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2019-05-16
Party gender e concerti rave nel palazzo occupato e «miracolato» dal cardinale
Ansa
Poteva restarci fulminato, il cardinale Konrad Krajewski, l'elemosiniere del Papa, che ha rotto i sigilli e «restituito» la corrente elettrica allo stabile occupato Spin Time Labs a Roma. Altro che gesto eroico: si è trattato di un atto sconsiderato, che avrebbe potuto provocare conseguenze tragiche, perché manomettere una cabina elettrica a media tensione nei sotterranei di un immobile che ospita 400 persone è una operazione estremamente pericolosa, non solo per chi la effettua (sempre che sia stato veramente lui, ci consentirà di avere qualche dubbio) ma anche per chi in quell'edificio ci vive.
Krajewski ha rivendicato l'azione, e c'è da capirlo: essendo un cardinale sarà molto difficile che subisca conseguenze penali, cosa che invece succede a qualunque povero cristo che si trova con la corrente elettrica staccata per non aver pagato la bolletta e sconsideratamente rompe i sigilli. Si va in galera, con l'accusa di furto di energia elettrica e danneggiamento, in molti casi analoghi, o almeno agli arresti domiciliari, ma Krajewski è la longa manus di papa Francesco, mica un imprenditore qualsiasi assediato dai debiti, e dunque potrebbe godere dell'immunità, se si appurasse che l'azione è stata ideata in Vaticano.
In ogni caso, quello che è certo è che, nonostante 320.000 euro di morosità, gli attivisti di Spin Time Labs possono continuare tranquillamente a utilizzare l'energia elettrica per le loro attività, alla faccia di chi per pagare le bollette di casa o dell'azienda fa i salti mortali. Cosa accadrà, infatti adesso? Semplicemente niente, o meglio: niente che non sia stabilito dall'Autorità giudiziaria. Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione dell'energia elettrica, e che aveva apposto i sigilli alla cabina, ha presentato un esposto in Procura non solo in relazione alla violazione degli stessi sigilli, ma anche al fatto che chi si è reso responsabile di questo gesto, che sia l'elemosiniere o chi per lui, non ha certamente seguito le complesse norme che regolano questo tipo di interventi, e che quindi non è certo se ora lo stabile sia da considerarsi in sicurezza.
Areti non può fare nulla che non sia autorizzato o sollecitato dalla magistratura: la palla è nelle mani della Procura di Roma. Stesso discorso anche per quanto riguarda Hera Comm, la società di distribuzione di energia elettrica che materialmente ha tra i suoi clienti il proprietario dello stabile occupato, e che aveva chiesto ad Areti di procedere al distacco per morosità.
Nessuno può fare niente, quindi, se non su ordine della magistratura, e quindi gli attivisti di Spin Time possono continuare a organizzare i loro eventi grazie alla mano santa di Krajewski. Lo Spin Time Labs, infatti, è un bel business: in quell'edificio si mangia, si beve, si balla e si festeggia allegramente, e rigorosamente a pagamento. Basta uno sguardo al calendario degli appuntamenti e alle pagine social di Spin Time Labs per imbattersi, ad esempio, in un bel manifesto di un evento che certamente avrà riempito di orgoglio il buon elemosiniere: il «Genderotica Party», che nel maggio del 2015 fece furore nello stabile occupato. «Contaminazioni di arte queer», si legge nella descrizione della serata, ancora disponibile in rete, dove per queer, leggiamo da gay.it, si intendono «quelle persone che non vogliono identificarsi in un'etichetta. Insomma non vogliono affermarsi come gay, etero o altri generi. Con il termine si rinuncia a identificarsi e a indicare un orientamento sessuale». «Quest'anno», si legge ancora nella presentazione dell'evento, «parleremo ancora più esplicitamente di erotismo, pornografia, Fem, Trans, Sex Workers, femminismo, desiderio». Premesso che ciascuno nella sua vita può scegliere come, dove, quando e con chi divertirsi, non ci sembra un manifesto in linea con le posizioni della Chiesa cattolica, ma all'elemosiniere evidentemente poco interessa.
