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2023-05-30
Scontri in Kosovo. Feriti 11 italiani del contingente Nato
Ansa
Dopo mesi di tensioni ieri in Kosovo è successo quello che si temeva. A Zvecan, uno dei comuni del Nord del Kosovo a maggioranza serba e alla cui guida sono stati eletti, il 23 aprile scorso, nuovi sindaci di etnia albanese, si è svolta una manifestazione di protesta dei serbi contro l’insediamento del primo cittadino. Occorre ricordare che lì hanno votato solo in 1.500 dei serbi su 45.000 aventi diritto a causa del boicottaggio elettorale. Visto che le proteste erano sempre più veementi e nel timore che accadesse qualcosa al sindaco, sono intervenute le truppe della Kfor, (la Forza Nato in Kosovo) ma la situazione è ugualmente degenerata, mentre altre proteste sono andate in scena a Zubin Potok e Leposavic. Il bilancio degli scontri a a Zvecan è di numerosi feriti: 41 tra i militari Nato, dei quali 11 sono italiani. Come scrive l’Ansa, tra loro ci sarebbero tre feriti gravi a causa di ustioni e fratture. Diversi feriti anche tra i 300 manifestanti serbi e anche un inviato dell’agenzia serba Tanjung è rimasto coinvolto negli scontri.
Per disperdere i manifestanti, i militari della Kfor hanno utilizzato manganelli, lacrimogeni e bombe assordanti e i contestatori hanno risposto con un lanciando sassi, bottiglie e tutto quello che hanno trovato per le strade. Mentre scriviamo, i media locali raccontano che la situazione resta tesissima e come riferisce l’Ansa «sarebbe in atto un contenimento delle frange più violente di dimostranti».
Secondo il sito di informazione Kossev, l’intervento della Kfor è scattato quando i manifestanti si sono rifiutati, nonostante le richieste dei loro leader politici, di consentire il passaggio due veicoli speciali della polizia kosovara, bloccati tra i manifestanti dalla mattina. In un comunicato, la forza Nato dispiegata in Kosovo ha dichiarato «di aver rafforzato la sua presenza nel Nord del Paese» e ha esortato ancora una volta Belgrado e Pristina a riprendere il dialogo condotto sotto gli auspici dell’Unione europea per ridurre le tensioni. Vista l’altissima tensione nel Nord del Kosovo, l’esercito serbo «resterà in stato di massima allerta fino a venerdì prossimo», ha dichiarato il ministro della Difesa serb,o Miloš Vučević, per poi aggiungere che «tali unità sono pronte a espletare ogni compito e ordinanza che giunga dal comandante supremo delle Forze armate (il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ndr), nella speranza che si trovi una soluzione politica». Il ministro della Difesa non ha perso l’occasione per gettare altra benzina sul fuoco, criticando la forza Nato in Kosovo, che «prende le difese della polizia kosovara e degli usurpatori della democrazia piuttosto che della popolazione serba». Poi Vučević ha affermato che l’esercito serbo è in costante contatto con Kfor, e che ieri il capo di Stato maggiore, generale Milan Mojsilović ha parlato con il comandante della Kfor, il generale italiano Angelo Michele Ristuccia, che gli ha ribadito l’impegno della forza Nato a preservare la pace e a evitare scontri con la popolazione serba.
