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2022-12-08
Sassaiole, saccheggi, roghi e arresti. Il Marocco vince e l’Europa brucia
Ansa
I festeggiamenti per le vittorie che la nazionale marocchina sta riportando ai Campionati del mondo di calcio in corso in Qatar, vissute in modo identitario, stanno creando numerosi problemi di sicurezza in alcune città di Belgio, Olanda, Francia e Spagna. I primi segnali si erano visti a Bruxelles al temine del match Belgio-Marocco, vinto con merito dai marocchini per 2-0, una vittoria che ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi ai quali, purtroppo, si sono mischiati centinaia di teppisti che, nella capitale belga, hanno distrutto finestre, lanciato fuochi d’artificio e dato fuoco a motorini, monopattini, automobili dopo averle rovesciate e averne distrutto i finestrini con pietre e mattoni.
La polizia intervenuta sul posto è stata accolta con lancio di pietre e di mattoni e dopo una notte di ordinaria follia nel centro della città erano visibili i segni di quanto accaduto. La polizia di Bruxelles ha reso noto di aver arrestato diciotto persone per «disturbo dell’ordine pubblico» e il conto dei danni ammonta a centinaia di migliaia di euro. Nonostante gli appelli alla moderazione fatti da membri della comunità marocchina (in Belgio sono circa mezzo milione, il 4% della popolazione), dopo l’incontro Marocco-Spagna, terminato 3-0 ai rigori per i nord-africani, centinaia di marocchini hanno festeggiato martedì sera la vittoria della loro nazionale nel centro di Bruxelles.
Boulevard Lemonnier è stato invaso dai tifosi marocchini non appena sono terminati i calci di rigore. Durante i disordini che hanno scandito i festeggiamenti dopo la vittoria del Marocco contro la Spagna martedì sera la polizia di Bruxelles ha arrestato 119 persone. Si tratta di 114 arresti amministrativi per disturbo dell’ordine pubblico e cinque giudiziari, ha riferito mercoledì la portavoce della polizia Ilse van de Keere.
Intorno alle 20.40 la situazione era particolarmente complicata nel quartiere di Anneessens, circondato dalla polizia. Qui un centinaio di teppisti hanno attaccato in particolare un container a cui hanno dato fuoco. Altri scontri sono stati osservati anche tra Boulevard Lemonnier e Porte d’Anderlecht. La polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
Intorno alle 21 alcuni «teppisti» sono stati arrestati dopo che hanno tentato di assaltare un furgone della polizia dopo averlo colpito con numerosi fuochi d’artificio. Fortunatamente la parte sana della tifoseria ha creato una catena umana per scoraggiare potenziali facinorosi che hanno anche cercato di sequestrare elementi del cantiere della metropolitana e hanno lanciato pietre contro la polizia. I festeggiamenti sono degenerati anche ad Anversa, dove sono stati lanciati proiettili in direzione della stazione di polizia e degli ufficiali e venti persone sono state arrestate.
Qui era tutto pianificato, perché prima della partita sui social network si incitava al vandalismo. E a questo proposito due minorenni sono stati arrestati per istigazione alla distruzione e la polizia li sospetta di aver incitato, sempre via social, a saccheggiare i negozi situati sulla Meir ad Anversa: «Sui social network, come Snapchat, circolano messaggi in cui i giovani si incoraggiano a vicenda a venire qui ad Anversa e commettono ogni tipo di vandalismo», ha dichiarato Wouter Bruyns, portavoce della polizia di Anversa.
Stesse scene si sono viste nei Paesi Bassi (come dopo la vittoria sul Belgio), tanto che la polizia olandese ha evacuato Mercatorplein ad Amsterdam e Kruisplein a Rotterdam. L’atmosfera inizialmente festosa è poi degenerata tanto che sono stati lanciati potenti ordigni pirotecnici. Le forze dell’ordine sono intervenute all’Aia (decine di arresti) per gli stessi motivi e la polizia antisommossa ha fatto fatica a disperdere la folla.
Non sta andando meglio in Francia dove ad Avignone, sempre dopo il match con la Spagna, i teppisti-tifosi marocchini hanno prima sfondato le vetrine di alcuni negozi e li hanno saccheggiati poco prima dell’arrivo della polizia accolta con sassi e fuochi d’artificio e container che sono stati scaricati in mezzo alla strada. Stesse brutte scene a Lille, Nizza e Vitry sur Seine nella Val de Marne con tram bloccati e vandalizzati, polizia aggredita e auto incendiate. Tensione anche a Parigi dove sugli Champs-Élysées gli agenti del dipartimento di sicurezza locale dell’area metropolitana di Parigi sono intervenuti supportati dal personale locale e dalle squadre anticrimine notturne. Bersagliati con insulti e lancio di proiettili, i funzionari hanno risposto in particolare con i proiettili di gomma e gas lacrimogeni.