Altro evento in cartellone, lo scorso ottobre, una bella serata in onore di Mediterranea Saving Humans, la Ong protagonista di numerosi «salvataggi» di immigrati e dei conseguenti bracci di ferro con il governo, alla quale ha partecipato Sandro Metz, armatore della nave. Agli appuntamenti più ludici, come le serate musicali e i concerti, si accede pagando un biglietto, che gli organizzatori definiscono «sottoscrizione», da 5 o 10 euro. Fa ridere osservare i listini prezzi dei menu dell'osteria Spin Time, che somigliano a quelli di un ristorante turistico: cozze alla tarantina 4 euro, spaghetti ai frutti di mare 5 euro, baccalà in umido con patate 7 euro (un po' caro, ma si sa, i compagni che okkupano hanno il palato fine),un bella birra italiana da 66 cl 3 euro (caruccia anche questa, ci vorrebbe un po' di attenzione ai bisognosi); esagerati poi i 6,5 euro chiesti per un panino con hamburger.
Interessante quello che si legge nella presentazione del Rave Party che si è svolto dalle 16 dello scorso 30 aprile all'alba del 1° Maggio: «Oltre 40 concerti», si legge, «a un prezzo popolare e altissima qualità artistica. Intervenendo sosterrai l'orchestra notturna clandestina, e l'attività di rigenerazione del nostro auditorium santa croce. Puoi acquistare qui i tagliandi di ingresso a meno di un euro a concerto! L'acquisto dei biglietti», aggiungono gli organizzatori, «si intende in forma di donazione a sostegno delle attività artistiche dell'orchestra notturna clandestina, e per tanto non soggetta a tassazione e ad alcun genere di fiscalità». Niente tasse di nessun genere, per la gioia dell'elemosiniere.
Le guardie svizzere improvvisate pronte a difendere l’indifendibile
Ormai tutti conoscono le gesta dell'atletico elemosiniere vaticano. Ma l'aspetto più surreale della vicenda è che il cardinalone elettricista sta godendo dell'assistenza (qualcuno in forma di sostegno proclamato, qualcun altro fischiettando e facendo finta di non essersi accorto di nulla) di tutto un mondo cosiddetto (o sedicente) liberale e laico. Da bersaglieri a Porta Pia a guardie svizzere in divisa multicolore.
Da sempre, c'era stato uno schieramento di personalità, giornali, aree culturali e politiche, che avevano fatto dello spirito laico una bandiera: chi con modalità un po' da mangiapreti, chi - in spirito liberale e tocquevilliano - riconoscendo la piena facoltà di intervento delle confessioni religiose nella dimensione pubblica e nella società, ma - ecco il punto - senza privilegi né agevolazioni fiscali.
La novità è che, tranne rare eccezioni - ormai conteggiabili su poche dita di una sola mano di un grande mutilato - quel mondo è sparito in questi giorni. Avevano lezione di judo? Di pilates? Avevano finito i giga sul telefonino per twittare e postare? Prima o poi qualcuno di costoro, in omaggio a papa Francesco, finirà pure per sfoggiare un accento vagamente argentino.
Non risultano ad esempio sui suoi profili social dichiarazioni di Emma Bonino, oggi pupilla del Pontefice, ma un tempo favorevole all'abolizione del Concordato. Il suo collega Benedetto Della Vedova, ad Agorà su Rai 3, dopo aver precisato (bontà sua) che «le bollette si pagano», ha spiegato che «se deve scegliere tra Casa Pound e gli inquilini di Spin Time», difenderebbe questi ultimi. Insomma, c'è occupante e occupante. Prevale un certo silenzio - a meno di nostri errori - anche nel resto della galassia radicale.
