Campione d’Italia «gioca» coi bilanci. Conti in dissesto? Il Comune assume
2026-01-06
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Quando ieri mattina come milioni di altri italiani in fila davanti alla cassa di un supermercato ho sentito gli altoparlanti avvertire che non funzionavano i pos e quindi si sarebbe dovuto pagare in contanti, mi è scappato un sorriso. Non solo perché la coda piuttosto lunga (siamo alla vigilia di Pasqua) è improvvisamente diminuita con carrelli stracolmi abbandonati all’improvviso, ma anche perché mi è venuto in mente qualche titolone di giornale sull’ultima stretta del governo a cittadini e commercianti: le super-multe che scatteranno da fine giugno per tutti gli esercizi che rifiuteranno anche piccoli pagamenti con carte di credito o bancomat.
Non c’era evento più beffardo di quello capitato ieri mattina in quasi tutta Italia per la misura draconiana dell’ennesimo governo convinto che fermare la circolazione dei contanti sia la misura fondamentale per combattere l’evasione fiscale. Chi avrebbe potuto multare ieri Mario Draghi, visto che per buona parte della mattinata è risultato impossibile ogni pagamento elettronico? Gli incolpevoli commercianti? I cittadini? Forse se stesso, per avere ideato la tagliola sbagliata nel momento meno adatto che ci sia. Perché nello smarrimento di chi non riusciva a fare la benedetta spesa per il week-end pasquale a molti è venuto il sospetto che il sistema fosse andato in tilt per un cyber-attacco e che la guerra in corso in Europa fosse divenuta più vicina a tutti grazie alla discesa in campo di plotoni hacker. Pare che ieri il caso non fosse questo e che si sia trattato di un colossale ma certo non banale disservizio informatico. Ma certo i tempi indicano come il rischio cyber sia tutto fuorché improbabile.
Eppure da anni è scatenata una guerra al contante come simbolo principe di criminalità economica. Un’offensiva che rende la vita difficile a una parte consistente di questo Paese che non ha grande familiarità con la moneta elettronica e magari con qualche anno in più ha qualche difficoltà a tenere a memoria i codici pin del proprio bancomat o della propria carta di credito. Da anni la guerra al contante ne ha abbassato i limiti di utilizzo, eppure non sembrano cogliersi grandi vantaggi in termini di recupero di evasione fiscale. Mentre sempre di più le cronache raccontano truffe ed evasioni di imposte per via informatica e finanziaria: le ultime quelle proprio lamentate da Draghi sul Superbonus edilizio.
Ogni anno l’Agenzia delle Entrate sostiene di avere recuperato dal sommerso fiscale somme consistenti: si era arrivati vicino ai 20 miliardi di euro poi nel 2020 e nel 2021 si è scesi a 12-13 miliardi di euro per via della contrazione del Pil in pandemia. Siccome il ministero dell’Economia ogni anno allega al Def un rapporto sulla stima della evasione fiscale che la quantifica intorno ai 100 miliardi di euro, uno avrebbe immaginato che con quei recuperi dichiarati nel giro di un lustro o poco più di evasione non avremmo più dovuto discutere.
Invece siamo sempre intorno a quei 100 miliardi di euro stimati, miliardo più, miliardo meno. Quindi le mostrine che ogni anno si appunta sul petto l’Agenzia delle Entrate sono un po’ fasulle: più che altro patteggiamenti sulla elusione fiscale di qualche multinazionale che preferisce transare che passare anni davanti ai tribunali fiscali a discutere perdendo tempo e alla fine forse anche più soldi. Questo vuole dire però che i provvedimenti draconiani contro l’evasione fiscale - in primis quelli che limitano il contante - alla fine non servono a un fico secco. Qualche grande evasore si pizzica grazie alla bravura della nostra Guardia di Finanza. Ma il corpaccione del nero non si riesce mai ad intaccare davvero.
Ed è facile capirne il motivo: intere aree dell’Italia sono amministrate dalla criminalità organizzata (italiana ma anche cinese, albanese, rumena, asiatica etc..) che si sostituisce in tutto e per tutto allo Stato. Il nero è il suo habitat naturale, e il bancomat obbligatorio non è l’arma letale in grado di eliminarlo. Come assai poco può fare il limite al contante all’altro sommerso che circola in tutto il Paese: il reddito da lavoretti di complemento per integrare o stipendi assai bassi (penso a quello degli insegnanti) o sussidi pubblici che disincentivano il lavoro regolare e richiedono una integrazione, come reddito di cittadinanza o Naspi concessi con grande leggerezza e senza particolare sistema di controllo. Forse è più utile pensare a questo che prendersela con commercianti e anziani per l’uso del contante.