Sabato 10 dicembre alle 16 si giocherà l’attesissimo quarto di finale tra il Marocco e il Portogallo, altra outsider di questo Campionato del mondo, e il timore che oggi si vive anche a Lisbona è che ai tifosi marocchini si mischino ancora centinaia di delinquenti comuni e teppisti improvvisati, sempre pronti a rovinare una festa di sport e a mostrare quanto il concetto di integrazione (per alcuni) sia una parola utile solo per incassare sussidi e reclamare diritti.
In Italia scoppia il caos nelle città
Durante la festa per la qualificazione ai quarti di finale del Marocco ai mondiali del Qatar qualcuno si è lasciato prendere la mano. Nulla a che vedere con quanto accaduto a Bruxelles. Lì la festa si è trasformata in scontri per strada per il 2-0 del Marocco contro il Belgio. Danneggiamenti e traffico in tilt, però, si sono registrati qua e là in molte città italiane.
Milano è l’epicentro. In piazza Gae Aulenti circa 300 persone si erano radunate nel pomeriggio per seguire la partita su un maxischermo. Alcuni incontenibili hanno devastato gli arredi urbani e incendiato cassonetti. A fine partita sono anche state lanciate sedie e bottiglie di vetro contro il maxischermo. I tifosi rosso verdi hanno distrutto i divanetti e le sedute e hanno lanciato fumogeni sulla folla. Lo stesso è accaduto in corso Buenos Aires, dove sono dovuti intervenire agenti della polizia di Stato e carabinieri per gestire gli oltre mille tifosi che si sono riversati in strada al termine della partita.
«Le scene dei festeggiamenti a Milano sono inammissibili», ha commentato Romano La Russa, assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, che ha aggiunto: «Mi auguro che quando il Marocco giocherà la prossima partita, non venga più concessa alcuna piazza per assistere al match. Si scelga piuttosto un luogo, come un campo sportivo, lontano dai centri abitati, dove i tifosi non possano causare incidenti e danni». Il video dei danneggiamenti è stato condiviso sui social dal ministro delle Infrastrutture e vicepremier, Matteo Salvini: «Il Marocco elimina la Spagna, così “festeggiano” a Milano. Mi auguro che i responsabili vengano identificati e ripaghino tutti i danni». In provincia di Lecco, a Calolziocorte, dove è presente una nutrita comunità marocchina, si sono registrati atti vandalici. Poco dopo il rigore vincente, verso le 18, un gruppo di marocchini è corso in strada ribaltando diversi contenitori dei rifiuti in corso Europa, lungo la Lecco-Bergamo, a pochi passi dal centro cittadino.
I cittadini hanno chiesto «sanzioni» e allertato i carabinieri. Pesanti disagi alla viabilità, invece, si sono registrati a Torino. Corso Giulio Cesare e Porta Palazzo sono rimaste bloccate per ore. Ed è stato necessario l’intervento della polizia. Urla, fuochi d’artificio e petardi hanno disturbato per ore la tranquillità cittadina. Qui si sono registrati solo disordini, ma dalla questura segnalano una situazione gestibile. Difficoltà anche a Genova, in piazza De Ferrari, classico punto di ritrovo dei festeggiamenti rossoblucerchiati, che l’altra sera si è tinta di rosso verde. Anche qui schiamazzi, petardi e qualche danneggiamento agli arredi urbani.
Come a Bologna. Nel centro si sono riversati auto e scooter che si sono esibiti in caroselli, sbandierando i simboli del Marocco, conditi da fumogeni e schiamazzi. Risultato: traffico congestionato e qualche danneggiamento. Caos anche a Roma, nel quartiere Centocelle, dove all’angolo fra via dei Frassini e via degli Aceri i tifosi marocchini si sono dati appuntamento per poi riversarsi con le automobili nel traffico cittadino. A Verona, invece, 13 persone sono state fermate per le aggressioni ai danni dei tifosi del Marocco che festeggiavano in città. Le aggressioni, violente, contro le auto in transito in corso Porta Nuova, sono state messe in atto con catene e manganelli. Una donna è rimasta leggermente ferita dalle schegge dei finestrini infranti. I giovani sono stati riconosciuti dal personale della Digos come attivisti di gruppi di estrema destra della città.
