- L’aspirante sindaco del centrosinistra utilizza come garage un negozio. E il mutuo dell’appartamento è fuori dagli standard.
- Dopo l’incidente è stato disposto un fermo di due mesi. Il precedente di Burlando.
Lo speciale contiene due articoli.
«C’è un tema di commercio di prossimità», ha detto Silvia Salis, candidata sindaco a Genova per la coalizione di centrosinistra. «Siamo in una città con un’età media altissima. Il commercio deve essere un servizio, quindi serve anche lì una visione». Le parole ci sono. E il Salis pensiero, quanto al commercio, sembra proiettato a favorire i piccoli negozi. Di fatto, però, la pratica racconta un’altra storia. Nel 2023 la Salis ha acquistato un locale commerciale. L’immobile, al piano terra, è censito al Catasto come negozio (categoria C/1), superficie 21 metri quadri, rendita catastale 1.150,72 euro. In teoria è un esercizio commerciale di prossimità, perfetto per anziani e residenti. Ma la Salis non ha affatto inteso valorizzarlo come presidio di servizio. Ha trasformato il negozio in un garage. Uno spazio commerciale è stato convertito in pertinenza privata. L’ha fatto in silenzio. E adesso è il condominio stesso che le chiede conto. Nel verbale dell’assemblea condominiale del 22 gennaio 2025 emerge un dettaglio. Al quarto punto all’ordine del giorno, sotto la voce «Varie ed eventuali», viene messo agli atti un passaggio: «Si chiede alla signora Salis di produrre all’amministrazione l’eventuale variazione di destinazione d’uso da negozio a box secondo la vigente normativa urbanistico-edilizia». È in un quartiere residenziale. E in un contesto del genere un piccolo esercizio commerciale avrebbe potuto rappresentare un presidio utile. Ma ha lasciato spazio a un’auto. Nel documento di compravendita si menziona «l’ampliamento della porta di accesso carrabile». Risale al 1988, quando lì aveva trovato spazio un gommista. La modifica appare compatibile con la trasformazione in autorimessa. Ma senza una comunicazione di cambio d’uso. Ci piazzarono pure un passo carrabile, che è ancora lì come un fossile. L’attuale proprietaria probabilmente ha semplicemente fatto un subentro. Ma lo ha acquistato come negozio e la sostanza non cambia. Inoltre nessun cambio d’uso sarebbe stato autorizzabile: in base al Piano urbanistico comunale lì un box non si può proprio fare. È una zona commerciale, lo era allora e lo è rimasta anche nell’ultimo aggiornamento del Piano del commercio. E i parcheggi? Possono essere unicamente pertinenziali: ovvero devono essere legati a un’unità abitativa, a raso o interrati negli edifici. Tutto il resto è fuori legge. L’immobile è stato pagato in un’unica soluzione, con un assegno circolare da 80.000 euro, datato 1 giugno 2023. Nessun mutuo, nessuna rateizzazione, nessun finanziamento. Nulla di penalmente rilevante. Ma politicamente è tutto chiaro. La «visione» di cui parla, nel concreto, si è fermata davanti all’ingresso di un garage ricavato da un negozio che non esiste più. L’immobile si trova a pochi metri dalla residenza della Salis, nella stessa via e in un edificio adiacente, un casermone a forma di parallelepipedo costruito negli anni ’50 che ha coperto la visuale ai palazzi d’epoca costruiti sul lungomare e che appare come una colata di cemento sbucata dal nulla. Un «ecomostro» d’antan affacciato sul mare, ma piantato direttamente sulla scogliera. Cemento a mollo con vista mozzafiato. Ma il notaio garantisce: «Non di lusso». Nel rogito la Salis dichiara di non possedere altre case e nella nuova dimora ha spostato la residenza. Un doppio passaggio necessario per ottenere le agevolazioni fiscali sulla prima casa. L’abitazione è stata acquistata nel 2022 con un mutuo ipotecario da 700.000 euro concesso dalla banca con ipoteca da 1.232.000 euro a copertura di tutti i rischi. A chiederlo sono stati la Salis e il marito Fausto Brizzi, che si premura di dichiarare sotto la sua «esclusiva responsabilità», che userà la sua quota, 308.000 euro, non per comprare casa, ma per acquisire «liquidità». Tradotto: soldi cash. La restituzione prevede il pagamento di 360 rate in 30 anni. Brizzi, insomma, si terrà il mutuo sulle spalle sino a quando avrà 83 anni. Ma c’è un altro aspetto che sembra rendere il mutuo particolare: il rapporto tra la rata e il reddito della Salis, «agente scelto» della Polizia penitenziaria e dirigente sportiva (è vicepresidente vicario del Coni), è di certo inferiore al 35 per cento di esposizione che di solito viene ritenuto tollerabile dalle banche.
Nell’ultima dichiarazione disponibile, la Salis ha denunciato compensi per 53.000 euro, frutto dello stipendio versato dall’amministrazione penitenziaria (34.000) e dell’indennità da vicepresidente vicario del Coni. La rata è, invece, stata stabilita in 2.170 euro da versare mensilmente. Nell’atto non ci sono valutazioni sui redditi, né vengono elencate ulteriori garanzie. Il notaio è lo stesso che due anni dopo stipulerà per la Salis l’acquisto dell’ex negozio. La vendita è «a corpo e non a misura». Tradotto: non si dichiara la superficie utile. Non si lega il prezzo ai metri quadri. Il pagamento è in tre mosse: 160.000 euro bonificati il 31 marzo, un versamento di 326.097 euro effettuato nel giorno stesso del rogito e, infine, 283.902 euro corrisposti all’atto come saldo del mutuo ipotecario attraverso un giroconto bancario. Totale: 770.000 euro. Da rogito risulta anche il nome dell’intermediario, un’agenzia immobiliare liquidata con 36.600 euro. Il venditore, l’ex proprietario, è Michael Hart, quarantunenne broker assicurativo molto attivo nel settore dei rischi sportivi, in particolare nel calcio. Sul sito della sua Hart Special risk si trovano anche i moduli per assicurare gli agenti dei calciatori che operano in ambito Fifa e Figc. Ma c’è anche un modulo in cui è possibile accedere a un questionario per un’assicurazione Coni. «Conosco Silvia Salis dai tempi del liceo», conferma Hart alla Verità, aggiungendo: «Non ho intenzione di parlarne e non c’entro niente con il Coni». Abbiamo provato a contattare il portavoce della Salis, Lorenzo Cecioni, per ulteriori chiarimenti, ma non ci ha risposto.
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