Le borse francesi Lancel diventano italiane - La Verità
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Le borse francesi Lancel diventano italiane

Studio Errani

  • La griffe, acquistata dal gruppo Piquadro che controlla anche The Bridge, ha svelato a Parigi la prima linea dopo la rivoluzione Il presidente: «Puntiamo sui mercati asiatici. Rivitalizziamo i modelli storici con colore e dinamismo per conquistare i millennial».
  • Rochas riscopre l'eleganza con volumi maxi e tessuti preziosi per il giorno, mentre Chanel va in passerella per la prima volta dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld.
  • Kenzo rende omaggio al suo fondatore, ripescando dagli archivi stampe divertenti e colorate. Senza dimenticare l'amatissima tigre.

Lo speciale contiene gallery della Settimana della moda parigina

A volte le cose vanno al contrario rispetto alla norma. Tanto da diventare una notizia nella notizia. Capita con Marco Palmieri, patron del gruppo Piquadro, che, con una mossa delle sue, è riuscito a cambiare il verso a un andazzo che vede sempre l'Italia penalizzata con stranieri che fanno incetta di marchi nostrani. «Da azienda monobrand, sana e in salute che produce cassa» racconta Palmeri «ci siamo chiesti, cosa ci fosse in giro visto che siamo industriali e che abbiamo la capacità produttiva. Sfruculiando nel portafoglio delle multinazionali s'è trovato Lancel, e abbiamo chiesto subito a Richemont se ce la vendeva. Perché no, ci hanno risposto, per noi è un po' piccola».

In pratica, uno tra i più grandi gruppi del lusso mondiale che in portafoglio detiene nomi come Cartier, Van Cleef & Arpels, Vacheron Costantin, Piaget e Montblanc ha dato il suo ok. E una maison qual è Lancel, fondata da Angèle e suo marito Alphonse Lancel nel 1876 a Parigi, è diventata italiana. Già la storia è di grande fascino dagli accessori per fumatori alle borse scelte per tanti film famosi, dai rapporti con artisti parigini come Edith Piaf, Maurice Chevalier e Josephine Baker fino alle borsette disegnate da Salvador Dalì, e Dalì, per la moglie e la musa Gala. E si va oltre. L'attrice Isabelle Adjani, musa del marchio, con Lancel ha creato una sua linea di borse e non manca quella ispirata a Brigitte Bardot, la BB, dove l'attrice partecipò attivamente al disegno e alla realizzazione della borsa. Ma prima di Lancel, Palmieri si era mosso verso un altro marchio. Il 2016 era stata la volta di The Bridge. «Abbiamo iniziato da The Bridge e in due anni siamo riusciti velocemente a riposizionare un marchio che perdeva un sacco di soldi e stiamo facendo un sacco di cose. Il percorso in avanti non è finito, ma, senza dubbio, ora è stabilizzato e sta crescendo».

Se la Settimana della moda milanese è stata l'occasione per mostrare il nuova showroom del gruppo (Piquadro, The Bridge e Lancel), quella di Parigi ha rappresentato la cornice ideale per entrare nel dettaglio della nuova collezione Lancel presentata nella storica casa in Place de l'Opéra, ancora una volta, palcoscenico perfetto che non ha mai cambiato il suo volto fin da quando la maison ci arrivò nel 1929. «In questi primi mesi dall'acquisto ci siamo dati la missione di andare verso i Millennials con più dinamismo, più colore, più creatività, più velocità. Abbiamo le capacità produttive per farlo, abbiamo tenuto la francesità assoluta, infatti team creativo, marketing di prodotto, qualità controllo sono a Parigi mentre la produzione di The Bridge a Scandicci, in Toscana, nel cuore della pelletteria. Quindi totalmente made in Italy però con il quid francese. Abbiamo trovato un direttore creativo giovane e un direttore artistico con fascino francese, un team multiculturale, molto young». È Barbara Fusillo, con esperienze da Miu Miu e Marc Jacobs, a guidare il team. «La prima collezione è molto frizzante. Straordinario è l'archivio, si può immaginare cosa sia stato prodotto in quasi un secolo e mezzo. È ovvio che si attinga molto da lì per guardare a nuove idee. Parliamo di migliaia di prodotti tutti catalogati e mappati. Alcune chiusure storiche le abbiamo già recuperate così come molte creazioni Art déco che rappresenteranno il futuro di Lancel». Grande attenzione anche ai mercati. »Ci siamo dati l'obiettivo di distribuire poco e niente wholesale e di sviluppare molto bene il retail diretto ma soprattutto concentrarci sull'Asia, fare un po' di clienti in Europa "top of the top". Non abbiamo necessità di crescere molto ma con una serie di meccanismi visto che l'azienda va bene non vogliamo diluirla. Siamo già a buon punto».