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Il giorno dopo il successo della nazionale nordafricana sulla Spagna agli ottavi in Qatar, si contano i danni. Centinaia di teppisti arrestati. Devastazioni a Parigi, Bruxelles, Anversa, Rotterdam, Amsterdam e Nizza.Vandalismi a Milano, Torino, Genova e Roma. A Verona 13 giovani neofascisti italiani sono stati fermati per aver assaltato le auto dei fan in festa con cinghie e spranghe.Lo speciale contiene due articoliI festeggiamenti per le vittorie che la nazionale marocchina sta riportando ai Campionati del mondo di calcio in corso in Qatar, vissute in modo identitario, stanno creando numerosi problemi di sicurezza in alcune città di Belgio, Olanda, Francia e Spagna. I primi segnali si erano visti a Bruxelles al temine del match Belgio-Marocco, vinto con merito dai marocchini per 2-0, una vittoria che ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi ai quali, purtroppo, si sono mischiati centinaia di teppisti che, nella capitale belga, hanno distrutto finestre, lanciato fuochi d’artificio e dato fuoco a motorini, monopattini, automobili dopo averle rovesciate e averne distrutto i finestrini con pietre e mattoni.La polizia intervenuta sul posto è stata accolta con lancio di pietre e di mattoni e dopo una notte di ordinaria follia nel centro della città erano visibili i segni di quanto accaduto. La polizia di Bruxelles ha reso noto di aver arrestato diciotto persone per «disturbo dell’ordine pubblico» e il conto dei danni ammonta a centinaia di migliaia di euro. Nonostante gli appelli alla moderazione fatti da membri della comunità marocchina (in Belgio sono circa mezzo milione, il 4% della popolazione), dopo l’incontro Marocco-Spagna, terminato 3-0 ai rigori per i nord-africani, centinaia di marocchini hanno festeggiato martedì sera la vittoria della loro nazionale nel centro di Bruxelles.Boulevard Lemonnier è stato invaso dai tifosi marocchini non appena sono terminati i calci di rigore. Durante i disordini che hanno scandito i festeggiamenti dopo la vittoria del Marocco contro la Spagna martedì sera la polizia di Bruxelles ha arrestato 119 persone. Si tratta di 114 arresti amministrativi per disturbo dell’ordine pubblico e cinque giudiziari, ha riferito mercoledì la portavoce della polizia Ilse van de Keere. Intorno alle 20.40 la situazione era particolarmente complicata nel quartiere di Anneessens, circondato dalla polizia. Qui un centinaio di teppisti hanno attaccato in particolare un container a cui hanno dato fuoco. Altri scontri sono stati osservati anche tra Boulevard Lemonnier e Porte d’Anderlecht. La polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.Intorno alle 21 alcuni «teppisti» sono stati arrestati dopo che hanno tentato di assaltare un furgone della polizia dopo averlo colpito con numerosi fuochi d’artificio. Fortunatamente la parte sana della tifoseria ha creato una catena umana per scoraggiare potenziali facinorosi che hanno anche cercato di sequestrare elementi del cantiere della metropolitana e hanno lanciato pietre contro la polizia. I festeggiamenti sono degenerati anche ad Anversa, dove sono stati lanciati proiettili in direzione della stazione di polizia e degli ufficiali e venti persone sono state arrestate.Qui era tutto pianificato, perché prima della partita sui social network si incitava al vandalismo. E a questo proposito due minorenni sono stati arrestati per istigazione alla distruzione e la polizia li sospetta di aver incitato, sempre via social, a saccheggiare i negozi situati sulla Meir ad Anversa: «Sui social network, come Snapchat, circolano messaggi in cui i giovani si incoraggiano a vicenda a venire qui ad Anversa e commettono ogni tipo di vandalismo», ha dichiarato Wouter Bruyns, portavoce della polizia di Anversa.Stesse scene si sono viste nei Paesi Bassi (come dopo la vittoria sul Belgio), tanto che la polizia olandese ha evacuato Mercatorplein ad Amsterdam e Kruisplein a Rotterdam. L’atmosfera inizialmente festosa è poi degenerata tanto che sono stati lanciati potenti ordigni pirotecnici. Le forze dell’ordine sono intervenute all’Aia (decine di arresti) per gli stessi motivi e la polizia antisommossa ha fatto fatica a disperdere la folla.Non sta andando meglio in Francia dove ad Avignone, sempre dopo il match con la Spagna, i teppisti-tifosi marocchini hanno prima sfondato le vetrine di alcuni negozi e li hanno saccheggiati poco prima dell’arrivo della polizia accolta con sassi e fuochi d’artificio e container che sono stati scaricati in mezzo alla strada. Stesse brutte scene a Lille, Nizza e Vitry sur Seine nella Val de Marne con tram bloccati e vandalizzati, polizia aggredita e auto incendiate. Tensione