Ecco #DimmiLaVerità del 20 aprile 2026. Il deputato di Fdi Silvio Giovine ci parla dei finanziamenti di George Soros a esponenti di sinistra.
George Soros (Ansa)
Un procuratore Usa annuncia che la Open Society del «filantropo» potrebbe venire equiparata a un gruppo terroristico e messa fuori legge. Trump aveva contestato al magnate di sostenere la violenza politica.
In Italia ha finanziato con un milione e mezzo di euro +Europa, il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi, che ha rivendicato l’appoggio economico di George Soros perché «sostiene in modo trasparente battaglie liberali sui diritti delle minoranze, sulla libertà di stampa, sui diritti civili e sull’antiproibizionismo». In America, però, l’impero filantropico del finanziere e attivista politico ungherese naturalizzato statunitense, la Open Society Foundations (Osf), noto per il suo massiccio impegno nelle cause liberal e progressiste, potrebbe diventare fuorilegge.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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George Soros e Howard Rubin (Getty Images)
Il finanziere Howard Rubin è accusato di traffico sessuale. Le vittime, adescate insieme alla sua assistente, sono state sottoposte a pratiche sadomaso estreme.
Inizia a stringersi il cerchio attorno al network di George Soros? Venerdì, gli agenti federali hanno arrestato un finanziere a lui legato, Howard Rubin, con l’accusa di traffico sessuale: in particolare, avrebbe adescato in passato decine di donne, che, nell’ambito di pratiche sadomaso estreme, avrebbe picchiato e sottoposto a scariche elettriche sui genitali contro la loro volontà. A essere accusata è stata anche l’assistente personale di Rubin, Jennifer Powers: entrambi rischiano fino a 15 anni di carcere. Tutto questo, mentre gli atti criminosi sarebbero stati perpetrati tra il 2009 e il 2019.
Stando agli inquirenti, alle vittime venivano spesso somministrate droghe e Valium, affinché rimanessero stordite durante gli incontri sessuali: vittime che gli imputati avrebbero a loro volta deriso in vari scambi di messaggi. «Non mi interessa se lei urla», avrebbe scritto Rubin in uno di questi messaggi, accompagnando il testo con una faccina che ride. «Gli imputati hanno utilizzato la ricchezza di Rubin per ingannare e reclutare donne con lo scopo di compiere atti sessuali a pagamento, durante i quali Rubin ha poi torturato le donne senza il loro consenso, causando loro dolore fisico e/o psicologico duraturo, in alcuni casi lesioni fisiche», ha dichiarato il procuratore federale,Joseph Nocella. Va senza dubbio detto che Soros non risulta direttamente implicato nelle accuse a Rubin. Va però altrettanto sottolineato come, secondo il New York Post, lo stesso Rubin, che si è dichiarato non colpevole, sia stato portfolio manager presso la Soros fund management tra il 2008 e il 2015.
Non è al momento chiaro se l’arresto di venerdì sia collegato allo scontro in atto tra Donald Trump e Soros. Quel che è certo è che il presidente americano punta a una resa dei conti con il suo arcinemico. «George Soros e il suo meraviglioso figlio di sinistra radicale dovrebbero essere accusati ai sensi del Rico Act per il loro sostegno alle proteste violente e a molto altro, in tutti gli Stati Uniti d’America», dichiarò a fine agosto su Truth il presidente americano, riferendosi alla legge finalizzata a contrastare il racket. Non solo. Giovedì scorso, il New York Times ha riportato che la viceprocuratrice generale degli Stati Uniti, Todd Blanche, avrebbe inviato una direttiva a vari procuratori federali, affinché inizino a prendere in considerazione la formulazione di varie accuse alla Open Society foundation: accuse che andrebbero dalla frode al racket, passando per il sostegno al terrorismo. In particolare, la direttiva citava un rapporto della no profit conservatrice Capital Research Center, secondo cui il network di Soros avrebbe speso 80 milioni di dollari per finanziare «gruppi legati al terrorismo o alla violenza estremista».
