
Eva Millet, autrice bestseller spagnola racconta il fenomeno (pericoloso) degli «ipergenitori»: «Facciamo meno bimbi e tendiamo a caricarli di troppe aspettative. Così li roviniamo». Fai il test e scopri che genitore sei. !function(e,t,s,i){var n="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName("script")[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(i)&&(i=d+i),window[n]&&window[n].initialized)window[n].process&&window[n].process();else if(!e.getElementById(s)){var r=e.createElement("script");r.async=1,r.id=s,r.src=i,o.parentNode.insertBefore(r,o)}}(document,0,"infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); Eva Millet ha un curriculum giornalistico impressionante. Ha lavorato, in Inghilterra, per il Guardian e per la Bbc. Scrive regolarmente per uno dei maggiori giornali di Spagna (la sua terra) ovvero La Vanguardia, e con numerose altre riviste. Da qualche anno, però, è diventata un'autorità in un ambito un po' diverso: quello della pedagogia. Tiene incontri e conferenze nelle scuole, incontra i genitori, si confronta con gli insegnanti. E fornisce consigli estremamente preziosi, gli stessi che ha raccolto nel libro Felici e imperfetti. Come smettere di fare gli ipergenitori, ora finalmente pubblicato anche in Italia grazia a Longanesi. In sostanza, la Millet mette nero su bianco alcuni dei problemi che affliggono bambini e ragazzi dei nostri giorni. Guai che sono in gran parte (...) causati dalla presenza eccessiva ed ossessiva dei genitori. È quasi divertente - ma poi si rivela inquietante - scoprire le varie tipologie genitoriali che la studiosa spagnola elenca nel suo saggio. Ci sono i «genitori elicottero», che «si librano senza sosta sull'esistenza dei pargoli, sin dalla nascita». Ci sono i «genitori-rullo compressore» o «genitori spazzaneve», che «spianano la strada ai figli per evitare loro qualsiasi difficoltà». E poi i genitori autisti, quelli troppo protettivi. I «genitori panino», che «inseguono i figli per tutto il parco con la merenda in mano». Insomma, un bel catalogo di ansiosi (e ansiogeni). Persone che fanno parte della più ampia categoria degli «ipergenitori». Può spiegarci come nascono, questi ipergenitori? «Nascono per una questione puramente demografica. In Occidente abbiamo molti meno figli rispetto al passato, in Spagna siamo circa a 1.3 per coppia, mi pare che in Italia i dati siano simili. Inoltre, adesso i figli arrivano più tardi, significa che c'è tanto tempo a disposizione per pensare a come saranno questi bambini». E come saranno? «Devono essere perfetti, esattamente come li immaginiamo. Talvolta i figli sono un miracolo medico, nascono grazie alle nuove tecniche di procreazione. Insomma, oggi scarseggiano e quando ci sono diventano il riflesso delle nostre aspirazioni. Lo scrittore Carl Honorè (canadese, autore di «Genitori slow. Educare senza stress con la filosofia della lentezza», ndr) dice che oggi vogliamo la casa perfetta, la macchina perfetta, la vacanza perfetta. Dunque ci vogliono anche i figli perfetti. Sono un simbolo di status. È un tipo di mentalità (e di educazione dei bambini) che arriva dagli Stati Uniti. Ma mi sono resa conto che ha preso piede anche qui. Da quando ho avuto i miei due figli ho cominciato a notare il fenomeno. E mi sono detta: che cosa stiamo facendo? Siamo diventati pazzi?». Vediamo di spiegare le caratteristiche degli ipergenitori. «La prima è sicuramente l'attenzione eccessiva e ossessiva nei confronti dei figli. Il figlio è il re della famiglia. In qualche modo siamo passati dal culto degli antenati a quello dei discendenti. Una volta le case, credo anche in Italia, erano piene di fotografie dei nonni, oggi ci sono i figli dappertutto. È una ossessione». La seconda caratteristica? «Oggi si tende alla risoluzione sistematica dei problemi dei figli, per piccoli che siano. Si fa tutto per loro, perché si teme che possano traumatizzarsi. È una forma di iperprotezione: i genitori sono bodyguard. Nessuno può toccare i loro bambini, quando