La sua personalissima ricetta per prevenire casi come quello dell’omicidio di Youssef Abanoub nella scuola della Spezia, ucciso con una coltellata da un compagno di classe, la sindaca di Genova Silvia Salis l’ha comunicata attraverso le pagine della Repubblica: «Potenziare l’educazione sessuo-affettiva». In modo da fornire ai maranza «strumenti per la gestione delle proprie emozioni». Poi ha tentato di scaricare su «ministri, consiglieri e deputati di destra» che, dal suo punto di vista, «con post grotteschi», accuserebbero «le grandi città di essere insicure perché sono amministrate al centrosinistra» la colpa dell’emergenza. Infatti, a suo giudizio, la sicurezza è materia di competenza esclusivamente governativa. Ma mentre la prima cittadina tenta il classico scaricabarile, Genova fa i conti con una situazione che assomiglia a un’emergenza e non solo nelle periferie già trasformate da anni in barrios sudamericani o slum africani.
Il bollettino è quotidiano: aggressioni, rapine, coltelli, bande di maranza che imperversano anche in pieno centro cittadino. Intanto la Polizia locale è tornata a occuparsi quasi solo di fare le multe, mentre la precedente amministrazione di centrodestra la impiegava anche nel presidio dell’ordine pubblico, soprattutto nel centro storico. Proprio dove, nei giorni delle festività natalizie, anche la presenza di carabinieri e polizia era molto ridotta. E così i maranza hanno potuto imperversare. Turisti e residenti, soprattutto giovanissimi, sono stati avvicinati e molestati. A dicembre le rapine violente, tentate o consumate, solo nel centro sono state (almeno) 17. Quasi la metà nei caruggi, in piazza Caricamento, via Prè, via Balbi, via Bixio. Alcuni episodi si sono registrati anche nelle vie di massimo richiamo turistico: piazza De Ferrari, Salita Pollaiuoli (davanti a Palazzo Ducale), via XX Settembre (la via dello struscio con i suoi portici), l’adiacente via Vernazza, via di Brera, a due passi dalla stazione Brignole. Le modalità sempre le stesse: aggressioni improvvise, spesso messe a segno da gruppetti. Le prede sono persone sole o vulnerabili (giovani o anziani). Bottino minimo: qualche banconota, telefoni cellulari, monili. Le vittime vengono seguite, avvicinate con un pretesto e colpite rapidamente. Eppure, dicono gli investigatori, non c’è un reale controllo del territorio da parte di bande strutturate. Le risse esplodono da un sabato all’altro nello stesso luogo, nella stessa via, ma hanno come protagoniste etnie diverse. La capacità di risposta, secondo la Questura, è comunque considerata elevata. Quasi la totalità dei casi avrebbe portato all’individuazione degli autori, che spesso provengono dai centri d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati.
Non sono, però, i soli a colpire. Ci sono anche gli immigrati di seconda generazione. Il caso più recente è del 10 gennaio 2026. Due tunisini di 19 anni vengono rintracciati e fermati dai Carabinieri per una rapina con aggressione e per una tentata rapina al Winter Park di Ponte Parodi, avvenute il 6 dicembre, ovvero il giorno dell’inaugurazione del luna park. Avrebbero colpito un giovane al volto per rubargli 50 euro, procurandogli lesioni, e poco dopo avrebbero tentato un secondo colpo. Decisive le telecamere. I due, già noti alle forze dell’ordine, vengono bloccati nel centro storico e portati nel carcere di Marassi. Pochi giorni prima, il 7 gennaio, la Polizia denuncia un ventenne e un sedicenne, entrambi stranieri, per rapina aggravata in concorso. In via Gramsci, a pochi passi dall’Acquario e dal Porto antico, agiscono in quattro a volto coperto, coltello e pistola, verosimilmente un’arma giocattolo senza tappo rosso. L’obiettivo sono denaro e cellulare. Il telefono viene ritrovato nella vicina via Prè dagli agenti della Polizia locale. I sospetti scappano, due vengono bloccati in piazza della Commenda. Il maggiorenne è risultato irregolare sul territorio nazionale, il sedicenne viene collocato in una comunità. Gli altri due restano dei ricercati. Lo stesso giorno uno studente diciottenne viene rapinato, preso a bottigliate e sfregiato nel salotto cittadino, la centralissima piazza De Ferrari. È una gang di almeno sei persone. «Mi hanno bloccato per strada», ha raccontato la vittima. Il 4 gennaio è segnato da un doppio colpo. Alle 3.15, in via dei Giustiniani, un diciottenne genovese viene spinto a terra da due stranieri che gli rubano smartphone e portafoglio. Taglio profondo al labbro. Un’ora dopo, all’incrocio con via San Lorenzo, un trentatreenne di origini marocchine viene aggredito da due nordafricani che cercano di rubargli il cellulare. Nel tentativo di difendersi riporta una ferita alla mano. All’alba del 3 gennaio una coppia di turisti italiani viene rapinata mentre rientra in hotel dopo una serata in discoteca. L’aggressione avviene in via XXV Aprile, la via dello shopping esclusivo. I due malcapitati erano stati seguiti dal Porto antico. Spintoni, borsa scippata alla ragazza. Escoriazioni. La sera del 2 gennaio, linea 1 dell’autobus, quartiere di Sestri Ponente. Tre giovani si avvicinano a una passeggera per frugare nello zaino. Ma la donna se ne accorge. Scoppia il caos. Una ragazza colpisce la vittima al volto con uno smartphone. I tre fuggono. Vengono rintracciati vicino alla stazione di Cornigliano: due algerini di 19 e 25 anni e una tunisina di 24. La ragazza ha un coltellino di dieci centimetri, quattro di lama. Il diciannovenne ha l’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia per precedenti contro il patrimonio e denunce per tentato furto aggravato, lesioni aggravate e possesso di oggetti atti a offendere. L’1 dicembre un giovane marocchino ha aggredito un’anziana nell’androne di casa nel quartiere Di Negro. Le ha strappato la borsa ed è scappato. Pochi giorni dopo, grazie alle telecamere, l’hanno individuato e arrestato.
E a provare che i maranza ormai abbiano messo le radici in città c’è un passaggio dell’ultima relazione del procuratore generale Roberto Aniello all’inaugurazione dell’anno giudiziario: «Il lavoro della Procura per minorenni di Genova ha subito in tutti i settori di sua competenza un notevole aumento motivato, nel penale, da un incremento di fenomeni di devianza minorile anche gravi». E aggiunge un numero che fa rumore: «Sono anche aumentate le richieste di misure cautelari del 55% rispetto al precedente anno giudiziario». E in molti casi si tratta di stranieri. Ma per la sindaca Salis la colpa è sempre degli altri.