L’ambasciatore americano a Pristina, Jeff Hovenier, ha preso l’iniziativa diplomatica e ha incontrato la presidente kosovara Vjosa Osmani, affermando che «è importante non fare uso della forza per consentire l’ingresso dei sindaci nelle sedi municipali dei Comuni serbi al Nord». Gli Stati Uniti temono che possa esplodere la polveriera Kosovo mentre si combatte in Ucraina e l’ambasciatore Hovenier ha fatto presente che la posizione americana è la stessa di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia. Prima di incontrare Vjosa Osmani l’ambasciatore Usa ha visto i nuovi sindaci (di etnia albanese) di Zvecan e Zubin Potok. Benché invitati, i sindaci dei quattro maggiori Comuni del Nord a maggioranza serba Leposavic e Mitrovica Nord, entrambi del Partito autodeterminazione (Vetevendosje, Vv), la forza di maggioranza guidata dal premier kosovaro, Albin Kurti, non si sono fatti vedere. Su quanto accaduto è intervenuto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «I miei più sinceri sentimenti di vicinanza ai militari italiani che sono rimasti feriti durante i disordini in Kosovo. Esprimo inoltre la più ferma condanna dell’attacco avvenuto a danno della missione Kfor, che ha coinvolto anche militari di altre nazioni. Quanto sta accadendo è assolutamente inaccettabile e irresponsabile. Non tollereremo ulteriori attacchi nei confronti di Kfor. È fondamentale evitare ulteriori azioni unilaterali da parte delle autorità kosovare e che tutte le parti in causa facciano immediatamente un passo indietro contribuendo all’allentamento delle tensioni. L’impegno del governo italiano per la pace e per la stabilità dei Balcani occidentali è massimo e continueremo a lavorare con i nostri alleati. Confermo ai militari italiani la mia vicinanza e la forte gratitudine del governo per la straordinaria professionalità e l’encomiabile spirito di servizio che dimostrano in ogni circostanza».
Kiev bersagliata, rappresaglia ucraina su Belgorod
Il campo di battaglia si allarga e si sta spostando fuori dai confini ucraini: la regione di Belgorod è sotto attacco ancora una volta. Il governatore, Vyacheslav Gladkov, ha accusato le forze di Kiev di aver colpito ieri mattina le zone di confine: «Purtroppo a Grafovka è morto un civile, un uomo che era impegnato nei lavori domestici quando una granata ha colpito il cortile. È morto sul posto per le ferite riportate». Sarebbero stati colpiti i siti industriali a Shebekino, dove almeno quattro lavoratori sarebbero rimasti feriti, uno in maniera grave. Un altro attacco è stato denunciato a Novaya Tavolzhanka dove ci sono stati danni alla rete elettrica e un altro contro Kozinka, dove sarebbe stato colpito un albergo. Il governatore ha poi aggiunto che «Kharkiv dovrebbe essere inclusa nella regione di Belgorod. Questo sarebbe il modo migliore per risolvere il problema degli attacchi alle due regioni. Nel distretto di Graivoron, dove una settimana fa è avvenuto l’assalto paramilitare russo, sono entrati finora cinque gruppi di sabotatori». Il fondatore del gruppo russo di mercenari Wagner, Yevgeny Prigozhin, nell’ambito di un piano in 20 punti per proteggere le regioni di confine russe dagli attacchi nemici, ha proposto come soluzione di creare una zona cuscinetto larga 30 chilometri.
Naturalmente questo non cambia la situazione dei bombardamenti in Ucraina: Kiev continua a essere presa di mira. Nell’ultimo attacco russo sono stati abbattuti 37 missili e 29 droni, i cui frammenti hanno ferito un civile. Gli allarmi, poi, si sono susseguiti per tutto il giorno, ma non ci sono stati né danni importanti, né morti. Oltre alla capitale sono state bombardate anche le regioni di Odessa, Khmelnytsky, Leopoli e Vinnytsia. E Kiev continua a pensare alla controffensiva: la Difesa ha chiarito che solo due o tre persone conoscono la data in cui comincerà, ma in ogni caso il momento si starebbe avvicinando. Lo sa anche Mosca, che ha incrementato il numero degli attacchi.Nel frattempo Pechino smentisce il Wall Street Journal, che come altre testate, ha scritto nei giorni scorsi che l’inviato cinese per le questioni euroasiatiche incaricato di sondare le parti in conflitto in Ucraina in uno sforzo di de-escalation, Li Hui, abbia presentato un piano per un cessate il fuoco, che preveda il mantenimento da parte di Mosca dei territori occupati in Ucraina. Le autorità ucraine, d’altro canto, hanno puntualizzato che qualsiasi accordo di pace accettabile per l’Ucraina deve includere non solo un ripristino dei confini sovrani, ma una zona smilitarizzata che si estenda in Russia per 100-120 chilometri, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato un disegno di legge per sanzionare l’Iran per 50 anni a causa del suo sostegno militare alla Russia. Mosca continua la sua attività diplomatica: il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov è atterrato a Nairobi, in Kenya. Una visita non annunciata prima di recarsi in Sudafrica, per la ministeriale dei Paesi Brics del primo e 2 giugno. Per quanto riguarda la Nato, la neo ammessa Finlandia ospita per la prima volta un’esercitazione aerea militare che coinvolge una dozzina di Paesi, per un totale di 150 velivoli.