Allora si potrebbe essere indotti a cercare soddisfazione nel mondo più liberista, sensibile per definizione alla proprietà privata. Macché, Oscar Giannino sciorina un elenco (Antigone, Socrate, John Hampden, Henry Thoreau, Gandhi, Martin Luther King e Hannah Arendt): tutti convocati per spiegare che la «disobbedienza civile è un fondamento essenziale della civiltà occidentale». Non risulta però che le figure citate avessero bollette dell'Acea insolute o organizzassero attività commerciali in locali occupati. Risulta semmai che, per vertenze un tantino più significative, si autodenunciassero preventivamente, perché la disobbedienza civile è una cosa seria.
E il resto dei giornaloni di tradizione laica? Un tripudio per il cardinale. Al quale si sono aggregati anche altri: Giuliano Ferrara si è entusiasmato per «il porporato che discende agli inferi per guadagnare un pezzo di paradiso illuminato», e «parla con la lingua di fuoco che sola può battere i demagoghi». Lo scavalca Adriano Sofri, che ci rende partecipi del suo «intimo rimpianto di non essere sceso in quel tombino». «Meraviglioso», esulta Nicola Zingaretti. Tutti asserragliati nel tombino.
Si uniscono al fan club del cardinalone pure i giuristi, che per anni avevamo sentito parlare di «legalità». Ma ora sono lì ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare un reato (la rottura dei sigilli) che si applica a un altro reato (l'occupazione abusiva). Paolo Maddalena, già vicepresidente della Consulta, è sulle barricate, come racconta La Repubblica: «Questa gente non è abusiva, perché quando c'è uno stato di necessità uno cerca di salvarsi». Pure lui stila le classifiche tra occupanti buoni e cattivi: «Per Casa Pound no, il discorso non vale: non ha alcun diritto a occupare perché non sono poveri ma politici, si pagassero le loro cose e non usufruissero dei beni di tutti gli italiani. Quelli di Casa Pound hanno torto marcio». Nella rincorsa, il giudice ci fa supporre che la proprietà privata sia già stata abolita: «I centri sociali occupano luoghi abbandonati che non possono esistere perché con l'abbandono del luogo viene meno la proprietà privata del titolare e diventa della comunità. Può dunque essere assegnata ai centri sociali, a persone che non siano associazioni a delinquere. La legge che ha impedito l'approvvigionamento di acqua e luce non è costituzionale, quindi padre Konrad non ha commesso alcun reato».
Stessa tesi anche per un altro ex presidente della Corte, Cesare Mirabelli: «I cardinali che commettono un reato in Italia, non riferibile alla funzione di governo della Santa Sede, sono perseguibili. Se però l'atto viene compiuto per “stato di necessità" non può essere punito». Brillante trovata, questa dello «stato di necessità»: chissà che non venga in mente pure a un rapinatore di giustificarsi così.
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Nello scantinato dello stabile cui monsignor Konrad Krajewski ha ridato illegalmente la luce, una ricca agenda di eventi. Per nulla in linea con le posizioni della Chiesa. Le guardie svizzere improvvisate pronte a difendere l'indifendibile. Giuristi, più sedicenti laici e la solita compagnia di giro dei politici «liberali»: tutti uniti nel surreale fan club del cardinale elettricista. Per giustificare gli occupanti buoni contro quelli cattivi. Lo speciale comprende due articoli. Poteva restarci fulminato, il cardinale Konrad Krajewski, l'elemosiniere del Papa, che ha rotto i sigilli e «restituito» la corrente elettrica allo stabile occupato Spin Time Labs a Roma. Altro che gesto eroico: si è trattato di un atto sconsiderato, che avrebbe potuto provocare conseguenze tragiche, perché manomettere una cabina elettrica a media tensione nei sotterranei di un immobile che ospita 400 persone è una operazione estremamente pericolosa, non solo per chi la effettua (sempre che sia stato veramente