anche a Parigi dove sugli Champs-Élysées gli agenti del dipartimento di sicurezza locale dell’area metropolitana di Parigi sono intervenuti supportati dal personale locale e dalle squadre anticrimine notturne. Bersagliati con insulti e lancio di proiettili, i funzionari hanno risposto in particolare con i proiettili di gomma e gas lacrimogeni.Sabato 10 dicembre alle 16 si giocherà l’attesissimo quarto di finale tra il Marocco e il Portogallo, altra outsider di questo Campionato del mondo, e il timore che oggi si vive anche a Lisbona è che ai tifosi marocchini si mischino ancora centinaia di delinquenti comuni e teppisti improvvisati, sempre pronti a rovinare una festa di sport e a mostrare quanto il concetto di integrazione (per alcuni) sia una parola utile solo per incassare sussidi e reclamare diritti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sassaiole-saccheggi-roghi-e-arresti-il-marocco-vince-e-leuropa-brucia-2658896965.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-italia-scoppia-il-caos-nelle-citta" data-post-id="2658896965" data-published-at="1670442625" data-use-pagination="False"> In Italia scoppia il caos nelle città Durante la festa per la qualificazione ai quarti di finale del Marocco ai mondiali del Qatar qualcuno si è lasciato prendere la mano. Nulla a che vedere con quanto accaduto a Bruxelles. Lì la festa si è trasformata in scontri per strada per il 2-0 del Marocco contro il Belgio. Danneggiamenti e traffico in tilt, però, si sono registrati qua e là in molte città italiane. Milano è l’epicentro. In piazza Gae Aulenti circa 300 persone si erano radunate nel pomeriggio per seguire la partita su un maxischermo. Alcuni incontenibili hanno devastato gli arredi urbani e incendiato cassonetti. A fine partita sono anche state lanciate sedie e bottiglie di vetro contro il maxischermo. I tifosi rosso verdi hanno distrutto i divanetti e le sedute e hanno lanciato fumogeni sulla folla. Lo stesso è accaduto in corso Buenos Aires, dove sono dovuti intervenire agenti della polizia di Stato e carabinieri per gestire gli oltre mille tifosi che si sono riversati in strada al termine della partita. «Le scene dei festeggiamenti a Milano sono inammissibili», ha commentato Romano La Russa, assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, che ha aggiunto: «Mi auguro che quando il Marocco giocherà la prossima partita, non venga più concessa alcuna piazza per assistere al match. Si scelga piuttosto un luogo, come un campo sportivo, lontano dai centri abitati, dove i tifosi non possano causare incidenti e danni». Il video dei danneggiamenti è stato condiviso sui social dal ministro delle Infrastrutture e vicepremier, Matteo Salvini: «Il Marocco elimina la Spagna, così “festeggiano” a Milano. Mi auguro che i responsabili vengano identificati e ripaghino tutti i danni». In provincia di Lecco, a Calolziocorte, dove è presente una nutrita comunità marocchina, si sono registrati atti vandalici. Poco dopo il rigore vincente, verso le 18, un gruppo di marocchini è corso in strada ribaltando diversi contenitori dei rifiuti in corso Europa, lungo la Lecco-Bergamo, a pochi passi dal centro cittadino. I cittadini hanno chiesto «sanzioni» e allertato i carabinieri. Pesanti disagi alla viabilità, invece, si sono registrati a Torino. Corso Giulio Cesare e Porta Palazzo sono rimaste bloccate per ore. Ed è stato necessario l’intervento della polizia. Urla, fuochi d’artificio e petardi hanno disturbato per ore la tranquillità cittadina. Qui si sono registrati solo disordini, ma dalla questura segnalano una situazione gestibile. Difficoltà anche a Genova, in piazza De Ferrari, classico punto di ritrovo dei festeggiamenti rossoblucerchiati, che l’altra sera si è tinta di rosso verde. Anche qui schiamazzi, petardi e qualche danneggiamento agli arredi urbani. Come a Bologna. Nel centro si sono riversati auto e scooter che si sono esibiti in caroselli, sbandierando i simboli del Marocco, conditi da fumogeni e schiamazzi. Risultato: traffico congestionato e qualche danneggiamento. Caos anche a Roma, nel quartiere Centocelle, dove all’angolo fra via dei Frassini e via degli Aceri i tifosi marocchini si sono dati appuntamento per poi riversarsi con le automobili nel traffico cittadino. A Verona, invece, 13 persone sono state fermate per le aggressioni ai danni dei tifosi del Marocco che festeggiavano in città. Le aggressioni, violente, contro le auto in transito in corso Porta Nuova, sono state messe in atto con catene e manganelli. Una donna è rimasta leggermente ferita dalle schegge dei finestrini infranti. I giovani sono stati riconosciuti dal personale della Digos come attivisti di gruppi di estrema destra della città.
