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2025-11-14
Berlino pescherà a sorte le leve da arruolare
L’obiettivo della riforma, avviata a fine agosto con l’ambizioso proposito di radunare mezzo milione di combattenti, ma finalizzata solo ora, dopo lunghi negoziati tra Cdu e Spd, è di portare le forze armate dai circa 182.000 soldati attivi di oggi a 260.000. Ai quali dovrebbero aggiungersi 200.000 riservisti; al momento, ce ne sono 60.000. Nell’era dei droni e dei cyberattacchi, il fattore umano è ancora determinante. Negli scenari ai quali ci eravamo abituati negli anni Novanta e nel primo decennio dei Duemila, tra le operazioni in Kuwait e nei Balcani e, poi, i Blitzkrieg antiterrorismo, l’asimmetria dei belligeranti rendeva secondaria la quantità di truppe schierate. Anzi, l’idea era che si dovessero rischiare meno militari possibile. Ma dove gli eserciti si equivalgono, come nel teatro ucraino e nell’ipotesi di un confronto diretto con Mosca, torna in auge la logica delle guerre mondiali: occorre carne da mandare al macello.
Per accontentare i socialdemocratici - i quali esprimono il ministro della Difesa, Boris Pistorius - l’esecutivo di coalizione ha mantenuto la selezione volontaria. Un provvedimento che vanifica l’appello del ministro della Famiglia, la cristiano-democratica Katia Prien, secondo cui la coscrizione di entrambi i sessi era questione di parità. Gli uomini, dunque, saranno tenuti a rispondere alle domande sul loro stato fisico e mentale e sulla loro disponibilità a servire la patria fucile in spalla. Pistorius, nelle scorse settimane, aveva riesumato persino la mitica visita militare - e la memoria corre alle commedie sexy di Lino Banfi ed Edwige Fenech. Alla fine, comunque, la gioventù potrà scegliere se indossare davvero la divisa oppure restarsene sul sofà, come durante il Covid. A meno che lo Stato si ritrovi senza abbastanza soldati. In questo caso, il Bundestag, il Parlamento tedesco, potrebbe ricorrere a una sorta di lotteria, per pescare a sorte le reclute. Uno stratagemma dalle tragicomiche tinte fantozziane. Tipo l’estrazione del kamikaze «Tozzi-Fan» per l’attacco a Pearl Harbor, o l’«orrendo sorteggione» in sala mensa, con i dipendenti della megaditta che pregano e fanno gli scongiuri.
Per la Germania, devastata, smembrata e smilitarizzata nel 1945, paralizzata a lungo dai sensi di colpa per le brutalità del nazismo e votata a un inscalfibile pacifismo, l’intesa Cdu-Spd rappresenta una svolta storica, anche se la leva obbligatoria era stata abolita piuttosto di recente, nel 2011. La minaccia russa è al contempo una giustificazione e un pretesto: rende ragione del rinnovato interesse dei Paesi occidentali per la difesa, ma è pure la foglia di fico per coprire la distruzione provocata dalle politiche green, cui si cerca di rimediare con una riconversione industriale massiccia dall’ambito civile a quello marziale. Senza trascurare le brame geopolitiche che potrebbero maturare all’ombra degli eserciti.
Prima ancora di rifondare il suo, infatti, Berlino ha già cominciato ad avventurarsi in una serie di iniziative all’estero. Ha spedito un contingente in Lituania, nazione che si trovava ai confini orientali della Prussia e nella quale, dopo la sconfitta degli zaristi nel 1914, lo stato maggiore del Kaiser istituì un’amministrazione militare guidata da Erich Ludendorff. La proiezione verso Est è un pallino della Germania; la delirante teoria del Lebensraum da conquistare schiavizzando i popoli slavi ne era la perversione hitleriana. Intanto, il concetto strategico tedesco ha iniziato a rivolgere le proprie attenzioni all’area artica, contesa tra le principali potenze mondiali, in particolare Usa e Russia. È in quest’ottica che, da un paio d’anni, la Luftwaffe ha schierato i suoi jet in Islanda. L’aviazione sta incrementando la flotta con l’acquisto di Eurofighter e F-35, mentre la lite con la Francia ha inibito il progetto per un caccia di sesta generazione. Il riarmo - il piano da quasi 1.000 miliardi finanziati a deficit - include, inoltre, tank, mezzi terrestri da battaglia e il rinnovamento della Marina: a dicembre 2024, era stato approvato uno stanziamento da 4,7 miliardi per i sottomarini ThyssenKrupp.
Toh: proprio dai servizi tedeschi era partito l’allarme sulle mire di Vladimir Putin, che sarebbe deciso ad attaccare la Nato entro il 2030. È da maggio che il cancelliere, Friedrich Merz, promette di costituire la più potente forza armata del continente. Lo hanno confermato Pistorius e il ministro degli Esteri, Johann Wadephul. A Berlino dicono: ce lo chiedono gli alleati. Le prime due volte andò malissimo. Questa è la volta buona?