Nel 2024 la vicenda degli stipendi d’oro al Comune di Campione d’Italia, exclave italiana in territorio svizzero, aveva sollevato perfino l’interesse del Quirinale. Che, dopo l’appello di Simone Verda e Gianluca Marchesini, consiglieri comunali di minoranza per Campione 2.0, aveva chiesto approfondimenti al Viminale. L’attenzione del Colle, a quanto pare, non ha sortito nessun effetto, visto che nel piccolo Comune, non solo le retribuzioni non sono scese, ma l’ente, all’interno del quale opera dal 2018 un Organo straordinario di liquidazione (Osl), nominato dal ministero dell’Interno per la gestione del dissesto, inizia l’anno all’insegna delle nuove assunzioni. Sei nuove risorse, che faranno passare l’organico da 15 a 21 funzionari, e crescere la spesa per il personale da 2,7 milioni di euro l’anno fino a 4,7 milioni.
La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
Il Giubileo si conclude ufficialmente oggi, giorno dell’Epifania. Alle 9.30 papa Leone XIV chiuderà la Porta Santa della basilica di San Pietro in Vaticano poi, dopo la messa, alle 12 si affaccerà dalla Loggia centrale della basilica vaticana per la recita dell’Angelus. All’appuntamento sarà presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Migliaia i pellegrini che, nonostante la forte pioggia di questi giorni, sono giunti in San Pietro per questo evento. Questa ultima cerimonia farà lievitare il dato di oltre 33 milioni di persone che si sono recate nella capitale per l’Anno Santo. Dato diffuso dal pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella, nel corso della conferenza stampa di bilancio del Giubileo che si è tenuta ieri nella sala stampa della Santa Sede. «I 33 milioni 475.369 fedeli certificati segnano il sorpasso sulle attese» perché «le stime di 31 milioni di pellegrini, fatte a inizio Giubileo, sono state largamente superate». Monsignor Fisichella ha aggiunto che sabato 10 gennaio sarà papa Leone XIV stesso a incontrare le istituzioni e chi ha lavorato al Giubileo per ringraziare e valutare l’anno che è stato. «Ho avuto un’udienza con il Pontefice circa un mese fa. Ovviamente abbiamo parlato anche del Giubileo e dei frutti che questo ha portato. La cosa importante è che il Papa stesso ha sentito il desiderio di incontrare tutti quelli che hanno lavorato per il Giubileo il 10 gennaio, per esprimere la propria gratitudine e la sua valutazione dell’evento».
Un Giubileo definito «straordinario» anche perché inaugurato da Francesco e concluso dal suo successore, Leone. Straordinario anche per la sua gestione efficace, nonostante i noti problemi amministrativi di Roma. «È nostra intenzione non confinare al 2025 il metodo di lavoro seguito», ha commentato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. «A marzo dello scorso anno, l’Ufficio europeo dei brevetti ha pubblicato un report in cui l’Italia figurava come la quinta nazione europea per numero di brevetti depositati e la undicesima a livello mondiale. Quest’anno potremmo contribuire a migliorare il ranking nazionale depositando un nuovo brevetto sviluppato dalla presidenza del Consiglio nel corso dell’anno giubilare: il “metodo Giubileo”». Mantovano ha voluto anche sottolineare che l’Anno Santo «finisce in un momento tragico per la nazione. ferita dalle vittime dell’incendio di Capodanno di Crans-Montana». sottolineando quanto questa tragedia faccia riflettere «sul senso della vita». Sull’efficacia del “modello Giubileo” si è anche concentrato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che si è proiettato al prossimo Giubileo, quello del 2033, Anno Santo straordinario in cui si celebreranno i 2.000 anni della Redenzione di Cristo. «Mi auguro che si potrà continuare a collaborare» per il Giubileo «del 2033, dobbiamo arrivare pronti», ha detto Rocca, che ha rimarcato la necessità di «iniziare una pianificazione» per essere pronti all’appuntamento. Unico neo, i lavori non terminati su cui è intervenuto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: «Gli interventi complessivi sono 332, di questi 204 sono a oggi sono chiusi o parzialmente conclusi». Infine, sulla sicurezza è intervenuto il prefetto di Roma, Lamberto Giannini: «Abbiamo trasmesso un senso sicurezza senza alcuna militarizzazione della città e facendo tanta opera di prevenzione».
Non solo a Natale, ma nemmeno per Pasqua potranno tornare a casa i bambini della cosiddetta famiglia del bosco. Considerati i tempi della giustizia italiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in verità, non sanno proprio quando potranno ricongiungersi con i tre figli. È stato fissato il giorno, il prossimo 23 gennaio, di avvio indagine sui genitori da parte della psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominata dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila e prima di 120 giorni difficilmente l’esperta consegnerà la perizia.