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In tutto sono stati colpiti 41 militari: tre dei nostri sono gravi. Caos innescato dalla protesta serba contro i sindaci albanesi.I russi intensificano i raid, ma la loro regione di confine è sotto scacco. Smentite sul piano di pace cinese, Sergej Lavrov vola in Kenya.Lo speciale contiene due articoli.Dopo mesi di tensioni ieri in Kosovo è successo quello che si temeva. A Zvecan, uno dei comuni del Nord del Kosovo a maggioranza serba e alla cui guida sono stati eletti, il 23 aprile scorso, nuovi sindaci di etnia albanese, si è svolta una manifestazione di protesta dei serbi contro l’insediamento del primo cittadino. Occorre ricordare che lì hanno votato solo in 1.500 dei serbi su 45.000 aventi diritto a causa del boicottaggio elettorale. Visto che le proteste erano sempre più veementi e nel timore che accadesse qualcosa al sindaco, sono intervenute le truppe della Kfor, (la Forza Nato in Kosovo) ma la situazione è ugualmente degenerata, mentre altre proteste sono andate in scena a Zubin Potok e Leposavic. Il bilancio degli scontri a a Zvecan è di numerosi feriti: 41 tra i militari Nato, dei quali 11 sono italiani. Come scrive l’Ansa, tra loro ci sarebbero tre feriti gravi a causa di ustioni e fratture. Diversi feriti anche tra i 300 manifestanti serbi e anche un inviato dell’agenzia serba Tanjung è rimasto coinvolto negli scontri. Per disperdere i manifestanti, i militari della Kfor hanno utilizzato manganelli, lacrimogeni e bombe assordanti e i contestatori hanno risposto con un lanciando sassi, bottiglie e tutto quello che hanno trovato per le strade. Mentre scriviamo, i media locali raccontano che la situazione resta tesissima e come riferisce l’Ansa «sarebbe in atto un contenimento delle frange più violente di dimostranti». Secondo il sito di informazione Kossev, l’intervento della Kfor è scattato quando i manifestanti si sono rifiutati, nonostante le richieste dei loro leader politici, di consentire il passaggio due veicoli speciali della polizia kosovara, bloccati tra i manifestanti dalla mattina. In un comunicato, la forza Nato dispiegata in Kosovo ha dichiarato «di aver rafforzato la sua presenza nel Nord del Paese» e ha esortato ancora una volta Belgrado e Pristina a riprendere il dialogo condotto sotto gli auspici dell’Unione europea per ridurre le tensioni. Vista l’altissima tensione nel Nord del Kosovo, l’esercito serbo «resterà in stato di massima allerta fino a venerdì prossimo», ha dichiarato il ministro della Difesa serb,o Miloš Vučević, per poi aggiungere che «tali unità sono pronte a espletare ogni compito e ordinanza che giunga dal comandante supremo delle Forze armate (il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ndr), nella speranza che si trovi una soluzione politica». Il ministro della Difesa non ha perso l’occasione per gettare altra benzina sul fuoco, criticando la forza Nato in Kosovo, che «prende le difese della polizia kosovara e degli usurpatori della democrazia piuttosto che della popolazione serba». Poi Vučević ha affermato che l’esercito serbo è in costante contatto con Kfor, e che ieri il capo di Stato maggiore, generale Milan Mojsilović ha parlato con il comandante della Kfor, il generale italiano Angelo Michele Ristuccia, che gli ha ribadito l’impegno della forza Nato a preservare la pace e a evitare scontri con la popolazione serba. L’ambasciatore americano a Pristina, Jeff Hovenier, ha preso l’iniziativa diplomatica e ha incontrato la presidente kosovara Vjosa Osmani, affermando che «è importante non fare uso della forza per consentire l’ingresso dei sindaci nelle sedi municipali dei Comuni serbi al Nord». Gli Stati Uniti temono che possa esplodere la polveriera Kosovo mentre si combatte in Ucraina e l’ambasciatore Hovenier ha fatto presente che la posizione americana è la stessa di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia. Prima di incontrare Vjosa Osmani l’ambasciatore Usa ha visto i nuovi sindaci (di etnia albanese) di Zvecan e Zubin Potok. Benché invitati, i sindaci dei quattro maggiori Comuni del Nord a maggioranza serba Leposavic e Mitrovica Nord, entrambi del Partito autodeterminazione (Vetevendosje, Vv), la forza di maggioranza guidata dal premier kosovaro, Albin Kurti, non si sono fatti vedere. Su quanto accaduto è intervenuto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «I miei più sinceri sentimenti di vicinanza ai