Il Bitcoin è scivolato sotto la soglia psicologica dei 64.000 dollari, bruciando - secondo i dati riportati da Bloomberg - qualcosa come 128 miliardi di capitalizzazione in poche ore. Ethereum ha fatto anche peggio, con cadute vicine all’8%.
Gli analisti lo chiamano «risk-off». Vuol dire che quando iniziano a volare i missili gli investitori cambiamo spalla al fucile. Vista la situazione puntano sulla concretezza dell’oro, che comunque è salito molto.
Il punto non è tanto quanto petrolio produce l’Iran - circa 3,45 milioni di barili al giorno, meno del 3% dell’offerta globale secondo la International Energy Agency.
Il punto è dove passa il petrolio degli altri. Il collo di bottiglia si chiama Stretto di Hormuz di cui ieri i pasdaran iraniani hanno annunciato la chiusura. Da lì transita circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio: qualcosa come 21 milioni di barili al giorno provenienti da tutto il Golfo. Non è una rotta. È la rotta. Alternative? Poche, complicate e molto più costose. Tradotto: se Hormuz si inceppa, il prezzo dell’energia non sale. Vola.
Secondo Capital Economics, citata dal Wall Street Journal, il blocco del traffico nello stretto potrebbe spingere il greggio fino a 100 dollari al barile, trascinando anche il gas naturale.
Uno scenario che aggiungerebbe tra lo 0,6% e lo 0,7% all’inflazione globale media. In altre parole: proprio quello che le banche centrali non volevano vedere mentre iniziavano a sognare il taglio dei tassi. Il rischio - sottolinea ancora il giornale americano - è quello di mandare all’aria una convalescenza economica già fragile, rallentata da guerre commerciali e crescita asfittica. Paradossalmente, la perdita dei barili iraniani, da sola, sarebbe gestibile. Analisti di Ubs osservano che Arabia Saudita e altri produttori potrebbero compensare eventuali stop temporanei. In questo senso una prima risposta potrebbe arrivare dalla riunione dei Paesi Opec di oggi. Il vero problema è l’effetto domino: assicurazioni marittime che esplodono, navi che evitano l’area, traffico che rallenta anche senza un blocco formale. Negli anni Ottanta Teheran minò quelle acque: i mercati se lo ricordano benissimo. Un petrolio stabilmente a tre cifre significherebbe inflazione di ritorno, proprio quando sembrava sconfitta. Banche centrali costrette a fermare, o invertire, i tagli dei tassi. Crescita rallentata in Europa e Stati Uniti. Nuova pressione sui Paesi emergenti importatori di energia. In sintesi: la geopolitica che si trasforma immediatamente in macroeconomia.
La globalizzazione digitale, l’Intelligenza artificiale, la finanza algoritmica. Tutto modernissimo. Poi basta un tratto di mare tra Iran e Oman per ricordare che l’economia mondiale funziona ancora con logiche ottocentesche: navi, petrolio, strozzature fisiche. Le criptovalute dovevano essere il futuro senza confini. Alla prima crisi vera, hanno reagito come qualsiasi asset speculativo: scendendo. Il petrolio, invece, continua a fare quello che fa da un secolo: comanda. E oggi, più che nei palazzi della diplomazia, il destino dell’economia mondiale si decide lì, nello Stretto di Hormuz. Dove non passa solo il greggio. Passa il sangue dei mercati.
