Tutte le liti della maggioranza
  • Scontro su Giuseppi. Avanti senza di lui?
  • Scontro sulla Rai. In ballo nomine e tg.
  • Scontro sulla Libia. L’intesa che divide.

Non solo la manovra. Al centro di tutte le battaglie tra pentastellati e sinistra c’è lui: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La bordata più forte arriva da Matteo Renzi, leader di Italia viva: «Vogliamo dirla tutta? A chi volete che importi del destino personale di Giuseppe Conte. Chi se ne frega di Conte». E ha aggiunto: «Che cosa ne so se è possibile dar vita o meno a un altro governo in questa legislatura, forse sì, forse no, non è questo il tema».

Invece il tema è proprio questo: in discussione è la poltrona del premier prima gialloblù e oggi giallorosso. Infatti sono in molti a sinistra, anche tra i democratici, a condividere il suo giudizio impietoso sul presidente del Consiglio: «Conte è stato il premier di una maggioranza che ha azzerato la crescita in Italia: per una serie di circostanze oggi si ritrova premier anche della maggioranza alternativa». Sia la direzione del Pd sia i 5 stelle sono terrorizzati dalla possibilità di una maggioranza senza Conte evocata dal senatore di Italia viva, perché sanno che alle urne verrebbero travolti dai voti del centrodestra. Così il capo delegazione pd in maggioranza e ministro della Cultura, Dario Franceschini, si affretta a chiarire che «il governo Conte è l’ultimo di questa legislatura. Chi lo indebolisce con fibrillazioni, allusioni, retroscena di palazzo, fa il gioco della destra».

La stessa paura espressa dal Movimento in un post su Facebook: «Lo vogliamo dire chiaramente: non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi. Lo stesso vale», avvertono i pentastellati, «anche se si continua a indebolire quest’esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese». Giuseppi ribolle: «Meglio se sto zitto». E da Palazzo Chigi definiscono così le mosse di Renzi: «Infantilismo politico». Il senatore semplice alza la posta «perché pensa alle nomine».

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