succede qualcosa è sempre colpa degli altri...». È un fenomeno che si verifica anche qui. Negli ultimi tempi, ad esempio, ci sono tanti casi di insegnanti che, a scuola, vengono addirittura picchiati dagli studenti o dai loro genitori. «Succede perché i figli hanno tutti i poteri, non è mai colpa loro. Io ho 50 anni, non sono anziana, ma già quando ero bambina io era tutto diverso. Se arrivavo a casa e raccontavo che un'insegnante mi aveva detto qualcosa, i miei genitori prima credevano all'insegnante. Invece adesso ha sempre ragione il figlio. Di nuovo, è un modello americano. Negli Usa magari i genitori non arrivano a picchiare gli insegnanti, ma accade spesso che gli facciano causa. Credo che sia importante trovare una via di mezzo: non hanno sempre ragione gli insegnanti, certo. Ma nemmeno i ragazzi sono sempre nel giusto. Per gli ipergenitori la scuola è un'altra ossessione. Pensano che la scuola si debba adattare al figlio». Sembra appunto che la scuola diventi una specie di agenzia di formazione, se fornisce strumenti utili alla competizione va bene, se no... «Va bene che ci sia collaborazione tra scuola e genitori. Ma se la collaborazione diventa intromissione, tutti soffrono: genitori, scuola e figli». Torniamo alle caratteristiche degli ipergenitori. «Un'altra caratteristica è l'ossessione per la stimolazione precoce. I bimbi oggi fanno tutto prima del tempo. Temiamo che altrimenti si perdano in questa sorta di corsa che è diventata l'infanzia. I ragazzi di oggi hanno agende piene, come se fossero ministri di un governo. Tutti i pomeriggi sono impegnati a fare cose: corsi di lingua, sport... Questa iperattività sta creando ragazzi che non hanno tempo di annoiarsi. Il momento di calma, di riflessione, il tempo in cui si pensa a che cosa fare nella vita non c'è più. L'ipergenitorialità, da questo punto di vista, è uno stress tremendo». E qui cominciamo a vedere gli effetti negativi dell'ipergenitorialità sui bambini. «I bimbi di oggi giocano meno. Il diritto al gioco, riconosciuto pure dall'Onu, non c'è più. In particolare sta sparendo il gioco all'aperto. Il gioco è la vita dei bambini». Altri effetti negativi? «Uno degli effetti di questa eccessiva protezione è che stiamo creando una generazione di ragazzi con tante paure. Non hanno imparato la resilienza. È un problema enorme perché la paura, se non si gestisce, diventa fobia, ansia. Negli Usa più del 60% degli adolescenti hanno episodi di ansia estrema. Qui in Spagna, stando a dati ufficiali usciti l'anno scorso, 1 adolescente su 6 calma la tensione prendendo benzodiazepine. Questo dice molto del modello di sovraprotezione che abbiamo descritto. Il fatto è che i ragazzi si sentono molto speciali per il semplice fatto di esistere, si sentono destinati a fare grandi cose. Ma allo stesso tempo sono incapaci di affrontare un ostacolo da soli». Negli Stati Uniti parlano di snowflake generation, generazione di fiocchi di neve. «Esatto. Una generazione che si turba di fronte alla minima cosa. Il modello ipergenitoriale si mette in campo con le migliori intenzioni, perché i genitori vogliono il meglio per i figli. Ma qualche volta il meglio consiste nel non dare tutto, nel consentire maggiore autonomia. Insomma, nel lasciare in pace i figli». E non pretendere che siano perfetti. «Quello che ho descritto è un modello molto frustrante. Si tende a pensare che i figli debbano essere geni per forza, ma di nell'umanità ce ne sono pochi. Non dobbiamo formare figli perfetti ma persone che facciano qualcosa di buono nel mondo». Che cosa pensa degli smartphone in classe? «In Spagna poco meno di 10 anni fa era tutto smartphone e tablet in classe, tutte le scuole volevano avere la tecnologia in aula. Adesso c'è una sorta di reazione: nel liceo dei miei figli i cellulari non si usano. Io dico sempre: mettiamo limiti e controlliamo. Ma diamo anche l'esempio: vedo tanti genitori completamente schiavi della tecnologia...».
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.