«Le prove sono schiaccianti: la Open Society ha inviato milioni di dollari a organizzazioni con sede negli Stati Uniti che si impegnano in “azioni dirette” che l’Fbi definisce terrorismo interno», si legge nella presentazione del rapporto, che prosegue: «Tra questi gruppi figurano il Center for Third World organizing e il suo partner militante Ruckus society, che hanno addestrato attivisti alla distruzione di proprietà e al sabotaggio durante le rivolte del 2020, e il Sunrise movement, che ha sostenuto la campagna Stop cop city, legata agli Antifa, in cui gli attivisti devono attualmente affrontare oltre 40 accuse di terrorismo interno e 60 incriminazioni per racket». «Open society ha convogliato oltre 2,3 milioni di dollari ad Al-Haq, un’organizzazione non governativa (Ong) con sede in Cisgiordania e a lungo accusata di legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), che l’Unione Europea e gli Stati Uniti designano come organizzazione terroristica straniera», recita ancora la presentazione del rapporto, secondo cui il network del finanziere avrebbe anche «versato 18 milioni di dollari al Movement for Black Lives».
«Queste accuse sono attacchi politicamente motivati alla società civile, volti a mettere a tacere le opinioni con cui l’amministrazione non è d’accordo e a minare il diritto alla libertà di parola sancito dal Primo emendamento», ha replicato, dal canto suo, la Open Society foundation, commentando la mossa del dipartimento di Giustizia.
Il braccio di ferro tra Trump e Soros sta, insomma, aumentando d’intensità. Come abbiamo visto, il presidente americano ritiene che dietro le proteste del mondo progressista e, in particolare, degli Antifa ci sia lo zampino del finanziere. È quindi anche in questo senso che, lunedì scorso, l’inquilino della Casa Bianca ha firmato un decreto con cui ha formalmente designato proprio gli Antifa come «organizzazione terroristica interna», ordinando delle «azioni investigative e penali» su chi finanzia le loro «operazioni». Più in generale, l’inimicizia politica tra Trump e Soros non è una novità: quest’ultimo ha infatti sostenuto tutti gli avversari elettorali dell’attuale presidente americano. Ha versato milioni di dollari a favore di Hillary Clinton nel 2016 e di Joe Biden nel 2020: quello stesso Biden che, a gennaio scorso, ha insignito il finanziere liberal della Medaglia presidenziale della libertà. L’anno scorso,Soros si schierò inoltre a sostegno di Kamala Harris. Senza poi trascurare che, negli ultimi dieci anni, ha anche spesso finanziato le campagne elettorali di procuratori distrettuali progressisti. Trump vede, insomma, nel network di Soros un architrave di quella egemonia politico-culturale liberal che punta a smantellare.
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(Ansa)
Il miliardario smentisce con i fatti le sue campagne ecologiste.
George Soros predica la salvezza del pianeta, ma investe nello scisto: l’ipocrisia di chi parla di transizione green e nel frattempo investe nell’inquinamento
Il miliardario e filantropo noto per le sue battaglie a favore dei diritti umani, della democrazia e della giustizia sociale, si è da sempre presentato come uno dei principali sostenitori della lotta contro il cambiamento climatico. Con la sua organizzazione, la Open society foundations, Soros ha lanciato numerose iniziative a favore della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra e della transizione verso un’energia più pulita.
Attraverso le Ong di cui è finanziatore e animatore bacchetta l’Europa per i ritardi nella transizione verde, ma nonostante il suo impegno pubblico per salvare il pianeta, Soros non sembra avere alcun problema a investire nell’estrazione di petrolio dallo scisto. Il suo family office ha investito 30 milioni in società del settore, tra cui la Magnolia oil & gas corp. e la Hess midstream lp, due colossi che operano proprio nel cuore della frenetica corsa allo sfruttamento delle risorse di scisto negli Stati Uniti.
La produzione di petrolio da scisto è stata definita una delle forme più dannose di estrazione fossile, a causa del suo impatto ambientale Non solo la fratturazione idraulica (fracking) utilizzata per estrarre il petrolio ha un impatto diretto sul paesaggio e sulle risorse idriche, ma contribuisce anche a un inquinamento atmosferico che peggiora il cambiamento climatico. Le emissioni di metano, un gas serra estremamente potente, sono un problema particolarmente grave legato a queste attività. Nonostante questo, Soros continua a dirigere parte delle sue enormi ricchezze verso un settore che mette a rischio il futuro del pianeta.
