cristianesimo. Non si tratta di imporre un credo religioso a nessuno ma di essere coscienti che - secondo le parole del primo ministro Orbán - “noi europei viviamo in una civiltà ordinata secondo gli insegnamenti di Cristo". Questo significa che “è la cultura cristiana a guidarci tra le contraddizioni della vita, a determinare il nostro modo di pensare sulla giustizia e sull'ingiustizia, sul rapporto tra uomo e donna, sulla famiglia, sul successo, sul lavoro e sull'onore". Vuole anche dire che “la nostra cultura è la cultura della vita. Il nostro punto di partenza, l'alfa e l'omega della nostra filosofia di vita è il valore della vita, la dignità di ogni persona ricevuta da Dio". Non a caso la nostra legge fondamentale prescrive allo Stato l'obbligo di collaborare con le chiese “per fini di utilità collettiva" e di difendere l'identità cristiana del Paese».
Guido Crosetto (Cristian Castelnuovo)
Il ministro della Difesa interviene all’evento organizzato dalla «Verità» dedicato al tema della sicurezza con i vertici del comparto. Roberto Cingolani (Leonardo) e Nunzia Ciardi (Acn): bisogna prevenire le minacce con l’Ia.
Mai, come nel periodo storico nel quale stiamo vivendo, il mondo è stato più insicuro. Attualmente ci sono 61 conflitti armati attivi, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, che coinvolgono oltre 92 Paesi. Ieri, a Roma, La Verità ha organizzato un evento dal titolo «Sicurezza, Difesa, Infrastrutture intelligenti», che ha analizzato punto per punto i temi caldi della questione con esponenti di spicco quali il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore della Verità, Maurizio Belpietro.
Donald trump e Viktor Orbán (Ansa)
Il premier ungherese è stato ricevuto a pranzo dall’inquilino della Casa Bianca. In agenda anche petrolio russo e guerra in Ucraina. Mosca contro l’Ue sui visti.
Ieri Viktor Orbán è stato ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump, che ha definito il premier ungherese «un grande leader». Di più: tessendo le sue lodi, il tycoon ci ha tenuto a sottolineare che «sull’immigrazione l’Europa ha fatto errori enormi, mentre Orbán non li ha fatti». Durante la visita, in particolare, è stato firmato un nuovo accordo di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Ungheria, destinato a rafforzare i legami energetici e tecnologici fra i due Paesi. In proposito, il ministro degli Esteri magiaro, Péter Szijjártó, ha sottolineato che la partnership con Washington non preclude il diritto di Budapest a mantenere rapporti con Mosca sul piano energetico. «Considerata la nostra realtà geografica, mantenere la possibilità di acquistare energia dalla Russia senza sanzioni o restrizioni legali è essenziale per la sicurezza energetica dell’Ungheria», ha dichiarato il ministro.
Bivacco di immigrati in Francia. Nel riquadro, Jean Eudes Gannat (Getty Images)
Inquietante caso di censura: prelevato dalla polizia per un video TikTok il figlio di un collaboratore storico di Jean-Marie Le Pen, Gannat. Intanto i media invitano la Sweeney a chiedere perdono per lo spot dei jeans.
Sarà pure che, come sostengono in molti, il wokismo è morto e il politicamente corretto ha subito qualche battuta d’arresto. Ma sembra proprio che la nefasta influenza da essi esercitata per anni sulla cultura occidentale abbia prodotto conseguenze pesanti e durature. Lo testimoniano due recentissimi casi di diversa portata ma di analoga origine. Il primo e più inquietante è quello che coinvolge Jean Eudes Gannat, trentunenne attivista e giornalista destrorso francese, figlio di Pascal Gannat, storico collaboratore di Jean-Marie Le Pen. Giovedì sera, Gannat è stato preso in custodia dalla polizia e trattenuto fino a ieri mattina, il tutto a causa di un video pubblicato su TikTok.
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il ministro fa cadere l’illusione dei «soldi a pioggia» da Bruxelles: «Questi prestiti non sono gratis». Il Mef avrebbe potuto fare meglio, ma abbiamo voluto legarci a un mostro burocratico che ci ha limitato.
«Questi prestiti non sono gratis, costano in questo momento […] poco sopra il 3%». Finalmente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fa luce, seppure parzialmente, sul grande mistero del costo dei prestiti che la Commissione ha erogato alla Repubblica italiana per finanziare il Pnrr. Su un totale inizialmente accordato di 122,6 miliardi, ad oggi abbiamo incassato complessivamente 104,6 miliardi erogati in sette rate a partire dall’aprile 2022. L’ottava rata potrebbe essere incassata entro fine anno, portando così a 118 miliardi il totale del prestito. La parte residua è legata agli obiettivi ed ai traguardi della nona e decima rata e dovrà essere richiesta entro il 31 agosto 2026.