lui, ci consentirà di avere qualche dubbio) ma anche per chi in quell'edificio ci vive. Krajewski ha rivendicato l'azione, e c'è da capirlo: essendo un cardinale sarà molto difficile che subisca conseguenze penali, cosa che invece succede a qualunque povero cristo che si trova con la corrente elettrica staccata per non aver pagato la bolletta e sconsideratamente rompe i sigilli. Si va in galera, con l'accusa di furto di energia elettrica e danneggiamento, in molti casi analoghi, o almeno agli arresti domiciliari, ma Krajewski è la longa manus di papa Francesco, mica un imprenditore qualsiasi assediato dai debiti, e dunque potrebbe godere dell'immunità, se si appurasse che l'azione è stata ideata in Vaticano. In ogni caso, quello che è certo è che, nonostante 320.000 euro di morosità, gli attivisti di Spin Time Labs possono continuare tranquillamente a utilizzare l'energia elettrica per le loro attività, alla faccia di chi per pagare le bollette di casa o dell'azienda fa i salti mortali. Cosa accadrà, infatti adesso? Semplicemente niente, o meglio: niente che non sia stabilito dall'Autorità giudiziaria. Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione dell'energia elettrica, e che aveva apposto i sigilli alla cabina, ha presentato un esposto in Procura non solo in relazione alla violazione degli stessi sigilli, ma anche al fatto che chi si è reso responsabile di questo gesto, che sia l'elemosiniere o chi per lui, non ha certamente seguito le complesse norme che regolano questo tipo di interventi, e che quindi non è certo se ora lo stabile sia da considerarsi in sicurezza. Areti non può fare nulla che non sia autorizzato o sollecitato dalla magistratura: la palla è nelle mani della Procura di Roma. Stesso discorso anche per quanto riguarda Hera Comm, la società di distribuzione di energia elettrica che materialmente ha tra i suoi clienti il proprietario dello stabile occupato, e che aveva chiesto ad Areti di procedere al distacco per morosità. Nessuno può fare niente, quindi, se non su ordine della magistratura, e quindi gli attivisti di Spin Time possono continuare a organizzare i loro eventi grazie alla mano santa di Krajewski. Lo Spin Time Labs, infatti, è un bel business: in quell'edificio si mangia, si beve, si balla e si festeggia allegramente, e rigorosamente a pagamento. Basta uno sguardo al calendario degli appuntamenti e alle pagine social di Spin Time Labs per imbattersi, ad esempio, in un bel manifesto di un evento che certamente avrà riempito di orgoglio il buon elemosiniere: il «Genderotica Party», che nel maggio del 2015 fece furore nello stabile occupato. «Contaminazioni di arte queer», si legge nella descrizione della serata, ancora disponibile in rete, dove per queer, leggiamo da gay.it, si intendono «quelle persone che non vogliono identificarsi in un'etichetta. Insomma non vogliono affermarsi come gay, etero o altri generi. Con il termine si rinuncia a identificarsi e a indicare un orientamento sessuale». «Quest'anno», si legge ancora nella presentazione dell'evento, «parleremo ancora più esplicitamente di erotismo, pornografia, Fem, Trans, Sex Workers, femminismo, desiderio». Premesso che ciascuno nella sua vita può scegliere come, dove, quando e con chi divertirsi, non ci sembra un manifesto in linea con le posizioni della Chiesa cattolica, ma all'elemosiniere evidentemente poco interessa. Altro evento in cartellone, lo scorso ottobre, una bella serata in onore di Mediterranea Saving Humans, la Ong protagonista di numerosi «salvataggi» di immigrati e dei conseguenti bracci di ferro con il governo, alla quale ha partecipato Sandro Metz, armatore della nave. Agli appuntamenti più ludici, come le serate musicali e i concerti, si accede pagando un biglietto, che gli organizzatori definiscono «sottoscrizione», da 5 o 10 euro. Fa ridere osservare i listini prezzi dei menu dell'osteria