Senza dubbio, alla base del successo, c'è un'azienda che dimostra, ormai da tempo, visioni strategiche e di percorso più che positive. Il Gruppo Piquadro ha archiviato i primi nove mesi dell'esercizio chiuso il 31 dicembre 2018 con ricavi pari a 107,3 milioni di euro, in crescita del 50,5% rispetto all'analogo periodo nell'anno fiscale precedente, a quota 71,3 milioni di euro. L'aumento del fatturato è stato determinato dall'introduzione nel perimetro di consolidamento della maison Lancel, dall'aumento del 2,5% delle vendite a marchio Piquadro e dall'incremento del 13,8% delle vendite di The Bridge. «Abbiamo grandi aspettative per Lancel» dichiara Palmieri. «Lo straordinario patrimonio di una maison nata a Parigi 143 anni fa rappresenta un grande potenziale che ci auguriamo di valorizzare, grazie alla sua integrazione in un gruppo specializzato nella pelletteria di qualità e con una produzione made in Italy».

La nuova collezione Lancel

Piquadro

La Ville Lumiére saluta Lagerfeld. Chanel debutta senza il Kaiser

Lo chiamano fashion month: inizia a febbraio con le sfilate di New York, passa da Londra, attraversa Milano e approda, per concludersi a Parigi. Intanto è arrivato il 5 marzo, data in cui la moda per il prossimo inverno 2019/2020 abbasserà definitivamente la cleir per riavvolgerla a settembre. Stessa manfrina, stesse città, stesso ordine. La Paris Fashion Week, con le date più lunghe di tutte le altre settimane (non a caso a Milano sono state tante le polemiche per un calendario troppo compresso, sfilate fondamentali nella stessa giornata, indossatrici contese e problemi annessi), è iniziata il 25 e, come detto, si concluderà martedì prossimo. Una settantina di sfilate, ancora più presentazioni: la Ville Lumière affascina come sempre. In passerella: Dior, Saint Laurent, Celine, Hermès, Givenchy, Valentino, Rochas, Giambattista Valli, Balmain, Hermes, Vuitton, Miu Miu. Il defilè più importante della stagione è senza dubbio Chanel, che dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld ha affidato il timone della maison a Virginie Viard. Tutta la città è un ricordo: dai fiori ai bigliettini nelle tante boutique agli innumerevoli omaggi. D'altronde Kaiser Karl era sempre protagonista e tutti sono in attesa di vedere cosa accadrà il 5 marzo alle 10,30, data e orario della sfilata, nell'immenso Grand Palais dopo che sotto la sua guida si era assistito a veri e propri spettacoli e allestimenti da lasciare a bocca aperta: una spiaggia ricreata ad hoc, un gigantesco iceberg, una villa con tanto di giardino all'italiana e poi il finto supermercato, il finto aeroporto, il finto casinò. Infine alla Settimana della moda parigina presenzierà un altro nome illustre: Tommy Hilfiger. Lo stilista-star sfilerà per la prima volta durante nella città dell'amore. In quell'occasione, Tommy svelerà la sua collaborazione con l'attrice e cantante statunitense Zendaya.

Diversi sono i nomi francesi guidati da stilisti italiani. Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica di Dior, si è concentrata sulle «teddy girls», controparte femminile dei «teddy boys», una delle prime sottoculture inglesi. E Dior ha amato tantissimo la Gran Bretagna. La collezione ha preso spunto dalla Christian Dior: Designer of Dreams, attualmente in scena al Victoria & Albert Museum di Londra, che include una stanza con l'abito che Dior ideò per il ventunesimo compleanno della Principessa Margaret nel 1951, quello che indossava quando è stata fotografata da Cecil Beaton. «Margaret è sempre stata una principessa ribelle. Scegliere Dior, e non un designer britannico, a quell'epoca era considerata una ribellione. E questo mi ha fatto riflettere», ha spiegato la Chiuri in un'anteprima pre-sfilata. Una linea che diventa un racconto femminista con tanto di t-shirt con la scritta "sisterhood is powerful" ('La sorellanza è potente'), indossata con la gonna in tartan rosso del clan Stewart.

