- Il premier punta a estendere il lasciapassare: dai camerieri ai baristi, fino al personale dei trasporti. Pressing della Lega per limitare l’obbligo vaccinale. E ottenere tamponi gratuiti, test salivari e anticorpi monoclonali.
- Domani Confindustria e le sigle dei lavoratori si incontreranno ancora. Restano da sciogliere il nodo dei controlli all’interno delle aziende e quello delle mense.
Lo speciale contiene due articoli.
Sul green pass il premier, Mario Draghi, tira dritto, incurante delle critiche dell’opinione pubblica e dalla componente leghista della maggioranza. E si prepara ad allargare in modo massiccio la platea delle categorie per cui il lasciapassare sarà obbligatorio. Un’anticamera, forse, dell’obbligo vaccinale. Sta di fatto che settimana prossima, forse giovedì, si riunirà la cabina di regina che metterà a punto le nuove categorie, che confluiranno poi in un nuovo decreto, che dovrebbe entrare in vigore il 4 ottobre.
Le indiscrezioni parlano di un primo elenco imponente, che andrà a sanare, ma in termini ulteriormente restrittivi, la contraddizione tra l’obbligo per alcune categorie di utenti di servizi, con il personale che li eroga esentato. Il certificato sarà richiesto ai dipendenti della Pubblica amministrazione, ma anche a tutti i lavoratori impiegati in settori in cui è già necessaria la carta verde per gli utenti. A doversi munire di green pass saranno infatti: ristoratori e camerieri, i baristi, il personale di bordo di treni, aerei, navi e bus interregionali, quello di stadi, musei, musei, fiere, teatri, cinema, palestre e piscine. Più complesso il dibattito sull’imposizione dell’obbligo del certificato Covid per i passeggeri del trasporto pubblico locale: metropolitane, bus e tram, che incontra le perplessità del ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Esattamente come un anno fa all’epoca della riapertura delle scuole (all’epoca il dibattito era sulla capienza consentita), il trasporto si dimostra ancora una volta l’ostacolo insormontabile nella prevenzione al virus: a differenza di quanto avviene sui treni ad Alta velocità, controllare con l’apposita app il Qr code di ogni passeggero che si avvicina ai tornelli della metropolitana di Milano o Roma all’ora di punta paralizzerebbe gli spostamenti dell’intera città. E lo stesso accadrebbe con autobus e tram. Il risultato però è che tutte quelle categorie a cui è stato e verrà imposto il certificato dovranno effettuare i loro spostamenti cittadini stipate in vagoni con altre centinaia di persone sconosciute, dopo aver atteso, altrettanto ammassate, il treno della metropolitana sulla banchina. O il tram alla fermata. Con tanti saluti non solo alle finalità del sempre più invasivo green pass, ma anche a qualsiasi ipotesi di tracciamento dei contatti dei positivi. Il premier però non sembra disponibile a nessun cambio di rotta, forte anche di una maggioranza che, almeno in pubblico, recepisce quasi incondizionatamente le sue proposte.
Con l’eccezione della Lega, il cui leader Matteo Salvini ieri, dopo aver ricordato che l’obbligo vaccinale non rientra tra gli accordi che hanno portato alla nascita del governo, ha presentato le proposte del Carroccio sul Covid, articolate in cinque punti, per provare a limitarlo: «Promozione della campagna vaccinale, riconoscendo l’efficacia dell’impegno dei sindaci, delle Regioni, della struttura commissariale e del governo […] e salvaguardando la libertà ed evitando obblighi o costrizioni […]; utilizzo del pass per favorire aperture in sicurezza a partire dai grandi eventi (per esempio, concerti o eventi sportivi), ma senza complicare la vita agli italiani; tamponi gratuiti per alcune categorie, così da permettere agevolmente l’ottenimento del green pass (ad esempio per i minori che fanno sport o le persone che non possono vaccinarsi); possibilità di usare tamponi salivari molecolari per ottenere il green pass; estensione dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali prescrivibili anche dal medico di medicina generale». E proprio sui tamponi si potrebbe svolgere il dialogo all’interno della maggioranza. Non solo sul costo, ma anche sull’uso massivo di quelli salivari, la cui validità per ottenere il green pass è in già in corso di approvazione alla Camera, grazie a due emendamenti gemelli, presentati in commissione Affari sociali dalla Lega e dal M5s. L’utilizzo dei test salivari (non invasivi a differenza di quelli nasali), a prezzo calmierato o gratuiti, renderebbe infatti percorribile a chi non vuole sottoporsi al vaccino di mantenere la stessa autonomia di movimento di chi ha ricevuto le dosi del farmaco, paradossalmente con una maggiore chiarezza sullo stato di salute.
La proposta leghista scoprirà definitamente le carte sulle intenzioni del governo, che finora nel puntare tutto sulla campagna vaccinale, poteva contare, oltre che sulla formale mancanza di cure efficaci, anche sulla mancanza di alternative per la prevenzione. E che soprattutto chiarirà la linea di Draghi rispetto alle posizioni di critica costruttiva della Lega. E proprio dall’eventuale uso del voto di fiducia sulla conversione del decreto sul green pass si capirà se esiste una disponibilità all’ascolto delle posizioni della Lega e di Salvini. Di certo per Pd e M5s l’occasione di andare alla conta con un voto blindato per spaccare il Carroccio, o magari spingerlo fuori dalla maggioranza, è forte. Dietro l’angolo, poi, c’è l’idea di tirare dritto anche sulla imposizione dell’obbligo vaccinale se a ottobre non si sarà raggiunto il 90% di vaccinati sopra i 12 anni.
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