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Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer (Ansa)
«A seguito della situazione in corso in Iran, lunedì convocherò un collegio speciale dei commissari», ha scritto su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Nelle stesse ore, la numero uno dell’esecutivo comunitario ha sottolineato che «per la sicurezza e la stabilità regionale è di fondamentale importanza che non si verifichi un’ulteriore escalation attraverso gli attacchi ingiustificati dell’Iran contro i partner della regione». Dalla Commissione Ue e dal Servizio europeo per l’azione esterna è arrivato anche l’ormai rituale invito alla «massima moderazione», al «pieno rispetto del diritto internazionale» e alla protezione dei civili. Il lessico è quello tipico delle crisi internazionali: «grande preoccupazione», «stabilità regionale», «de-escalation». Nessuna iniziativa diplomatica autonoma, insomma, ma l’annuncio di un collegio straordinario e l’ennesimo appello alla prudenza.
Leggermente diverso, almeno nelle forme, l’atteggiamento dei cosiddetti «volenterosi». Germania, Francia e Regno Unito hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano di «condannare gli attacchi iraniani nella regione» e chiedono che Teheran «si astenga da ulteriori azioni destabilizzanti e torni al tavolo dei negoziati». I tre leader precisano di «non aver partecipato ai raid», ma di restare «in stretto coordinamento con gli alleati». È un ricompattamento che mira a dare un segnale politico, pur muovendosi dentro il perimetro atlantico e, di fatto, oltre Bruxelles, ancora una volta scavalcata. Il premier britannico Keir Starmer ha inoltre confermato che «jet britannici sono stati coinvolti in operazioni di difesa degli alleati», chiarendo che Londra non ha preso parte all’attacco. Anche Berlino si è mossa sul piano dei contatti diretti: il cancelliere Friedrich Merz ha parlato al telefono con il premier israeliano Benjamin Netanyahu nelle ore successive all’inizio dell’operazione, secondo quanto riferito da fonti del governo tedesco. Parigi, dal canto suo, ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il presidente Emmanuel Macron ha parlato di «gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionali» e ha sollecitato una ripresa dei negoziati sul programma nucleare e sui missili iraniani, insistendo sulla necessità di «evitare un allargamento del conflitto» e di «privilegiare la via diplomatica».
Posizioni ritenute evidentemente morbide dal repubblicano Lindsey Graham, che ha definito «un eufemismo» dire di essere deluso dalla posizione europea, sostenendo che le democrazie occidentali «perdono la passione per la giustizia e il senso del bene e del male quanto più l’evento si svolge lontano dalle loro coste».
Ben diverse le reazioni di Mosca e Pechino. Il ministero degli Esteri russo ha definito i raid «un atto di aggressione armata non provocata», denunciando il rischio di una «pericolosa escalation» e chiedendo la convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Anche la Cina si è detta «fortemente preoccupata» e ha chiesto «l’immediata cessazione delle operazioni militari», richiamando al rispetto della «sovranità, sicurezza e integrità territoriale» dell’Iran. Pechino ha invitato tutte le parti a «evitare ulteriori escalation» e a tornare «al dialogo e ai negoziati» per salvaguardare pace e stabilità in Medio Oriente.
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Ingredienti – 360 gr di pasta di semola di grando duro italiano (scegliete i formati corti: eliche, fusilloni, tortiglioni noi abbiamo optato per le orecchiette) 250 gr di champignon o altri funghi coltivati (se non li avete potete sostituire con 80 gr di funghi secchi da far rinvenire in acqua tiepida per una buona mezz’ora), due salsicce opime (diciamo almeno 300 gr) e fresche, due spicchi d’aglio, due peperoncini, un ciuffo di prezzemolo, 40 gr di olio extravergine di oliva sale q.b.
Procedimento – Mondate i funghi e fateli a fettine di circa 3 millimetri di spessore (se avete i funghi secchi una volta rinvenuti strizzateli e tritali grossolanamente), sgranate le salsicce in modo da avere dei pizzicotti di carne, tritate finemente il prezzemolo e liberate dalla buccia i due spicchi d’aglio poi tagliateli a metà per la lunghezza ed eventualmente togliete l’anima all’interno se la vedete verde. Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua per cuocere la pasta. Ora in una padella capace, ci dovete saltare la pasta, mettete un filo d’olio extravergine e poi fate sudare a fuoco basso i pezzetti di salsiccia in modo che rilascino il grasso. Toglieteli dalla padella e ora aggiungete l’aglio e il peperoncino, fate prendere calore, aggiungete altro olio extravergine di oliva e mettete in padella i funghi, fateli andare a fuoco moderato. Lessate la pasta salando l’acqua e a un paio di minuti dalla cottura ritirate l’aglio e il peperoncino e aggiungete di nuovo ai funghi la salsiccia, aggiustate di sale e alzate la fiamma. Scolate la pasta e saltatela nel sugo di funghi e salsiccia aggiungendo il prezzemolo tritato e se vi va mantecate con un po’ di formaggio grattugiato e servite.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di sgranare le salsicce.