Alessandro Dell'Acqua per Rochas ritorna invece alle radici del marchio creato da Marcel Rochas nel 1925, poi rilanciato da sua moglie Hélène nel 1955. In un'epoca volta allo streetwear, lo stilista napoletano inverte il timone, affermando che «è tempo di riappropriarsi della propria immagine e personalità senza rincorrere le tendenze».Così dai primi passaggi, ci si concentra semplicemente e senza cliché sullo spirito couture della maison francese. Dominano le lavorazioni complesse come la lana trattata a piuma, i volumi XXL e i drappeggi romantici che conferiscono leggerezza, l'utilizzo di costruzioni precise per le giacche baschina. Grande ricorso ai tessuti preziosi come pizzo, tulle e organza che funzionano di giorno come di sera. I tailleur di lana bouclé, illuminati di frange di resina come fossero gioielli in gaietto, sottolineano gli ampi spacchi e la costruzione di ogni capo.

Il nero, colore preferito dalle parigine, è onnipresente. Ma anche tabacco, blu di Prussia, rosa cipria. Stephen Jones, special guest della stagione, rivela l'estetica dei look da giorno con i suoi scultorei cappelli di resina nera. Le borse, infine, sottolineano lo stile da sera e prettamente femminile del marchio: micro, a gioiello, di velluto di raso e ricoperte di strass.

Kenzo omaggia il lato più fantasioso del suo fondatore nella nuova collezione

A Parigi si festeggia il nuovo capitolo di Kenzo con la collection Memento. Per la quarta edizione di questa collezione dedicata alla rivisitazione degli archivi della maison, Kenzo offrirà ai propri fan e clienti l'opportunità di acquistare i capi a partire dal giorno seguente la presentazione della collezione.

Come per ogni capitolo è stato scelto un elemento tratto risalente al periodo del fondatore della maison Kenzo Takada. Il tema della collection Memento Nº1 sono state stampe floreali e ruches, la numero due è stata un'ode al lancio di Kenzo Jeans e per la terza edizione la maglieria. Per la collection Memento Nº4 sono state scelte alcune delle grafiche e stampe più originali e vivaci della maison. Si celebra quindi il lato più fantasioso e divertente di Kenzo Takada, la sua sistematica capacità di portare un atteggiamento dissacrante al mondo della moda e, ancor più importante, il suo amore per il cibo e l'intrattenimento. Capi stampati iconici, immediatamente riconoscibili, formano la base della collezione. La passione per la tigre, simbolo di forza e potere, è sempre presente. Tigri fotorealistiche aerografate (collezione uomo Primavera-Estate 1991) appaiono in due versioni di colore, blu o marrone, su vari modelli di t-shirt, maglie o camicie in popelin di cotone per uomo e donna.

Per presentare la collezione, Kenzo e il regista Partel Olivia hanno invitato il coreografo e direttore di scena Paul Sadot e il coreografo Nqobilé Danseur a lavorare su una creazione comune basata sull'unione di diverse tradizioni.

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«Con Hanita celebro il saper fare dei sarti di Napoli»

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Hanita

  • Il fondatore del marchio amato dalle star della tv come Belén Rodriguez: «Andiamo bene nonostante la crisi e puntiamo sull'estero».
  • «Questo inverno andrà lo zebrato». Perla Perlini, anima del gruppo Glamour in rose: «Viaggio in tutto il mondo, dall'Africa all'Australia, per trovare brand poco noti. Torneranno le pellicce ecologiche lunghe».
  • Anche i collari per i cagnolini di casa sono di lusso con Malucchi.

Lo speciale contiene tre articoli.

