
Illuministi e marxisti hanno demonizzato un'epoca che è stata di straordinaria grandezza. Fu l'apogeo della cristianità e portò a infondere il senso del divino nelle istituzioni e nella società. L'opposto della mentalità ristretta e di scopo del moderno tecnicismo.Ogni epoca si caratterizza per alcuni tratti tipici, che la rendono unica nel corso secolare della storia. D'altra parte, ogni essere umano è unico e irripetibile, e anche ogni famiglia lo è. Ma pure ogni popolo, ogni società, ogni cultura degna di questo nome: il mondo è bello (anche) perché è vario. Ogni giorno che passa è diverso da quello che arriva, così come il nostro corpo impercettibilmente non cessa mai di mutare. E lo stesso vale per la nostra anima, che di esperienza in esperienza cresce e si sviluppa nel tempo e grazie al tempo che passa.Anche le epoche storiche funzionano un po' allo stesso modo. I secoli precedenti alla venuta del Salvatore, pur dissimili l'uno dall'altro, hanno però tutti questa particolare nota spiacevole: l'assenza di un redentore, la mancanza di un esempio insuperabile e di un punto di riferimento assoluto e definitivo. I secoli successivi alla nascita e alla vita del messia sono tutti, lo sappiano o meno, illuminati dalla sua presenza spirituale e assiologica. I 2.000 anni dall'incarnazione del Signore in qua sono stati divisi dagli storici in epoca tardo antica, medioevale, moderna e contemporanea. L'epoca tardo antica è quella della prima diffusione del cristianesimo, durante le persecuzioni dell'impero di Roma. Ma anche quella gloriosa della freschezza del messaggio di Cristo, della virtù dei martiri e dell'evangelizzazione del mondo allora conosciuto.L'epoca medioevale è senza dubbio l'apogeo della cristianità e dura circa un millennio. Anche se evidentemente non c'è un accordo perfetto sul suo inizio e sulla sua fine. Possiamo datarla dalla fine dell'impero romano d'Occidente (476 dopo Cristo) al 1300 o al più tardi alla scoperta dell'America da parte dell'eroico navigatore italiano Cristoforo Colombo (1492). L'epoca moderna comprende i secoli XV-XIX, mentre l'età contemporanea si impernia sul Novecento.Tutte le epoche storiche hanno avuto grandezze e bassezze, ed esprimono contemporaneamente il genio dell'umanità con i frutti della ragione e della fede, ma anche la bruttezza del male, del vizio e dell'egoismo. Di certo però, l'epoca che simbolicamente coincide con la cristianizzazione della cultura, della società e delle istituzioni è quella medioevale, senza con questo voler demonizzare i secoli precedenti e successivi.Papa Leone XIII (1878-1903) fu un pontefice colto e lungimirante, forse il primo Papa completamente moderno, con una profonda conoscenza della storia e della storicità (caducità) dei fatti umani. Con coraggio aprì gli archivi vaticani agli storici, fondando una autorevole Commissione cardinalizia per gli studi storici. Sul medioevo scrisse delle parole che si collocano agli antipodi delle caricature fatte dagli illuministi e dai riformatori. «Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato (…). La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà sempre, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte dei nemici potrà contraffare o oscurare» (enciclica Immortale Dei del 1885). E concludeva ricordando ciò che scrisse il vescovo Ivo di Chartres a Pasquale II: «Quando regno e sacerdozio (ovvero Stato e Chiesa) procedono concordi, va bene il governo del mondo, e fiorisce e fruttifica la Chiesa».Ma quali sono i monumenti dell'epoca medievale che secondo Leone XIII restano immortali ad indicare l'armonia tra Stato e Chiesa, tra regno secolare e regno spirituale, e infondo tra scienza e coscienza, e tra ragione e religione? Si può pensare anzitutto ai tantissimi monumenti di pietra, come le bianche basiliche e le maestose cattedrali che in quei secoli hanno impreziosito in modo indelebile il nostro antico continente europeo. Ma la pietra è contingente e può crollare, lo spirito invece no. Il millennio che va da Benedetto da Norcia (480-547) a Bernardino da Siena (1380-1444) è stato il millennio della santità e della