Abbinamento – In onore di Francesco Redi noi abbiamo scelto un Chianti dei Colli Aretini, ci va benissimo un Montepulciano d’Abruzzo o se volete stare al Sud un Aglianico del Vulture.
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Il tavolo ovale della riunione di governo convocata d'urgenza dal premier Giorgia Meloni dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran (Ansa)
Prima una call al mattino, poi un vertice a Palazzo Chigi. L’esecutivo ha appreso dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti a Teheran di ieri mattina solo ad operazione avvenuta. Lo ha rivelato il vice premier Matteo Salvini, mentre da Berlino il cancelliere Friedrich Merz ha fatto sapere che la Germania era stata avvertita.
La riunione a Palazzo Chigi si è svolta alla presenza del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini e dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari in colloquio anche con i vertici dei servizi segreti. Il ministro della difesa Guido Crosetto invece ha partecipato da remoto perché bloccato a Dubai. L’esecutivo ha ribadito con chiarezza la necessità di favorire ogni iniziativa diplomatica utile alla de-escalation. La preoccupazione nelle prime ore era naturalmente rivolta agli eventuali italiani coinvolti, e nonostante le fake news, fortunatamente non c’è stato nessun morto tra i nostri connazionali.
Tajani, ha avuto «un lungo colloquio telefonico» con il ministro degli Esteri degli Emirati, Abdullah bin Zayed, in cui ha chiesto «massima attenzione per tutti gli italiani presenti negli Emirati Arabi Uniti». «Mi ha garantito che daranno loro la piena assistenza, mettendoli in condizioni di sicurezza» ha assicurato il vicepremier, aggiungendo: «I nostri servizi di intelligence sono al lavoro, così come le nostre forze dell’ordine, per prevenire qualsiasi attacco». Infine ha chiarito: «Avevamo dato dei segnali molto chiari all’Iran, affinché facesse marcia indietro, ma fino ad adesso questa marcia indietro non c’è stata. E in base alle informazioni che mi ha ribadito anche il ministro degli esteri israeliano Sa'ar, Teheran continuava a produrre e a procedere nella fase dell’armamento, anche atomico, nonostante il dialogo in corso».
Crosetto, da Dubai, ha detto che «l’obiettivo condiviso è evitare ogni spiralizzazione del conflitto. È infatti evidente come vi siano tentativi di estendere il coinvolgimento di ulteriori attori: proprio per questo il coordinamento internazionale e l’azione diplomatica restano fondamentali. L’Italia continua a sostenere con determinazione il dialogo politico, il rispetto del diritto internazionale e ogni iniziativa capace di riportare stabilità e sicurezza nell’area, tutelando al tempo stesso i nostri connazionali e gli interessi nazionali ed il personale della Difesa dispiegato nell’area Mediorientale».
Non potendo parteggiare pubblicamente con Teheran e non potendo tifare per Donald Trump, a sinistra invece c’è grande imbarazzo. La soluzione è la solita: buttarla sulla marginalità dell’Italia. In questo caso la traccia trova terreno fertile. «Il governo Meloni che da un biennio grida ai quattro venti il “rapporto privilegiato” con l’amministrazione Trump, sull’attacco all’Iran è stato ragguagliato dalla Casa Bianca a bombardamenti già avviati. A dimostrazione che la centralità dell’esecutivo a livello internazionale esiste solo nel fantastico mondo fatato di Meloni. La triste verità è che mai come ora l’Italia si trova in posizione di totale marginalità internazionale, tanto che nel giorno in cui viene scatenata una guerra il Paese si ritrova con il suo ministro della Difesa bloccato a Dubai e impossibilitato a tornare in Italia. È la prova provata che non contiamo nulla», esulta il Movimento 5 stelle in una nota congiunta.
La segretaria dem Elly Schlein appresa la notizia invitava il governo a lavorare per una de-escalation. Spiegando che a suo avviso, premessa la condanna al regime iraniano, per impedire lo sviluppo di un’arma nucleare bisognerebbe «riprendere la via negoziale, quella diplomatica, coinvolgere tutta la comunità internazionale per fare pressione, isolare quel regime, impedire qualsiasi supporto ai suoi crimini brutali».