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L’amicizia tra donne si trasforma in business

Samboue

  • Tre aziende di successo create da altrettante coppie al femminile. Emmendemm produce bracciali unici da materiali d'eccellenza. Samboue progetta borse e oggetti d'arredo. Almala faceva tracolle e ora pure bijoux. «Il segreto? Passione, complicità e creatività».
  • Con oltre 700 aziende, Milano e Roma sono le regine del vintage
  • «Il Re Leone» torna al cinema e la moda festeggia il ritorno di Simba, Timon e Pumba con tshirt, calzini e gioielli a tema.
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Sei fototipi per scegliere la crema solare migliore

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Giphy

  • L'estate raggiunge il suo apice e la voglia di abbronzarsi aumenta sempre di più. Cinque miti da sfatare sulla tintarella.
  • Conoscere la propria pelle è il primo passo per proteggersi dai raggi Uv. Guida ai fototipi, scopri il tuo.
  • Il melanoma colpisce circa 14.000 italiani ogni tanto. Ecco come proteggersi.
  • Anche le creme cambiano con la moda: dall'Australia arriva l'olio balinese che promette un'abbronzatura color cioccolato. Bali Body grazie ai social network è diventato un business da 2 milioni di dollari al mese.

Lo speciale comprende quattro articoli.

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Dagli Usa arriva la sauna per le parti intime

Goddess detox

La cosmetica ora si dedica anche alla cura e al benessere dei genitali femminili. Sieri effetto lifting, creme sbiancanti e polveri per migliorare l'energia creativa nella camera da letto. Il business spopola negli Stati Uniti grazie alle star di Hollywood.

Il mercato della bellezza vale oltre 500 miliardi di dollari a livello globale e, secondo le previsioni raggiungerà gli 863 miliardi entro il 2024. Poco stupisce allora che le maggiori case di cosmetici riversino sul mercato nuovi prodotti che mirano a soddisfare una fascia di consumatori sempre più ampia.

Dopo l'influsso nel mercato di creme e addirittura make up dedicati alla clientela maschile, stanno comparendo sempre più marchi dedicati alla salute e cura delle nostre parti intime. Nell'era del post #metoo niente riesce a fare parlare come il sesso, soprattutto se sapientemente mixato a un po' di «female empowerment».

Alcuni pensano che a lanciare questa nuova fetta di mercato ci abbia pensato Gwyneth Paltrow attraverso il suo blog/e-commerce. Sul suo Goop, l'attrice ha creato una vera e propria sezione chiamata «Sexual health» (salute sessuale, ndr) che indica nel dettaglio esercizi e prodotti da utilizzare per una vita sessuale più appagante. Aveva fatto molto parlare il suo articolo dedicato al «V-steaming», una pratica in cui una donna si siede nuda - o nella posizione di uno squat - sopra dell'acqua bollente arricchita di erbe come il rosmarino e il basilico. Pratica utilizzata soprattutto in Sud Africa e in Thailandia, il «vaginal steaming» dovrebbe bilanciare gli ormoni femminili e «rivitalizzare l'utero». Un «trono della regina», come viene chiamato in gergo tecnico, usa e getta e comprensivo di olii essenziali monouso, costa circa 40 euro. Ma questo è solo uno dei tanti trattamenti oggi disponibili per il corpo femminile.

Sempre consigliato dalla bionda attrice è la «Sex Dust» prodotta da Moon Juice. Questo brand nasce all'ombra delle colline hollywoodiane, nel quartiere di Venice Beach. Un piccolo negozio offre beveroni di ogni tipo, per soddisfare qualsiasi bisogno. La loro particolarità? Qualunque sia il drink scelto, alla miscela andrebbe aggiunta una polvere completamente naturale, o un olio sempre bio, dalle proprietà miracolose. Esiste una polvere per apparire più bella e combattere l'invecchiamento, una per migliorare la concentrazione e diminuire lo stress, una per dormire meglio e una per migliorare l'umore. La più venduta è però senza dubbio la polvere a base di cacao per rinnovare la vostra energia creativa nella camera da letto.

Hedieh Asadi & Hasti Asadi, due dottoresse basate in Svezia, hanno invece creato «Deodoc», una linea di prodotti per l'igiene intima. Il loro articolo più popolare? Un deodorante per le parti basse. Con tre profumazioni - pera, cocco e violetta - questo spray promette di «neutralizzare gli odori e lasciarvi fresche tutto il giorno».

Infine in Italia è nato il marchio Ayay, la prima linea italiana di cosmesi intima pensata e testata per la pelle vulvare, anale e perianale. Nella collezione compaiono patch per le parti intime da utilizzare dopo la depilazione, insieme a un siero ritardante contro la ricrescita dei peli. Inoltre Ayay propone una crema sbiancante per le parti intime (pratica molto usata nei paesi asiatici) e un siero effetto lifting sempre per le aree più private del vostro corpo.