fede che sposta le montagne. Il motto del medioevo potrebbe essere questo: Dio al primo posto, l'uomo al secondo! Ogni epoca ha avuto i suoi santi e ogni secolo ha figure di straordinaria grandezza. Il Novecento, pur così laico e secolarizzato, ha avuto un Padre Pio da Pietrelcina che ricorda nello spirito, nel tratto e nel misticismo, il fiore del medioevo italiano: Francesco d'Assisi (1181-1226). Ma il medioevo, come ricordava la citazione, è stata un'epoca di santità sociale culturale e politica, e proprio per questo i protestanti, gli illuministi, i marxisti e i modernisti non l'hanno mai amata. Perfino un autore onesto come Indro Montanelli osò intitolare una sua opera L'Italia nei secoli bui (1965). La storiografia recente e scientifica però ha fatto progressi e oggi molti conoscono la verità. Un faro fu acceso da Régine Pernoud col celebre saggio Luce del medioevo (1954). Ma solo ora possediamo delle opere veramente analitiche, complete e non più manichee che sanno cogliere l'essenza di quei secoli non nel relativo progresso tecnologico rispetto ai tempi, ma nello spirito medioevale. Se la tecnologia era ai primordi della sua avventura moderna, la sapienza dei medievali si espresse in figure che sfidano i secoli come Tommaso d'Aquino (1225-1274) o Bonaventura da Bagnoreggio (1221-1274). Ma anche nell'arte di Giotto, nella poesia di Dante, e in mille opere e realizzazioni come la prima fondazione di ospedali e università.Anche le altre istituzioni tipicamente medievali sono da evocare e rivalutare. La cavalleria (lodata da san Bernardo), il feudalesimo e il monachesimo furono i tre assi portanti di quei secoli di fede e di misticismo. Di queste tre istituzioni mal conosciute parla un libro che fa rivivere il medioevo cristiano in tutto il suo splendore e che come tale è consigliabile a tutti coloro che tengono all'identità, al sapere e alle radici cristiane della nostra cultura (Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa. L'Apogeo, edizioni CLS, 2018).L'autore, un sacerdote e un amante della cultura medievale, individua questo rapporto tra il medioevo cristiano e l'epoca nostra: «Il trascendentalismo della mentalità medievale consiste in una tendenza a considerare tutto da un punto di vista assoluto, superiore, trascendente. È l'opposto della mentalità pratica, ristretta di visione e di scopo che distingue il moderno tecnicismo. Il pensiero medievale amava veder tutto sub specie aeternitatis». Tutta la realtà, letta e valutata anzitutto dal punto di vista di Dio e delle leggi naturali da lui istituite. In questo senso specifico possiamo anche noi uomini del XXI secolo essere profondamente medievali. Non servono i castelli, le dame, i giullari, i menestrelli e cattedrali gotiche.Padre Agostino Gemelli è un celeberrimo sacerdote, psicologo e medico della prima metà del Novecento. Ha lasciato ai posteri delle Università e quasi 2.000 pubblicazioni che spaziano dalla storia alla mistica, dalla psicologia alla teologia, dalla medicina alla sociologia. Eppure, nel primo numero della rivista Vita e Pensiero (1914) l'editoriale dovuto alla sua penna è un Manifesto medievalista, che voleva contrapporsi al Manifesto futurista di Marinetti e gli altri, uscito poco prima. Gemelli lo pubblicò non per fermare il progresso ma per fermare il regresso, in nome della tradizione.E l'attualità del 2019? Eccola. L'ecologia, l'animalismo, il vegetarianesimo, le medicine biologiche e il ritorno alla natura a cosa alludono, al di là della scorza laicista di questi movimenti sviluppatisi a sinistra nei dintorni del Sessantotto? Al ritorno a un rapporto più equilibrato con la natura e con gli animali? All'idea di sfavorire le megalopoli e i centri commerciali faraonici per rilanciare il patrimonio locale e paesano? Meno globalizzazione asfissiante e più borghi e comunità omogenee? Benvenuti nel medioevo prossimo venturo!
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.
Maria Rita Parsi critica la gestione del caso “famiglia nel bosco”: nessun pericolo reale per i bambini, scelta brusca e dannosa, sistema dei minori da ripensare profondamente.






