
«Obiettivo tornare sotto i 2 euro al litro e possibilmente sotto l’euro e 90». Così il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini ha iniziato una giornata che lo ha visto ricevere a Milano in prefettura i rappresentanti delle più importanti compagnie petrolifere che lavorano in Italia per chiedergli di intervenire sul rialzo dei prezzi alle pompe di benzina. Solo parte di un lavoro che lo ha portato poi, insieme all’esecutivo, a licenziare in consiglio dei ministri un decreto carburanti che prevede «un sostanzioso taglio delle accise che si trasformerà in una riduzione del prezzo di diesel e benzina». Lo ha annunciato lui stesso a Dieci minuti su Rete4 spiegando che si tratta di «un sostanzioso aiuto, ovviamente a tempo. Dalle prossime ore gli italiani pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli».
Salvini ha spiegato di averci lavorato a lungo con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aggiungendo anche che il titolare del Mef ha svolto un ruolo «da protagonista. Insieme ad altri colleghi del governo». E poi: «Noi come Lega da giorni sosteniamo che è un momento di emergenza» perché «come qualche anno fa superati i 2 euro al litro per il gasolio, si era sorpassata la soglia d’allarme». Circa la possibilità di renderlo strutturale ha precisato che bisognerà vedere come va il primo mese e «cosa succede in Medio Oriente, cosa succede in Iran, a Teheran e nello stretto di Hormuz. L’auspicio è che non si debba andare avanti per altri mesi perché se fosse così, il problema, ed è emerso al tavolo, non sarebbe quanto costa il carburante ma che non c’è più carburante».
Il tavolo carburanti, secondo Unem, l’associazione che lega le principali imprese che operano in Italia nei settori della raffinazione, si è svolto in «un clima costruttivo e collaborativo». «I principali operatori hanno mantenuto un approccio prudenziale nel trasferire al consumo i rialzi delle quotazioni internazionali» ha precisato l’associazione. Da parte delle imprese c’è stato un «approccio responsabile, in linea con gli inviti provenienti dalle istituzioni, che ha permesso di attenuare gli impatti sui consumatori a discapito dei margini di distribuzione lordi delle singole aziende del settore». Unem nel confronto con Salvini ha anche «illustrato le possibili criticità che potrebbero emergere qualora il conflitto in atto dovesse protrarsi, con particolare attenzione non solo ad una potenziale ulteriore crescita delle quotazioni internazionali, ma anche dell’approvvigionamento di prodotti provenienti dallo stretto di Hormuz».
Il vicepremier leghista ha spiegato che se l’intervento sulle accise non dovesse essere sufficiente e «se ci fosse nelle settimane a venire da parte delle compagnie un aumento che rende vano l’intervento del governo, non staremo fermi».
Non solo compagnie petrolifere ma anche i concessionari autostradali sono stati coinvolti nel ragionamento: «Aggiungeremo anche una richiesta ai concessionari autostradali di tagliare una parte dei loro profitti. Se tutti fanno la loro parte, con la regia del governo, diciamo che gli italiani a breve avranno un po’ di respiro sul caro carburante, sperando che poi la guerra non vada avanti per settimane e per mesi». Sono state le stesse compagnie, infatti, a evidenziare che almeno 10 centesimi al litro fanno riferimento ai concessionari autostradali. «È chiaro che si tratta di contratti fra privati e quindi bisogna fare un intervento che regga giuridicamente che non si esponga al ricorso». Anche se infine ha precisato: «La speculazione non è del benzinaio che è l’ultimo ad avere un margine».