Ha tempo fino al 5 maggio. Questo significa che la bimba di 8 anni e i gemelli di 6 dovranno stare altri lunghi mesi nella struttura di Vasto che li ospita assieme alla madre e il povero padre deve rassegnarsi a continuare a vederli per un’ora, due volte la settimana. Se non è rieducazione forzata, poco ci manca.
Da novembre, la coppia che abitava in un casolare nei boschi di Palmoli, in Provincia di Chieti, sta subendo ogni genere di pressione (o è ricatto?) per abbandonare il proprio stile di vita nella natura e piegarsi alle volontà di assistenti sociali che, assieme ai magistrati, fanno muro contro la coppia anglo-australiana. Dopo la grave decisione di sospendere la responsabilità genitoriale, nei confronti di Nathan e Catherine l’irrigidimento prosegue. Secondo quanto stabilito dal Tribunale dei minorenni presieduto da Cecilia Angrisano, la psichiatra forense che ieri ha giurato e che lavora nella casa di cura Villa Letizia, nell’Aquilano, dovrà procedere a «un’indagine personologica e psicodiagnostica del profilo di personalità di ciascun genitore», finalizzata a valutare «gli stili relazionali e comportamentali, le capacità e competenze genitoriali» e, in particolare, «la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici, affettivi ed educativi, dei minori».
L’analisi dovrà, inoltre, concentrarsi sull’«attenzione progettuale alle esigenze di crescita del minore, al fine di garantire un adeguato sviluppo psichico». Il tribunale chiede al consulente di valutare «se i genitori presentino caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale» e, nel caso, di riferire «se le capacità genitoriali siano recuperabili in tempi congrui rispetto allo sviluppo e alla crescita dei minori», indicando «il percorso educativo che i genitori dovranno allo scopo intraprendere».
Si prende tempo per «forzare la mano» a una mamma e un papà di cui magistrati e assistenti sociali paiono non fidarsi, nell’apparente tentativo di farli risultare non idonei a far crescere figli. «Condizioni di sostanziale abbandono in cui si trovano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre», le definiva l’ordinanza del 20 novembre che toglieva la responsabilità genitoriale e allontanava da casa i piccoli «privi di istruzione e assistenza sanitaria».
Ieri lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore associato all’Università Gregoriana e tra i periti di parte incaricati dai difensori della famiglia Birmingham-Trevallion, con LaPresse sosteneva che «vivere immersi nella natura sia meglio che vivere in una famiglia mafiosa, camorrista o che vive nell’illegalità». Poneva diversi interrogativi: «Soprattutto, in presenza di genitori buoni, amorevoli, attenti, uniti e affettuosi, non mascalzoni, è davvero la strada giusta quella individuata dai servizi? Oppure, pur intenzionalmente cercando di fare del bene, non è forse traumatica per questi stessi bambini?».
I piccoli si sentirebbero in colpa per quanto sta accadendo nella loro famiglia, e questa è un’altra conseguenza drammatica dell’allontanamento. «Possiamo ripensare molte cose, a partire per esempio dalle modalità di prelievo dei minori, preferendo percorsi di accompagnamento a percorsi di sottrazione e mettendo in discussione ogni forma di violenza istituzionale», si è augurato Cantelmi.
Sulla questione era intervenuto anche il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori: «Ritengo non più procrastinabile un intervento organico di riforma legislativa dell’istituto dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare».
Dopo una separazione assurda, in assenza di maltrattamenti, violenze o abusi e che priva tre creature del diritto di crescere nel proprio contesto affettivo malgrado l’accettazione da parte dei genitori degli interventi strutturali richiesti dai giudici e l’offerta di un casale in comodato gratuito da parte di un ristoratore di Ortona dove poter vivere nel frattempo, la famiglia rimarrà ancora separata in attesa dell’esito della perizia.
«Sono sciagurati i tempi della giustizia minorile», commenta Simonetta Matone, deputato della Lega, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Roma dove si è occupata soprattutto di minori. E aggiunge: «Si tratta di provvedimenti nei quali la forma vale più della sostanza. Non tengono in alcun conto il tempo dei bambini, il tempo degli affetti, il tempo della genitorialità». Il tribunale ha disposto anche un’indagine psico-diagnostica sui tre piccoli Trevallion per accertare «le condizioni attuali di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati».
Sul loro futuro decideranno i giudici, in base ai risultati della perizia. I genitori possono solo sperare sulle contro mosse degli specialisti incaricati dai loro legali, Marco Femminella e Danila Solinas.
