Referendum giustizia, Piantedosi: «Dai magistrati filosofia immigrazionista»

Mentre a protestare a Bologna per l’evento del Sì organizzato da Fratelli d’Italia ci sono poco più di quattro gatti, all’interno dell’hotel Savoia non si cammina per la quantità di persone accorse. Sala piena e gente in piedi e tutto intorno un forte presidio delle forze dell’ordine. «Sono una persona perbene e voto Sì», si legge sulle magliette di qualcuno.
All’evento «Non c’è sì-curezza senza giustizia» gli ospiti d’onore sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Per Fratelli d’Italia presenti i capigruppo alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan e poi Giovanni Donzelli, Augusta Montaruli e Elisabetta Gardini. La mattinata si è aperta con un video del premier Giorgia Meloni. Poi le interviste/dibattito con i due ministri Nordio e Piantedosi.
«Il referendum è un voto di merito sulla riforma. I governi si valutano nelle sedi e nei tempi propri», ha ribadito il ministro dell’Interno escludendo «scossoni istituzionali» a prescindere dall’esito del voto. Sul tema del rapporto tra polizia giudiziaria ha chiarito: «Sfido chiunque a indicare dove, nel testo costituzionale, sia previsto anche indirettamente un simile assetto. Non si incide sul rapporto tra polizia giudiziaria e autorità giudiziaria, che resta saldo e rappresenta una ricchezza del nostro ordinamento». Per quanto riguarda i toni della campagna ammonisce velatamente il suo collega Nordio quando dice: «Dobbiamo puntare sulla forza della ragione e non commettere falli di reazione rispetto alle provocazioni che arrivano da alcune parti. È legittimo che nel Paese ci sia chi sostiene il Sì e chi il No, ma il confronto deve restare nel merito».
Piantedosi ha parlato anche di immigrazione lamentando che «alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole, concettualmente sfavorevole, non alle leggi ma alla filosofia del contrasto all’immigrazione irregolare». Il numero uno del Viminale ha parlato di «filosofia immigrazionista, legittima a livello di politica, di opinione pubblica, ma non si può immaginare che possa essere quella di un giudice». «Alcuni sono ben noti», ha proseguito, «altri hanno nomi ben precisi e hanno avuto anche l’accortezza di dire che in qualche modo ha chiesto la collocazione personale proprio nelle Sezioni specializzate, che curano questa materia proprio per intervenire in maniera che poi abbiamo visto in casi specifici. È così, noi l’abbiamo verificato», la sua grave accusa.
All’evento interviene anche Nordio. «La riforma tende anche a liberare le energie di tutti magistrati bravi, preparati e operosi che non essendo iscritti alla corrente fino adesso non hanno nessuna possibilità di assumere incarichi apicali». Sui toni usati nei giorni precedenti, Nordio spiega di non pentirsi «perché io non li ho mai inaspriti (i toni), a suo tempo mi sono limitato a citare quello che avevano detto altri. Nel complesso delle polemiche che sono state accese da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il presidente Mattarella perché con il suo intervento speriamo, e siamo certi anzi, che i toni saranno ricondotti nell’ambito fisiologico della dialettica dei contenuti». E poi: «Parleremo del contenuto di questa riforma sperando che non ci diano degli eversori, anticostituzionalisti, piduisti, mafiosi o altro, ma semplicemente che si possano analizzare gli elementi di un codice di una riforma costituzionale che si inserisce nel percorso iniziato 40 anni fa da un eroe della Resistenza che era Giuliano Vassalli». Su Gratteri «non sono mai stato in lite, anzi» assicura. «Ogni volta che lo vedo, ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci. Lui ha un carattere un po’ fumino e un modo di esprimersi pittoresco che non è il mio. Però, quando si esagera con gli aggettivi bisogna anche cercare di abbassare i toni». Il padrone di casa è Galeazzo Bignami, Bologna la sua città. «Non c’è sicurezza senza giustizia e non c’è giustizia senza il coraggio di mantenere gli impegni presi con i cittadini», ha esordito aprendo l’incontro. «Il nostro interesse non è alimentare scontri o contrapposizioni, né costringere le nostre bravissime forze dell’ordine a dover difendere il diritto di tutti a parlare e manifestare. Abbiamo quindi ritenuto, pur sapendo che sarebbe stato più penalizzante in termini di partecipazione, di svolgere l’incontro in questa struttura, garantendo maggiore controllo e tranquillità. A noi interessa confrontarci nel merito». Quanto al referendum «se Bologna risponde così, e se l’Emilia-Romagna risponde così, credo che potremo avere soddisfazioni». Inevitabile affrontare l’argomento del Cpr a Bologna e a margine risponde: «È chiaro che dobbiamo farlo nel dialogo con le istituzioni e abbiamo apprezzato l’apertura del presidente Michele de Pascale. Per il governo la cosa migliore è trovare un accordo con i territori però è altrettanto importante introdurre questi strumenti dove c’è bisogno» e «noi riteniamo che Bologna sia un luogo utile».