Moon Juice

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«Gioielli Vhernier sottili e sensuali per sedurre la mia generazione»

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Vhernier

  • La rivoluzione del vicedirettore generale del brand: «La Calla resta una delle linee di maggior successo. Puntiamo però a un'offerta completa, dai bracciali da 980 euro a pezzi unici che arrivano a 100.000 euro».
  • Il marchio svizzero di orologi lancia il modello Black bay, che si ispira al leggendario prototipo anni Sessanta. Bello ed efficiente, adatto all'immersione e alla navigazione.
  • Quest'estate la parola d'ordine è colore. Consigli per preparare la valigia in vista delle vacanze.
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L'Italia produce 60 milioni di cappelli

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Kylie Jenner (Instagram)

  • Il mercato dei copricapo resta immune alla crisi e il distretto fermano-maceratese arriva un giro d'affari da 140 milioni di euro.
  • Guida agli ultimi trend: dal ritorno del «bucket hat» alla versione oversize sfoggiata da Kylie Jenner.
  • Alexandre Daillance ha fondato il suo marchio 17 anni. Il suo cappello da baseball con la scritta «Sono venuto a spezzare cuori» è stato indossato anche da Rihanna.
  • Qualunque sia la forma che preferite, per Miuccia Prada l'accessorio perfetto è in nylon. E la maison si prepara entro il 2012 a introdurne una versione sostenibile chiamata Re-Nylon.
  • Borsalino omaggia Humphrey Bogart con un modello a lui dedicato. Per uomo o per donna, il panama non passa mai di moda.

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«Con Gallo ho creato calze da collezionisti»

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Gallo

  • L'ad del marchio Giuseppe Colombo: «L'intuizione è stata sostituire blu e grigi con colori e disegni. Tutto mi ispira, anche un libro di geometria» Per ogni paio servono dieci chilometri di filo. «All'inizio nessuno le voleva, ora sono un must. Il primo a crederci fu Elio Fiorucci».
  • Sarta riscopre la paglia di Vienna per borse dal sapore artigianale. La stilista Giorgia Gaeta: «Instagram è stato fondamentale per arrivare al successo».
  • La Levi's Festival Season continua a Matera, all'Open Sound Festival. Il noto brand di jeans si butta nel mondo dei music festival e crea una capsule dedicata.

Lo speciale contiene tre articoli e gallery fotografiche.

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Il sedere perfetto è come la faccia: basta una maschera da 8 euro

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Bawdy beauty

  • Bawdy beauty ha creato le maschere per rendere più bella la pelle del nostro lato B.
  • Per chi non ama la palestra e teme il chirurgo, il trucco è nei jeans. Freddy e Levis hanno creato una linea che solleva i glutei. Senza fatica.
  • Purtroppo sono i profili social a dettare le regole. Dall'emoticon a forma di pesca nascono dei lacci elastici per l'allenamento mirato: Peach bands è il marchio di riferimento per chi vuole ottenere un didietro da fotografare.
  • Ma c'è chi cerca una scorciatoria. Nel 2018 gli interventi di gluteoplastica additiva sono aumentati del 19%. Il merito è dei nuovi canoni di bellezza lanciati sui social network dove campeggiano donne bellissime dai derriere estremamente abbondanti.

Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.

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Michele Canepa: «Il mio gruppo tornerà il re del jacquard»

  • L'imprenditore riprende la guida dell'azienda del nonno e del padre per rilanciarla: «Ho avviato un piano di riorganizzazione che la renderà più efficiente. Triplicheremo gli spazi dell'archivio: abbiamo 15.000 libri antichi e centinaia di migliaia di disegni».
  • Dopo Linate, arriva a Malpensa una nuova area business dedicata a executive jet, aerotaxi ed elicotteri.
  • Le giovanissime Beatrice Vendramin e Matilde Rastelli sono i nuovi volti per l'ultimo collezione firmata Yamamay.

Lo speciale contiene tre articoli.

«Ho iniziato a lavorare a 19 anni, ho fatto un anno di università e poi, giù a capofitto in azienda». Inizia a raccontarsi così Michele Canepa, proprietario della Tessitura Canepa, marchio tra i leader mondiali in fatto di tessuti. Ma la vera università, per Canepa, è stata la vita: per i risultati raggiunti dalla sua azienda, per aver avuto la forza di lasciarla e per il coraggio di ricomprarsela. Un'avventura aziendale partita molto lontano: «È una lunga storia che parte nel Settecento con la famiglia Cattaneo di Carnago, che aveva proprietà agricole nella zona di castiglione Olona. Possedevano bachicoltura, filatura e telai a mano e tintorie che nell'Ottocento erano solo in centro a Como. Mio bisnonno Canepa, colonnello dei carabinieri a cavallo che aveva combattuto con Napoleone III, aveva ricevuto l'ordine di tenere la caserma di Como che, guarda caso, era di fronte alla tintoria Cattaneo. Ne ha sposato una figlia, ecco la continuazione della tradizione di famiglia».