Spin Time, che somigliano a quelli di un ristorante turistico: cozze alla tarantina 4 euro, spaghetti ai frutti di mare 5 euro, baccalà in umido con patate 7 euro (un po' caro, ma si sa, i compagni che okkupano hanno il palato fine),un bella birra italiana da 66 cl 3 euro (caruccia anche questa, ci vorrebbe un po' di attenzione ai bisognosi); esagerati poi i 6,5 euro chiesti per un panino con hamburger. Interessante quello che si legge nella presentazione del Rave Party che si è svolto dalle 16 dello scorso 30 aprile all'alba del 1° Maggio: «Oltre 40 concerti», si legge, «a un prezzo popolare e altissima qualità artistica. Intervenendo sosterrai l'orchestra notturna clandestina, e l'attività di rigenerazione del nostro auditorium santa croce. Puoi acquistare qui i tagliandi di ingresso a meno di un euro a concerto! L'acquisto dei biglietti», aggiungono gli organizzatori, «si intende in forma di donazione a sostegno delle attività artistiche dell'orchestra notturna clandestina, e per tanto non soggetta a tassazione e ad alcun genere di fiscalità». Niente tasse di nessun genere, per la gioia dell'elemosiniere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/party-gender-e-concerti-rave-nel-palazzo-occupato-e-miracolato-dal-cardinale-2637219289.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-guardie-svizzere-improvvisate-pronte-a-difendere-lindifendibile" data-post-id="2637219289" data-published-at="1775562765" data-use-pagination="False"> Le guardie svizzere improvvisate pronte a difendere l’indifendibile Ormai tutti conoscono le gesta dell'atletico elemosiniere vaticano. Ma l'aspetto più surreale della vicenda è che il cardinalone elettricista sta godendo dell'assistenza (qualcuno in forma di sostegno proclamato, qualcun altro fischiettando e facendo finta di non essersi accorto di nulla) di tutto un mondo cosiddetto (o sedicente) liberale e laico. Da bersaglieri a Porta Pia a guardie svizzere in divisa multicolore. Da sempre, c'era stato uno schieramento di personalità, giornali, aree culturali e politiche, che avevano fatto dello spirito laico una bandiera: chi con modalità un po' da mangiapreti, chi - in spirito liberale e tocquevilliano - riconoscendo la piena facoltà di intervento delle confessioni religiose nella dimensione pubblica e nella società, ma - ecco il punto - senza privilegi né agevolazioni fiscali. La novità è che, tranne rare eccezioni - ormai conteggiabili su poche dita di una sola mano di un grande mutilato - quel mondo è sparito in questi giorni. Avevano lezione di judo? Di pilates? Avevano finito i giga sul telefonino per twittare e postare? Prima o poi qualcuno di costoro, in omaggio a papa Francesco, finirà pure per sfoggiare un accento vagamente argentino. Non risultano ad esempio sui suoi profili social dichiarazioni di Emma Bonino, oggi pupilla del Pontefice, ma un tempo favorevole all'abolizione del Concordato. Il suo collega Benedetto Della Vedova, ad Agorà su Rai 3, dopo aver precisato (bontà sua) che «le bollette si pagano», ha spiegato che «se deve scegliere tra Casa Pound e gli inquilini di Spin Time», difenderebbe questi ultimi. Insomma, c'è occupante e occupante. Prevale un certo silenzio - a meno di nostri errori - anche nel resto della galassia radicale. Allora si potrebbe essere indotti a cercare soddisfazione nel mondo più liberista, sensibile per definizione alla proprietà privata. Macché, Oscar Giannino sciorina un elenco (Antigone, Socrate, John Hampden, Henry Thoreau, Gandhi, Martin Luther King e Hannah Arendt): tutti convocati per spiegare che la «disobbedienza civile è un fondamento essenziale della civiltà occidentale». Non risulta però che le figure citate avessero bollette dell'Acea insolute o organizzassero attività commerciali in locali occupati. Risulta semmai che, per vertenze un tantino più significative, si autodenunciassero