È difficile non vedere la contraddizione tra il messaggio e l’azione. Se davvero fosse convinto della necessità di fermare il riscaldamento globale, come giustificare investimenti in una delle industrie che contribuiscono in modo significativo alla crisi climatica? Da una parte spinge l’Unione europea e gli Stati Uniti verso politiche più verdi e sostenibili. Dall’altra l’uomo d’affari tradisce le stesse battaglie che sostiene pubblicamente.
Lo scisto è un carburante fossile altamente inquinante, ed è stato responsabile della crescita di un nuovo boom energetico che ha portato gli Stati Uniti a diventare il più grande produttore di petrolio al mondo. Ma questa rivoluzione energetica ha avuto un costo altissimo per l'ambiente. Decine di migliaia di pozzi di scisto sono stati trivellati in vaste aree, con conseguenze devastanti per le terre agricole e le risorse idriche. Il fracking, inoltre, è noto per aver causato danni alla salute umana e all’ambiente, con pozzi che perdono e inquinano le falde acquifere, provocando anche terremoti in alcune aree.
Eppure, Soros sembra continuare a scommettere su un futuro basato su risorse fossili, dimostrando quanto siano vuote e contraddittorie le sue dichiarazioni di impegno per il clima. La crescente influenza dei family office, come quello di Soros, sul settore energetico ha suscitato preoccupazioni tra gli ambientalisti, che vedono in questo fenomeno una minaccia per gli sforzi globali di ridurre le emissioni di carbonio. Se i miliardari, che dovrebbero essere in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico, scelgono di sostenere un settore così dannoso, cosa accadrà agli sforzi globali per salvare il nostro pianeta? Impossibile rispondere.
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(Ansa)
Il «Mega» raduno dei Patrioti di Madrid tende la mano ad Afd. Vox le augura la vittoria. Salvini invoca «meno Ue, più libertà» Poi sferza i centristi: «Dovete scegliere tra Soros e Musk». Replica piccata dei Popolari: «Siete contro i cittadini del continente».
«Meno Europa più libertà»: un Matteo Salvini in gran forma tiene banco alla convention dei Patrioti per l’Europa di Madrid, e sintetizza con estrema efficacia lo spirito del movimento «Mega», che sta per Make Europe Great Again, sigla coniata da Elon Musk per dare l’idea immediata della connessione tra il nuovo corso trumpiano e i movimenti di destra del Vecchio continente. Una convention che vede la presenza di 14 partiti politici in rappresentanza di 13 nazioni. Partiti di governo, partiti di massa, che a ogni elezione crescono. «Vogliono distruggere l’Europa», è l’accusa ripetuta dai politici e dai commentatori di sinistra, come se non fosse stata la stessa sinistra (con l’appoggio del Ppe) a trasformare la Commissione europea in una gigantesca fabbrica di bugie, follie (il fanatismo turbo green e le politiche di accoglienza indiscriminata), affari opachi (i lobbisti che spadroneggiano a Bruxelles), ricatti politici (ricordate le pressioni all’Italia per la ratifica del Mes), inefficienze e sprechi.
A Madrid i protagonisti, insieme a Salvini, sono il premier ungherese Viktor Orbán, la francese Marine Le Pen, l’olandese Geert Wilders, l’ex primo ministro ceco Andrej Babis, il leader spagnolo di Vox, Santiago Abascal, e i capi degli altri partiti che aderiscono al gruppo dei Patrioti: l’estone Martin Helme, la greca Afroditi Latinopoulou, il polacco Krzysztof Bosak, il portoghese André Ventura e il ceco Petr Macinka. Non ci sono ma è come se ci fossero i tedeschi di Alternative für Deutschland: il dato politico che emerge dalla convention è che il muro di demagogia che li ha tenuti fuori dall’«arco costituzionale» europeo è ormai crollato. Afd viene segnalato nei sondaggi in vista delle imminenti elezioni politiche in Germania intorno al 20%, al secondo posto dietro la Cdu-Csu del probabile cancelliere Friedrich Merz e davanti a ciò che resta della Spd di Olaf Scholz.