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La Germania lancia il piano per reclutare mezzo milione di ragazzini, tra combattenti e riservisti: dal 2026, questionari obbligatori e visite militari ai diciottenni. Se scarseggeranno volontari, i coscritti verranno estratti. Per adesso, esentati donne e «non binari».Dal divano alla trincea. Dai giovani che salvano il Paese restando sul divano durante il lockdown, ai diciottenni che devono mobilitarsi per la futura guerra contro la Russia. Nell’Europa di oggi, la storia si ribalta con disinvoltura. E così, archiviato lo spot del 2020, in cui lodava gli eroi della pandemia per essere stati «pigri come procioni», la Germania ha cambiato parola d’ordine. Prima era: «Restate a casa». Adesso è diventata: «Arruolatevi». Il piano teutonico per rimpinguare le file dell’esercito con la coscrizione, concordato dai partiti di maggioranza e presentato ieri in conferenza stampa a Berlino, non è privo di aspetti grotteschi. A cominciare dal regime di esenzioni: il questionario che, dal 2026, il governo spedirà a chi compie la maggiore età, per determinarne l’abilità alla leva, dovrà essere obbligatoriamente compilato dai maschi, ma potrà essere ignorato dalle femmine e dai «non binari». Il confine tra l’inclusività e la gaffe è labile: il guanto di velluto arcobaleno l’avrà preteso la sinistra? Oppure la Bundeswehr non intende ingaggiare trans e individui dall’identità di genere ambigua?L’obiettivo della riforma, avviata a fine agosto con l’ambizioso proposito di radunare mezzo milione di combattenti, ma finalizzata solo ora, dopo lunghi negoziati tra Cdu e Spd, è di portare le forze armate dai circa 182.000 soldati attivi di oggi a 260.000. Ai quali dovrebbero aggiungersi 200.000 riservisti; al momento, ce ne sono 60.000. Nell’era dei droni e dei cyberattacchi, il fattore umano è ancora determinante. Negli scenari ai quali ci eravamo abituati negli anni Novanta e nel primo decennio dei Duemila, tra le operazioni in Kuwait e nei Balcani e, poi, i Blitzkrieg antiterrorismo, l’asimmetria dei belligeranti rendeva secondaria la quantità di truppe schierate. Anzi, l’idea era che si dovessero rischiare meno militari possibile. Ma dove gli eserciti si equivalgono, come nel teatro ucraino e nell’ipotesi di un confronto diretto con Mosca, torna in auge la logica delle guerre mondiali: occorre carne da mandare al macello.Per accontentare i socialdemocratici - i quali esprimono il ministro della Difesa, Boris Pistorius - l’esecutivo di coalizione ha mantenuto la selezione volontaria. Un provvedimento che vanifica l’appello del ministro della Famiglia, la cristiano-democratica Katia Prien, secondo cui la coscrizione di entrambi i sessi era questione di parità. Gli uomini, dunque, saranno tenuti a rispondere alle domande sul loro stato fisico e mentale e sulla loro disponibilità a servire la patria fucile in spalla. Pistorius, nelle scorse settimane, aveva riesumato persino la mitica visita militare - e la memoria corre alle commedie sexy di Lino Banfi ed Edwige Fenech. Alla fine, comunque, la gioventù potrà scegliere se indossare davvero la divisa oppure restarsene sul sofà, come durante il Covid. A meno che lo Stato si ritrovi senza abbastanza soldati. In questo caso, il Bundestag, il Parlamento tedesco, potrebbe ricorrere a una sorta di lotteria, per pescare a sorte le reclute. Uno stratagemma dalle tragicomiche tinte fantozziane. Tipo l’estrazione del kamikaze «Tozzi-Fan» per l’attacco a Pearl Harbor, o l’«orrendo sorteggione» in sala mensa, con i dipendenti della megaditta che pregano e fanno gli scongiuri.Per la Germania, devastata, smembrata e smilitarizzata nel 1945, paralizzata a lungo dai sensi di colpa per le brutalità del nazismo e votata a un inscalfibile pacifismo, l’intesa Cdu-Spd rappresenta una svolta storica, anche se la leva obbligatoria era stata abolita piuttosto di recente, nel 2011. La minaccia russa è al contempo una giustificazione e un pretesto: rende ragione del rinnovato interesse dei Paesi occidentali per la difesa, ma è pure la foglia di fico per coprire la distruzione provocata dalle politiche green, cui si cerca di rimediare con una riconversione industriale massiccia dall’ambito civile a quello marziale. Senza trascurare le brame geopolitiche che potrebbero maturare all’ombra degli eserciti.Prima ancora di rifondare il suo, infatti, Berlino ha già cominciato ad avventurarsi in una serie di iniziative all’estero. Ha spedito un contingente in Lituania, nazione che si trovava ai confini orientali della Prussia e nella quale, dopo la sconfitta degli zaristi nel 1914, lo stato maggiore del Kaiser istituì un’amministrazione militare guidata da Erich Ludendorff. La proiezione verso Est è un pallino della Germania; la delirante teoria del Lebensraum da conquistare schiavizzando i popoli slavi ne era la perversione hitleriana. Intanto, il concetto strategico tedesco ha iniziato a rivolgere le proprie attenzioni all’area artica, contesa tra le principali potenze mondiali, in particolare Usa e Russia. È in quest’ottica che, da un paio d’anni, la Luftwaffe ha schierato i suoi jet in Islanda. L’aviazione sta incrementando la flotta con l’acquisto di Eurofighter e F-35, mentre la lite con la Francia ha inibito il progetto per un caccia di sesta generazione. Il riarmo - il piano da quasi 1.000 miliardi finanziati a deficit - include, inoltre, tank, mezzi terrestri da battaglia e il rinnovamento della Marina: a dicembre 2024, era stato approvato uno stanziamento da 4,7 miliardi per i sottomarini ThyssenKrupp. Toh: proprio dai servizi tedeschi era partito l’allarme sulle mire di Vladimir Putin, che sarebbe deciso ad attaccare la Nato entro il 2030. È da maggio che il cancelliere, Friedrich Merz, promette di costituire la più potente forza armata del continente. Lo hanno confermato Pistorius e il ministro degli Esteri, Johann Wadephul. A Berlino dicono: ce lo chiedono gli alleati. Le prime due volte andò malissimo. Questa è la volta buona?
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.