preventivamente, perché la disobbedienza civile è una cosa seria. E il resto dei giornaloni di tradizione laica? Un tripudio per il cardinale. Al quale si sono aggregati anche altri: Giuliano Ferrara si è entusiasmato per «il porporato che discende agli inferi per guadagnare un pezzo di paradiso illuminato», e «parla con la lingua di fuoco che sola può battere i demagoghi». Lo scavalca Adriano Sofri, che ci rende partecipi del suo «intimo rimpianto di non essere sceso in quel tombino». «Meraviglioso», esulta Nicola Zingaretti. Tutti asserragliati nel tombino. Si uniscono al fan club del cardinalone pure i giuristi, che per anni avevamo sentito parlare di «legalità». Ma ora sono lì ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare un reato (la rottura dei sigilli) che si applica a un altro reato (l'occupazione abusiva). Paolo Maddalena, già vicepresidente della Consulta, è sulle barricate, come racconta La Repubblica: «Questa gente non è abusiva, perché quando c'è uno stato di necessità uno cerca di salvarsi». Pure lui stila le classifiche tra occupanti buoni e cattivi: «Per Casa Pound no, il discorso non vale: non ha alcun diritto a occupare perché non sono poveri ma politici, si pagassero le loro cose e non usufruissero dei beni di tutti gli italiani. Quelli di Casa Pound hanno torto marcio». Nella rincorsa, il giudice ci fa supporre che la proprietà privata sia già stata abolita: «I centri sociali occupano luoghi abbandonati che non possono esistere perché con l'abbandono del luogo viene meno la proprietà privata del titolare e diventa della comunità. Può dunque essere assegnata ai centri sociali, a persone che non siano associazioni a delinquere. La legge che ha impedito l'approvvigionamento di acqua e luce non è costituzionale, quindi padre Konrad non ha commesso alcun reato». Stessa tesi anche per un altro ex presidente della Corte, Cesare Mirabelli: «I cardinali che commettono un reato in Italia, non riferibile alla funzione di governo della Santa Sede, sono perseguibili. Se però l'atto viene compiuto per “stato di necessità" non può essere punito». Brillante trovata, questa dello «stato di necessità»: chissà che non venga in mente pure a un rapinatore di giustificarsi così.
Christian Raimo (Imagoeconomica)
La premessa, in stile lotta di classe d’antan, si lega alle difficoltà economiche di una fascia di popolazione che una volta veniva definita classe media e che oggi fatica a tirare avanti. «Metà o più dei miei amici, quarantenni, cinquantenni», annota il prof, «cerca casa o lavoro o un lavoro in più con cui provare ad arrivare a fine mese. Nei giorni di Pasqua e di bilanci la ferita è più evidente. È una classe media o ormai ex-media, tutti più o meno laureati e dottorati, molti insegnano, ma da quest’anno non stanno in piedi».
Il post, da oltre 2.000 reazioni, è diventato subito uno sfogatoio da follower. Nei 300 commenti c’è chi auspica iper tassazioni per le case sfitte, chi sente di vivere nel «Quarto mondo», chi sostiene l’occupazione illegale. E chi sente di saperne un po’ in più e blatera «sul monopolio unilaterale dell’offerta». Ovviamente ispirato dal ragionamento di Raimo, che trasuda uno slang da sindacalismo rosso degli anni Sessanta, in cui il proprietario trasloca per lasciare il posto al padrone: «Chi vive in affitto», scrive Raimo, «è in piena angoscia. Sa che nel 2027 o nel 2028 il padrone di casa di sicuro non rinnoverà l’affitto, gliel’ha già detto o fatto capire». Per dare consistenza al disagio, il prof, usando qualche passaggio in romanesco, cita un episodio concreto: «Oggi chiacchieravo con un mio collega, 50 anni, separato e single, senza figli, a cui il padrone di casa ha aumentato l’affitto ancora, altrimenti “se te non la voi la casa la do ai bengalesi, ai filippini” gli ha detto, “quelli je faccio scucire 2.000 euro per 35 metri quadrati, ce stanno due famije co i fiji”».