Lo stesso Merz due settimane fa ha sdoganato Afd votando insieme al partito guidato da Alice Weidel una mozione al Bundestag sul contrasto all’immigrazione. «La libertà di rappresentazione politica», dice chiaramente dal palco Abascal, «oggi è minacciata senza nessun pudore da sinistri commissari, da tutte le parti. Lo stiamo vedendo in Germania contro Alice Weidel, alla quale auguriamo la vittoria alle prossime elezioni». «Noi sosteniamo le forze patriottiche», sottolinea Salvini, «in Germania, in Francia, ovunque». Il vicepremier azzanna il Ppe: «È tempo che i popolari abbandonino ovunque le alleanze con i socialisti: è tempo», tuona Salvini, «che scelgano dove stare. Devono scegliere se stare con il passato di Soros o il futuro di Elon Musk». Una bella legnata, più che giustificata dall’ambiguità che continua a caratterizzare le politiche del Ppe, fulgido esempio di un partito che pur di stare al governo ovunque è capace di allearsi con chiunque.
Colpisce nel segno, Salvini, come dimostra la replica stizzita fatta trapelare dal partito di Ursula von der Leyen: «Il Partito popolare europeo», fanno sapere all’Ansa fonti del Ppe, «sostiene le politiche che mirano a migliorare il benessere dei cittadini europei e non quelle che vanno contro di esso, come quelle del signor Salvini o di Elon Musk». Ma arriva il contrattacco: «Milioni di posti di lavoro persi», sottolineano fonti dei Patrioti, «in cambio di milioni di clandestini entrati in Europa: ecco i brillanti risultati che le scelte sbagliate di Bruxelles, scelte caldeggiate e finanziate da Soros e compagni, hanno proposto in questi anni. Mentre il Ppe continua a malgovernare con socialisti e sinistre, i popoli europei scelgono sempre di più il cambiamento fondato su lavoro, sicurezza e libertà». Il Ppe in Italia è rappresentato da Forza Italia: «Con tutto il rispetto», sostiene il capogruppo di Fi alla Camera Paolo Barelli, «noi siamo eredi di tradizioni culturali e politiche ben più solide di quel che rappresentano Musk (al quale va la mia ammirazione) e Soros. Portiamo nel cuore il presidente Silvio Berlusconi, modernizzatore e liberale, illuminato d’eccezione dei nostri tempi». L’ammirazione per Musk messa tra parentesi nel comunicato di Barelli suscita tenerezza, ma del resto Fi deve barcamenarsi tra l’alleanza con la Lega e Fdi in Italia e quella con verdi e socialisti in Europa, quindi meglio tenersi buoni tutti, o almeno provarci. A proposito dei socialisti, Salvini attacca il cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Quel genio di Scholz, invece di salvare le fabbriche che chiudono», attacca il leader della Lega, «ha chiesto di voler mandare le truppe Nato in Groenlandia: spero che gli elettori tedeschi premino Scholz e gli diano un biglietto di sola andata in Groenlandia, povera Groenlandia. Trump ci ha dimostrato», argomenta Salvini, «che un nuovo mondo è possibile: non è l’Ue che legittima gli Stati ma sono gli Stati che legittimano l’Europa. Il burka non è Europa, il gender e il terrore islamico non sono Europa». «Il nostro amico Trump, il tornado Trump», sottolinea dal palco Orbán, «ha cambiato il mondo in appena un paio di settimane. Un’era è finita. Ieri per alcuni eravamo il passato, una follia, ora siamo il futuro. I burocrati di Bruxelles hanno distrutto l’Europa. Per colpa di Bruxelles diamo il nostro denaro all’Ucraina, a una guerra senza speranza. Per colpa di Bruxelles l’economia europea sta affondando, per colpa di Bruxelles l’Europa è invasa da migranti illegali. George Soros aveva annunciato: un milione di migranti deve essere autorizzato a entrare in Europa ogni anno. E voilà: negli ultimi nove anni», sottolinea Orbán, «nove milioni di migranti sono arrivati in Europa».
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