È rimasto qualcosa di quei tempi?

«Un vecchio telaio per la lavorazione a maglia in legno di fine Ottocento-primi Novecento. Non è montato, è in cattive condizioni ma è la testimonianza della storia. Mio nonno, all'inizio del Novecento, si è occupato ancora di tessile, portando la bachicoltura nelle campagne di San Fermo dove oggi c'è l'azienda. Aveva più di 50 famiglie di contadini che seguivano la bachicoltura, ma gli piaceva comprare e vendere aziende. Nel 1932 ha comprato un'azienda tessile dove mio padre ha iniziato a lavorare con un cugino. Da quell'azienda, negli anni Sessanta, si è separato e ha fondato il 20 ottobre del 1966 la tessitura serica Giovanni Canepa oggi Tessitura Canepa».

Lei quando iniziò a farne parte?

«Nel 1968, sono passati più di 50 anni. All'epoca avevamo 30 dipendenti; quando l'ho lasciata, nel 1998, erano quasi 700. Me ne sono andato perché è difficile mettere tutti d'accordo quando si è in tanti. Uscendo ho comperato la Taroni, altra azienda tessile centenaria, fondata nel 1880, più piccola, con un fatturato di 15-16 milioni. Ora ho lasciato a mio figlio il 100% della società, un totale cambio generazionale».

Nel periodo in cui lei non c'era cosa è accaduto alla Canepa?

«Per dieci anni è andata molto bene: andava bene prima e ha continuato. Poi scelte di gestione, qualche errore, l'eccesso di pagamento che una sorella ha fatto nei confronti delle altre due hanno messo in difficoltà l'azienda. Una delle sorelle ha fatto quello che si chiama leverage buy out, quando compri un'azienda facendo leva sulle finanze dell'azienda stessa. Non sempre vanno a buon fine queste operazioni».

Ora lei ha ripreso in mano le redini dell'azienda, mentre la sorella Elisabetta è rimasta presidente. E solo due mesi fa ha acquisito tutte le società del gruppo Canepa da DeA Capital Alternative Funds Sgr, entrata con quote di maggioranza a giugno 2018. La sua iniziativa ha evitato che si concretizzassero le offerte di tanti potenziali acquirenti, nazionali ed esteri, interessati all'acquisizione di rami aziendali e al sezionamento dell'azienda.

«Mi sono ora avventurato in questa impresa, sono tornato in Canepa e controllo il 100% della società, sono tornato con un mio vecchio dirigente degli anni 90 che mi ha spinto a fare questa operazione. Ho sentito il dovere di fare questo passo per cercare di tutelare il lavoro di tanti collaboratori, molti dei quali avevo a suo tempo, assunto io stesso. Ho comperato l'8 aprile attraverso una mia società immobiliare questo gruppo, erano 4 aziende che ho ridotte a 3 perché una l'ho rivenduta e stiamo lavorando per rilanciare la Canepa».

Quindi lei è tornato a capo dell'azienda del nonno e del padre. Soddisfatto della scelta?

«Emozionato, soddisfatto e nello stesso tempo mi rendo conto che ci sono da risolvere tanti problemi. I primi dati positivi si iniziano già a vedere e sono passati solo tre mesi e mezzo, è confortante».

Quali sono state le sue prime azioni?

«Abbiamo avviato un piano di riorganizzazione ,che si concluderà nel prossimo mese di marzo. E permetterà non solo di rendere più efficiente l'azienda, di mettere un controllo ancora più preciso nei vari reparti e di avviare bene il lavoro di tracciabilità di tutto il processo. In Taroni abbiamo una tracciabilità del processo, pezza per pezza. A Como solo due aziende hanno fatto questa scelta. Gli altri controllano per lotto, ogni 40-50 pezze alla volta. Noi per singola pezza. Nel Sessantotto si faceva solo seta per cravatte, che sono il nostro prodotto tradizionale. Poi piano piano abbiamo allargato la produzione a tutti i generi di tessuti, lino, cotone, lana fino a inserire le fibre tecniche come le viscose e il poliestere, le microfibre, il nylon per ottenere quei risultati che di solito richiedono queste mischie di filati. In termini di capo finito vengono prodotte annualmente oltre 1 milione di cravatte tra jacquard, stampa e tricot, 700.000 sciarpe e 300.000 pezzi “acqua e fuori acqua" dalla divisione mare».