È il passaggio in cui il disagio, nella narrazione di Raimo, prende forma. Ma con un paradosso: in un racconto che nasce all’interno di una sensibilità progressista, la figura dell’immigrato diventa una leva retorica per una minaccia implicita. Il «padrone» evoca gli stranieri per alzare il prezzo, Raimo li usa per rafforzare la narrazione sull’ingiustizia. Ma il risultato non cambia: restano uno strumento. Finché non si arriva al cuore del post: «Mentre mi raccontava questo obbrobrio io ho pensato alla ricina». La potente tossina che si estrae dai semi della pianta del ricino e che viene usata come veleno (tornata alla ribalta dopo l’apertura, nei giorni scorsi, di un’inchiesta a Campobasso su un presunto duplice avvelenamento di una mamma e di sua figlia). A questo punto il professore mette da parte l’analisi sociale e, prendendo la china da sceneggiatore thriller, scrive: «L’odio che mi viene per i proprietari di molte case che sfruttano, per pura speculazione, la presunta mancanza di case mi fa immaginare trame per polizieschi in cui uno dopo l’altro una serie di padroni di case, gestori di Airbnb, gestori di fondi immobiliari vengono avvelenati a morte senza che si capisca se c’è un disegno comune o un serial killer ispirato da sentimenti di ghiaccio, dopo che sua madre è stata sfrattata a 87 anni per metterci un b&b nel suo vecchio appartamento («Trama clamorosa! L’avrei tenuta nascosta per non farmi rubare l’idea», gli scrive tra i commenti un follower, ndr)». Altro che politiche pubbliche. Raimo, a questo punto del suo racconto, si è completamente lasciato alle spalle le elucubrazioni da antagonista sociale per avventurarsi in uno scenario crime che ricorda gli attacchi all’antrace del 2001 negli Stati Uniti. Poi, certo, alla fine arriva la retromarcia. «Fuori dalla vendetta romanzesca», scrive il prof piegando il racconto verso la polemica, «ci vorrebbero almeno delle politiche serie dell’abitare contro questa violenza di massa». La scena madre, però, è già andata in onda: il professore che, davanti al caro affitti, pensa alla ricina. Quasi a completare il Salis pensiero sulla proprietà privata. Perché la traiettoria l’aveva tracciata proprio l’eurodeputata con la quale Raimo ha condiviso la campagna delle europee con Avs. Ilaria Salis, icona degli occupatori abusivi di abitazioni, che sui rapporti di proprietà ha costruito la sua identità politica anche a colpi di emendamenti al Parlamento europeo, ritiene infatti che non sia possibile perseguire le occupazioni abusive contro «i proprietari con molteplici patrimoni residenziali». La casa è il terreno di conflitto e il proprietario una figura da contrastare. Il post di Raimo, dopo essersi collocato esattamente sullo stesso piano, però, introduce uno scenario in cui il nemico «padrone» viene eliminato. Neppure l’ultrà finita nei guai in Ungheria con la Banda del martello era riuscita a spingersi così tanto.
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Daniele Dell'Orco racconta il Libano come un fronte dimenticato ma ancora in fiamme: bombardamenti continui, un Paese diviso tra Hezbollah e oppositori, e comunità civili, soprattutto cristiane, strette tra due fuochi. Una guerra che dura da decenni e che oggi rischia di degenerare ulteriormente.
(Ansa)
Il caldo di Pasquetta è niente se paragonato alla settimana bollente che attende l’esecutivo. Oggi alle 16 è prevista un’informativa urgente con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’Aula della Camera, sull’Iran e sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Crosetto parlerà di Sigonella e, al contrario di quanto avviene per le comunicazioni in Aula, essendo un’informativa, non ci saranno risoluzioni né voti. Il ministro ha già spiegato che ha fatto scattare il divieto perché mancava la consultazione preventiva, come previsto dagli accordi internazionali. Puntualizzerà anche che nulla è cambiato e nulla vuole cambiare nei rapporti con gli Stati Uniti. «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato». A rinforzare il concetto ci penserà poi il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, giovedì in Aula. La sua informativa è stata calendarizzata per le 9 a Montecitorio cui seguirà alle 12 quella nell’Aula del Senato. Sarà un intervento articolato, ad ampio spettro, dai temi strettamente legati alla politica interna, con le tensioni seguite alla vittoria del no al referendum sulla riforma della giustizia, alle grandi questioni internazionali, a cominciare dai rincari dell’energia dovuti al conflitto in Iran ed al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz: a tal proposito, il premier farà quasi sicuramente un resoconto del suo recente viaggio a sorpresa, di 48 ore, nei Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti), missione che ha avuto l’obiettivo, come da lei stessa dichiarato, di «difendere l’interesse italiano». Anche qui, trattandosi di una informativa, non è previsto alcun voto delle Assemblee parlamentari su risoluzioni.