Dai vertici di Avs addirittura si cita il diritto internazionale facendo riferimento all’Iran. «Ancora una volta Israele e Stati Uniti fanno carta straccia del diritto internazionale. Il bombardamento dell’Iran è inaccettabile e senza giustificazioni e avrà come unico effetto quello di destabilizzare ancora di più la regione a pochi giorni dallo scoppio della guerra tra Afghanistan e Pakistan» hanno dichiarato Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Intanto, il generale Roberto Vannacci con l’attacco trova un’occasione piuttosto maldestra per paragonare Teheran a Kiev. «Gli Stati Uniti attaccano l’Iran. C’è un aggressore e un aggredito. Quindi ora mi aspetto che Frau von der Leyen costituisca un fondo da 90 miliardi da elargire a Teheran. Poi mi aspetto che i Paesi europei varino degli aiuti in termini di armi e sostegno per l’ayatollah. E poi Bruxelles dovrà varare un pacchetto di sanzioni per mettere in ginocchio l’economia degli Stati Uniti. Dovrà intervenire l’Onu è stato violato il diritto internazionale e poi tutti gli atleti e gli artisti americani dovranno essere esclusi dalle competizioni sportive e culturali. Infine, mi aspetto che Calenda visiti i pasdaran per portare loro il suo sostegno».
Per l’Italia si apre un nuovo mercato
Roma sta già perseguendo il progetto di Italia globale, via estensione dei partenariati strategici bilaterali con nazioni di interesse diplomatico-commerciale, il Progetto Mattei caratterizzato da relazioni collaborative con l’Africa, un progetto di attenzione particolare per i Balcani occidentali che chiamo «Lago Adriatico». In tale strategia cerca di mantenere una duplice convergenza con Stati Uniti e Ue. Il motivo è che l’Italia ha un piccolo-medio potere politico/militare, ma è la quarta potenza per export nel mondo. Quindi ha bisogno di Washington come moltiplicatore di forza ed è un buon segnale il fatto che l’America si stia ingaggiando di più in Africa per ridurre l’influenza della Cina.
Correttamente, Roma ha approfondito le cointeressenze con la Germania. Ma per spostare a Sud gli interessi tedeschi (e quindi dell’Ue) bisogna creare sia una cuccagna mediterranea sia avere un’alleanza forte con l’America per rendere collaborativi e non suprematisti gli interessi tedeschi stessi. Ma c’è di più. La centralità mondiale di un futuro mercato mediterraneo richiede un riconoscimento dall’esterno. L’India c’è, pur nel suo modo di indipendenza da schieramenti, ma serve anche il Giappone: il bilaterale Italia-Giappone è già evoluto a sufficienza per un partenariato più ambizioso che porti di più Tokyo nella nostra geografia e Roma nella sua.
Sto immaginando una minore dipendenza dell’Italia dall’Ue via ruolo centrale in un’altra area geoeconomica? In realtà sto cercando di capire gli aspetti concreti che permettano all’Italia un maggiore potere entro l’Ue con lo scopo di ottenere regole nel mercato unico più favorevoli alle sue caratteristiche economiche. Per inciso, l’Italia non ha ancora invertito la sua tendenza al declino industriale, pur il governo corrente avendo fatto già molto per farlo. Per la vera inversione servirà nel prossimo decennio - oltre che una dedebitazione - una maggiore crescita del Pil, cercando un aumento dell’export dai circa 620 miliardi di oggi verso gli 850/900. E l’obiettivo detto richiede Ekumene oltre che una maggiore proiezione globale.
Probabilità? Nello scenario d’implosione del regime iraniano sciita, correlato a una minore intrusività di Cina e Russia nella geo-area di interesse, potrebbero emergere nuove conflittualità originate dalle ambizioni della Turchia, dal conflitto intrasunnita tra wahabiti (Saud) e islam politico, dalla divergenza forte tra Algeria e Marocco e da quella recente tra Emirati ed Arabia. E il fatto che Israele abbia assunto uno status di potenza regionale maggiore potrebbe riattivare un conflitto con il mondo islamico-sunnita. Ma questi problemi potenziali possono trovare soluzione con la presenza arbitrale dell’America e la percezione degli attori coinvolti che la relazione entro il nuovo mercato sia un vantaggio per tutti, capacità su cui si è specializzata l’Italia. In conclusione, stimo un 70% di probabilità che il depotenziamento dell’Iran inneschi un processo graduale, che porti a Ekumene, sperando nell’inclusione futura di un nuovo Iran.
www.carlopelanda.com
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