Qual è il valore aggiunto di Canepa?

«Abbiamo una specializzazione nel campo del tessuto jaquard e un impianto di produzione che parte dagli archivi, agli studi tecnici, ai telai. Nessun'altra fabbrica a Como ha un complesso di macchinari come quelli che ha Canepa, sempre stata leader negli ultimi 30-40 anni nel tessuto jaquard e lo sarà ancora. Abbiamo un archivio a disposizione che è enorme, sia di libri antichi che di disegni. Sarà finito di riorganizzare in aprile dell'anno prossimo. Oggi è già enorme ma triplicheremo gli spazi. Si tratta di più di 15.000 libri e centinaia di migliaia di disegni a disposizione».

L'industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, ma in fatto di sostenibilità siete all'avanguardia.

«È importantissimo porre attenzione all'ambiente. Como è stato il primo centro tessile che si è dotato dei depuratori ancora negli anni Settanta. Ero un giovane industriale quando iniziai a seguire con colleghi più anziani questo progetto. Il concetto delle acque pulite e del controllo arriva da tanti anni di esperienza. Canepa è stata la prima azienda a livello mondiale che ha partecipato alla campagna Detox di Greenpeace. Tarioni la terza. Controllo e pulizia sono alla base. Alcuni sistemi sono ancora leggermente inquinanti, perché nella chimica non si è ancora risolto tutto. Coerentemente al suo impegno per una moda sostenibile, attraverso il dipartimento di ricerca e sviluppo Canepa evolution, l'azienda ha ideato e realizzato brevetti che consentono di ridurre l'utilizzo di notevoli quantità di acqua e le emissioni di CO2, con notevole risparmio di energia, durante la lavorazione dei filati. All'inizio del 2018 il marchio Canepa ha altresì ottenuto la certificazione Gots (Global organic textilestandard) per la seta e il cotone, il più importante standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica; oltre alla certificazione Global recycle standard per lana e poliestere».


Limousine, concierge e sale private. Milano prime raddoppia a Malpensa

Non solo durante le settimane della moda milanese per assistere alle sfilate o in occasione del Salone del Mobile, fiera mondiale del design. Ci sono pure i matrimoni sul lago di Como, il Gp di Monza o le sciate nelle località famose. E i tanti vip che non vogliono, per motivi di privacy o di sicurezza, trovarsi in mezzo a tutti gli altri passeggeri. Così come non sono solo i tempi frenetici del lavoro a far scegliere a tanti manager, industriali e uomini d'affari di utilizzare voli privati, con l'indispensabile contorno: dall'auto privata al terminal dedicato, dal ristoro speciale a una sala privata last minute. Tutto rigorosamente in aeroporto. E pure chi viaggia in first o business class e utilizza poi jet privati, elicotteri o aereo taxi per raggiungere altre destinazioni, vuole avere un trattamento speciale e riservato sia prima del decollo, che all'atterraggio.

A Milano Linate il servizio c'era già e Malpensa ne sentiva la mancanza, al punto che venivano scelti altri scali che potevano assicurare certe prestazioni di prim'ordine. Ora con Milano prime, il terminal di Business & general aviation dell'aeroporto internazionale di Milano Malpensa, il buco è stato colmato. «Con questa apertura a Malpensa», spiega Chiara Dorigotti, ad di Sea Prime, «si completa la nostra offerta di Linate, senza peraltro cannibalizzare il traffico già presente sullo scalo cittadino, ma aprendo a ulteriori segmenti di clientela, in sinergia con quella Premium che utilizza abitualmente Malpensa, o guardando ad altre catchment area, come quella di Lugano. La città di Milano inoltre è un vero catalizzatore di traffico, come dimostrano i più recenti dati dell'Osservatorio Milano, che posizionano la città come la quindicesima al mondo più visitata da investitori internazionali e che negli ultimi 5 anni ha visto crescere del 5% i pernottamenti, sempre a livello mondiale».