Tutto avviene in uno scenario sempre più complicato. I razionamenti sono già realtà perché all’aeroporto di Brindisi ieri sera è terminato il carburante per gli aerei «almeno fino alle 12 del 7 aprile» scrivono sui nuovi Notam, i bollettini aeronautici, emessi nelle ultime ore. Viene spiegato che il carburante in quello scalo non è disponibile e si prega le compagnie di calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive. Sono disponibili «quantità limitate» concesse solo per voli statali, Sar e ospedalieri. Mentre alla lista degli aeroporti italiani con quantità limitate di carburante se ne aggiungono altri due. Oltre a Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna adesso anche quelli di Reggio Calabria, e Pescara fanno sapere di poter fornire una quota massima di rifornimento.
D’altronde il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva avvertito: «È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario. Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire» ha detto a Repubblica. «Al ministero lavora una commissione apposita per studiare il piano per l’emergenza, vedremo dove e come intervenire, calcoliamo le possibili misure, anche se certo non reagiremmo con le domeniche in bicicletta come cinquant’anni fa». In questo caso «le azioni dovranno essere misurate sulla situazione attuale. Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese», ha chiarito riferendosi a una ipotesi «di choc», di un blocco generalizzato, ma per il ministro «è possibile che le cose vadano diversamente, la penuria potrebbe incidere di più in un settore o un altro, per una risorsa o un’altra».
Insomma il caro energia è al centro così come spiegato da Meloni al suo viaggio di rientro dai Paesi del Golfo. Si apre una fase molto delicata per il Paese, e in questa fase è convinzione di molti che non ci sia spazio elettorale. Bisogna andare avanti e farlo nel miglior modo possibile. Dopo le dimissioni all’interno dell’esecutivo si attendono nuovi innesti per rinforzare le squadre. Sono troppi i sottosegretari caduti, almeno quattro non sono mai stati rimpiazzati. Oltre a quello di Andrea Del Mastro (le cui deleghe sono state spacchettate) sempre al ministero della Giustizia c’è da sostituire il posto lasciato da Augusta Montaruli. Mentre alla Cultura adesso bisognerebbe sostituire il posto di Gianmarco Mazzi che ha preso la guida del Turismo. Così come manca la figura che andrà a sostituire Vittorio Sgarbi che già da un po’ ha lasciato alla Cultura. Non solo ruoli politici, adesso parte il valzer di nomine delle aziende. Dovrebbe saltare Roberto Cingolani, ad di Leonardo. Al suo posto potrebbe andare il bravo Alessandro Ercolani, Ceo di Rheinmetall Italia. Si confermeranno Claudio Descalzi e Flavio Cattaneo in Eni ed Enel mentre ancora non si è sciolto il nodo sul nome di Federico Freni alla Consob.
In questo quadro le opposizioni si concentrano sul caso che vede protagonista il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al quale la premier ha finora ribadito la fiducia e il ministro pare sia pronto a denunciare chiunque insinui che vi siano mai state forme di favoritismo nei confronti della protagonista della vicenda, Claudia Conte. Il problema è di poco conto quindi ma se si somma alla crisi energetica e al carovita ha il suo peso. Una settimana che dovrebbe essere corta con il lunedì di Pasquetta ma che promette di essere invece la più lunga dall’inizio della legislatura. L’obiettivo non può essere solo quello di sopravvivere perché è il momento di dare risposte convincenti.
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