militari italiani che sono rimasti feriti durante i disordini in Kosovo. Esprimo inoltre la più ferma condanna dell’attacco avvenuto a danno della missione Kfor, che ha coinvolto anche militari di altre nazioni. Quanto sta accadendo è assolutamente inaccettabile e irresponsabile. Non tollereremo ulteriori attacchi nei confronti di Kfor. È fondamentale evitare ulteriori azioni unilaterali da parte delle autorità kosovare e che tutte le parti in causa facciano immediatamente un passo indietro contribuendo all’allentamento delle tensioni. L’impegno del governo italiano per la pace e per la stabilità dei Balcani occidentali è massimo e continueremo a lavorare con i nostri alleati. Confermo ai militari italiani la mia vicinanza e la forte gratitudine del governo per la straordinaria professionalità e l’encomiabile spirito di servizio che dimostrano in ogni circostanza».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scontri-kosovo-feriti-11-italiani-2660718988.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="kiev-bersagliata-rappresaglia-ucraina-su-belgorod" data-post-id="2660718988" data-published-at="1685430153" data-use-pagination="False"> Kiev bersagliata, rappresaglia ucraina su Belgorod Il campo di battaglia si allarga e si sta spostando fuori dai confini ucraini: la regione di Belgorod è sotto attacco ancora una volta. Il governatore, Vyacheslav Gladkov, ha accusato le forze di Kiev di aver colpito ieri mattina le zone di confine: «Purtroppo a Grafovka è morto un civile, un uomo che era impegnato nei lavori domestici quando una granata ha colpito il cortile. È morto sul posto per le ferite riportate». Sarebbero stati colpiti i siti industriali a Shebekino, dove almeno quattro lavoratori sarebbero rimasti feriti, uno in maniera grave. Un altro attacco è stato denunciato a Novaya Tavolzhanka dove ci sono stati danni alla rete elettrica e un altro contro Kozinka, dove sarebbe stato colpito un albergo. Il governatore ha poi aggiunto che «Kharkiv dovrebbe essere inclusa nella regione di Belgorod. Questo sarebbe il modo migliore per risolvere il problema degli attacchi alle due regioni. Nel distretto di Graivoron, dove una settimana fa è avvenuto l’assalto paramilitare russo, sono entrati finora cinque gruppi di sabotatori». Il fondatore del gruppo russo di mercenari Wagner, Yevgeny Prigozhin, nell’ambito di un piano in 20 punti per proteggere le regioni di confine russe dagli attacchi nemici, ha proposto come soluzione di creare una zona cuscinetto larga 30 chilometri.Naturalmente questo non cambia la situazione dei bombardamenti in Ucraina: Kiev continua a essere presa di mira. Nell’ultimo attacco russo sono stati abbattuti 37 missili e 29 droni, i cui frammenti hanno ferito un civile. Gli allarmi, poi, si sono susseguiti per tutto il giorno, ma non ci sono stati né danni importanti, né morti. Oltre alla capitale sono state bombardate anche le regioni di Odessa, Khmelnytsky, Leopoli e Vinnytsia. E Kiev continua a pensare alla controffensiva: la Difesa ha chiarito che solo due o tre persone conoscono la data in cui comincerà, ma in ogni caso il momento si starebbe avvicinando. Lo sa anche Mosca, che ha incrementato il numero degli attacchi.Nel frattempo Pechino smentisce il Wall Street Journal, che come altre testate, ha scritto nei giorni scorsi che l’inviato cinese per le questioni euroasiatiche incaricato di sondare le parti in conflitto in Ucraina in uno sforzo di de-escalation, Li Hui, abbia presentato un piano per un cessate il fuoco, che preveda il mantenimento da parte di Mosca dei territori occupati in Ucraina. Le autorità ucraine, d’altro canto, hanno puntualizzato che qualsiasi accordo di pace accettabile per l’Ucraina deve includere non solo un ripristino dei confini sovrani, ma una zona smilitarizzata che si estenda in Russia per 100-120 chilometri, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato un disegno di legge per sanzionare l’Iran per 50 anni a causa del suo sostegno militare alla Russia. Mosca continua la sua attività diplomatica: il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov è atterrato a Nairobi, in Kenya. Una visita non annunciata prima di recarsi in Sudafrica, per la ministeriale dei Paesi Brics del primo e 2 giugno. Per quanto riguarda la Nato, la neo ammessa Finlandia ospita per la prima volta un’esercitazione aerea militare che coinvolge una dozzina di Paesi, per un totale di 150 velivoli.
«Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Antonio Tajani, che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, e ringrazio il mio predecessore Maurizio Gasparri, che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico».
Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.
«Forza Italia è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti: “Non è il momento, prima scavalliamo il referendum”».
La Casa del Tridente rinnova la presenza nel GT2 European Series nel 2026, anno del centenario della prima vittoria alla Targa Florio. Quattro vetture già confermate, tra conferme e nuovi ingressi, in una stagione che conferma la crescita del programma sportivo.
Nel segno della tradizione e con lo sguardo rivolto al futuro, Maserati rinnova anche per il 2026 il proprio impegno nel GT2 European Series Powered by Pirelli, confermando una presenza sempre più strutturata nel panorama delle competizioni GT. La Casa del Tridente consolida così un percorso iniziato negli ultimi anni e rafforza quella vocazione racing che rappresenta da sempre uno dei pilastri della sua identità.
Una scelta dal valore ancora più simbolico in una stagione speciale: il 2026 segna infatti il centenario della prima vittoria in gara di una Maserati, quando la Tipo 26, guidata da Alfieri Maserati, trionfò nella propria classe alla Targa Florio del 1926. Un anniversario che rende ancora più significativo l’obiettivo di essere protagonisti in pista.
Dopo il debutto nel GT2 European Series nel 2023 e le successive esperienze nell’Ultimate Cup Series e nella 24H Series, il programma sportivo della Casa modenese entra ora in una fase di piena maturità. Al momento sono quattro le Maserati GT2 confermate sulla griglia di partenza della stagione 2026, con la possibilità di ulteriori ingressi nei prossimi mesi.
Tra i protagonisti più attesi figura Philippe Prette, campione in carica della Am Class con LP Racing, deciso a difendere il titolo dopo il successo ottenuto anche nella stagione precedente. Il team guidato da Luca Pirri schiererà inoltre una seconda vettura nella Pro-Am Class, affidata al giovane talento Niccolò Pirri. A soli diciassette anni, il pilota rappresenta una delle promesse più interessanti del vivaio Maserati e sarà impegnato anche nella corsa al programma SRO GT Academy, affiancato dall’esperto Thomas Yu Lee.
Conferme importanti arrivano anche da Dinamic Motorsport, che riproporrà l’equipaggio composto da Mauro Calamia e Roberto Pampanini, protagonisti nel 2025 con una stagione ai vertici culminata con il terzo posto tra i piloti e il secondo tra i team nella Pro-Am Class.
Novità invece per quanto riguarda la presenza del team belga i4Race, al debutto nel campionato con Maserati e con Antoine Potty attualmente indicato come pilota di riferimento.
Il 2026 si preannuncia quindi come una stagione ricca di aspettative, ulteriormente arricchita dall’adesione del marchio al progetto SRO GT Academy. L’iniziativa offrirà al pilota vincitore l’opportunità di competere, con un programma interamente finanziato, nella GT World Challenge Europe Endurance Cup 2027, rappresentando un importante trampolino verso il professionismo.
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