Un bacino ricco, che insieme a quello dell'area lombarda e del Nord Italia rappresenta un terreno fertile per la business aviation, che «non è soltanto un qualcosa di glamour, bensì una industry a tutti gli effetti: parliamo di 1.900 aeroporti collegati in Europa, 174.000 posti di lavoro per 85 miliardi di Pil generato». Quello della business aviation è un mercato che, solo in Italia, vale 6 miliardi di euro (secondo i dati di Ebaa, la European business aviation association). Milano è la meta con il maggior numero di movimenti nel nostro Paese: lo scalo di Linate, nel 2018, ha gestito 26.000 movimenti, tra aerotaxi e aziende per il noleggio, come Netjets (la sussidiaria di Berkshire Hathaway, la società del miliardario Warren Buffett) o Vista Jet.

L'apertura coincide con la chiusura per tre mesi per lavori di ristrutturazione di Milano Linate, ma l'attività ha preso il via già a metà luglio. La nuova area, per un investimento complessivo di 5 milioni di euro, è dotata di un piazzale di 50.000 metri quadrati e di un hangar di 5.000 per il ricovero di executive jet di ultima generazione. La struttura, con spazi trasparenti e in vetro, mette a disposizione 5 lounge, passaggi dedicati per i controlli e servizi come meeting room, limousine e concierge. «Uno dei fattori che rappresentano una leggera distorsione del mercato», conclude Dorigotti, «è la tassa aeroportuale, che prevede un'imposta sui passeggeri aerotaxi sia in arrivo che in partenza: è unica nel panorama europeo, applicata in queste modalità. È un'imposta che potrebbe essere migliorata sia nelle modalità di quantificazione che esazione, per renderla più efficace e più coerente nel contesto europeo». La tassa, per ogni passeggero, è di 100 euro in caso di tratta non superiore a 1.500 chilometri e di 200 in caso di tragitto superiore. Un'imposta a carico del passeggero, ma con versamento a cura del vettore.

Yamamay si affida alla Generazione Z per la campagna autunno/inverno

Beatrice Vendramin, attrice, cantante, scrittrice e un milione di follower su Instagram. Matilde Rastelli, una delle modelle più richieste del momento e ragazza copertina. Sono le bellezze femminili protagoniste degli scatti della campagna 2019 «A touch of Italy – Italian Style» di Yamamay. La volontà è proprio quella di comunicare la propria identità italiana, di brand che ha fatto del made in Italy il suo pilastro. Yamamay ha sempre puntato su ragazze stupende e al naturale come Georgina Rodriguez, sensualmente elegante, immortalata per la campagna primavera estate. Ora è la volta delle due stupende ragazze italiane. Mentre Matilde si dedica alle passerelle ed ai servizi fotografici, Beatrice ai set cinematografici e sui social si afferma sempre più come un'icona per la Generazione Z. Le due ragazze sono state scelte da Yamamay per la loro freschezza ma allo stesso tempo anche per la capacità di interpretare in modo molto sensuale ma fresco capi di lingerie femminile.

Gli scatti dall'allure sofisticata e senza tempo, sono stati realizzati presso Villa Franca a Portofino dal fotografo e regista italiano Francesco Carrozzini, scelto per il suo talento nel catturare il lato più spontaneo e vero delle donne. Il mood è rilassato e intimo, gli scenari intervallano scorci di interni a paesaggi naturali in cui i colori si fondono armoniosamente con le nuance dei capi della collezione che alternano colori più classici come il nero a toni più accesi come il verde acqua, l'ocra e l'azzurro carta da zucchero. La lingerie del prossimo inverno sarà sia all'insegna del super sexy e, allo stesso tempo, del confort e della raffinatezza.

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«Il mio cashmere su misura sposa la cucina italiana»

  • Gisberto Carlo Sassi, il patron di Doriani: «I nostri capi sono tutti prodotti a Biella. Le nuove avventure? L'ecommerce e il ristorante di Milano».
  • Lubiam crea una capsule collection ispirata all'arte di Giulio Romano. Da ottobre Mantova dedica una grande mostra al pittore e architetto rinascimentale.
  • Awards della moda, mostre e sfilate: Taomoda torna con la sua ventesima edizione e premia, tra gli altri, Brunello Cucinelli.

Lo speciale contiene tre articoli e gallery fotografiche.