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L’imputato è compagno di una pm di Roma. Un caso di stalking imbarazza la Procura

L’imputato è compagno di una pm di Roma. Un caso di stalking imbarazza la Procura
Il pm Stefano Pizza (Ansa)
Un dirigente di Fs rischia il processo dopo la denuncia di una donna a cui era legato. Ma il procedimento va a rilento.
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Il Garante della privacy non lascia. Ma arriva pure la Corte dei Conti
Pasquale Stanzione (Ansa)
I difensori degli indagati ricorreranno al Riesame. Le opposizioni: «Dimissioni».

Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, in una nota, «esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati» e «conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini». Così la nota di ieri dell’Authority dopo le perquisizioni e i sequestri effettuati giovedì dalla Guardia di finanza in seguito all’indagine aperta dalla Procura di Roma che indaga per peculato e corruzione il presidente eletto in quota Pd, Pasquale Stanzione, e i tre membri Ginevra Cerrina Feroni (Lega), Agostino Ghiglia (FdI) e Guido Scorza (M5s). Il procedimento è stato aperto in seguito ai servizi televisivi mandati in onda dal programma Report e ai racconti dell’ex segretario generale, Angelo Fanizza, che si è dimesso due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della «talpa» che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.

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L’interprete albanese, protagonista del capolavoro di Puccini al teatro dell’Opera di Roma, svela la psicologia del personaggio. E racconta la folgorazione per I Tre tenori quando nel suo Paese il comunismo crollava e l’Italia sbucava dalla tv.

Rinunciano all’esame a loro insaputa. Così gli ospedali raggirano i pazienti
iStock
Un ragazzo con un problema all’occhio, un uomo con i polmoni compromessi, un’anziana fratturata: al Cup si cerca di fregare chiunque. C’è bisogno di un «no» a verbale per truccare le statistiche sulle liste di attesa.

Il dolore pulsa nell’avambraccio di Maria come un martello pneumatico che non conosce sosta. È il 10 dicembre 2025 e siamo in fila davanti allo sportello del Cup di Avellino, circondati da quell’odore stantio di disinfettante e rassegnazione che impregna le sale d’attesa della sanità pubblica. Maria ha 82 anni e una frattura scomposta rimediata giocando con i nipoti, un incidente banale che, però, ha urgente bisogno di cure. Quando il display chiama il suo numero, l’operatrice le comunica che la prima data disponibile per una radiografia è il 7 febbraio 2026. Maria è sconsolata. Ci facciamo stampare la prenotazione, quel foglietto di carta che si rivela essere il corpo del reato.

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Cartabia accusa la politica di non obbedire ai giudici. Poi frigna per la democrazia
Marta Cartabia (Imagoeconomica)
Dopo i flop della sua riforma (contestata dagli esperti e bocciata dalla Consulta che ha presieduto), l’ex Guardasigilli rimpiange l’era degli ultimatum delle toghe alle Camere.

Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi. L’ha detto Rocky Balboa e Marta Cartabia doveva esserselo appuntato. E infatti, nonostante la sua riforma della giustizia sia vituperata dagli addetti ai lavori, tanto che al congresso del Consiglio nazionale forense era partita l’ovazione alla richiesta di abolirla; nonostante sia stata sconfessata persino dalla Consulta, di cui lei era stata presidente; e nonostante sembrino naufragate le prospettive di carriera politica della giurista, tra Palazzo Chigi e il Colle, così che le tocca accontentarsi della cattedra alla Bocconi; nonostante tutto, l’ex Guardasigilli è ancora qua. Pronta a rialzarsi, nonché a contrattaccare.

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